Vai al contenuto

Ci sono quelle volte che i nostri figli ci sorprendono. Li guardiamo pieni di affetto, emozione incredula e amore sgargiante. Sono le volte in cui pensiamo a quanto sia valsa la pena fare i sacrifici, a quanto sia meraviglioso essere genitori. E poi, ci sono le volte in cui non sappiamo dove sbattere la testa. Quelle in cui ci chiediamo come fare, come sia possibile. Quelle in cui non lo vuoi credere, ma sembra proprio che.. sì, tuo figlio lo fa apposta. O no? La metafora del genitore giardiniere aiuterà a rispondere.

metafora-genitore-giardiniere-guida
Foto di Jonathan Borba su Unsplash

I bambini lo fanno apposta

"Per piacere, fai attenzione quando ti muovi, che ormai sei grande e puoi far male amore"

Sbam, calcio possente sulla mandibola mentre si butta per venirmi in braccio.

"Amore, c'è un tuo calzino sporco sul tavolo della cucina, potresti gentilmente toglierlo e metterlo a lavare?"

Si alza sbuffando, prende il calzino e lo butta sul pavimento "Mamma, stavo pensando che per il mio compleanno potremmo fare una festa.."

"Com'è possibile che questa settimana ti sei cambiato 4 pigiami in 5 giorni, e sono tutti buttati come stracci sotto il tuo letto?"

"Io voglio solo giocare con te mamma, non fare queste cose noiose del mettere a posto e pulire!"

E là, là ti fermi e ti chiedi: "Ma sono io che sto sbagliando tutto? O lo fanno apposta per farmi arrabbiare ed avere la mia attenzione?"

Quante volte ti sei sentito dire, o hai pensato, che essere genitore è il mestiere più difficile del mondo? Gratificazione posticipata a data da destinarsi.

E il fatto che le ricerche dimostrino che le persone di successo sono quelle che sanno maggiormente dilazionare la gratificazione non aiuta necessariamente a farti sentire meglio.

Il giardiniere genitore è il mestiere più difficile del mondo

In primo luogo, diciamo che di solito non ci soffermiamo a definire il nostro obiettivo da genitori.

Intendo dire, se potessimo guardare ai nostri bambini tra venti, trent'anni, e dirci: "Dai, tutto sommato come genitore non me la sono cavata poi così male!" Cosa vorremmo vedere? Ognuno può personalizzare la sua risposta.

Biologicamente, l'obiettivo più probabile è quello di rendere indipendente la progenie. Il che inconsciamente non è sempre facile da accettare per un genitore.. Insomma, immaginare il giorno in cui mia figlia andrà a dormire fuori casa per la prima volta mi mette addosso una certa dose di brividi da mamma chioccia.

Nel frattempo, alterniamo amore e conflitti, ti voglio bene e mi fai disperare.. e rimane il dubbio che ogni tanto lo facciano proprio apposta a farti rimettere in discussione per l'ennesima volta, o no?

Potrebbe interessarti anche: spiegarsi le urla dei bambini

Sei un genitore, sei un giardiniere.

Lascia che ti chieda una cosa. Quand'è stata l'ultima volta che hai seminato una piantina?

genitore-giardiniere-semeCome hai fatto a sapere quando innaffiarla, dove metterla, se potarla, e così via?

La metafora del genitore giardiniere non è certo originale; nella bibliografia cito un paio di libri che riprendono proprio la stessa idea e mi hanno ispirato questo articolo.

Ma quando l'ho letta la prima volta, l'ho trovata molto ispirante e utile a riflettere su alcuni miei atteggiamenti da mamma.. in primis, il fatto di lavorare per trovare le condizioni migliori e poi saper aspettare.

Unire l'osservazione, il pronto intervento se necessario, alla fiducia che la "natura faccia il suo corso". Aspettarsi un determinato risultato.. e poi stupirsi della bellezza di cosa è uscito, anche se completamente diverso rispetto a ciò che avevamo in mente.

Potrebbe interessarti anche: scoprire lo svilupparsi della mente del tuo bambino

Ecco le mie 5 similitudini tra il genitore e il giardiniere, che ti aiuteranno (spero) a rispondere alla domanda iniziale.. "ma i bambini, lo fanno apposta?"

#1 

Non sai se quello che stai facendo è giusto fino a quando non è troppo tardi. Se hai sbagliato, sarà colpa tua. Sennò, è merito di tuo figlio.

#2 

Un insieme di elementi talvolta imperscrutabili determinano la fioritura e la prosperità della pianta, o il suo appassire. E non tutti dipendono solo da te. Qualità della terra, la presenza o meno di insetti, la quantità di pioggia o di ore di sole, la resistenza del seme, la concimazione..

#3 

Non puoi cambiare il tipo di pianta che verrà fuori dal seme, ma solo aiutarla a crescere al meglio in base alle sue esigenze e alle sue caratteristiche.

Immagina di piantare un seme, senza sapere di che pianta si tratti. Devi aspettare che venga fuori dopo aver messo le radici.. e che cresca, per vedere che pianta crescerà.

genitore-giardiniere-pianta-che-non-ti-aspetti
Io che mi aspettavo una zucca..

Magari nel frattempo vorresti un tulipano, o un girasole, o un albero da frutto.. ma ti ritrovi un'ortensia. E non serve a niente crescerla come se fosse un tulipano! Ma che bellezza se capiamo di cosa ha davvero bisogno un'ortensia per espandersi al meglio.

#4 

Non c'è manuale che tenga. Il risultato di anni di impegno e dedizione dipenderanno in buona parte dalla relazione unica tra il giardiniere, la pianta e l'ambiente in cui si trova.

E sta lì il bello. Tutte le teorie e le strategie del mondo non serviranno a nulla, se non impariamo a osservare noi stessi e la pianta; se non sappiamo mescolare le tecniche al nostro intuito.

#5 

Ogni pianta ha un suo potenziale e una sua bellezza. L'essenziale è avere lo sguardo aperto per aiutare la pianta a trovare l'ambiente adatto a crescere al meglio.. e essere pronti a riconoscerlo anche quando questo va contro i nostri desideri o interessi.

genitore-giardiniere-che-pianta-sono-i-nostri-figliDifficile far fiorire un cactus se abitiamo in alta montagna.. ma siamo pronti a permettergli di andare a vivere in un ambiente più adatto?

Il genitore giardiniere e il cactus nel ghiacciaio

La prossima volta che tuo figlio ti fa disperare, prova a guardarlo come quel cactus che non vuole proprio saperne di fiorire, ma che resiste, tenace. E che tu magari hai ricevuto aspettandoti un'orchidea.

E a volte ti dimentichi di innaffiarlo, perché sei preso da mille cose; a volte invece lo innaffi troppo.

Non gli dirai che lo fa apposta a non fiorire, per farti un dispetto o reclamare attenzioni!

Prova a chiederti: Di cosa ha bisogno questo mio cactus per dare il meglio di sé?

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

  • La metafora del genitore giardiniere è ripresa in questo libro di Alison Gopnik, il cui titolo originale è proprio "Il genitore e il falegname". L'edizione italiana si intitola "Essere genitori non è un mestiere. Cosa dice la scienza sulle relazioni tra genitori e figli" e ho apprezzato molto l'alternarsi di esperienza personali, sia da mamma che da nonna, a riflessioni sull'evoluzione della genitorialità, ai risultati delle sue ricerche scientifiche.

  • Il "metodo del giardiniere" viene utilizzato in questo corso per genitori gratuito proposto dalla Dott.ssa Vallorani.
  • Genitore giardiniere o genitore falegname? Lo scopriamo in questo articolo, ispirato al libro della Gopnik di cui ti ho parlato.

