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"Mamma vinci sempre tu! Allora io non gioco. Non è per niente divertente!" Mai sentita questa frase? Mai beccato tuo figlio che bara ostentatamente per poter vincere? Non ti capita di dover separare i tuoi figli che si picchiano per chi deve stare davanti o per chi ha vinto il gioco o la gara? Se il bisogno di vincere a una certa età è naturale, più difficile per noi adulti capire quando e quanto farli vincere e come insegnare ai nostri bambini a perdere.. Senza troppi pianti e soprattutto, preservando la loro autostima. Un ribaltamento di prospettiva può aiutare..

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Uffa mamma non è giusto. Io non gioco più, tanto vinci sempre tu!

L'importante è vincere perdere

Mia figlia sbuffa.

"Mamma. Perché devi lavorare? Io voglio che giochi con me!"

Alla terza volta, allontano il computer e acconsento.

Prendiamo un pezzo di carta, disegno due linee verticali e due orizzontali, e iniziamo a riempirle di crocette e cerchi.

"Non è giusto mamma! Vinci sempre tu!"

Esclama lei, vicino alle lacrime, con una rabbia faticosamente repressa.

E lì, l'insidioso dilemma: cosa è meglio fare? Farla vincere, o giocare normalmente perché impari anche a perdere?

Tu cosa fai di solito?

Il mio primo pensiero è:

"Deve bene imparare a perdere. L'importante è divertirsi e stare insieme, non chi vince."

E lei se ne va, "è inutile! Tanto vinci sempre tu! Che gusto c'è a giocare?"

Considero per un attimo l'ipotesi di approfittare di questo momento per tornare a lavorare..

Ma non è così che voglio lasciarla.

Insegnare a perdere, a non imbrogliare..cause perse?

Qualche giorno prima, era successo con suo fratello. Stavamo giocando a memory, un gioco in cui entrambi sono piuttosto forti.. E mentre sono un attimo girata, vedo con la coda dell'occhio che gira di nascosto un paio di carte.

"Eh no! Così a me non va di giocare! O rispetti le regole, oppure io non gioco!"

Un po' mi vergogno di ammettere che non era mia figlia questa, ero io.. con voce e tono un filino infantile.

E lì per lì pensavo di far bene. Di svolgere appieno la mia funzione educativa..

Sai come a volte ti dimentichi di certe cose che hai letto e imparato, e queste ti ricompaiono magicamente quando meno te le aspetti ma quando più ne hai bisogno? A me è successo proprio così.

Pochi giorni dopo aver costretto mio figlio a non barare e fatto piangere mia figlia per poter vincere a tris, ho ritrovato un libretto assai prezioso alla giusta pagina..

Perché i bambini hanno bisogno di vincere per imparare a perdere

I bambini attraversano una fase in cui hanno bisogno di vincere, per riequilibrare le forze nei nostri confronti e sentirsi in controllo.

Il gioco è l'universo principale di espressione per un bambino; tanto che, in caso sospettiamo lui stia vivendo una difficoltà particolare, permettergli di "giocare" la scena spesso fa tirar fuori più o meno inconsciamente quello che lo angoscia, facendo magari parlare bambole e pupazzi.

Più è piccolo il bambino, più spesso gli capiterà di venire sopraffatto dal volere altrui: dai fratelli più grandi che si impongono, ai compagni di gioco magari più corpulenti, fino agli adulti che si occupano di lui e fanno (giustamente) le regole.

Anche se i limiti imposti sono a fin di bene, quello che il bimbo sente in quel momento è una forte costrizione, una frustrazione della sua volontà.. Ed ecco che il gioco è un momento perfetto per ribaltare la situazione è sentirsi, finalmente, "potente".

Mai notato come i bambini, soprattutto intorno ai 5-6 anni, abbiano quasi un bisogno vitale di sentirsi "bravissimi" nelle cose che fanno?

La psicologa dello sviluppo Susan Harter ha fatto diverse ricerche sui bambini di questa età scoprendo quanto sia importante per loro primeggiare e vantarsi delle loro incredibili abilità, anche quando non corrispondono esattamente alla verità. Nelle sue interviste, la metà dei bambini sosteneva di essere il più veloce del gruppo..

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Sono velocissima mamma guarda!!

Come faccio allora a insegnargli a perdere? Perché questo, prima o poi, capiterà, ed è una competenza fondamentale.

Quando la voglia di vincere causa litigi tra fratelli a non finire

È a questo punto che ho ripensato in un'ottica tutta nuova la scena seguente.

Stiamo tornando a casa da scuola. Siamo tutti in bici: i bambini sul marciapiede, e io seguo al passo in strada, sulla pista ciclabile.

All'inizio provo sempre una grande tenerezza quando guardo i caschetti colorati e le gambotte ancora tenere da agnellino che pedalano ormai senza rotelle; anzi, forse è proprio orgoglio.

Poi, proprio dopo la prima curva difficile, si innesca la crisi.

Mia figlia supera suo fratello che ha ancora qualche difficoltà in questo passaggio.

Tutto si ferma. Perché è dura essere ultimi. Mio figlio a quel punto piange disperato, si blocca e non va più avanti..

Mentre sua sorella si allontana, e io devo scegliere a quale Santo votarmi.

Perché è inutile chiedere a lei di rallentare o di fermarsi: mio figlio ne approfitterebbe per superarla.. e nessuno vuole essere l'ultimo.

La strategia di lungo periodo per insegnare ai bambini a perdere

Solo adesso che scrivo, capisco che non c'era nulla che avrei potuto dire per confortare i bambini; nessun bla bla sull'importanza di partecipare sarebbe stato efficace sul momento. Avrei dovuto, invece, almeno ogni tanto, lasciarli vincere e permettergli di imbrogliare.. per quanto contro-intuitivo possa sembrare.

Vedi, il fatto è questo: c'è bisogno di una certa dose di sicurezza in sé per poter perdere con grazia. Senza sentirsi sviliti.

C'è bisogno di sentirsi amati indipendentemente dagli errori commessi, dalle partite vinte o perse.

È (anche) vincendo contro di noi che il bambino acquisisce questo senso della sua forza interiore, delle sue competenze, delle sue possibilità.

Questa solidità che gli permette poi di sopportare di perdere, soprattutto quando è con i suoi amichetti o fratelli.. senza che si buttino uno sull'altro per la frustrazione.

Come non pensare alla luce che illumina il volto dei miei figli quando vincono contro di noi genitori a memory?

Non c'è bisogno di farlo vincere sempre; il rischio sarebbe, a quel punto, di non vederci più come l'adulto giusto e capace che fa le regole e lo protegge.

E poi, non si apprezza veramente la vittoria se non si conosce la sconfitta!

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Oggi sono io che faccio volare l'aquilone per primo, domani tocca a te

 

Come fare allora?

  1. notiamo le situazioni in cui per nostro figlio è particolarmente importante vincere - magari in seguito a una giornata di scuola.

  2. diamo tutto il nostro supporto per affrontare quei sentimenti che accompagnano il fallimento: scoramento, frustrazione, rabbia.

  3. ricordiamoci che anche per imparare a perdere ci vuole tempo, e pratica: evitiamo di arrabbiarci perché nostro figlio non sa perdere! E soprattutto, evitiamo di sgridarlo quando sbaglia.

  4. diamo l'esempio.. giocando tanto, con entusiasmo, a giochi adatti all'età del bambino; non esageriamo la vittoria e ogni tanto perdiamo, anche ostentatamente.

  5. inventiamo delle piccole gare affettuose: chi dà più baci, chi resiste di più all'abbraccio, chi riesce a far sorridere per primo l'altro..

