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La settimana scorsa mi hai sentito raccontare il mio percorso verso un rifiuto abbastanza categorico di qualsiasi forma di violenza. Eppure, qualche tempo fa scrivevo anche dell'importanza di insegnare le regole; del perché la disciplina sia un concetto ancora molto attuale, se non addirittura un bisogno per i bambini. Sono forse impazzita completamente? Trovi che ci sia un'incompatibilità tra dare delle regole e evitare l'uso di minacce, punizioni, sberle eccetera? E poi, diciamoci tutta la verità, se anche sul piano teorico possiamo dirci d'accordo con queste belle parole.. Sul lato pratico, quando tuo figlio ti guarda e ti dice un bel "No!" dopo che tu gli hai chiesto per l'ennesima volta, con calma e con estrema gentilezza, di mettersi le scarpe perché è ora di uscire... come fare per farsi rispettare senza punizioni o altre forme di violenza?

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Foto di Anna Kolosyuksu Unsplash

Farsi rispettare senza punizioni? La situazione tipo

È una domenica inizio pomeriggio come tante. Siamo solo noi 4, e stiamo finendo di pranzare in salotto.

Mio figlio più piccolo non vuole più mangiare, e ci chiede il permesso di alzarsi. Sappiamo che un bimbo di 3 anni non è ancora in grado di restare fermo seduto a lungo, quindi non gli diciamo mai di no quando lo chiede; però, in quell'occasione, ci permettiamo di insistere perché si pulisca la bocca.. che era bella piena di sugo.

Avrei potuto più facilmente chiedergli di risolvere un'equazione differenziale.

Si alza con aria di sfida, senza nemmeno rispondere.

Allora le provo tutte : conto fino a 3, gli chiedo di scegliere "ti pulisco io o ti pulisci tu", ma niente.

Poiché però avevamo appena fatto ridipingere i muri di bianco (che idea folle, lo so!) e temevo che la reazione di mio marito di fronte a un'eventuale macchia sarebbe stata di gran lunga la soluzione peggiore, mi sono alzata e gli ho pulito io la bocca.

Allora, se mi avessero detto che in quell'istante un essere si era impossessato del corpo di mio figlio, gli avrei probabilmente creduto.

Il mio topolino, il mio bimbo tranquillo e dolcissimo che mi manda sempre i bacini, là era una furia scatenata.

Davanti ai nostri occhi attoniti, mentre urlava e piangeva pieno di una rabbia mai vista fino ad allora, è tornato in cucina, ha preso il piatto che aveva posato sul lavello pochi minuti prima, e si è rovesciato il sugo rimasto sulla maglietta e sulla faccia, fino ad esserne ricoperto. Per poi tornare, sempre piangente e urlante, davanti a noi.

La domanda implicita era : "E adesso che mi fate?"

...continua a leggere "Farsi rispettare senza punizioni: quel giorno in cui mio figlio mi ha travolto col pomodoro (e ho capito che punire non serve)"

Che sarà mai, una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno. Bisogna ben insegnarle le regole a questi bambini! Noi siamo cresciuti così, e non ci è mica successo niente! O forse dovremmo dire.. Nonostante noi siamo cresciuti così, non ci è successo niente? Non perdere la pazienza a volte è proprio difficile; insegnare, guidare nel rispetto di tutti quando siamo stanchi e di corsa sembra impossibile, senza urla, punizioni, minacce, e magari qualche sculacciata.. Ma attenzione: trovare altri sistemi non solo si può, sarebbe anche meglio. Niente sensi di colpa qui. Ma sempre più ricerche ci dimostrano che le sculacciate hanno effetti di lungo periodo non proprio positivi per i nostri bambini. Forse sarebbe il caso di parlarne.

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Siamo sicuri che le sculacciate non abbiano effetti negativi?

Quanto è faticoso tirare su un figlio..

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all'altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino"

Quando non conosciamo gli effetti delle sculacciate..

Mia figlia ha sempre avuto un carattere "forte" : che è una cosa positiva. Glielo invidio: sa cosa vuole, e va fino in fondo per ottenerlo.

Quando però hai di fronte un pargoletto di 2-3 anni che ti guarda con occhi di sfida perché non vuole assolutamente lavarsi i denti, mettersi il pigiama, aiutarti a mettere a posto i giocattoli appena sparsi sul pavimento, e tu sei giusto sfinito, fatichi un pochino a vederlo, questo lato positivo.

Eppure mi reputo una persona affettuosa, buona. Mi arrabbio difficilmente, e prima di aver figli, pensavo di avere un forte auto-controllo.

Proprio perché son cresciuta con un'etichetta da "sei troppo buona", ero particolarmente sensibile a tutti quei commenti tipo :

"se non dai delle regole chiare, pensa cosa sarà tua figlia da adolescente!"

"Sei troppo molle"

"Non vedi come fai fatica a farti obbedire?"

E diciamolo: chi non ha mai dubitato di sé come genitore?

.. e la società ci dice che "è così che si fa"

C'era sicuramente la parte di me che voleva "agire per il bene di sua figlia"; ma c'era anche, più nascosta, la parte che voleva mostrarsi come una brava madre, competente, sicura di sé, che sa come "gestire" i propri figli.

E allora oscillavo tra la mia naturale predisposizione alla dolcezza e gli input esterni di forza, sollecitati dalle risposte sfrontate del mio angioletto.