Non aver paura! Vinci le tue paure! Le persone coraggiose non hanno paura. E se, al contrario, dovessimo imparare ad accettare la paura come un'emozione naturale, a riconoscerla nei segni che lascia sul nostro corpo, e poi usare queste informazioni per intraprendere un'azione consapevole? Invece di etichettare la paura come qualcosa di negativo? E ancora più importante: non sarebbe fantastico se potessimo insegnare ai nostri bambini a mantenere il loro legame istintivo con le sensazioni, e aiutarli a usare la loro naturale curiosità per accogliere (e poi superare) la paura ?

Emilie-intervista-let-bambini-abbraccio-paura
Ecco Emilie e la sua famiglia 🙂 foto per gentile concessione di Emilie Hoffman

Un'intervista per capire come aiutare i bambini ad accettare la paura

Sono felice e onorata di ospitare un'intervista (qui la versione da me tradotta dall'inglese) con Emilie Hoffman, coach americana, istruttrice di pilates e creatrice del metodo di coaching mente/corpo "The science meets soul" (La scienza incontra l'anima).

Adoro il suo approccio. Consiste nel creare una connessione più profonda con il nostro corpo e le nostre sensazioni, per farci capire più profondamente il nostro io interiore - i nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri valori.

La convinzione di fondo è che, una volta che siamo in grado di stabilire un rapporto positivo con noi stessi, siamo poi capaci di costruire relazioni sane anche con il mondo esterno.

In una delle sue recenti newsletter, Emilie ha scritto qualcosa sulla paura che mi ha colpito profondamente: come facciamo a capire quando la paura ci blocca dall'intraprendere qualcosa che in realtà ci migliorerebbe la vita? E quando invece è un segnale reale di qualcosa che davvero è pericoloso per noi?

Spesso tendiamo a pensare alla paura come a un'emozione negativa, proprio come facciamo con la rabbia. Sono invece emozioni naturali e molto importanti: ci inviano informazioni utili che non dobbiamo ignorare, ma imparare a interpretare, per guidare le nostre azioni in un modo che ci sia utile e ci faccia bene.

Mentre leggevo, non ho potuto fare a meno di pensare al modo in cui insegniamo ai nostri figli ad affrontare queste emozioni. Ho capito che, molto spesso, esso si basa sulla nostra esperienza da bambini più che su un approccio riflettuto e consapevole.

E in quel momento ho avuto l'idea di questa intervista! Sono grata che Emilie abbia accettato di contribuire a questo argomento e di aiutare noi genitori a capire meglio come guidare i nostri bambini ad avere un miglior rapporto con la paura.

Le 2 domande che dovremmo farci per accettare la paura dei bambini

I bambini sono tutti diversi, lo sappiamo bene; e la loro paura può avere una causa e un'intensità diverse.

A volte è difficile per noi genitori trovare il giusto equilibrio tra:

  • il bisogno di incoraggiamento - quando sappiamo che potrebbero osare spingersi oltre i loro limiti e imparare dall'esperienza;

  • e una paura "utile" - quando la situazione è al di là delle possibilità per il bambino.

Per non parlare di quando entrano in gioco le nostre paure. A volte mi sorprendo a impedire ai miei bambini di fare qualcosa perché sono io ad avere paura, mentre loro sono fiduciosi e sicuri di quello che fanno. E tipicamente poi riescono benissimo sotto il mio sguardo terrorizzato.

Emilie, quale ragionamento suggerisci? Come dovremmo guidare i nostri pensieri in questi casi, quando non abbiamo soltanto da capire noi stessi, ma anche i sentimenti e le possibilità dei nostri figli?

Clio, più che un ragionamento, ti propongo di partire da due domande.

Domanda #1. Qual è l'intenzione dietro le nostre azioni?

joseph-rosales-aiutare-i-bambini-a-ritrovare-la-curiosita
Lascia che i bambini seguano la loro naturale curiosità! Foto di Joseph Rosales su Unsplash

Sai Clio, nella mia esperienza di genitore, trovo che le volte in cui mi accorgo di controllare di più mio figlio avvengono quando mi sono già creata in testa la mia versione di quello che lui sta per fare e perché, senza verificarla prima con lui.

Se in quel momento non sono aperta e curiosa, mi perdo probabilmente qualcosa di quello che sta succedendo dentro entrambi.

Mio figlio non ha ancora due anni, quindi a volte è piuttosto difficile cogliere la sua versione della faccenda, ma è importante provare!

Quali sono le intenzioni di tuo figlio dietro le azioni che sta per intraprendere?

Ci sono un sacco di modi diversi per eseguire la stessa intenzione, ed è davvero utile seguire i nostri bambini passo passo e capire la loro versione di come si aspettano che una situazione si svolga.

Che tu sia un bambino o un adulto, spesso ottieni quello che ti aspetti.

E poi vengo alla seconda domanda.

Domanda #2. Quali sensazioni provi fisicamente?

Scopri come si sente il tuo bambino fisicamente, per verificare che si senta ancora al sicuro:

  • Un po' di farfalle allo stomaco, ma ancora capace di pensare lucidamente, fare domande giocose, e fare respiri profondi sono probabilmente indice di un livello di paura "avventuroso".

  • Ma se tuo figlio si sente davvero teso; non riesce a respirare profondamente, e comincia a perdere il contatto con il suo ambiente, è il momento di tirarsi indietro e ritrovare un senso di sicurezza.

Un senso di sicurezza interiore ci aiuta a superare i nostri limiti in un modo che ci porta ad imparare.

Al contrario, senza sicurezza interiore, spingerci oltre i nostri limiti ci fa chiudere al mondo. Ci impedisce di essere curiosi o aperti verso qualsiasi cosa.

I bambini sono esempi sorprendenti di come può essere l'apprendimento: è creativo, stimolante, fantasioso e integrato nella mente e nel corpo.

Quando possiamo ancora attingere alla nostra curiosità, le situazioni nuove ci sembrano eccitanti e divertenti, anche se siamo nervosi!

Ma quando la paura è eccessiva, non proviamo quell'eccitazione, e non sentiamo nessuna curiosità.

Ci sentiamo sopraffatti dalla tensione e dalla voglia di essere sulla difensiva, di scappare o di richiuderci in noi stessi.

Se non si fosse già capito, io apprezzo molto la curiosità. Una delle mie priorità principali come genitore è aiutare mio figlio a soddisfare la sua curiosità e sentirsi al sicuro allo stesso tempo, alterando l'ambiente o guidandolo fisicamente per aiutarlo a mitigare i rischi che sono troppo grandi.

Se arriva al punto in cui è terrorizzato piuttosto che curioso, io sono lì per fornire un punto di riferimento stabile e sicuro cui lui possa tornare e su cui contare per aiutarlo a cambiare la sua situazione.

Dovremmo spingere i bambini a ignorare la paura o ad accettarla?

Capisco cosa vuoi dire, Emilie. Eppure, mi vengono in mente diverse situazioni in cui non ho saputo come fare a placare le paure dei miei bambini. Qualche mese fa, ad esempio, li ho portati a sciare. 

Avevo programmato di scendere tenendo mio figlio di 3 anni tra le gambe, e di lasciare che la maggiore, 5 anni e mezzo, andasse da sola vicino a me - ovviamente ho scelto una pista per bambini principianti, di quelle col tappeto automatico per risalire.

Con mio grande stupore, mio figlio si è lanciato giù senza nemmeno aspettarmi (mettendosi in pericolo) mentre mia figlia era bloccata dalla paura.

Non sapevo cosa fare, perché lei mi afferrava le gambe e piangeva, mentre io volevo seguire suo fratello (che ovviamente non mi aspettava e stava sciando pericolosamente da solo) prima che si schiantasse da qualche parte.

Allora ho detto a mia figlia : "So che hai paura, è normale avere paura; stai facendo qualcosa di nuovo e non sai come si fa. La paura è come un campanello d'allarme. Ma io sono qui con te, e l'unico modo per imparare è buttarti anche se hai paura, e io resterò con te."