  6. prima di un gioco tra fratelli o compagni, o prima di una gara, possiamo usare il "gioco del fare finta" per inscenare entrambe le situazioni: come ci si comporta quando si vince? e quando si perde?

  7. nel caso di bambini particolarmente volitivi, il desiderio di vincere può essere una richiesta di attenzione- non fa mai male dedicarci per almeno dieci minuti a loro senza distrazioni per rinforzare il loro senso di essere importanti ai nostri occhi.

E poi sorridiamo, vedendo una nuova sicurezza crescere in nostro figlio.

Potrebbe interessarti anche: complimenti e autostima: istruzioni per l'uso

Per insegnare a perdere, ci vogliono..

Se ti stai chiedendo come ho fatto a risolvere il dilemma dei nostri tragitti in bicicletta, posso risponderti solo a metà.

Ho sperimentato che chiedere alla più grande di "cedere" e lasciare il posto al piccolo non soddisfa nessuno: lei lo trova ingiusto, e suo fratello sa di non aver vinto un bel niente.

La stanchezza dopo la scuola faceva sì che mio figlio non riuscisse a controllarsi né ad ascoltarmi.. Ma io dovevo comunque fare in modo che nessuno si mettesse in pericolo in strada.

Pensa che ti ripensa, ho atteso che fossimo tornati a casa.

Solo una volta che tutti eravamo seduti al tavolo della cucina a fare merenda, ho parlato.

Allora bambini. Io ho un problema. Capisco che vogliate stare davanti, ma vedete bene che non è possibile essere primi contemporaneamente.

Io però ho bisogno di potervi vedere, e che possiamo andare insieme a casa da scuola senza rischiare che vi mettiate in pericolo perché chi è rimasto indietro si ferma e piange e l'altro corre avanti.

Come possiamo fare? Avete in mente delle soluzioni?

...partecipazione ed equilibrio

Ho preso questo rischio di coinvolgerli. Aveva funzionato quando i miei figli litigavano per chi dovesse essere accompagnato per primo in classe, e alla fine avevamo deciso insieme di attribuire un colore a ogni bambino e segnare a giorni alterni quando avrei portato prima uno e quando l'altro.

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Allora, che soluzione possiamo trovare?

E incredibilmente, aveva funzionato: bastava guardare il calendario prima di uscire. E non c'erano più le accuse di preferire l'uno o l'altro.

Anche in quella situazione, dopo un paio di proposte poco realizzabili, l'idea è arrivata da mia figlia:

Possiamo fare a turno mamma! Segniamo sul calendario che giorno va prima lui, e che giorno io!

E sai qual è il bello di questo sistema? Che siccome è una loro proposta, sono molto più inclini a permetterti di metterla in pratica.

Non posso ancora dire che abbia funzionato, però: nel frattempo la scuola è finita. La risposta a settembre..

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Quando i miei bambini litigano su chi deve vincere, tiro fuori il famoso poster. Se ancora non l'hai scaricato, lo trovi qui!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

Lascia un commento per raccontare come fai quando i tuoi figli rifiutano di perdere!

La biblioteca di riferimento

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  • Non tutti gli psicologi sono concordi nel dire se sia giusto o meno far vincere i propri figli e in che misura. La psicologa francese cui ho fatto riferimento è Isabelle Filliozat, che ammiro molto. Purtroppo il libro da cui ho tratto ispirazione non è stato tradotto in italiano, ma trovi di molto validi: "Le ho provate tutte!" e "Le emozioni dei bambini" (anche su Il giardino dei libri)

  • Non ho ancora letto "Amarli senza se e senza ma. Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell'amore e della ragione" dell'educatore americano Alfie Kohn, ma solo qualche estratto, e il suo approccio mi trova completamente d'accordo. Analizza il modo di vedere più comune e lo ribalta per interrogarsi non su come fare a far sì che i bambini facciano quello che vogliamo noi, ma come capire i bisogni reciproci e fare in modo che entrambi vengano ascoltati empaticamente. (Lo trovi anche qui)

  • Molto interessante l'approccio di Anna Oliverio Ferraris, intervistata qui da Nostrofiglio.it: insegniamo ai bambini a perdere anche attraverso il nostro atteggiamento verso gli errori e l'apprendimento. Quando forziamo troppo i bambini a "bruciare le tappe" e li sommergiamo di stimoli, ad esempio; o quando li sgridiamo di fronte a un errore o uno sbaglio.

  • Molto tenera e divertente al tempo stesso la riflessione di Serena sullo stesso tema!

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"Ma che bravo!", "Come sei gentile.." o anche "Eh, si vede che non sei portato.." Quante volte usiamo queste frasi per incoraggiare (o tirar su di morale) i nostri bambini? L'intento è certamente dei migliori; eppure, ci sono parole ed espressioni che favoriscono una sana autostima nei nostri bambini.. E altre che, al contrario, fanno più male che bene, senza che ne siamo consapevoli. Esagerato? Forse. Però, le ultime ricerche lo confermano: per crescere bambini con una bella autostima, bisogna stare attenti alle lodi.. O rischiamo di ottenere l'effetto opposto.

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Foto di Nicole Wilcox su Unsplash

Le insidie dei complimenti..

È l'ultima settimana di scuola. Mentre stavo riflettendo su quanto sia incredibile che mia figlia entri alle elementari a settembre, una delle maestre ha interrotto il mio momento nostalgia lanciandomi soddisfatta il sacco dei lavoretti.

Devo averla guardata con un misto di stupore e orrore negli occhi. In un nano-secondo, mi sono vista caricare come un mulo prima di una traversata in montagna..

Perché dai, ammettiamolo, i lavoretti dei nostri bambini ci riempiono di orgoglio, ma dopo un'ora che siamo immobilizzati sul divano perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione come hanno scritto il loro nome con la maiuscola in corsivo, la tentazione di chiudere tutto con un "Bellissimo! Bravo!" è molto forte.

Comunque, una volta giunti a casa, sono stata ammirata nel vedere la qualità delle attività proposte. C'era perfino un libro-teatrino per le marionette, interamente confezionato e dipinto in classe, con i fondali e i personaggi per 4 storie diverse, una per stagione.

Eppure, alle terza storia bofonchiata tra sé e sé da mia figlia alle 9 di sera,i miei buoni propositi di dare giusta soddisfazione e incoraggiamento sono scemati.

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Mammaaaa! mi ascolti ?!

"Ti ascolto eh?, guardo il messaggio sul telefono ma ti sto ascoltando!"

intervallato da sorrisetti nascosti e roteamento degli occhi tra me e mio marito, e qualche sbadiglio.

La scenetta mi ha portato ad interrogarmi: come fare a usare questi momenti per rinforzare l'autostima dei bambini? Come appoggiarsi sui loro punti di forza per incoraggiarli, senza cadere nell'eccesso di lodi?

L'autostima dei bambini: la differenza tra una lode e un incoraggiamento

Lo studio sugli effetti delle parole che usiamo mi affascina molto. Perché la scelta delle parole che usiamo è sottile, passa spesso inosservata! Lo sapevi che lodare e incoraggiare non sono per niente sinonimi, ad esempio?

Poniamo il caso di un bambino che, dopo mesi di insistenze da parte dei genitori a dare una mano in casa, aiuti ad apparecchiare.

Complimento o lode : "Come sei gentile! Che bravo bambino"

Incoraggiamento: "Oh grazie per il tuo aiuto!"

Oppure, di fronte a un bel voto.

Complimento o lode : "Bravissimo, sono fiero di te"

Incoraggiamento: "Questo voto riflette il tuo impegno, devi essere fiero di te!"