Eccola, mia figlia, che si rifiuta di acconsentire alla mia richiesta. Ho dimenticato quale fosse l'oggetto della disputa.

Ricordo gli occhi che mi fissavano con sfida, come a dire "voglio proprio vedere come pensi di impormelo, mamma!";

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Be' mamma? Cosa pensi di farmi?

e le mille voci nella mia testa "non sai neanche farti obbedire adesso che ha 2 anni, cosa farai quando ne avrà 15?"

Ed è stato allora che ho ceduto. Le ho dato uno schiaffo.

Perché non doveva permettersi.

Non era la prima volta; era successo un'altra volta, di fronte ai nonni.

Oggi so che volevo dimostrare loro che "sapevo gestire la situazione", alla loro maniera.

Ma quella volta, il senso di colpa, forse perfino la vergogna mi ha sommerso come un'onda gelida. Perché gli occhi hanno continuato a fissarmi, traditi.

Ed è stato allora che qualcosa dentro di me mi ha detto che doveva esserci un altro modo per farsi ascoltare.

Quali effetti delle sculacciate su mia figlia?

Non sapevo ancora, all'epoca, che anche quelle piccole sculacciate potevano avere degli effetti:

  • sul cervello di mia figlia (poiché la maggior parte delle connessioni cerebrali si creano tra 0 e 5 anni)

  • sull'immagine che lei si stava creando di sé

  • sull'immagine che lei si stava creando del nostro rapporto.

  • sulle sue relazioni future con gli altri

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Come costruire una sana immagine di se stessi?

Lo so cosa probabilmente stai pensando. Lo capisco, l'ho pensato anche io tante volte.

Me lo sento ripetere ancora da amici e familiari:

  • Una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno

  • Devi insegnare ai bambini che esistono delle regole e dei limiti, e se non lo capiscono con le buone, bisogna usare le maniere forti

  • Mio padre (o mia madre) ce le dava e non per questo siamo cresciuti male

Il mio intento non è giudicare, porre una separazione tra "io ho ragione e voi avete torto" o simili.

Qualche sculacciata sì, e la violenza ?

Sono arrivata, col tempo, con tante letture e scambi, a credere fermamente che un'altra strada sia possibile, che porti a far crescere dei futuri adulti meno inclini a usare la violenza in generale, verbale o fisica che sia; più in equilibrio con loro stessi.

E se una sberla forse non ha mai fatto male a nessuno, non possiamo non dire che la società di oggi avrebbe bisogno di un po' meno violenza qua e là.

Solo per riportare qualche cifra (presa dal sito dell'istat):

"In Italia, il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; Nel 2014 sono il 26,4% le donne che hanno subito violenza psicologica od economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di un ex partner."

Mi dirai, che c'entra questo con il dare una sculacciata ogni tanto a un bambino?

Cosa si intende con Violenza Educativa Ordinaria

Vediamo allora cosa succede quando usiamo una qualche forma di violenza con un bambino. E con questo intendo:

  • sberle e sculacciate

  • grida e minacce

  • punizioni

  • commenti sarcastici (tra l'altro, i bambini piccoli non sono ancora in grado di capire l'ironia..)

Perché i bambini "se le cercano"

Partiamo da questo. Sai quando tuo figlio si impunta e ti fa una sceneggiata, magari corredata da calci e urla in pubblico?

Molti dei comportamenti che noi definiamo come "inappropriati" (in realtà perfettamente normale all'età del bambino) dipendono in realtà da un accumulo di tensioni che il cervello del bambino non ha le capacità di gestire.

Questo accumulo di tensione può essere dovuto a

  • stanchezza

  • fame/sete

  • bisogno di contatto fisico amorevole / di attenzioni dalla parte del genitore

  • bisogno di movimento (se per esempio i bambini sono stati costretti a restare seduti o fermi)

  • ricerca di stimoli

Gli effetti delle sculacciate sul cervello

Se, in risposta a questa tempesta emotiva, noi urliamo a nostra volta o picchiamo, il cervello del bambino viene sovraccaricato ancor più dallo stress (ne abbiamo parlato le scorse settimane).

Gli ormoni dello stress inondano il corpo, e il cervello ordina il rilascio della tensione in questo modo :

  • facendolo urlare o piangere ancora più forte

  • facendolo muoversi in modo "incontrollato": con calci, buttandosi per terra, ecc.

  • restando bloccato dalla paura

È l'attivazione ripetuta dell'allerta cerebrale scatenata dalla paura che può provocare, nel tempo, danni come i disturbi d'ansia

Gli effetti delle sculacciate: 8 ragioni per lasciar perdere

Leggendo, ho iniziato a dubitare, che non potesse essere quella la strada per insegnare ai miei bimbi il rispetto delle regole..

Ma oscillavo tra il vecchio e il nuovo, le mie sensazioni e la mia insicurezza (se lo fanno tutti..!)

Sai quando il tuo istinto ti sussurra qualcosa, ma non sai ancora razionalizzarla? E quindi lasci spazio alle vocine che ti dicono "ma che vuoi saperne tu; queste sono cose da alternativi; non funzionerà mai e poi ti ritroverai con un'adolescente ribelle, e come farai a gestirla allora?"

Solo che adesso ci sono i dati, le ricerche, le voci "ufficiali" che lo dimostrano. Ci sono perfino le leggi che lo vietano: niente sculacciate ai bambini.

Ecco qualche motivo in più che mi ha fatto cambiare idea..