Questo è solo un esempio di molte situazioni che potremmo affrontare come genitori, in cui vorremmo che i nostri bambini superassero la paura perché sentiamo che se solo ci provassero, acquisterebbero fiducia e capirebbero che possono farcela.

Dopo aver letto il tuo articolo, comincio a pensare che forse non era la cosa giusta da dire.

Quali parole possiamo usare quando i nostri figli vanno nel panico, per insegnar loro quando e come possono fidarsi di se stessi, del loro corpo, del loro istinto; e quando possono invece lasciarsi andare e provare?

Ci sono sempre più opzioni tra cui scegliere

Beh Clio, vorrei farti una domanda. Dov'era focalizzata la tua attenzione in questa situazione? Nel piccolo racconto che condividi qui, sembra che tu ti stessi concentrando sul fatto che tua figlia dovesse sciare; ma in realtà forse il tuo obiettivo principale era che tu avevi bisogno di stare con suo fratello.

È possibile che parte del suo disagio derivasse dal suo percepire la discrepanza tra ciò che le stavi dicendo e ciò che invece stavi esprimendo nelle tue azioni e nella tua energia personale?

Vorrei anche sfidare tutti noi (me inclusa!) a fermarci davvero un attimo quando affermiamo che c'è solo "un modo" o "una verità" o "una possibilità"; perché il più delle volte, ci sono un sacco di opzioni a nostra disposizione! Abbiamo molta più scelta di quanto pensiamo.

Renderci conto che abbiamo delle scelte e che ci è permesso scegliere alle nostre condizioni è molto responsabilizzante!

A volte questa convinzione da sola può alleviare una paura che sembra travolgente.

Il potere della scelta

Chiudi gli occhi e immagina i seguenti scenari:

Nota cosa fa il tuo corpo quando qualcuno di cui ti fidi e che rispetti ti dice: "DEVI fare COSÌ!".

Poi, nota cosa succede al tuo corpo quando la stessa persona dice: "Possiamo trovare insieme alcune opzioni per come andare avanti e a te decidere l'approccio da seguire."

Quale scenario pensi che sarebbe più utile per permettere a tua figlia di calmare la sua paura e imparare qualcosa di nuovo con fiducia ed entusiasmo?

cristina-gottardi-bambini-abbraccio-paura-sicurezza
Stiamo davvero considerando tutte le opzioni possibili per ottenere quel senso di sicurezza? Foto di Cristina Gottardi su Unsplash

Oltre che con i nostri figli, è davvero importante che seguiamo questo approccio anche per noi stessi.

Quando senti pressione e paura allo stesso tempo, vedi se riesci a sentirti maggiormente in controllo quando ti crei diverse opzioni e ti lasci lo spazio necessario per prendere le tue decisioni personali.

Potrebbe interessarti anche: il potere della scelta per ottenere la collaborazione dei bambini

Accettare la paura dei bambini (e la nostra) in 5 step

Sulla stessa nota: cosa possiamo fare per sostenere i nostri bambini e insegnar loro che la paura non è negativa, e per riuscire a interpretare ciò che ci dice? Puoi anche darci alcuni esempi pratici, Emilie?

#1. Non c'è niente di male nella paura: datti il permesso di sentirti al sicuro

Nella mia vita, e la vita di molte persone cui sono vicina, ho visto come il fatto di autorizzarci a cercare sicurezza e protezione sia fondamentale per fidarci di noi stessi ed essere resilienti. Gli umani non sono robot e noi non siamo invincibili!

Siamo animali sociali sensibili che hanno bisogno di un senso di sicurezza per prosperare.

Quindi, la prima cosa che possiamo fare per i nostri bambini è far loro sapere che la paura è normale, e perfino utile! Non significa che sei "debole". Significa che sei sensibile!

Non siamo fatti per buttarci a capofitto in qualsiasi situazione che incontriamo. A volte ci fa bene dire di no.

#2. Impara a riconoscere i segnali del tuo corpo

Il nostro cervello, corpo e sistema nervoso sono così intelligenti nella loro capacità di percepire cosa siamo in grado di affrontare, e cosa no.

Quando sentiamo le sensazioni fisiche che accompagnano la paura, è un po' come se ricevessimo un messaggio automatico: "Non hai ancora le abilità di cui hai bisogno!" .

Ecco un esempio che mi riguarda. Mi accorgo di quando il mio respiro diventa superficiale. Mi prendo una pausa per riavvolgere i miei pensieri e vedere ciò che mi è passato per la mente proprio prima di sentire quella stretta al petto.

So che questo è un momento in cui ho una grande opportunità di:

  • praticare nuove competenze che sto ancora imparando,

  • o identificare una mancanza, in modo da poter ottenere aiuto per imparare quelle competenze che potrebbero aiutarmi in questo caso.

#3. Dalle competenze all'abitudine - va bene chiedere aiuto

In questo periodo, nella mia vita la paura spunta più frequentemente in due ambiti: faccende economiche legate alla mia attività, e il mio matrimonio.

Ho acquisito così tante capacità legate alle relazioni umane negli ultimi anni. Ora so davvero molto!

Ma non sono ancora riuscita a integrare tutte queste competenze nelle mie abitudini.

Quando capisco che il mio corpo va da uno stato di calma, presenza, e calore a uno rigido, teso, vigile e iper-concentrato in uno di questi due ambiti, tiro fuori i miei appunti su quello che già so e probabilmente ho ancora bisogno di praticare.

Se davvero non so cosa fare e mi rendo conto di voler evitare il problema, è un segno che ho bisogno di aiuto!

Quando ricevo aiuto, la mia curiosità torna e ricomincio a sentirmi capace e forte.

emma-frances-base-sicura-per-aiutare-i-bambini-a-ritrovare-sicurezza
Quando si sentono al sicuro, i bambini possono seguire la propria strada Foto di Emma Frances su Unsplash

#4. Lascia che i bambini seguano la loro naturale curiosità naturale per superare la paura

Nel caso di mio figlio, ho lasciato che fosse la sua curiosità a guidarlo. È troppo piccolo per parlarmi di emozioni o sensazioni; ma fa capire molto chiaramente cosa gli piace e cosa no, e i suoi desideri.

Abbiamo l'aria condizionata in casa e c'è una ventola sul lato, nel retro del cortile. Mio figlio ne è un po' diffidente.

Ogni volta che giochiamo in quella parte del cortile, ascolta sempre il ventilatore e mi dice: "ventilatore spento!" o "ventilatore acceso".

Non è ancora del tutto a suo agio; ma ogni volta che lo vedo controllare la ventola, gli chiedo se vuole avvicinarsi.

A volte dice di sì, e a volte non lo fa. Se dice di no, gli chiedo se vuole che lo prenda in braccio; e lo porto in un posto dove può vedere il ventilatore, ma senza che sia troppo vicino.

C'è una fioriera (mio figlio la chiama la scatola di terra) sul lato opposto della ventola. Se la ventola era accesa, era solito rifiutare quando gli proponevo di giocare nella "scatola di terra". Era troppo spaventato perfino per passarci davanti.

Ora, se ci sono anch'io, ci passa davanti per arrivare alla fioriera; e ha iniziato a parlare più liberamente della ventola.

"La ventola gira!"

La sua curiosità lo sta aiutando a trovare il suo senso di sicurezza rispetto alla ventola dell'aria condizionata.

È un processo serio e importante per lui, anche se è "solo una ventola" per noi adulti.

#5. Proteggi il senso di sicurezza dei tuoi bambini

Questo è lo stesso approccio che uso per tutte le situazioni in cui sento mio figlio timoroso.

Non c'è bisogno di avere fretta e spingerlo in situazioni che minerebbero il suo senso di sicurezza; perché a lungo termine, non farebbe altro che rendere la paura una sensazione ancora più spiacevole per lui da sperimentare.

Voglio che sappia che può lavorare con la sua paura, che non deve essere sopraffatto dalla paura.