Vedi la differenza sottile?

La lode è un giudizio positivo, un'approvazione esterna legata a una percezione "statica" di come siamo, al risultato.

L'incoraggiamento invece si concentra sul miglioramento, sull'impegno, sul processo; spinge a un'auto-valutazione interna - cioè ad allenare un'autostima "sana", non dipendente dall'approvazione altrui.

Potrebbe interessarti anche: l'autostima dei genitori influisce su quella dei figli..

Le ricerche sull'intelligenza e l'autostima dei bambini

I primi a elaborare un metodo educativo basato sull'incoraggiamento sono stati Alfred Adler e in seguito Rudolf Dreikurs, nella prima metà del '900.

È sulla base del loro lavoro che è stata sviluppata la disciplina positiva ad esempio.

Gli esperimenti e le ricerche pubblicate dalla psicologa americana Carol Dweck hanno dimostrato la loro teoria. Il suo lavoro si basa sulla distinzione tra un approccio mentale "fisso" e uno "flessibile", o improntato alla crescita (in inglese: fixed mindset vs growth mindset).

Cosa vuol dire?

In buona sostanza, nel primo caso, siamo convinti che i nostri talenti, la nostra intelligenza sia innata e immutabile. Per cui, se prendi brutti voti in matematica vuol dire che non sei intelligente, e non riuscirai mai.

Nel secondo caso, invece, che si basa sulle recenti scoperte sulla plasticità del cervello, tutto si può migliorare e imparare, con il dovuto sforzo, metodo e esercizio.

Chi pensa che sia immutabile ha tendenza a

  • svalutare lo sforzo fatto (perché se ti devi impegnare molto per raggiungere un risultato, vuol dire che non sei intelligente)

  • preoccuparsi molto di quanto intelligenti siano considerati dagli altri

  • evitare nuove sfide di apprendimento

  • aver paura di fare errori

  • nascondere i propri errori anziché provare a correggerli

  • non reagire bene agli insuccessi

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Non sono bravo mamma. Fai tu per me?

Invece, chi considera l'intelligenza come acquisibile ha tendenza a

  • investirsi molto nel processo di apprendimento

  • riprovare nonostante i fallimenti

  • cercare nuovi metodi e strategie di apprendimento

  • considerare l'impegno come qualcosa di positivo, non come un segno di una loro mancanza

Il legame tra l'autostima dei bambini e i complimenti

La Dweck argomenta che il tipo di supporto verbale che diamo ai bambini è strettamente collegato a come loro vedano l'intelligenza: cioè, se la considerano come qualcosa di immutabile o di acquisibile.

5 motivi per cui lodi e complimenti che premiano l'intelligenza non aumentano l'autostima :

  1. i bambini sono portati ad associare l'approvazione altrui al successo delle sue azioni, quindi temono l'errore, e non hanno voglia di provare a sperimentare;

  2. non sono spinti a riprovare e a cercare nuove strategie;

  3. abbandonano facilmente in caso di insuccesso;

  4. hanno meno fiducia nelle loro possibilità di riuscire;

  5. in conclusione, questi bambini tendono ad avere minore autostima.

Invece, premiare l'impegno (e quindi sottolineare il processo e non il risultato) ha come effetto di

  • incoraggiare la motivazione intrinseca

  • spingere a cogliere nuove sfide

  • concentrarsi non tanto sulle loro abilità, ma sul come arrivare ad imparare.

Quali parole per incoraggiare l'autostima dei bambini?

Siamo talmente abituati alle lodi legate al risultato.. Trovo, personalmente, difficile a volte riformulare le mie frasi in modo più efficace.

Perché cambiare necessita di uno sforzo cosciente, spesso in momenti della giornata in cui non siamo completamente disponibili. Come sempre, stanchezza, stress e mancanza di tempo non aiutano!

Il primo esercizio che mi ha aiutato in questo senso è stato sforzarmi di descrivere le azioni dei miei figli, soprattutto mentre facciamo un'attività insieme. Là, mi cerco di intervenire il meno possibile, e di lasciar liberi i bambini di sperimentare.. Cosa non facile per chi, come me, tende a voler "controllare" tutto!

Ad esempio:

"Certo che ti sei concentrata molto a lungo su come imparare a scrivere questa frase!"

"Hai riprovato a fare il disegno tante volte, guarda quanto sei migliorata"

"Eri stanco, ma ti sei fermato e mi hai chiesto per favore senza urlare, grazie!"

Il secondo passo che ho introdotto è stato passare da un apprezzamento mio personale verso di loro a incoraggiare una loro valutazione su di sé.

Quindi anziché dire "Sono fiera di te", adesso mi sforzo di sostituirlo con:

"Non sei fiera di te?" o "Dovresti esser soddisfatta di te per come ti sei impegnata!"

Insomma, seguendo il principio di quanto sosteneva Dreikurs :

incoraggia l'azione o lo sforzo, non chi l'ha compiuta.

autostima-bambini-aiuta-a-crescereGli effetti dell'incoraggiamento sui visi dei bambini

La mattina dopo la scena col teatrino e i lavori scolastici, stavo salutando mio figlio alla porta della sua classe quando mia figlia mi ha tirato per la manica:

"Mamma, posso andare a portare il cappellino alla mia compagna? Lo ha perso e sono sicura che sarà felice!"

Lì per lì non ho capito cosa volesse dire. Mio figlio piagnucolava che non voleva andare a scuola, c'era rumore, eravamo in ritardo come al solito.

Le ho chiesto un po' bruscamente di aspettare. Una volta salutato il suo fratellino, sono finalmente riuscita a capire che aveva visto tra gli oggetti smarriti all'ingresso della scuola il cappellino di una sua compagna, e lei voleva prenderlo per portarglielo in classe.

È stato un attimo: mentre mettevamo via il suo zainetto mi ha assalito di nuovo la consapevolezza di un periodo importante della sua vita che sta per finire; ho rivisto il suo orgoglio nel mostrarci il suo quaderno..

Allora mi sono voltata verso di lei e le ho detto:

"Sai, sono rimasta proprio colpita dai lavori che hai fatto a scuola. Devi esserne proprio fiera! E guarda come hai osservato attentamente: hai trovato il cappello della tua compagna e hai voluto portarglielo!"

Il suo viso brillava di una soddisfazione così profonda, come di chi si rende conto di quanta strada ha compiuto.. sarebbe stato lo stesso se l'avessi liquidata con un "Brava!"? Forse. O forse no.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Se ti interessa usare il poster gratuito per la risoluzione dei conflitti, dai pure un'occhiata!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

Tu quali frasi usi più spesso per complimentare o incoraggiare i tuoi bambini? Lascia un commento!

La biblioteca di riferimento

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"Certo che se lo fai ancora dormire con te!" "Ma come, non lo allatti?" "Alla sua età, lo allatti ancora?" "Ai miei tempi si dava un bello scappellotto e vedevi come rigava dritto! Adesso sono tutti viziati" Non c'è scelta che un genitore si trovi ad affrontare che non sia sottoposta a critiche e giudizi altrui. Dall'allattamento all'iscrizione a scuola, passando per il ciuccio e la data del rientro al lavoro della mamma. Semplici commenti detti a fin di bene? Forse, negli intenti. Tutti ci passiamo, come un vaccino obbligatorio, da carnefice a vittima; e molti, dopo averlo subìto, decidono di astenersene in futuro... Perché le critiche ai genitori possono far male più di quanto si pensi.

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Foto di Caleb Woods su Unsplash

Semplici consigli o critiche ai genitori?