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I bambini vedono, e imitano

1) I bambini ci imitano

Noi siamo il modello, l'esempio per i nostri figli; picchiare, urlare, minacciare, eccetera, insegna loro che è così che si risolve un conflitto.

2) Sculacciate e altre forme di violenza non insegnano

Se le sculacciate funzionano sul momento, non sono un sistema efficace sul lungo periodo.

Il comportamento inappropriato risponde a un bisogno più o meno nascosto del bambino, e soltanto se interveniamo su questo bisogno risolveremo il problema.

Se l'aggressività del bambino è una reazione a una tensione accumulata nel corso della giornata, aggredirlo a nostra volta non farà che peggiorare le cose.

3) Sculacciate per amore?

Il messaggio implicito, sottinteso e incosciente, è che ci siano dei buoni motivi per meritare botte o sgridate/insulti.

Che sia quindi lecito "essere picchiati per amore". Questo tipo di messaggio resta codificato nel cervello anche se in modo latente e non cosciente, e può ritornare più tardi, da adulti, quando l'individuo dovesse trovarsi in una situazione in cui si sente "minacciato", a rischio di perdere quell'amore di cui a bisogno. Non ti ricorda il profilo di chi commette violenza sulle donne?

4) Dare sculacciate è inutile e.. ingiusto

Oltre che inutile a lungo termine, come sistema è pure un filino ingiusto.. poiché non tiene conto del bisogno che ha scatenato il comportamento, né l'inoffensività del bambino.

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Non è giusto!

5) Le sculacciate non incoraggiano a far meglio

Anche le ultime ricerche scientifiche sugli adulti hanno dimostrato che per motivarci a fare meglio, un incoraggiamento basato sulle nostre reali capacità funziona infinitamente meglio di una sgridata o una presa in giro.

Prova a immaginarti a commettere una mancanza sul lavoro. Ora, prova a immedesimarti : in un caso, il tuo responsabile dice davanti a tutti :

"Ma non ti vergogni, con l'anzianità che hai, commettere una dimenticanza da pivellino? Non meriti neanche che io ti parli!"

In un altro caso:

"Forse dobbiamo rivedere il carico di lavoro e l'organizzazione dell'équipe, per fare in modo che tutti abbiate le condizioni ottimali per dare il meglio. Sono sicuro che troveremo insieme il modo per rimediare e fare sempre meglio"

In quale situazione ti sentirai confortato e motivato a dare il massimo per la tua azienda?

Con un bambino, non è molto diverso. Come possiamo aspettarci che chiunque abbia voglia di migliorarsi e dare il meglio di sé, quando è sottoposto a paura o vergogna, o peggio, quando sente che a causa del suo comportamento, non è più desiderato o amato?

Una sana autostima dipende anche e soprattutto da quanto siamo stati accettati e amati incondizionatamente, cioè anche quando non ci siamo comportati "bene".

Solo così non associamo più il nostro valore al risultato delle nostre azioni, ma siamo consapevoli di meritare amore e stima a prescindere.

6) Queste piccole o grandi forme di violenza creano confusione nella mente dei più piccoli.

Le persone che hanno il compito di proteggerci e amarci, sono anche capaci di farci male.

Questa associazione "amore/dolore" può essere pericolosa più tardi. La memoria per immagini funziona molto prima di quella verbale, e questo fa sì che il nostro inconscio registri delle informazioni "non razionalizzate" dall'uso della parola. Che però, restano, e possono (o no) emergere più tardi sotto forma di reazioni automatiche a certe situazioni..

Diventa normale, insomma, concepire che in una relazione d'amore ci sia della sottomissione e l'uso della forza sul più debole; che vada bene picchiare per correggere, picchiare per amore.

7) Le sculacciate distolgono l'attenzione dal rimedio al comportamento negativo

I sentimenti generati nei bambini, come la vergogna, l'incomprensione, il sentimento di ingiustizia subita e il conseguente desiderio di vendetta.. in realtà distolgono il bambino dal capire cosa c'è di male in quello che ha fatto.

Anziché cercare di rimediare, l'impulso sarà o di vendicarsi, o di nascondersi la volta successiva, o di sentirsi inadeguato.

8) Le violenze anche occasionali influiscono sul cervello

Lo sviluppo emotivo e sociale del cervello subisce un intoppo. Più o meno importante secondo la ripetitività dell'uso della violenza, ma pur sempre un intoppo.

Non perdere il poster per insegnare a tuo figlio a gestire un litigio!

Visti gli effetti, perché continuiamo a dare le sculacciate?

Ci sono diversi motivi. Intanto, perché ci sentiamo "minacciati" dalle tempeste emotive dei bambini.

Ci disturbano, perché non le capiamo, perché non corrispondono ai nostri codici di comportamento.

Perché ci obbligano a interrompere quello che stiamo facendo, e a cercare di capire, di andare a fondo.

Le sculacciate o le punizioni, invece, ci danno l'impressione di poter "gestire facilmente e immediatamente" la situazione, di avere "il controllo". Sono io che comando, e tu mi devi obbedire, con le buone o con le cattive.

Anziché "Ti mostro come fare, ti sostengo e ti sono da guida perché tu possa crescere bene".

effetti-delle-sculacciate-genitori-guidaE poi, perché siamo tutti stati cresciuti così.

Storicamente, i diritti dei bambini hanno cominciato ad emergere solo negli ultimi decenni.