Lascia che i tuoi bambini abbiano paura

Un'ultima domanda, Emilie. Noi adulti siamo cresciuti in un modo che ci ha portato a disconnetterci da noi stessi e dal nostro corpo. Tra l'altro, è per questo che hai creato la tua attività, giusto? Ricostruire questa fiducia e questo allineamento dentro di noi non è un lavoro facile. Cosa possiamo fare, mentre siamo ancora in cammino verso una migliore comprensione di noi stessi, per aiutare i nostri figli a crescere in modo più "connesso"? (E ovviamente non sto pensando a internet ;))

will-o-connessione
Trova la connessione dentro di noi. Foto di Will O su Unsplash

Riconnetterci alle nostre sensazioni in 3 domande

Ah ah ah... molto intelligente, Clio!

Per me funziona sforzarmi di rispondere alle seguenti domande in modo consapevole nel corso della giornata:

  1. Come si sente il tuo corpo?
  2. Cosa pensi che ti dica quella sensazione?
  3. Come puoi rispondere in modo gentile e rapido al messaggio?

La maggior parte di noi adulti ha perso il contatto con quello che proviamo! E poiché abbiamo perso il contatto con quello che sentiamo, non possiamo nemmeno rispondere alle altre domande.

Molti adulti finiscono per sapere molto poco di se stessi. Provano un sacco di dubbi perché non si rendono conto dei messaggi brillanti che il loro corpo sta loro inviando; e non si danno la possibilità di rispondervi.

Mi pare importante insegnare ai nostri bambini che le loro sensazioni fisiche sono preziose; perché i nostri pensieri, sensazioni e comportamenti sono tutti intrecciati insieme.

Le sensazioni dei nostri figli saranno la radice del loro benessere, della loro esperienza emotiva e della loro intuizione.

Più diamo l'esempio ponendoci queste domande e cercando di darvi una risposta, più i nostri figli potranno avere fiducia in noi e fiducia in se stessi. "Come si sente il tuo corpo? Cosa pensi che ti dica quella sensazione? Come puoi rispondere gentilmente e rapidamente al messaggio?"

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

La vita è fatta di continui cambiamenti, lo sappiamo; alcuni voluti, altri meno; alcuni importanti, altri impercettibili. Iniziare la scuola elementare, cambiare paese o città, accogliere un nuovo membro della famiglia.. Sono solo alcuni tra i cambiamenti che i nostri bambini possono dover affrontare.. Spesso, a causa delle nostre scelte. Come guidarli attraverso il cambiamento? Con sicurezza e fiducia, anche quando ci siamo attanagliati dai dubbi?

aiutare-bambini-cambiamenti-nuova-scuola
Foto di Cel Lisboa su Unsplash

Preambolo per genitori sensibili: gestire i cambiamenti a partire dal senso di colpa

Qualche mese fa, ho deciso di entrare a far parte di un'associazione locale che promuove l'allattamento al seno.

Avendo allattato entrambi i miei figli, e attraversato fasi più o meno complicate, pensavo di essere sufficientemente preparata.

Mentre leggevo un po' del materiale della formazione, un pensiero mi ha attraversato con forza. Uno di quei pensieri malefici che a volte si insinua dentro di noi.

"Hai sbagliato tutto."

Sai quei momenti in cui il senso di inadeguatezza ti assale? Quando pensi di essere un pessimo genitore e di aver rovinato per sempre i tuoi figli perché non sei stato perfetto, e all'altezza?

Lo sappiamo tutti, a parole, che la perfezione non esiste, che facciamo del nostro meglio eccetera. Ma poi ci sono quelle rivelazioni profonde che ci fanno ribaltare dalla sedia.

Il mestiere del genitore è così difficile perché non c'è un libretto di istruzioni o una ricetta magica. Non sappiamo se quello che facciamo è giusto, e quando lo scopriamo, è comunque spesso troppo tardi.

E trovo che una delle situazioni che lascia adito al maggior numero di dubbi e di lambiccamenti cerebrali sia la gestione dei cambiamenti.

Le scelte dei genitori e i cambiamenti per i bambini

Avremo fatto bene a fargli cambiare scuola? E se poi non riesce ad ambientarsi e rimane da solo tutta l'adolescenza?

Come la prenderà ora che lavoro a tempo pieno?

Secondo te avremmo dovuto aspettare ancora prima di cambiare casa?

E se non accetta la sorellina e tenta di ucciderla dalla gelosia?

Infine, visto che siamo in tema: e quando va dal nido alla materna? O alle elementari?

Per non parlare di quei cambiamenti dolorosi non solo per i bambini, ma per noi adulti, come un lutto o una separazione.

Abbiamo appena visto come le routine siano fondamentali per l'equilibrio mentale dei bambini, ma allora come fare ad accompagnarli attraverso il cambiamento? Come guidarli con sicurezza, senza lasciarci (troppo) invadere da tempeste ormonali e sensi di colpa?

Cambiamento subìto o cambiamento scelto?

Il cambiamento, sia che lo vediamo come una novità entusiasmante o come un'incombenza spaventosa, richiede molta energia.

Parte del processo di adattamento dei nostri figli a una situazione nuova consiste proprio nell'infonder loro un po' della nostra energia. Ecco perché, per noi, è così faticoso.

È come quando decidi di lanciarti in una nuova sfida: l'eccitazione ti sostiene, nonostante l'apprensione.

Il motivo che ti ha spinto a scegliere ti sostiene.

Più difficile, invece, quando il cambiamento viene imposto. Per i bambini, quasi qualunque cambiamento è imposto; siamo noi, nella maggior parte dei casi, a scegliere per loro, ed è normale che sia così.

aiutare-bambini-cambiamenti-inizioIn qualche modo dobbiamo essere grado di trasferire ai nostri bambini quell'energia che a noi viene dalle ragioni che hanno motivato la nostra scelta, per accompagnarli attraverso le diverse fasi del cambiamento.

Le fasi della nostra reazione al cambiamento

La prima volta che ho sentito parlare della "curva del cambiamento" stavo seguendo un corso di formazione, e stavamo per trasferirci in Germania.

Sembrava un concetto misterioso, ma in realtà altro non è che la teorizzazione di quegli alti e bassi cui tutti andiamo incontro quando qualcosa di significativo nella nostra vita cambia.

La teoria è stata elaborata dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross in seguito al suo lavoro con pazienti che avevano subito un lutto o un grosso cambiamento imprevisto.

Si tratta di meccanismi di difesa che mettiamo in atto per superare uno stravolgimento nella nostra vita, e quindi si presta per analizzare anche le reazioni di fronte al cambiamento in qualsiasi altra situazione - Poiché qualsiasi cambiamento implica, in piccolo o in grande, rinunciare a qualcosa e quindi elaborare una sorta di lutto.

Le fasi alle quali si va incontro rappresentano le emozioni tipiche che ci attraversano, e che possono durare più o meno a lungo a seconda del nostro carattere e del cambiamento che affrontiamo:

  1. Sorpresa
  2. Rifiuto
  3. Rabbia
  4. Depressione
  5. Apertura a nuove esperienze
  6. Accettazione

Conoscere il cambiamento per affrontarlo

Ho trovato interessante osservare le mie proprie reazioni durante entrambi i nostri traslochi, e notare come in effetti io abbia attraversato, con durata e modalità diverse, tutte le fasi. Per esempio, una volta rientrata nella mia vecchia casa, nonostante conoscessi bene l'ambiente, ho comunque avuto dei momenti di stizza per delle piccole cose che mi mancavano.

Come non trovare il tipo di cereali cui mi ero abituata in Germania. E dei momenti di tristezza.

Conoscere la teoria non ha cambiato le mie sensazioni, ma mi ha permesso di esserne consapevole e dar loro un senso - solo quando riusciamo ad attraversare e uscire dalle fasi "negative" possiamo integrare il cambiamento come qualcosa di positivo.. E aiutare i bambini a fare lo stesso.