Decidiamo di andare al mare insieme ad amici. Un'altra famiglia con due figli della stessa età dei nostri, cosa c'è di meglio per stressare divertire un genitore?

...continua a leggere "Basta coi consigli non richiesti! L’impatto nascosto (e pericoloso) delle critiche ai genitori"

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"Sei tanto arrabbiata, o poco arrabbiata?" mi chiede con apprensione malcelata mio figlio. Tu cosa fai quando ti capita di perdere la pazienza coi bambini? Quando nonostante le tue buone intenzioni, le promesse ripromesse, ti girano i 5 minuti e ti ritrovi per l'ennesima volta a urlare? Anche questa può essere una grande lezione di vita per i tuoi figli, a patto di.. 

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sì, è vero, ho perso la pazienza e allora?! - Foto di Erik Jan Leusink su Unsplash

Perdere la pazienza coi bambini.. e poi sentirsi in colpa

"Ma non sei arrabbiata con me, vero?"

Sembra essere la sua preoccupazione tanto posa piano la sua voce; non sa se osare un sorriso, allora mi scruta di sottecchi per studiare la mia reazione.

E la verità è che naturalmente mi fa sentire ancora più in colpa.

E questo senso di colpa non fa che rinvigorire la mia frustrazione : non solo mi fate arrabbiare, mi mettete alla prova, mi fate perdere la pazienza nonostante tutte le mie buone intenzioni.

Dopo mi tocca anche sentirmi in colpa perché certo, sono io il genitore, sono io l'adulto! A un adulto non è concesso perdere il controllo, urlare, "scendere in basso dove ci sono i ragni" come dice mia figlia riferendosi al poster.

O sì?

...continua a leggere "La cosa migliore che puoi fare quando perdi la pazienza coi bambini"

La settimana scorsa mi hai sentito raccontare il mio percorso verso un rifiuto abbastanza categorico di qualsiasi forma di violenza. Eppure, qualche tempo fa scrivevo anche dell'importanza di insegnare le regole; del perché la disciplina sia un concetto ancora molto attuale, se non addirittura un bisogno per i bambini. Sono forse impazzita completamente? Trovi che ci sia un'incompatibilità tra dare delle regole e evitare l'uso di minacce, punizioni, sberle eccetera? E poi, diciamoci tutta la verità, se anche sul piano teorico possiamo dirci d'accordo con queste belle parole.. Sul lato pratico, quando tuo figlio ti guarda e ti dice un bel "No!" dopo che tu gli hai chiesto per l'ennesima volta, con calma e con estrema gentilezza, di mettersi le scarpe perché è ora di uscire... come fare per farsi rispettare senza punizioni o altre forme di violenza?

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Foto di Anna Kolosyuksu Unsplash

Farsi rispettare senza punizioni? La situazione tipo

È una domenica inizio pomeriggio come tante. Siamo solo noi 4, e stiamo finendo di pranzare in salotto.

Mio figlio più piccolo non vuole più mangiare, e ci chiede il permesso di alzarsi. Sappiamo che un bimbo di 3 anni non è ancora in grado di restare fermo seduto a lungo, quindi non gli diciamo mai di no quando lo chiede; però, in quell'occasione, ci permettiamo di insistere perché si pulisca la bocca.. che era bella piena di sugo.

Avrei potuto più facilmente chiedergli di risolvere un'equazione differenziale.

Si alza con aria di sfida, senza nemmeno rispondere.

Allora le provo tutte : conto fino a 3, gli chiedo di scegliere "ti pulisco io o ti pulisci tu", ma niente.

Poiché però avevamo appena fatto ridipingere i muri di bianco (che idea folle, lo so!) e temevo che la reazione di mio marito di fronte a un'eventuale macchia sarebbe stata di gran lunga la soluzione peggiore, mi sono alzata e gli ho pulito io la bocca.

Allora, se mi avessero detto che in quell'istante un essere si era impossessato del corpo di mio figlio, gli avrei probabilmente creduto.

Il mio topolino, il mio bimbo tranquillo e dolcissimo che mi manda sempre i bacini, là era una furia scatenata.

Davanti ai nostri occhi attoniti, mentre urlava e piangeva pieno di una rabbia mai vista fino ad allora, è tornato in cucina, ha preso il piatto che aveva posato sul lavello pochi minuti prima, e si è rovesciato il sugo rimasto sulla maglietta e sulla faccia, fino ad esserne ricoperto. Per poi tornare, sempre piangente e urlante, davanti a noi.

La domanda implicita era : "E adesso che mi fate?"

...continua a leggere "Farsi rispettare senza punizioni: quel giorno in cui mio figlio mi ha travolto col pomodoro (e ho capito che punire non serve)"

Che sarà mai, una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno. Bisogna ben insegnarle le regole a questi bambini! Noi siamo cresciuti così, e non ci è mica successo niente! O forse dovremmo dire.. Nonostante noi siamo cresciuti così, non ci è successo niente? Non perdere la pazienza a volte è proprio difficile; insegnare, guidare nel rispetto di tutti quando siamo stanchi e di corsa sembra impossibile, senza urla, punizioni, minacce, e magari qualche sculacciata.. Ma attenzione: trovare altri sistemi non solo si può, sarebbe anche meglio. Niente sensi di colpa qui. Ma sempre più ricerche ci dimostrano che le sculacciate hanno effetti di lungo periodo non proprio positivi per i nostri bambini. Forse sarebbe il caso di parlarne.

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Siamo sicuri che le sculacciate non abbiano effetti negativi?

Quanto è faticoso tirare su un figlio..

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all'altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino"

Quando non conosciamo gli effetti delle sculacciate..

Mia figlia ha sempre avuto un carattere "forte" : che è una cosa positiva. Glielo invidio: sa cosa vuole, e va fino in fondo per ottenerlo.

Quando però hai di fronte un pargoletto di 2-3 anni che ti guarda con occhi di sfida perché non vuole assolutamente lavarsi i denti, mettersi il pigiama, aiutarti a mettere a posto i giocattoli appena sparsi sul pavimento, e tu sei giusto sfinito, fatichi un pochino a vederlo, questo lato positivo.

Eppure mi reputo una persona affettuosa, buona. Mi arrabbio difficilmente, e prima di aver figli, pensavo di avere un forte auto-controllo.

Proprio perché son cresciuta con un'etichetta da "sei troppo buona", ero particolarmente sensibile a tutti quei commenti tipo :

"se non dai delle regole chiare, pensa cosa sarà tua figlia da adolescente!"

"Sei troppo molle"

"Non vedi come fai fatica a farti obbedire?"

E diciamolo: chi non ha mai dubitato di sé come genitore?

.. e la società ci dice che "è così che si fa"

C'era sicuramente la parte di me che voleva "agire per il bene di sua figlia"; ma c'era anche, più nascosta, la parte che voleva mostrarsi come una brava madre, competente, sicura di sé, che sa come "gestire" i propri figli.

E allora oscillavo tra la mia naturale predisposizione alla dolcezza e gli input esterni di forza, sollecitati dalle risposte sfrontate del mio angioletto.

Eccola, mia figlia, che si rifiuta di acconsentire alla mia richiesta. Ho dimenticato quale fosse l'oggetto della disputa.

Ricordo gli occhi che mi fissavano con sfida, come a dire "voglio proprio vedere come pensi di impormelo, mamma!";

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Be' mamma? Cosa pensi di farmi?

e le mille voci nella mia testa "non sai neanche farti obbedire adesso che ha 2 anni, cosa farai quando ne avrà 15?"