Siamo cresciuti così e quindi cresciamo nello stesso modo i nostri figli, in parte perché questi meccanismi involontari sono rimasti registrati nel nostro cervello, in parte perché la società lo considera ancora normale o quantomeno accettabile.

Possono esistere violenza e soprusi "a fin di bene"?

Il dibattito è aperto.

Nel frattempo, resta dimostrato che violenza genera violenza. Senza se e senza ma.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Questo articolo è il frutto di diversi anni di letture, ripensamenti, discussioni. Non tutte le fonti e i libri che mi hanno aiutato sono in italiano. Ti elenco quindi una serie di opere disponibili in lingua italiana di autori che mi hanno ispirato lungo il percorso. Non sono tutti l'esatta traduzioni di quelli che ho letto io, ma sono sicura che saranno tutti un utile approfondimento.

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata, questa volta lasciando anche quelli in inglese o francese.

Il movimento contro le cosiddette "Violenze Educative Ordinarie" è molto forte in Francia, tanto da aver spinto il Parlamento a votare una prima proposta di legge che le vieta (30 novembre 2018).

Il Consiglio d'Europa sostiene e lavora attivamente per far in modo che i suoi 47 stati membri mantengano l'impegno preso nell'Agenda del 2030 per lo sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'Articolo 16.2 sulla fine di TUTTE le forme di violenza contro i bambini.

Vicino a noi, le forme di violenza educativa ordinaria sono legali oltre che in Italia, anche in Regno Unito, Repubblica Ceca e Svizzera; dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, 32 su 47 le proibiscono ufficialmente (fonte); nel mondo, 54 Stati le hanno proibite ufficialmente, incluso in casa (fonte).

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

Gli articoli sul web

In italiano:

In inglese:

In francese:

Eccoci giunti all'ultimo episodio di questa serie dedicata allo stress. Forse, da neo-genitore, ti è capitato di sentirti sopraffatto dalle emozioni. Di meravigliarti davanti alla tua reazione emotiva, e magari, di vergognartene.. perché essere tristi non è molto sexy in un mondo che ci vuole sorridenti e pieni di energia. Cerchiamo di smascherare qualche pregiudizio sullo stress in gravidanza e la depressione post-parto - per non sentirci più "sbagliati" per le nostre fragilità.

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Foto di Daiga Ellaby su Unsplash

Era una sera buia e tempestosa..

Una sera di 4 anni fa, mio marito ed io abbiamo avuto un'accesa discussione. Come tutte le coppie fatte di opposti che si attraggono, eravamo in una di quelle fasi in cui le differenze ci facevano volare via l'uno dall'altro. Ero incinta.

Da essere prevalentemente emotivo quale sono, ho scelto di seguire l'impulsività del "far sentire l'altro in colpa", e sono uscita sbattendo la porta.

Un essere scarmigliato, col pancione, in ciabatte e camicia da notte, che vagava per il giardino condominiale piangendo rumorosamente. Ricordo ancora il dolore profondo, reso ancora più acuto dal senso di colpa per l'esserino nella mia pancia.

"Mi dispiace non darti le condizioni ideali per venire al mondo", singhiozzavo.

"Mi dispiace non essere serena, allegra, disponibile al 100%".

Classica drammatizzazione femminile. Ma temevo, per quanto assurdo possa suonare adesso, che le mie lacrime e la mia angoscia potessero far male al bambino. (Ovviamente angosciandomi ancora di più.)

Non ti dicono di stare il più possibile tranquilla in gravidanza? Di circondarsi di amore e affetto e morbidezza, perché la gravidanza è un periodo delicato?

Ma chi poteva prendersi carico del peso (figurativo) che portavo? Anche quello fisico in effetti.

Il dovere di sentirsi felice

Andiamo avanti di qualche mese. Eccolo arrivare, il mio bambino. Sano, perfetto. Sono felice di accoglierlo.

Eppure, le lacrime rimangono in agguato. Sento la bolla del mio dolore accantonato rotolare qua e là, tra lo stomaco e la gola.

"Devi essere serena per i tuoi figli"

"Sono gli ormoni. Sono solo gli ormoni"

E appena qualcuno ti vede sorridi, perché stai vivendo i momenti più belli della tua vita, non vorrai mica cedere alla tristezza? E se poi ti venisse la depressione post-parto?

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Foto di Kewei Hu su Unsplash

È giunto il momento di saperne di più

Non pensare che fossi triste tutto il tempo, al contrario: ero entusiasta, piena di energia - e molto stanca allo stesso tempo, come ogni mamma che si destreggia tra lavoro, bimbi piccoli e marito, come un'acrobata alla ricerca dell'equilibrio che non la farà precipitare nel vuoto.

Perché quei mesi tra gravidanza, parto e allattamento sono meravigliosi, certo; ma di un'intensità che travolge e ti lascia stordita, spiaggiata e solitaria come un naufrago.

Ti vesti di aspettative, vuoi essere all'altezza di quella creatura che ti è stata donata. E difficilmente si concepisce, nel nostro mondo binario, che si possa essere al settimo cielo E sconvolta emotivamente allo stesso tempo.

Allora adesso, a distanza di anni, ora che posso dire di essere sopravvissuta.. Ho voluto vederci più chiaro.

  • Fa davvero male lo stress in gravidanza? Dobbiamo davvero stare attente e vivere in una bolla incantata?