Si dice che i bambini si abituino molto più in fretta, e in parte trovo che sia vero: crescono e cambiano così rapidamente, e sono così ancorati al loro presente.

Passano comunque anche loro attraverso queste fasi e hanno bisogno più di noi di punti di riferimento (le famose routine) proprio per la loro maggior difficoltà di astrazione e di proiettarsi nel futuro.

Come fare per guidare i nostri bambini attraverso i cambiamenti?

Subito dopo il nostro trasferimento, mio figlio ha avuto un periodo in cui era profondamente arrabbiato con noi genitori.

È stato difficile anche per noi da affrontare, perché naturalmente le sue esplosioni di rabbia erano slegate dal contesto.

Non si arrabbiava cioè per dirmi che non gli piaceva la nuova scuola, ad esempio; ma perché gli imponevo di lavarsi le mani.

Riconoscere le sue emozioni e allo stesso tempo porre dei limiti alle sue reazioni incontrollate è stata una bella sfida!

Ecco le lezioni che ne ho tratto e che spero mi aiuteranno adesso che mia figlia maggiore inizia una nuova scuola.

aiutare-bambini-cambiamenti-accogliere-le-loro-emozioni
Capire e accogliere le emozioni dei bambini non è cosa facile.. Foto di Pan Xiaozhen su Unsplash

#1. Bambini e cambiamenti: Accogliere i loro sentimenti

Emozioni e sentimenti sono impulsi inevitabili, naturali e vitali. È l'azione che scegliamo in reazione alla loro manifestazione che può essere catalogata come "buona" o "cattiva".

Questo è il mantra che ripeto ai miei bimbi durante le loro "crisi".

Per i bambini è importante che li guidiamo a riconoscere queste emozioni, perché loro sentono solo una grossa tensione interna che non sanno reprimere o controllare. In questi mesi, mia figlia ha alternato tutte le possibili emozioni:

  • eccitazione e curiosità, anche orgoglio per il fatto di esser diventata una bambina grande che va a scuola e avrà i compiti

  • rabbia, per il fatto di dover accettare anche delle cose che non le piacciono - ad esempio, il fatto che non sarà più insieme a suo fratello

  • paura, di fronte a un nuovo ambiente che ancora non conosce

  • tristezza, di dover lasciare il suo vecchio piccolo mondo in cui aveva trovato il suo posto.

"Hai paura, lo capisco, sarà tutto nuovo. Anche io avevo paura quando ho cominciato la scuola. Ma ricordi quando siamo tornati qui e hai cambiato scuola? Anche allora era tutto nuovo, eppure in pochi giorni ti sei trovata bene. Come ti eri sentita allora?"

Potrebbe interessarti anche: Perché accettare le emozioni dei bambini ti renderà un genitore più sereno

#2. Bambini e cambiamenti: Spiegare cosa succede, ma non troppo

Ricordo con stupore alcune amiche che mi dicevano che non volevano sapere nulla in anticipo del parto, perché metteva loro molta ansia; mentre io avevo voluto sapere il più possibile per sapere cosa aspettarmi, e non arrivare impreparata.

Ognuno di noi ha un approccio diverso rispetto al futuro, che oscilla tra la curiosità e la paura; tra il bisogno di controllo e quello di vivere "ogni giorno la sua pena".

Coi bambini è un po' lo stesso. Quando stavamo per traslocare dalla Germania, avevo spiegato talmente nei dettagli cosa avrebbero dovuto aspettarsi i miei figli dalla nuova scuola in Francia, che nonostante i miei toni volutamente entusiasti, li avevo terrorizzati.

I bambini, soprattutto prima dei 7-8 anni, fanno fatica a proiettarsi nel futuro - per non dire che proprio non sanno cosa sia.

Dar loro un quadro di riferimento, una sequenza di eventi perché sappiano cosa aspettarsi li aiuta a non perdersi; esagerare con dettagli che non riescono ad immaginarsi non fa che alimentare le loro paure. Meglio lasciar perdere.

#3. Bambini e cambiamenti: Mantenere il più possibile la routine

Quando tutto cambia, sottolineare quello che resta invariato aiuterà i bambini a sentirsi sicuri e in controllo della situazione.

Può essere un rituale familiare che avete instaurato, le abitudini di mattina e sera che avete costruito insieme. Pensa a metterci un po' di più l'accento per qualche tempo.

Potrebbe interessarti anche: a cosa serve la routine e perché i bambini ne vanno matti

#4. Bambini e cambiamenti: Ricominciare e ripetere finché necessario

Non faremo mai tutto giusto come genitori, e anche se lo sappiamo, renderci conto di aver sbagliato coi nostri figli può far molto male.

Non c'è una ricetta miracolosa né una bacchetta magica; ma la costruzione di una relazione tra esseri umani imperfetti ma che si vogliono bene.

aiutare-bambini-cambiamenti-futuro
Autorizzarci a sbagliare ci permette di accettare il rischio e andare avant con coraggioi..
Foto di Jessica Podraza su Unsplash

Penso che più di ogni altra cosa, i bambini hanno bisogno della nostra presenza affettuosa, della nostra sicurezza in un mondo in cui ancora non sanno muoversi da soli.

Non c'è altra risposta giusta se non il fatto di essere sempre là per loro, con le modalità che sono proprie a ciascuno di noi.

E questo è, credo, il modo migliore per guidare i nostri bambini attraverso i cambiamenti che si troveranno, inevitabilmente, ad affrontare.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.


Hai bisogno di una mano a capire i bisogni di tuo figlio e a provare a mettere in pratica i consigli suggeriti?

Prenota un incontro conoscitivo gratuito con me a questo link!

Vedremo insieme se e come posso aiutarti in modo più approfondito e personalizzato.

Corri sempre, ti stressi. Ti piacerebbe fare molto di più con i tuoi figli; attività divertenti per far imparar loro cose nuove. Ma ci vuole tempo per organizzare, e molte energie. Il poco tempo che hai per le attività coi bambini ti pesa.. E se per trovarlo, il tempo, un nuovo punto di vista potesse aiutare?

attivita-bambini-poco-tempo-pedagogia-slow-perfezione
Lasciarsi ispirare senza farsi stressare... Foto di Nicola Fioravanti su Unsplash

Un'intervista con Méline DUTRIEVOZ-BOYER, direttrice d'asilo, educatrice, formatrice, consulente per genitori e mamma di 3 bimbi

La frustrazione di quando vuoi fare troppo.

A volte i miei bambini tornano a casa con i loro piccoli progetti scolastici. Sembra che in poco tempo, i bambini riescano a fare delle attività così carine, e ne sono così orgogliosi!

Mi piaceva tanto fare questo tipo di attività quando ero bambina io, ma ora chi ha il tempo?

Ecco, è quando parto con questi pensieri che sento inevitabilmente arrivare l'ondata inutile di frustrazione.

Come mai non riesco a trovarlo, il tempo, anche se poco, per fare queste benedette attività con i bambini?

Internet poi è terribile. Pletore di articoli del tipo: "Come creare da zero la cameretta dei bambini con materiali di recupero in 5 semplici step. Per le più belle attività creative e artistiche con i bambini, in poco tempo e senza una grande organizzazione!"

Sogno, e poi vado a prendere tutto l'occorrente.

Ma non so come mai, a casa nostra non funziona.

In primo luogo, perché non ho mai quello che serve per l'attività in questione, ed ecco che devo organizzarmi per andare a cercarle in almeno 3 negozi diversi.

E poi, quando finalmente arriviamo a ritagliarci una mezz'ora tutta per noi, i miei figli non ne vogliono sapere di seguire le mie istruzioni e fare la bella casa di cartone della foto..

Giù discussioni, loro se ne vanno a fare altro, la pittura si rovescia per terra e passo il resto del tempo a pulire. Scoramento totale.