Ed è stato allora che ho ceduto. Le ho dato uno schiaffo.

Perché non doveva permettersi.

Non era la prima volta; era successo un'altra volta, di fronte ai nonni.

Oggi so che volevo dimostrare loro che "sapevo gestire la situazione", alla loro maniera.

Ma quella volta, il senso di colpa, forse perfino la vergogna mi ha sommerso come un'onda gelida. Perché gli occhi hanno continuato a fissarmi, traditi.

Ed è stato allora che qualcosa dentro di me mi ha detto che doveva esserci un altro modo per farsi ascoltare.

Quali effetti delle sculacciate su mia figlia?

Non sapevo ancora, all'epoca, che anche quelle piccole sculacciate potevano avere degli effetti:

  • sul cervello di mia figlia (poiché la maggior parte delle connessioni cerebrali si creano tra 0 e 5 anni)

  • sull'immagine che lei si stava creando di sé

  • sull'immagine che lei si stava creando del nostro rapporto.

  • sulle sue relazioni future con gli altri

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Come costruire una sana immagine di se stessi?

Lo so cosa probabilmente stai pensando. Lo capisco, l'ho pensato anche io tante volte.

Me lo sento ripetere ancora da amici e familiari:

  • Una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno

  • Devi insegnare ai bambini che esistono delle regole e dei limiti, e se non lo capiscono con le buone, bisogna usare le maniere forti

  • Mio padre (o mia madre) ce le dava e non per questo siamo cresciuti male

Il mio intento non è giudicare, porre una separazione tra "io ho ragione e voi avete torto" o simili.

Qualche sculacciata sì, e la violenza ?

Sono arrivata, col tempo, con tante letture e scambi, a credere fermamente che un'altra strada sia possibile, che porti a far crescere dei futuri adulti meno inclini a usare la violenza in generale, verbale o fisica che sia; più in equilibrio con loro stessi.

E se una sberla forse non ha mai fatto male a nessuno, non possiamo non dire che la società di oggi avrebbe bisogno di un po' meno violenza qua e là.

Solo per riportare qualche cifra (presa dal sito dell'istat):

"In Italia, il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; Nel 2014 sono il 26,4% le donne che hanno subito violenza psicologica od economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di un ex partner."

Mi dirai, che c'entra questo con il dare una sculacciata ogni tanto a un bambino?

Cosa si intende con Violenza Educativa Ordinaria

Vediamo allora cosa succede quando usiamo una qualche forma di violenza con un bambino. E con questo intendo:

  • sberle e sculacciate

  • grida e minacce

  • punizioni

  • commenti sarcastici (tra l'altro, i bambini piccoli non sono ancora in grado di capire l'ironia..)

Perché i bambini "se le cercano"

Partiamo da questo. Sai quando tuo figlio si impunta e ti fa una sceneggiata, magari corredata da calci e urla in pubblico?

Molti dei comportamenti che noi definiamo come "inappropriati" (in realtà perfettamente normale all'età del bambino) dipendono in realtà da un accumulo di tensioni che il cervello del bambino non ha le capacità di gestire.

Questo accumulo di tensione può essere dovuto a

  • stanchezza

  • fame/sete

  • bisogno di contatto fisico amorevole / di attenzioni dalla parte del genitore

  • bisogno di movimento (se per esempio i bambini sono stati costretti a restare seduti o fermi)

  • ricerca di stimoli

Gli effetti delle sculacciate sul cervello

Se, in risposta a questa tempesta emotiva, noi urliamo a nostra volta o picchiamo, il cervello del bambino viene sovraccaricato ancor più dallo stress (ne abbiamo parlato le scorse settimane).

Gli ormoni dello stress inondano il corpo, e il cervello ordina il rilascio della tensione in questo modo :

  • facendolo urlare o piangere ancora più forte

  • facendolo muoversi in modo "incontrollato": con calci, buttandosi per terra, ecc.

  • restando bloccato dalla paura

È l'attivazione ripetuta dell'allerta cerebrale scatenata dalla paura che può provocare, nel tempo, danni come i disturbi d'ansia

Gli effetti delle sculacciate: 8 ragioni per lasciar perdere

Leggendo, ho iniziato a dubitare, che non potesse essere quella la strada per insegnare ai miei bimbi il rispetto delle regole..

Ma oscillavo tra il vecchio e il nuovo, le mie sensazioni e la mia insicurezza (se lo fanno tutti..!)

Sai quando il tuo istinto ti sussurra qualcosa, ma non sai ancora razionalizzarla? E quindi lasci spazio alle vocine che ti dicono "ma che vuoi saperne tu; queste sono cose da alternativi; non funzionerà mai e poi ti ritroverai con un'adolescente ribelle, e come farai a gestirla allora?"

Solo che adesso ci sono i dati, le ricerche, le voci "ufficiali" che lo dimostrano. Ci sono perfino le leggi che lo vietano: niente sculacciate ai bambini.

Ecco qualche motivo in più che mi ha fatto cambiare idea..

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I bambini vedono, e imitano

1) I bambini ci imitano

Noi siamo il modello, l'esempio per i nostri figli; picchiare, urlare, minacciare, eccetera, insegna loro che è così che si risolve un conflitto.

2) Sculacciate e altre forme di violenza non insegnano

Se le sculacciate funzionano sul momento, non sono un sistema efficace sul lungo periodo.

Il comportamento inappropriato risponde a un bisogno più o meno nascosto del bambino, e soltanto se interveniamo su questo bisogno risolveremo il problema.

Se l'aggressività del bambino è una reazione a una tensione accumulata nel corso della giornata, aggredirlo a nostra volta non farà che peggiorare le cose.

3) Sculacciate per amore?

Il messaggio implicito, sottinteso e incosciente, è che ci siano dei buoni motivi per meritare botte o sgridate/insulti.

Che sia quindi lecito "essere picchiati per amore". Questo tipo di messaggio resta codificato nel cervello anche se in modo latente e non cosciente, e può ritornare più tardi, da adulti, quando l'individuo dovesse trovarsi in una situazione in cui si sente "minacciato", a rischio di perdere quell'amore di cui a bisogno. Non ti ricorda il profilo di chi commette violenza sulle donne?

4) Dare sculacciate è inutile e.. ingiusto

Oltre che inutile a lungo termine, come sistema è pure un filino ingiusto.. poiché non tiene conto del bisogno che ha scatenato il comportamento, né l'inoffensività del bambino.

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Non è giusto!

5) Le sculacciate non incoraggiano a far meglio

Anche le ultime ricerche scientifiche sugli adulti hanno dimostrato che per motivarci a fare meglio, un incoraggiamento basato sulle nostre reali capacità funziona infinitamente meglio di una sgridata o una presa in giro.

Prova a immaginarti a commettere una mancanza sul lavoro. Ora, prova a immedesimarti : in un caso, il tuo responsabile dice davanti a tutti :

"Ma non ti vergogni, con l'anzianità che hai, commettere una dimenticanza da pivellino? Non meriti neanche che io ti parli!"

In un altro caso:

"Forse dobbiamo rivedere il carico di lavoro e l'organizzazione dell'équipe, per fare in modo che tutti abbiate le condizioni ottimali per dare il meglio. Sono sicuro che troveremo insieme il modo per rimediare e fare sempre meglio"

In quale situazione ti sentirai confortato e motivato a dare il massimo per la tua azienda?

Con un bambino, non è molto diverso. Come possiamo aspettarci che chiunque abbia voglia di migliorarsi e dare il meglio di sé, quando è sottoposto a paura o vergogna, o peggio, quando sente che a causa del suo comportamento, non è più desiderato o amato?