  • E cosa succede dopo il parto? Come accettare il travolgimento, pur restando attente e disponibili ai nostri bambini?

  • Qual è il ruolo dei padri in tutto questo?

Cosa succede al feto in caso di stress in gravidanza

Se potessi parlare alla me di quella sera, direi: "Stai tranquilla. Non sono lo stress o il pianto occasionali il problema. Stai facendo del tuo meglio".

Proprio perché spesso noi donne tendiamo a sovraccaricarci di sensi di colpa, alla ricerca della perfezione irraggiungibile per sentirci legittime.

L'obiettivo di questo articolo NON è fornire una fonte di ansia supplementare.

Al contrario: da un lato, di far capire meglio cosa succede per agire in consapevolezza; dall'altro, di diffondere quanto sia NORMALE sentire certe emozioni, che non hanno nulla di negativo in sé.

Tra l'altro, non si sa ancora con esattezza come siano legati stress e ansia in gravidanza con la formazione del feto.

Finora, è stata identificata una relazione tra forti livelli di stress e lo sviluppo emotivo e comportamentale dei neonati e dei bambini (Per esempio, un temperamento più "difficile", problemi ad addormentarsi, tendenza ad avere paura).

Il motivo per cui ancora non si sappia con esattezza come ciò avvenga, è che finora gli esperimenti sono stati fatti soprattutto su animali. Diciamo, topi sottoposti a uno stress che spero difficilmente noi dovremo mai ritrovarci a subire nella vita.

Tra le ipotesi, ci sono:

  • minor pressione sanguigna alla placenta

  • il contatto con il cortisolo che in certi casi attraverserebbe la placenta

  • esposizione alla serotonina

In caso di stress estremo (come nei casi di violenza sulla donna), il cortisolo può provocare dei cambiamenti genetici nel feto.

Stress in gravidanza: da evitare a ogni costo?

Per rispondere alla domanda, ti invito a guardare questo breve video :

Come già visto negli articoli precedenti, un certo livello di stress non è per niente dannoso, al contrario: funge da stimolante!

E per sfatare un ulteriore mito, penso valga la pena ricordare che circa il 20% delle donne soffre di ansia e/o depressione in gravidanza - per diversi motivi che possono essere legati a fattori esterni o inerenti alla gravidanza.

In ogni caso, non è affatto una rarità! Ancor meno se anziché rientrare in un caso "patologico" siamo soggette a sbalzi di umore più o meno intensi.

Come il video qui sotto ricorda, c'è certamente un legame tra il vissuto emotivo della madre e il feto; ma è impensabile, assurdo e perfino dannoso rifuggire da qualunque emozione "negativa" per vivere costantemente nella gioia e nel buonumore.

Anzi, penso che nel momento stesso in cui smetteremo di dare degli attributi esclusivi alle sensazioni e a osservarle per quello che sono, senza colpevolezza, solo allora vivremo appieno; non solo la gravidanza, ma la nostra vita. (Piccola digressione poetica, scusa)

Il papà e la sua influenza sullo stress in gravidanza

Oggi possiamo dirlo : il ruolo del papà è fondamentale, sebbene indiretto.

  • Indiretto perché non c'è un legame fisico tra il suo vissuto emotivo e quello del bebè;

  • fondamentale perché influisce sullo stato emotivo della mamma.

Cosa succede all'uomo durante la gravidanza?

Cambiamenti fisici (sì sì te lo assicuro!):

  • aumento del livello di cortisolo alla scoperta della gravidanza;

  • abbassamento del livello di testosterone subito prima del parto e fino a circa 6 settimane dopo la nascita

Cambiamenti emotivi (perché anche se persiste ancora il mito dell'"uomo tutto d'un pezzo", le emozioni fanno parte dell'essere umano indipendentemente dal genere..

  • riflessione sulla relazione col proprio padre

  • gelosia del posto preso dal nuovo arrivato nella vita della compagna

  • non accettazione dei cambiamenti fisici nel corpo della mamma

  • sentimento di sopraffazione rispetto alle nuove responsabilità

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Il ruolo del papà - Foto di Tina Bo su Unsplash

Le immagini mentali e una relazione che si crea : fin dalla gravidanza

Ti ricordi quando hai iniziato a sentire il bambino muoversi le prime volte? Io ricordo bene quando ho capito che il movimento ritmico che sentivo di tanto in tanto era il singhiozzo. Incredibile!

Proprio in quel periodo, mamma e papà iniziano a formare un'immagine mentale del loro bambino.

E no, non sono matti, anzi!

Questa immagine, sebbene "di fantasia", è molto importante : costituisce il primo legame profondo tra genitore e figlio.

È tanto importante anche perché apparentemente stabile nel tempo (diciamo fino ai 12 mesi del bambino) ed è quindi una potenziale chiave di lettura di potenziali problemi nella primissima relazione genitore-figlio, nonché del tipo di attaccamento che il neonato si costituirà nei confronti dei genitori.

Non solo: è nel farsi questa "proiezione mentale" che la mamma, spesso inconsciamente, rivaluta il suo rapporto con la mamma; ed è lì che possono emergere tutte le questioni non risolte nella propria infanzia.

Stress in gravidanza e depressione post-parto : c'è un legame?

È possibile quindi stabilire un nesso tra lo stress in gravidanza (sotto la forma delle forti pressioni e cambiamenti) e la depressione post-parto? In parte.