Succede anche a te?

Una nuova visione delle attività con i bambini. Anche se in poco tempo.

È a pochi mesi da queste riflessioni ricorrenti che incontro Méline DUTRIEVOZ- BOYER.

Méline è la direttrice di un asilo di Grenoble, formatrice e consulente per genitori, e fondatrice del concetto di "pedagogia lenta" (Slow Pédagogie).

Il sorriso caldo, le idee chiare; chiacchierare con lei mi dà una spinta energetica e una visione molto più precisa di ciò che può voler dire una filosofia educativa positiva, aperta e concreta che riunisca lo sviluppo del bambino con la semplicità per il genitore.

"La pedagogia lenta consiste nel permettere al bambino di assaporare le sue scoperte in modo che si integrino in lui come belle esperienze."

Attività coi bambini in poco tempo e l'approccio della pedagogia lenta

Méline, il tuo approccio di "pedagogia slow" mi ricorda un po' la pedagogia Montessori, dove i genitori e i professionisti della prima infanzia sono incoraggiati a lasciare che il bambino impari, esplori e si sviluppi al proprio ritmo e in autonomia. Ci sono altri elementi di contatto tra le due pedagogie, e quali sono invece le differenze?

La pedagogia Montessori incita a organizzare le attività del bambino sotto forma di atelier o laboratorio, a cui il bambino è libero di partecipare, ma che sono comunque inquadrati, con materiali specifici, un tempo dedicato e così via.

L'approccio che ho chiamato "Lento" è piuttosto una filosofia in cui le attività con i bambini non sono pre-costruite, ma si inseriscono come parte integrante della vita quotidiana.

Si tratta di praticare la vita, insieme.

attivita-con-bambini-poco-tempo-cucina
Se accettiamo di lasciare che il bambino cresca con noi..

Recuperare il piacere nelle attività con i bambini anche se il tempo è poco

Capita proprio a fagiolo! Io parto dalla constatazione che i genitori spesso hanno poco tempo per gestire tutto; e talvolta covano la frustrazione di non poter dedicare abbastanza tempo di qualità ai propri figli.

Allo stesso tempo, così abituati a correre sempre, a volte non riusciamo a lasciare che il bambino faccia da solo, ad aspettare i suoi tempi, seguire i suoi ritmi; abbiamo la tendenza a voler organizzare tutto. Quali sono i passi che possiamo seguire per integrare questi concetti e riscoprire un tempo da passare piacevolmente con i bambini?

Penso che prima di poter parlare di "passi da seguire", per comprendere e integrare questo approccio dobbiamo pensare al modo in cui guardiamo sia alla definizione di sviluppo del bambino, sia al nostro ruolo di educatori; dobbiamo cioè:

  1. Cambiare la nostra prospettiva su ciò che è momento "speciale"

  2. Accettare che la nostra visione del gioco sia diversa da quella del bambino

  3. Prendere in considerazione le inclinazioni e gli interessi naturali del bambino in base all'età.

Potrebbe interessarti anche: 8 segreti per rendere felici i bambini

Fase #1: Allora come cambiare la nostra visione su ciò che è speciale, Méline?

Chiedendoci : "Qual è il miglior ricordo che hai della tua infanzia?"

Capita raramente che qualcuno risponda parlando di giocattoli ricevuti o di qualcosa di eclatante.

Il più delle volte si tratta di bei momenti trascorsi insieme, in famiglia: la pasta fatta in casa al pranzo di domenica con la mamma, storie lette e rilette in un angolino insieme ai nonni, o di quella volta che il papà ha insegnato ad andare in bicicletta.

Siamo noi genitori che, da adulti, perdiamo la connessione con questi ricordi e ci creiamo invece delle aspettative enormi su cosa fare insieme.. Forse per compensare il poco tempo che abbiamo per le attività "normali" coi bambini.

Ai nostri occhi, perché un'attività sia piacevole, deve anche essere speciale, straordinaria. E produrre, nel caso delle attività artistiche o creative, un oggetto esteticamente perfetto.

Solo che per un bambino sono straordinari, ad esempio:

  • trasformare lenzuola e tavolo della cucina in una capanna mentre fuori piove;

  • raccogliere sassi, pezzi di corteccia, bastoncini e foglie durante una passeggiata al parco, per trasformare il contenitore di plastica nascosto sotto il letto in una foresta magica;

  • O fare una battaglia di solletico sul divano. Con i genitori.

attivita-bambini-oggetti-quotidiani-poco-tempo
Anche ciottoli e conchiglie possono diventare un gioco che fa scoprire il mondo

 

Ecco perché la pedagogia lenta è un approccio, non un metodo.

È soprattutto un modo di vedere le cose; e per poterlo applicare, il genitore sceglie di cambiare le lenti attraverso cui guarda il mondo, e trovare il lato divertente, interessante e speciale anche nelle attività e negli oggetti più normali della sua vita quotidiana.

Fase #2: Come fare per accettare che la nostra visione del gioco sia diversa?

Quando tuo figlio ti chiede attenzione, non ti è mai capitato di dire:

"Aspetta che finisco di fare.. (la cena, i piatti, ecc.) e poi vengo a giocare con te"?

Nella nostra concezione del mondo, e nella nostra cultura più in generale, il gioco è un'attività inferiore, meno importante delle attività reali dell'adulto, per non dire una perdita di tempo.

Quando guardiamo un bambino che gioca, non sempre vediamo che sta affinando le sue capacità motorie, sviluppando nuovi pensieri, costruendo le strutture verbali e la visione del suo mondo interiore.

Nel suo cervello, è un'esplosione di connessioni, eppure vediamo solo "un gioco da bambini".

Abbiamo anche tendenza ad equiparare il "gioco" con il "giocattolo".

Ma per il bambino, giocare è semplicemente imparare e praticare la vita.

Non hai mai visto un bimbo tutto felice di passare lo straccio, o di mescolare uovo e farina?

attivita-con-bambini-pedagogia-lenta-poco-tempo-gamma-e-fantasia
Quando le cose sono sistemate in modo ordinato e organizzato, c'è più spazio all'immaginazione.

Non è un dovere o un lavoro, ma un modo per sentire l'appartenenza alla sua famiglia attraverso l'imitazione, per capire il suo mondo; e lo fa per puro piacere: gioca, vive.

Naturalmente, questo modo di "giocare" è, da un lato, molto più semplice perché è integrato nella nostra vita quotidiana, inscritto tra le cose che già facciamo.

.. e come includerla nella nostra routine?

D'altra parte, implica che il genitore accetti di includere il bambino nelle sue attività adulte, prendendo il rischio che ci vorrà molto più tempo e attenzione da parte sua.

Questo richiede un altro sguardo alla nozione di tempo: si tratta di investire molto più tempo oggi, in modo da guadagnarne domani; quando i nostri bambini, praticando la vita con noi ogni giorno, avranno imparato a fare molte cose, da soli.

Mio figlio che ha 4 anni, ad esempio, ha sempre seguito suo papà durante i lavoretti di bricolage. Certo, c'è voluta molta pazienza perché bisognava adattare gli strumenti e le cose che poteva fare senza farsi male, ma adesso se gli chiedo di svitare una vite col cacciavite ne è capace. E mi può aiutare concretamente in casa.

Mi viene spesso in mente l'esempio dell'imparare a mettere le scarpe, perché siamo sempre di corsa la mattina e la tentazione di farlo noi al posto loro è forte.

Ma alla lunga, se continuiamo a fare noi, ci ritroviamo con bambini di 6, 7 anni che non sono ancora capaci di mettersi le scarpe da soli.. Un investimento di tempo all'inizio, nella fase in cui i bimbi hanno sete di indipendenza e far da soli, ci fa "guadagnare" tempo più tardi.

attivita-con-bambini-partecipare-poco-tempo
Le pulizie sono un bel gioco agli occhi dei bambini!