Una sana autostima dipende anche e soprattutto da quanto siamo stati accettati e amati incondizionatamente, cioè anche quando non ci siamo comportati "bene".

Solo così non associamo più il nostro valore al risultato delle nostre azioni, ma siamo consapevoli di meritare amore e stima a prescindere.

6) Queste piccole o grandi forme di violenza creano confusione nella mente dei più piccoli.

Le persone che hanno il compito di proteggerci e amarci, sono anche capaci di farci male.

Questa associazione "amore/dolore" può essere pericolosa più tardi. La memoria per immagini funziona molto prima di quella verbale, e questo fa sì che il nostro inconscio registri delle informazioni "non razionalizzate" dall'uso della parola. Che però, restano, e possono (o no) emergere più tardi sotto forma di reazioni automatiche a certe situazioni..

Diventa normale, insomma, concepire che in una relazione d'amore ci sia della sottomissione e l'uso della forza sul più debole; che vada bene picchiare per correggere, picchiare per amore.

7) Le sculacciate distolgono l'attenzione dal rimedio al comportamento negativo

I sentimenti generati nei bambini, come la vergogna, l'incomprensione, il sentimento di ingiustizia subita e il conseguente desiderio di vendetta.. in realtà distolgono il bambino dal capire cosa c'è di male in quello che ha fatto.

Anziché cercare di rimediare, l'impulso sarà o di vendicarsi, o di nascondersi la volta successiva, o di sentirsi inadeguato.

8) Le violenze anche occasionali influiscono sul cervello

Lo sviluppo emotivo e sociale del cervello subisce un intoppo. Più o meno importante secondo la ripetitività dell'uso della violenza, ma pur sempre un intoppo.

Non perdere il poster per insegnare a tuo figlio a gestire un litigio!

Visti gli effetti, perché continuiamo a dare le sculacciate?

Ci sono diversi motivi. Intanto, perché ci sentiamo "minacciati" dalle tempeste emotive dei bambini.

Ci disturbano, perché non le capiamo, perché non corrispondono ai nostri codici di comportamento.

Perché ci obbligano a interrompere quello che stiamo facendo, e a cercare di capire, di andare a fondo.

Le sculacciate o le punizioni, invece, ci danno l'impressione di poter "gestire facilmente e immediatamente" la situazione, di avere "il controllo". Sono io che comando, e tu mi devi obbedire, con le buone o con le cattive.

Anziché "Ti mostro come fare, ti sostengo e ti sono da guida perché tu possa crescere bene".

effetti-delle-sculacciate-genitori-guidaE poi, perché siamo tutti stati cresciuti così.

Storicamente, i diritti dei bambini hanno cominciato ad emergere solo negli ultimi decenni.

Siamo cresciuti così e quindi cresciamo nello stesso modo i nostri figli, in parte perché questi meccanismi involontari sono rimasti registrati nel nostro cervello, in parte perché la società lo considera ancora normale o quantomeno accettabile.

Possono esistere violenza e soprusi "a fin di bene"?

Il dibattito è aperto.

Nel frattempo, resta dimostrato che violenza genera violenza. Senza se e senza ma.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Questo articolo è il frutto di diversi anni di letture, ripensamenti, discussioni. Non tutte le fonti e i libri che mi hanno aiutato sono in italiano. Ti elenco quindi una serie di opere disponibili in lingua italiana di autori che mi hanno ispirato lungo il percorso. Non sono tutti l'esatta traduzioni di quelli che ho letto io, ma sono sicura che saranno tutti un utile approfondimento.

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata, questa volta lasciando anche quelli in inglese o francese.

Il movimento contro le cosiddette "Violenze Educative Ordinarie" è molto forte in Francia, tanto da aver spinto il Parlamento a votare una prima proposta di legge che le vieta (30 novembre 2018).

Il Consiglio d'Europa sostiene e lavora attivamente per far in modo che i suoi 47 stati membri mantengano l'impegno preso nell'Agenda del 2030 per lo sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'Articolo 16.2 sulla fine di TUTTE le forme di violenza contro i bambini.

Vicino a noi, le forme di violenza educativa ordinaria sono legali oltre che in Italia, anche in Regno Unito, Repubblica Ceca e Svizzera; dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, 32 su 47 le proibiscono ufficialmente (fonte); nel mondo, 54 Stati le hanno proibite ufficialmente, incluso in casa (fonte).

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

Gli articoli sul web

In italiano:

In inglese:

In francese:

Eccoci giunti all'ultimo episodio di questa serie dedicata allo stress. Forse, da neo-genitore, ti è capitato di sentirti sopraffatto dalle emozioni. Di meravigliarti davanti alla tua reazione emotiva, e magari, di vergognartene.. perché essere tristi non è molto sexy in un mondo che ci vuole sorridenti e pieni di energia. Cerchiamo di smascherare qualche pregiudizio sullo stress in gravidanza e la depressione post-parto - per non sentirci più "sbagliati" per le nostre fragilità.

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Foto di Daiga Ellaby su Unsplash

Era una sera buia e tempestosa..

Una sera di 4 anni fa, mio marito ed io abbiamo avuto un'accesa discussione. Come tutte le coppie fatte di opposti che si attraggono, eravamo in una di quelle fasi in cui le differenze ci facevano volare via l'uno dall'altro. Ero incinta.

Da essere prevalentemente emotivo quale sono, ho scelto di seguire l'impulsività del "far sentire l'altro in colpa", e sono uscita sbattendo la porta.

Un essere scarmigliato, col pancione, in ciabatte e camicia da notte, che vagava per il giardino condominiale piangendo rumorosamente. Ricordo ancora il dolore profondo, reso ancora più acuto dal senso di colpa per l'esserino nella mia pancia.

"Mi dispiace non darti le condizioni ideali per venire al mondo", singhiozzavo.

"Mi dispiace non essere serena, allegra, disponibile al 100%".

Classica drammatizzazione femminile. Ma temevo, per quanto assurdo possa suonare adesso, che le mie lacrime e la mia angoscia potessero far male al bambino. (Ovviamente angosciandomi ancora di più.)

Non ti dicono di stare il più possibile tranquilla in gravidanza? Di circondarsi di amore e affetto e morbidezza, perché la gravidanza è un periodo delicato?

Ma chi poteva prendersi carico del peso (figurativo) che portavo? Anche quello fisico in effetti.

Il dovere di sentirsi felice

Andiamo avanti di qualche mese. Eccolo arrivare, il mio bambino. Sano, perfetto. Sono felice di accoglierlo.

Eppure, le lacrime rimangono in agguato. Sento la bolla del mio dolore accantonato rotolare qua e là, tra lo stomaco e la gola.

"Devi essere serena per i tuoi figli"

"Sono gli ormoni. Sono solo gli ormoni"

E appena qualcuno ti vede sorridi, perché stai vivendo i momenti più belli della tua vita, non vorrai mica cedere alla tristezza? E se poi ti venisse la depressione post-parto?

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Foto di Kewei Hu su Unsplash

È giunto il momento di saperne di più

Non pensare che fossi triste tutto il tempo, al contrario: ero entusiasta, piena di energia - e molto stanca allo stesso tempo, come ogni mamma che si destreggia tra lavoro, bimbi piccoli e marito, come un'acrobata alla ricerca dell'equilibrio che non la farà precipitare nel vuoto.

Perché quei mesi tra gravidanza, parto e allattamento sono meravigliosi, certo; ma di un'intensità che travolge e ti lascia stordita, spiaggiata e solitaria come un naufrago.