Ancora una volta, è il livello dello stress che conta. Come questo articolo riassume molto bene, alcune ricerche hanno dimostrato una correlazione tra forti livelli di stress e stati di depressione post-natale. Ma parliamo prevalentemente di situazioni gravi, di violenza, abuso, trauma.

Tre considerazioni:

  1. Sì, se ti trovi in una situazione difficile, è importante chiedere aiuto.

  2. No, non c'è bisogno di sovraccaricarti di ansia se ti è capitato una volta di piangere o di litigare con qualcuno.

  3. In ogni caso, non c'è niente di sbagliato in te.

La depressione post-parto può avere diverse possibili cause, l'argomento merita di essere trattato in un articolo a parte.

Quello che mi preme sottolineare è che tutte le donne dopo il parto attraversano un forte cambiamento ormonale, con gli squilibri che ne conseguono:

  • sì, capiterà che ti verrà da piangere improvvisamente e senza ragione apparente.

  • Sì, talvolta ti sentirai sola e incompresa.

Se ti succede, non te ne vergognare. Piangi se devi piangere. Se hai bisogno di sfogarti, cerca sostegno.

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Piano piano, si sistema tutto. Foto di Steve Shreve su Unsplash

Cosa succede dopo? La depressione alla fine dell'allattamento

Ne avevi mai sentito parlare? Io no.

Avevo deciso di continuare ad allattare anche dopo la ripresa del lavoro, finché non è diventato troppo faticoso, il latte diminuiva; percepivo intorno a me che famiglia, amici.. si aspettano che lo svezzassi, aveva 9 mesi.

Ho pianto le ultime poppate. Non volevo che fosse l'ultima volta; la bolla mi stringeva la gola,  eccola riapparire.

Una bolla di sapone che non vuole saperne di scoppiare!

Qualche tempo dopo, sono incappata in un articolo che parlava della depressione post allattamento.

Ho pianto mentre leggevo dei mesi inspiegabilmente bui che la mamma-autrice, una giornalista americana, descriveva così bene. (Puoi leggerlo qui, in inglese)

Mi si è tolto un peso dalle spalle.

Perché pensavo che ci fosse qualcosa che non andava in me. Non ero depressa clinicamente, sia chiaro; ma avevo spesso sbalzi d'umore e una sensazione di tristezza mista a stanchezza che mi accompagnava.

E ho smesso di sentirmi in colpa.

Indovina un po'? Quando smetti di allattare, crolla improvvisamente il livello di due ormoni : l'ossitocina e la prolattina, che sono gli ormoni che fanno funzionare l'allattamento. E che sono anche due ormoni connessi a una sensazione di benessere e energia.

Il tempo che il nostro organismo si riadatti, e tutto torna nella norma.

Mamma. Non sentirti strana, sbagliata, in difetto. Intanto perché non è vero. Poi, perché questi pensieri ti isolano. Non negare quello che senti, non giudicarti. Il tuo mondo ha bisogno di te.

La serie dedicata allo stress

Eccoci giunti all'ultimo episodio della serie dedicata allo stress! Fammi sapere se la lettura ti è stata utile, e condividi !

Fonti e riferimenti

Nota : le letture che cito per approfondimento includono principalmente i libri che ho usato per la redazione di questo articolo, che mi hanno personalmente appassionato, o talvolta che che mi ispirano e vorrei fare io stessa. I link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

 

Perché parlare di stress dei neonati? Per il terzo episodio di questa mini-serie dedicata allo stress, mi sta particolarmente a cuore ripartire dall'inizio. Perché anche i bebè si stressano (e molto); e il modo in cui noi li accompagniamo determina la formazione delle strutture mentali fondamentali che li aiuteranno ad affrontare la vita anche da adulti. E anche se i tuoi figli sono più grandi, vale comunque la pena saperne di più, e diffondere alle future generazioni!

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Già la nascita, in fondo, è un evento stressante.. Foto di Javier de la Maza su Unsplash

Perché parlare di stress dei neonati ?

Tutto quello che sto per scrivere oggi non lo sapevo quando sono diventata mamma la prima volta.

Ero serena, tranquilla e ingenua, convinta che avrei fatto i miei errori nel migliore dei modi.

L'istinto mi suggeriva come reagire; ma poi c'erano molte altre voci che si alzavano più forti :

"Così la vizi!"; "Non vorrai mica che prenda l'abitudine?" "Sei troppo buona/ troppo paziente/varie".

E poi, la stanchezza; talvolta, la solitudine dell'incomprensione.

Spero di non aver fatto danni gravissimi, ma allo stesso tempo mi dico: "Se solo l'avessi saputo prima!"

Allora, neonati di oggi e di domani, mamma neo o in divenire, tu papà che hai un ruolo così importante ma non sempre lo sai.. Queste righe sono per te.

Se stai pensando che non ti riguardi, e stai per cliccare altrove (perché so bene che il tempo è poco e prezioso, e l'attenzione su internet dura solo pochi minuti).. Aspetta.

Chi sei, oggi, dipende almeno in parte da quei primi mesi con i tuoi genitori.

#1: siamo noi genitori a formare il cervello dei nostri bebè

Alla nascita, il cervello di un neonato ha circa 100 miliardi di neuroni. Eppure, non è ancora finito : è solo l'inizio.

...continua a leggere "6 cose fondamentali sullo stress dei neonati che non ti hanno mai detto."