Fase #3: Cosa vuol dire prendere in considerazione le naturali inclinazioni dei bambini?

Se i bambini di 4, 5 anni e oltre si lanciano molto volentieri in giochi di ruolo, dove "fanno finta di..", ai più piccoli piace essere nella realtà di ciò che li circonda.

Vogliono aiutare, contribuire e fare come facciamo noi, in modo molto naturale.

Perché allontanarlo invece di approfittarne? Una volta che poniamo le condizioni per cui il bambino sia in sicurezza, possiamo costruire l'attività da fare insieme semplicemente facendogli fare la stessa cosa che facciamo noi, adattandola alla sua fase di sviluppo.

Un bambino di 18 mesi può benissimo versare farina, pasta o semola da una ciotola all'altra, mentre a 3 anni può tagliare una zucchina o sbucciare una carota con gli strumenti adatti.

Per non parlare dell'aspirapolvere e della scopa, che sono generalmente molto popolari tra i bambini dai 2 ai 4 anni.

Lasciate che si entusiasmino, senza distorcere quella visione con l'immagine che ne abbiamo noi adulti.

E se tuo figlio fosse più grande e tu stessi scoprendo questo approccio solo ora?

Parte da quello che gli piace fare. Cerca la sua collaborazione là dove si trovano i suoi interessi. In seguito, riuscirà a trasporre queste abilità collaborative in qualcos'altro.

Ad esempio, se il tuo bambino ha 5-6 anni e non vuole più aiutarti con le pulizie di casa, ma sta imparando a scrivere e gli piace moltissimo. Puoi chiedere il suo aiuto per fare la lista della spesa, preparare le etichette della dispensa o dell'armadio, scrivere i biglietti di auguri, e così via.

Una volta capito che aiutare i suoi genitori gli piace, sarà più facile chiedere la sua cooperazione su altre cose.

Attività con bambini di età diverse

Quindi, come facciamo quando abbiamo figli di età molto diverse? In che modo questo approccio pedagogico ci permette di trascorrere del tempo di qualità con 2 (o 3 o più) figli allo stesso tempo?

Faccio ancora una volta una riflessione a monte.

Quando adottiamo questo approccio, che mira a sviluppare l'apprendimento del bambino attraverso il gioco, nella nostra vita quotidiana, vedremo che qualsiasi oggetto di uso comune può diventare un giocattolo:

  • i rotoli di cartone possono diventare piste per le macchinine,

  • tubi idraulici assumono un sacco di nuove forme,

  • per non parlare di tappi e bottiglie.

attivita-con-bambini-pedagogia-lenta-poco-tempo-materiali
Materiali al posto dei giocattoli. ma belli ordinati

Mentre quando si investe in giocattoli "tradizionali" che hanno un solo uso, ci si limita a una fascia di età abbastanza specifica, quando invece qualsiasi materiale diventa un giocattolo, ci si apre a un'evoluzione del suo uso.

Il bambino di 6 anni userà il cartone in un modo molto diverso da un bambino di 2 o 3 anni, eppure è sempre lo stesso oggetto.

Quasi qualsiasi attività può essere fatta insieme, ognuna secondo le proprie possibilità, dando solo delle sfumature diverse;

Inoltre, in questo modo, anche i litigi tra fratelli riguardo al possesso di un giocattolo sono limitati.

Naturalmente, non sto dicendo di vietare qualsiasi forma di giocattolo classico; ma di scegliere in base al numero di usi possibili: cubi di legno, figurine, biglie.. possono essere usati ogni volta in un modo diverso, e a seconda della fantasia del bambino.

Un pupazzo che salta fuori dal cubo, invece non farà altro che saltare fuori dal cubo.

Potrebbe interessarti anche: 8 cose da sapere sullo sviluppo sociale di tuo figlio

Attività con i bambini: con o senza giocattoli?

Infine, una domanda volutamente provocatoria: perché preferire questo approccio per il tempo trascorso insieme rispetto ai giocattoli "classici" prefabbricati?

Penso che non ci sia una soluzione giusta o una sbagliata, ma che stia a ogni genitore scoprire la differenza!

Dipende dal punto di partenza della riflessione.

Il genitore soddisfatto del tempo trascorso col figlio, non ha bisogno di rimetterlo in discussione.

Ma se sentiamo questa frustrazione che ci spinge a cercare soluzioni diverse, è là che questo approccio può risultare pertinente.

Spesso, questo tipo di giochi semplici, questo modo di condividere la vita quotidiana con i nostri figli ci ricorda la nostra infanzia, e i momenti di piacere di cui abbiamo conservato la memoria.

Se ti senti frustrato per il poco tempo trascorso coi bambini, e soprattutto il modo in cui lo trascorri, ho un consiglio: segui il tuo istinto, le tue sensazioni di piacere, i tuoi ricordi più belli.

Lascia stare quello che vedi sulle riviste o sulle pagine dei social.

Si tratta di cambiare la nostra visione su ciò che è ordinario e quotidiano, con solo un pizzico di semplicità.

Potrebbe interessarti anche: 3 attività creative per ripensare il tuo modo di essere genitore

attivi-con-bambini-lento-pedagogia-do-alone
Foto di su Unsplash

Risorse utili

Cosa serve per provare ad adottare questa filosofia anche a casa? Vuoi andare oltre con questo approccio? Ecco alcune risorse che possono essere utili!

L'elenco dei materiali consigliati da conservare a casa

Attenzione: per evitare che tuo figlio sparga una marea di oggetti dappertutto, limita le quantità che metti a sua disposizione. Porta sempre con te una scatola o un barattolo: terrà il tuo bambino occupato durante la passeggiata e a casa!

  • Cartoni
  • Rotoli di cartone
  • Bottiglie di tutti i tipi
  • Cubi di legno
  • Pupazzetti (ad es. di animali o personaggi)
  • Tappi
  • Spago
  • Tubi di gomma (tipo quelli da idraulico)
  • Tutto ciò che suscita la curiosità del vostro bambino durante le vostre passeggiate!

Siti web da visitare

Libri

Un paio di libri per riutilizzare il materiale che abbiamo in casa insieme ai bambini (link affiliati):

A cosa pensi se ti dico la parola "routine"? Qualcosa di prevedibile, da cui ogni tanto è bello evadere? O al contrario, a un'ancora di salvezza che ti protegge? E ti sei mai chiesto come mai quando tuo figlio era piccolo non sopportava neanche il più insignificante dei cambiamenti? Per i bambini, la routine è un'impalcatura mentale, una guida.. E se invece che una costrizione, vedessimo anche noi la routine come la base della libertà dei bambini?

bambini-e-routine-ragioni-dietro-un-bisognoMa perché i bambini sono quasi maniacali con le routine?

I bambini erano in vacanza dai nonni, quando una sera, mentre eravamo a cena, ha squillato il telefono.

"Puoi spiegare per favore a tua figlia che, anche se non è mercoledì, deve lo stesso fare il bagno e lavarsi?"

Respiro di sollievo: questa è ordinaria amministrazione!

"Mamma. Io ho cercato di spiegare alla nonna che i giorni del bagno sono mercoledì e domenica. Oggi è martedì, quindi io non voglio fare il bagno!"

Logica ineccepibile.

"È vero amore. Però adesso sei dai nonni, e non a casa. Le regole sono diverse."

"Sì, ma sei sempre tu la mia mamma. Sei tu che decidi."

Fregata.

"Certo, ma le mie sono regole che vanno bene quando sei qui a casa. Oggi sei andata a giocare tutto il giorno al parco, ti sei sporcata tanto. Non puoi andare a dormire così sporca. Facciamo così: visto che non è il giorno del bagno, ma devi comunque lavarti, perché non fai la doccia?"

Uff. Andata. Ma perché i bambini sono così legati alle routine? Voglio dire, lo so che serve loro a ritrovarsi nel tempo e nello spazio eccetera; ma mia figlia ha sei anni. A cosa le serve tutta questa rigidità? E come fare per capirla e aggirarla in modo da evitare crisi conseguenti?