Ti vesti di aspettative, vuoi essere all'altezza di quella creatura che ti è stata donata. E difficilmente si concepisce, nel nostro mondo binario, che si possa essere al settimo cielo E sconvolta emotivamente allo stesso tempo.

Allora adesso, a distanza di anni, ora che posso dire di essere sopravvissuta.. Ho voluto vederci più chiaro.

  • Fa davvero male lo stress in gravidanza? Dobbiamo davvero stare attente e vivere in una bolla incantata?

  • E cosa succede dopo il parto? Come accettare il travolgimento, pur restando attente e disponibili ai nostri bambini?

  • Qual è il ruolo dei padri in tutto questo?

Cosa succede al feto in caso di stress in gravidanza

Se potessi parlare alla me di quella sera, direi: "Stai tranquilla. Non sono lo stress o il pianto occasionali il problema. Stai facendo del tuo meglio".

Proprio perché spesso noi donne tendiamo a sovraccaricarci di sensi di colpa, alla ricerca della perfezione irraggiungibile per sentirci legittime.

L'obiettivo di questo articolo NON è fornire una fonte di ansia supplementare.

Al contrario: da un lato, di far capire meglio cosa succede per agire in consapevolezza; dall'altro, di diffondere quanto sia NORMALE sentire certe emozioni, che non hanno nulla di negativo in sé.

Tra l'altro, non si sa ancora con esattezza come siano legati stress e ansia in gravidanza con la formazione del feto.

Finora, è stata identificata una relazione tra forti livelli di stress e lo sviluppo emotivo e comportamentale dei neonati e dei bambini (Per esempio, un temperamento più "difficile", problemi ad addormentarsi, tendenza ad avere paura).

Il motivo per cui ancora non si sappia con esattezza come ciò avvenga, è che finora gli esperimenti sono stati fatti soprattutto su animali. Diciamo, topi sottoposti a uno stress che spero difficilmente noi dovremo mai ritrovarci a subire nella vita.

Tra le ipotesi, ci sono:

  • minor pressione sanguigna alla placenta

  • il contatto con il cortisolo che in certi casi attraverserebbe la placenta

  • esposizione alla serotonina

In caso di stress estremo (come nei casi di violenza sulla donna), il cortisolo può provocare dei cambiamenti genetici nel feto.

Stress in gravidanza: da evitare a ogni costo?

Per rispondere alla domanda, ti invito a guardare questo breve video :

Come già visto negli articoli precedenti, un certo livello di stress non è per niente dannoso, al contrario: funge da stimolante!

E per sfatare un ulteriore mito, penso valga la pena ricordare che circa il 20% delle donne soffre di ansia e/o depressione in gravidanza - per diversi motivi che possono essere legati a fattori esterni o inerenti alla gravidanza.

In ogni caso, non è affatto una rarità! Ancor meno se anziché rientrare in un caso "patologico" siamo soggette a sbalzi di umore più o meno intensi.

Come il video qui sotto ricorda, c'è certamente un legame tra il vissuto emotivo della madre e il feto; ma è impensabile, assurdo e perfino dannoso rifuggire da qualunque emozione "negativa" per vivere costantemente nella gioia e nel buonumore.

Anzi, penso che nel momento stesso in cui smetteremo di dare degli attributi esclusivi alle sensazioni e a osservarle per quello che sono, senza colpevolezza, solo allora vivremo appieno; non solo la gravidanza, ma la nostra vita. (Piccola digressione poetica, scusa)

Il papà e la sua influenza sullo stress in gravidanza

Oggi possiamo dirlo : il ruolo del papà è fondamentale, sebbene indiretto.

  • Indiretto perché non c'è un legame fisico tra il suo vissuto emotivo e quello del bebè;

  • fondamentale perché influisce sullo stato emotivo della mamma.

Cosa succede all'uomo durante la gravidanza?

Cambiamenti fisici (sì sì te lo assicuro!):

  • aumento del livello di cortisolo alla scoperta della gravidanza;

  • abbassamento del livello di testosterone subito prima del parto e fino a circa 6 settimane dopo la nascita

Cambiamenti emotivi (perché anche se persiste ancora il mito dell'"uomo tutto d'un pezzo", le emozioni fanno parte dell'essere umano indipendentemente dal genere..

  • riflessione sulla relazione col proprio padre

  • gelosia del posto preso dal nuovo arrivato nella vita della compagna

  • non accettazione dei cambiamenti fisici nel corpo della mamma

  • sentimento di sopraffazione rispetto alle nuove responsabilità

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Il ruolo del papà - Foto di Tina Bo su Unsplash

Le immagini mentali e una relazione che si crea : fin dalla gravidanza

Ti ricordi quando hai iniziato a sentire il bambino muoversi le prime volte? Io ricordo bene quando ho capito che il movimento ritmico che sentivo di tanto in tanto era il singhiozzo. Incredibile!

Proprio in quel periodo, mamma e papà iniziano a formare un'immagine mentale del loro bambino.

E no, non sono matti, anzi!

Questa immagine, sebbene "di fantasia", è molto importante : costituisce il primo legame profondo tra genitore e figlio.

È tanto importante anche perché apparentemente stabile nel tempo (diciamo fino ai 12 mesi del bambino) ed è quindi una potenziale chiave di lettura di potenziali problemi nella primissima relazione genitore-figlio, nonché del tipo di attaccamento che il neonato si costituirà nei confronti dei genitori.

Non solo: è nel farsi questa "proiezione mentale" che la mamma, spesso inconsciamente, rivaluta il suo rapporto con la mamma; ed è lì che possono emergere tutte le questioni non risolte nella propria infanzia.

Stress in gravidanza e depressione post-parto : c'è un legame?

È possibile quindi stabilire un nesso tra lo stress in gravidanza (sotto la forma delle forti pressioni e cambiamenti) e la depressione post-parto? In parte.

Ancora una volta, è il livello dello stress che conta. Come questo articolo riassume molto bene, alcune ricerche hanno dimostrato una correlazione tra forti livelli di stress e stati di depressione post-natale. Ma parliamo prevalentemente di situazioni gravi, di violenza, abuso, trauma.

Tre considerazioni:

  1. Sì, se ti trovi in una situazione difficile, è importante chiedere aiuto.

  2. No, non c'è bisogno di sovraccaricarti di ansia se ti è capitato una volta di piangere o di litigare con qualcuno.

  3. In ogni caso, non c'è niente di sbagliato in te.

La depressione post-parto può avere diverse possibili cause, l'argomento merita di essere trattato in un articolo a parte.

Quello che mi preme sottolineare è che tutte le donne dopo il parto attraversano un forte cambiamento ormonale, con gli squilibri che ne conseguono:

  • sì, capiterà che ti verrà da piangere improvvisamente e senza ragione apparente.

  • Sì, talvolta ti sentirai sola e incompresa.

Se ti succede, non te ne vergognare. Piangi se devi piangere. Se hai bisogno di sfogarti, cerca sostegno.

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Piano piano, si sistema tutto. Foto di Steve Shreve su Unsplash

Cosa succede dopo? La depressione alla fine dell'allattamento

Ne avevi mai sentito parlare? Io no.

Avevo deciso di continuare ad allattare anche dopo la ripresa del lavoro, finché non è diventato troppo faticoso, il latte diminuiva; percepivo intorno a me che famiglia, amici.. si aspettano che lo svezzassi, aveva 9 mesi.

Ho pianto le ultime poppate. Non volevo che fosse l'ultima volta; la bolla mi stringeva la gola,  eccola riapparire.

Una bolla di sapone che non vuole saperne di scoppiare!

Qualche tempo dopo, sono incappata in un articolo che parlava della depressione post allattamento.