"Non puoi permetterti di sbagliare"; "se non ti impegni, non riuscirai mai a fare nulla" e anche "continui a perdere tempo!" Cos'hanno in comune queste frasi? E cosa c'entrano col cortisolo alto? A volte conviviamo tanto a lungo sia con questi messaggi registrati, che con lo stress cronico, che non li vediamo più. Non li colleghiamo a quando ci dimentichiamo per l'ennesima volta le chiavi dentro la porta di casa; a quando ci viene da piangere perché abbiamo perso l'autobus; oppure a quando restiamo senza fiato dopo l'ennesimo NO! del nostro bimbo di 3 anni. Possibile trovare in noi le risorse necessarie a star meglio? Luce su uno dei protagonisti di oggi, il cortisolo alto, e su uno dei modi in cui lo coltiviamo segretamente..

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Il nostro sistema non è fatto per reggere un livello di cortisolo troppo alto per molto tempo... Foto di Nathan Dumlao su Unsplash

Cortisolo alto, io? Giammai

Qualche anno fa mi sono trovata in un vortice. Uno di quei periodi in cui tutto va veloce, e ti sembra di aver tutto sotto controllo. Anzi, sei euforico: guarda come riesci a gestire bene la sfida, il cambiamento? Un supereroe! (ah no, quello è mio figlio scusa).

Mio marito aveva iniziato una nuova missione di lavoro all'estero, e io ero da sola con due bimbi piccoli, lavorando a tempo pieno. Al lavoro stavamo lanciando un nuovo progetto, in cui volevo dare il meglio - perché iniziavo a sentirmi stretta nel ruolo marginale che avevo.

Non volevo far vedere la fatica, né cedere. Quindi, ho continuato a fare sport, a organizzare uscite nel weekend, vedere amici.. senza accorgermi che mi stavo trascurando. Che non dormivo abbastanza. Non mi riposavo, mangiavo poco. La corsa era tale, che non facevo nemmeno in tempo ad accorgermi dei segnali.

Poi, una mia collega smise improvvisamente di venire in ufficio. Burn-out. Esaminammo il suo caso. Cos'era successo? E ancora non riuscivo a collegare i suoi sintomi ai miei. Mi ammalavo spesso, mal di gola che mi lasciavano senza voce ma abbastanza in forze per venire a lavorare. Avevo il groppo in gola. Perdevo la pazienza così facilmente, ero suscettibile. Come se nulla mi facesse più ridere.

Dovevo scrivermi gli impegni, o rischiavo di dimenticarmi tutto dopo pochi minuti. Io, che ho una memoria di ferro e registro l'agenda in testa.
Ora, a distanza di tempo, sembra tutto così ovvio!

Effetti del cortisolo alto nel nostro cervello

Stress eccessivo. Come mai? Che stava succedendo?

...continua a leggere "Cortisolo alto? 5 frasi che devi smettere di ripetere"

Forse conviviamo con  uno sconosciuto. Se ne parla continuamente. Lo combattiamo, lo rifuggiamo, inconsciamente lo andiamo a cercare; ci forma, ci plasma, ci fa riuscire, talvolta ci fa ammalare. Sappiamo davvero che cos'è lo stress ? E come influenza cervello e resto del corpo? E soprattutto.. come influenza il modo in cui interagiamo con i nostri figli, e la loro crescita? Una mini-serie per far cadere qualche pregiudizio e capire meglio come farci accompagnare dallo stress nel cammin di nostra vita - dalla gravidanza, alla nascita e fino all'età adulta.

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Foto di George Pagan III su Unsplash

Stress, questo sconosciuto (o quasi)

La parola "stress" fa subito venire in mente scadenze lavorative, notti insonni, restare bloccati nel traffico proprio prima di un appuntamento importante.

E poi, le malattie derivate, la stanchezza, i mali dei nostri tempi.

Quasi nessuno pensa che un bimbo possa essere stressato, giusto? Tanto meno un neonato. O che si possa essere troppo poco stressati. Eppure..

...continua a leggere "Che cos’è lo stress? 6 cose che ogni genitore dovrebbe conoscere"

Mamme non si nasce, si diventa.. Ma come costruire questo ruolo, mantenendo integre le nostre molteplici identità? Donna in carriera, amante, amica, figlia, sorella, sportiva, volontaria; possibile trovare un equilibrio? E come mai questo è un problema che si pone molto meno per gli uomini? E se esiste un equilibrio, come trovarlo? Analisi di una contraddizione forse solo apparente...

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Ruoli in sovrapposizione

"Non puoi avere tutto"

Crescendo, ci scopriamo tutti addosso nuovi ruoli; a volte li cambiamo come i serpenti; altre volte li cumuliamo come gli strati di una cipolla.

"Non puoi avere tutto", mi ripetevano. "Devi scegliere". E io, caparbia, insistevo, mi incaponivo anche un po' per spirito di contraddizione.

Ricordo distintamente quando sono andata in ufficio a far vedere i miei bimbi appena nati. Vedevo un'aurea dorata intorno a me, come se gli astri si fossero improvvisamente allineati.

E poi, col ritorno al lavoro, con il sommarsi dei ruoli, ecco arrivare le prime vere sfide.

Quali di questi momenti sono stati più difficili nell'assumere il tuo nuovo ruolo di genitore?

  • discutere gli orari di lavoro;

  • trovare gli incastri con asili e baby sitter;

  • armeggiare soluzioni improbabili per coprire la chiusura estiva, gli scioperi, le malattie..