Ho pianto mentre leggevo dei mesi inspiegabilmente bui che la mamma-autrice, una giornalista americana, descriveva così bene. (Puoi leggerlo qui, in inglese)

Mi si è tolto un peso dalle spalle.

Perché pensavo che ci fosse qualcosa che non andava in me. Non ero depressa clinicamente, sia chiaro; ma avevo spesso sbalzi d'umore e una sensazione di tristezza mista a stanchezza che mi accompagnava.

E ho smesso di sentirmi in colpa.

Indovina un po'? Quando smetti di allattare, crolla improvvisamente il livello di due ormoni : l'ossitocina e la prolattina, che sono gli ormoni che fanno funzionare l'allattamento. E che sono anche due ormoni connessi a una sensazione di benessere e energia.

Il tempo che il nostro organismo si riadatti, e tutto torna nella norma.

Mamma. Non sentirti strana, sbagliata, in difetto. Intanto perché non è vero. Poi, perché questi pensieri ti isolano. Non negare quello che senti, non giudicarti. Il tuo mondo ha bisogno di te.

La serie dedicata allo stress

Eccoci giunti all'ultimo episodio della serie dedicata allo stress! Fammi sapere se la lettura ti è stata utile, e condividi !

Fonti e riferimenti

Nota : le letture che cito per approfondimento includono principalmente i libri che ho usato per la redazione di questo articolo, che mi hanno personalmente appassionato, o talvolta che che mi ispirano e vorrei fare io stessa. I link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

 

Perché parlare di stress dei neonati? Per il terzo episodio di questa mini-serie dedicata allo stress, mi sta particolarmente a cuore ripartire dall'inizio. Perché anche i bebè si stressano (e molto); e il modo in cui noi li accompagniamo determina la formazione delle strutture mentali fondamentali che li aiuteranno ad affrontare la vita anche da adulti. E anche se i tuoi figli sono più grandi, vale comunque la pena saperne di più, e diffondere alle future generazioni!

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Già la nascita, in fondo, è un evento stressante.. Foto di Javier de la Maza su Unsplash

Perché parlare di stress dei neonati ?

Tutto quello che sto per scrivere oggi non lo sapevo quando sono diventata mamma la prima volta.

Ero serena, tranquilla e ingenua, convinta che avrei fatto i miei errori nel migliore dei modi.

L'istinto mi suggeriva come reagire; ma poi c'erano molte altre voci che si alzavano più forti :

"Così la vizi!"; "Non vorrai mica che prenda l'abitudine?" "Sei troppo buona/ troppo paziente/varie".

E poi, la stanchezza; talvolta, la solitudine dell'incomprensione.

Spero di non aver fatto danni gravissimi, ma allo stesso tempo mi dico: "Se solo l'avessi saputo prima!"

Allora, neonati di oggi e di domani, mamma neo o in divenire, tu papà che hai un ruolo così importante ma non sempre lo sai.. Queste righe sono per te.

Se stai pensando che non ti riguardi, e stai per cliccare altrove (perché so bene che il tempo è poco e prezioso, e l'attenzione su internet dura solo pochi minuti).. Aspetta.

Chi sei, oggi, dipende almeno in parte da quei primi mesi con i tuoi genitori.

#1: siamo noi genitori a formare il cervello dei nostri bebè

Alla nascita, il cervello di un neonato ha circa 100 miliardi di neuroni. Eppure, non è ancora finito : è solo l'inizio.

...continua a leggere "6 cose fondamentali sullo stress dei neonati che non ti hanno mai detto."

"Non puoi permetterti di sbagliare"; "se non ti impegni, non riuscirai mai a fare nulla" e anche "continui a perdere tempo!" Cos'hanno in comune queste frasi? E cosa c'entrano col cortisolo alto? A volte conviviamo tanto a lungo sia con questi messaggi registrati, che con lo stress cronico, che non li vediamo più. Non li colleghiamo a quando ci dimentichiamo per l'ennesima volta le chiavi dentro la porta di casa; a quando ci viene da piangere perché abbiamo perso l'autobus; oppure a quando restiamo senza fiato dopo l'ennesimo NO! del nostro bimbo di 3 anni. Possibile trovare in noi le risorse necessarie a star meglio? Luce su uno dei protagonisti di oggi, il cortisolo alto, e su uno dei modi in cui lo coltiviamo segretamente..

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Il nostro sistema non è fatto per reggere un livello di cortisolo troppo alto per molto tempo... Foto di Nathan Dumlao su Unsplash

Cortisolo alto, io? Giammai

Qualche anno fa mi sono trovata in un vortice. Uno di quei periodi in cui tutto va veloce, e ti sembra di aver tutto sotto controllo. Anzi, sei euforico: guarda come riesci a gestire bene la sfida, il cambiamento? Un supereroe! (ah no, quello è mio figlio scusa).

Mio marito aveva iniziato una nuova missione di lavoro all'estero, e io ero da sola con due bimbi piccoli, lavorando a tempo pieno. Al lavoro stavamo lanciando un nuovo progetto, in cui volevo dare il meglio - perché iniziavo a sentirmi stretta nel ruolo marginale che avevo.

Non volevo far vedere la fatica, né cedere. Quindi, ho continuato a fare sport, a organizzare uscite nel weekend, vedere amici.. senza accorgermi che mi stavo trascurando. Che non dormivo abbastanza. Non mi riposavo, mangiavo poco. La corsa era tale, che non facevo nemmeno in tempo ad accorgermi dei segnali.

Poi, una mia collega smise improvvisamente di venire in ufficio. Burn-out. Esaminammo il suo caso. Cos'era successo? E ancora non riuscivo a collegare i suoi sintomi ai miei. Mi ammalavo spesso, mal di gola che mi lasciavano senza voce ma abbastanza in forze per venire a lavorare. Avevo il groppo in gola. Perdevo la pazienza così facilmente, ero suscettibile. Come se nulla mi facesse più ridere.

Dovevo scrivermi gli impegni, o rischiavo di dimenticarmi tutto dopo pochi minuti. Io, che ho una memoria di ferro e registro l'agenda in testa.
Ora, a distanza di tempo, sembra tutto così ovvio!

Effetti del cortisolo alto nel nostro cervello

Stress eccessivo. Come mai? Che stava succedendo?

...continua a leggere "Cortisolo alto? 5 frasi che devi smettere di ripetere"

Forse conviviamo con  uno sconosciuto. Se ne parla continuamente. Lo combattiamo, lo rifuggiamo, inconsciamente lo andiamo a cercare; ci forma, ci plasma, ci fa riuscire, talvolta ci fa ammalare. Sappiamo davvero che cos'è lo stress ? E come influenza cervello e resto del corpo? E soprattutto.. come influenza il modo in cui interagiamo con i nostri figli, e la loro crescita? Una mini-serie per far cadere qualche pregiudizio e capire meglio come farci accompagnare dallo stress nel cammin di nostra vita - dalla gravidanza, alla nascita e fino all'età adulta.

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Foto di George Pagan III su Unsplash

Stress, questo sconosciuto (o quasi)

La parola "stress" fa subito venire in mente scadenze lavorative, notti insonni, restare bloccati nel traffico proprio prima di un appuntamento importante.

E poi, le malattie derivate, la stanchezza, i mali dei nostri tempi.

Quasi nessuno pensa che un bimbo possa essere stressato, giusto? Tanto meno un neonato. O che si possa essere troppo poco stressati. Eppure..

...continua a leggere "Che cos’è lo stress? 6 cose che ogni genitore dovrebbe conoscere"

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