  • telefonare mesi prima per l'appuntamento dei vaccini per avere l'unico buco dopo le 5 del pomeriggio;

  • contare i giorni di ferie per vedere se puoi andare alla festa dell'asilo, perché l'anno prima sei arrivata quando stavano riordinando;

  • l'eterno non esserci mai abbastanza, per nessuno;

  • vestirsi davanti allo stenditoio, ché l'armadio è vuoto e il tuo guardaroba accumulato nella cesta dei panni da stirare..

"Non puoi avere tutto". E io a cercare esempi, possibilità, controprove: perché non mi piace scegliere, faccio fatica quando al ristorante ci sono più di due piatti. E quando nessuno mi vede, accarezzare il dubbio: a cosa dovrei rinunciare? è davvero inevitabile che se sono donna, e mamma, non posso anche essere le mille altre identità che mi sento addosso? Perché io mi sento più cipolla che serpente.

...continua a leggere "I molteplici ruoli della donna : l’equilibrio è un’utopia?"

Hai un problema di autostima? E magari vorresti tirar su dei figli con un'ottima fiducia in se stessi. Perché, soprattutto se abbiamo sofferto per la nostra scarsa autostima e le continue autocritiche, vorremmo poter interrompere questo ciclo negativo; far crescere i nostri figli forti e sicuri di sé. Ho una buona notizia : migliorare la propria autostima si può! La cattiva, è che ci vorrà un po' di tempo e di energia. Ma la posta in gioco è alta : l'autostima dei tuoi figli...

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Io non ho fatto niente! quel latte c'era già...

Non ne faccio mai una giusta..

Io e mia figlia abbiamo la spiacevole tendenza a distrarci facilmente e, di conseguenza, a far cadere le cose. Vogliamo chiamarla sbadataggine? Ma ho fatto apposta a non dire che "siamo maldestre", e ora capirai perché.

Hai presente quelle giornate in cui tutto inizia di corsa? Fai fatica a svegliarti, quindi poi sei in ritardo; ti eri dimenticato del super mega appuntamento importantissimo; hai sbagliato il programma della lavatrice e ora non sai cosa metterti, e i bambini annusano il tuo nervosismo malcelato come un segugio che trova i tartufi..

E proprio quando tutto sembra ritornare sui binari, tua figlia rovescia un'intera tazza di latte per terra. E pochi minuti dopo, inciampa nel vasino di suo fratello (non c'è bisogno di scriverlo che era pieno vero?).

Cosa fai?

...continua a leggere "Problemi di autostima? Se non li risolvi, li passerai anche ai tuoi figli"

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Diventare un genitore più sereno quando continui a ripetere gli stessi schemi

"Bambini! Bambini! È ora di alzarsi amori miei!

Inizia come un sussurro, ma presto diventa un grido pungente, mentre mi accorgo di non riuscire a penetrare nel loro sonno profondissimo.

Ad un certo punto, finalmente riesco a svegliarli e a portarli a fare colazione.

Abbiamo visto e rivisto insieme la nostra routine mattutina, e usato tante delle strategie prese dalla disciplina positiva.. Eppure ci risiamo: abbiamo solo 20 minuti per finire di prepararci e uscire, ma entrambi i bambini, ancora in pigiama, corrono veloci sotto le coperte.

Mia figlia fissa l'armadio, persa nei suoi pensieri.

"Tesoro, dovrai andare a scuola in pigiama se non ti vesti, io esco tra 15 minuti."

"Ma ho troppo freddo mamma! Voglio che tu mi vesta! Voglio stare con te."

Tutto questo, mentre suo fratello minore piange che non vuole andare a scuola, non vuole lavarsi i denti, e non ricordo cos'altro non volesse a proposito.

Il perché di questo viaggio

Lo scopo di questo articolo NON è quello di darti un altro elenco - peraltro forse utile-di tecniche o frasi che puoi usare per sopravvivere alla preparazione mattutina.

È per dimostrarti che anche quando ne conosci molte, devi comunque adattarle a te, al tuo bambino e alla situazione specifica in cui ti trovi .. un viaggio senza fine.

...continua a leggere " L’infinito viaggio verso il diventare un genitore sereno"

Ti è mai capitato di voler fare un regalo a un bambino, e di non sapere che pesci pigliare perché a ogni idea ti viene in mente che o ce l'ha già, o gliel'hai già regalato? Quindi, ho deciso: da adesso in poi, regalo solo libri per bambini! Se vuoi rifornire la tua collezione o cerchi uno spunto per il prossimo compleanno, eccoti qualche idea con i libri per bambini più apprezzati in casa nostra!

I miei suggerimenti per i libri per bambini
Piccoli lettori crescono

I primi libri

Fare un elenco esaustivo è impossibile. Ci sono libri per tutte le tasche, le età e le tematiche.

Quindi, per cominciare, ho pensato di partire da quei libri che abbiamo in casa, che abbiamo letto o ancora leggiamo all'infinito.

Insomma, almeno a un paio di bambini son piaciuti!

Se ti interessa spulciare altre idee, puoi dare un'occhiata anche alle pagine in inglese e francese, dove l'elenco è diverso e i libri presenti non sono stati tradotti in italiano.

E se vuoi una avere una lista per tematiche, ti consiglio di dare un'occhiata alle pagine della Scuola in Soffitta.

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