#1. La routine dei bambini: Maria Montessori e il bisogno di ordine

Maria Montessori è stata tra i primi a teorizzare che i bambini hanno un "periodo sensibile" all'ordine.

Due postille prima che mi prendiate per matta:

  1. Crescendo, i bambini attraversano delle fasi che sono più o meno propizie a sviluppare una determinata abilità, o a manifestare un certo bisogno. Salvo eccezioni, non vuol dire che non possono farlo in altri periodi, ma che nella "finestra sensibile" sono più predisposti.

  2. L'ordine dei bambini non è il nostro. Per noi, ogni cosa al suo posto vuol dire che in giro non ci deve essere niente. Vuoto estetico. Per i bambini, significa che gli oggetti devono restare là dove loro si aspettano che siano.

bambini-e-routine-ordine-diverso
Ma le mie barchette sono a posto, mamma!

Per prenderla larga, tra i 6 mesi e i 6 anni i bambini hanno particolarmente bisogno di routine e ordine per raccapezzarsi.

Le routine sono, insomma, un punto di riferimento sia fisico che temporale; una base solida all'interno della quale si sentono liberi di muoversi in sicurezza...

E che a noi, ogni tanto, fa impazzire.

Come si sviluppa nei bambini il bisogno della routine?

Fin dalla nascita, i bambini si basano sulle loro esperienze per costruire la loro rappresentazione interna del mondo.

Naturalmente, non ce ne rendiamo per forza conto: ricordo che i primi mesi, c'erano delle volte in cui mia figlia detestava il bagnetto, e altre in cui squittiva di gioia.

Tutto sono andata a pensare:

  • la temperatura dell'acqua;

  • la paura dell'acqua che talvolta si manifestava di più in base alla stanchezza;

  • che avesse fame o sonno

  • o che semplicemente non ne avesse voglia in quel momento..

Mai mi sarei immaginata che protestasse perché non seguivamo una routine precisa: orario, prima o dopo cena, prima metto l'acqua o prima il sapone, sono io o il papà a lavarla e così via.

Secondo le osservazioni di Maria Montessori, molti bebè si agitano non appena invertiamo l'ordine nella sequenza degli avvenimenti.. ma noi non sempre riusciamo ad associare il loro pianto a un cambiamento nella routine, a meno che non sia una modifica grossa.

Potrebbe interessarti anche: 8 cose sulla teoria della mente che ti aiuteranno a capire tuo figlio

A partire dai due anni

È solo intorno ai due anni che i bambini imparano a crearsi delle immagini nella loro testa; a fare delle rappresentazioni mentali di quello che vedono.

Hanno bisogno, quindi, che quello che si sono rappresentati corrisponda perfettamente con quello che vedono con gli occhi.

Insomma, se mondo interiore e mondo esteriore non combaciano, sono persi.

Tutto questo mi affascina perché quando lo sai sembra così ovvio! Eppure, prima di leggerlo, ignoravo perché fosse così primordiale per un bambino che le cose si susseguano nello stesso ordine.

Ma in pratica succede questo: finché il bambino sta imparando a crearsi queste fotografie mentali, il suo cervello fa una fatica pazzesca.

Le routine lo aiutano tantissimo: gli evitano di dover ricominciare da capo nella costruzione di quell'aspetto della sua vita o del suo mondo.

Per noi è ovvio che vestirsi voglia dire togliere il pigiama, cambiare le mutande, infilarsi i calzini, i pantaloni e la maglietta. E tutto sommato, l'ordine con cui eseguiamo la sequenza può anche variare un po'.

bambini-e-routine-regole
Prima il calzino destro o quello sinistro?
Foto di Jisu Han su Unsplash

Per un bambino di meno di due anni, concettualizzare una sequenza di azioni così lunga è impossibile.. Una routine sempre uguale è un sollievo enorme.

Quando l'ordine non viene rispettato, il cervello dei nostri adorati bimbetti si riempie di ormoni dello stress.

Potrebbe interessarti anche: la serie sullo stress per genitori

#2. Le routine e lo spazio

Hai presente quando hai ospiti a casa, e inavvertitamente si siedono proprio al posto in cui di solito si siede tuo figlio?

Può essere una vera catastrofe.

Ecco, non è per forza un capriccio o un desiderio di controllo, un gioco di potere eccetera.

Di solito succede che il bambino vede la persona seduta sulla sua sedia:

"Quello era il mio posto!"

"Ma non è il tuo posto, tu adesso sei seduto qui, non c'è mica l'etichetta sopra! In questa casa, tutti condividiamo le cose.

"Ma sì mamma era il mio posto!"

E via di seguito, in un'escalation verso le urla.

Il fatto è che per i bambini, soprattutto tra i due e i tre anni, la sequenzialità e l'ordine nello spazio sono fondamentali.

Può anche essere che dicendoci "Quello è il mio posto" stia cercando di comunicarci la sua rappresentazione mentale.

Insomma, non è per forza una richiesta di ridar loro la sedia.

Può bastare riconoscere la sequenza delle azioni:

"Sì, tu di solito sei seduto in quel posto. Adesso invece là si è seduta la nostra amica e tu ti sei seduto qui vicino a me. Hai cambiato posto."

Descrivere la sequenza aiuta i bambini a ricostruire mentalmente l'ordine dello spazio e del tempo.

(E può evitare a noi di arrabbiarci inutilmente).

#3. Le routine e il tempo

Quante mattine ci siamo ritrovati davanti alla porta di casa, ovviamente in ritardo, con mio figlio che scalciava e urlava..

Perché gli avevo messo prima il calzino sinistro anziché il destro. O perché gli avevo messo i pantaloni prima dei calzini, orrore e tragedia!

A te non capitano queste scene apocalittiche?

Ho risolto chiedendogli sempre in che ordine desiderava che lo vestissi. (Perché io francamente non me lo ricordavo l'ordine giusto..ehm.. devo avere una capacità di astrazione molto forte).

In effetti, le routine sortiscono lo stesso effetto sui bambini che il fatto di lasciarli scegliere: controllo e padronanza della situazione. In un mondo che a loro ancora sfugge per buona parte.

#4. I bambini, le routine e le regole

Anzi, la routine può essere un prezioso alleato per farci obbedire:

Anziché dare ordini, possiamo elencare in sequenza le azioni da compiere che fanno parte della routine.

Inconsciamente, il bambino passa da uno stato passivo a uno attivo: anziché "subire" l'ordine, il bambino deve attivarsi per ricostruire la sequenza. Il che, per lui, è spesso un gioco piacevole!

Possiamo divertirci a creare delle filastrocche che elenchino in sequenza le azioni che compongono la routine- come lavarsi le mani, andare a dormire, mettere a posto eccetera.

7-8 anni e l'amore per l'ordine

Questa è un'età in cui la corteccia prefrontale si sviluppa tanto.

I bambini iniziano ad avere un'immagine più chiara di cosa sia il futuro, e poter fare delle anticipazioni, a programmare.

In questo marasma di nuove connessioni neuronali, le routine e l'ordine continuano a rappresentare un modo efficace di incanalare le energie dei bambini... se sappiamo come sfruttare la cosa a nostro favore.

I bambini di quest'età sono già capaci di "organizzarsi" da soli.

E le regole sono una parte fondamentale del tassello, in quanto strutturano, definiscono e permettono.

Se riusciamo ad implicare i bambini nella definizione delle regole e dell'ordine, saranno lieti di partecipare e seguirle; il fatto che "ogni cosa sia al suo posto" dà loro sollievo.

(Un po' come per noi adulti in fondo. C'è chi si entusiasma davanti a una tabella excel ben fatta, in fondo.)

Insomma, il modo per migliore per occuparli in una situazione nuova è quella di chieder loro di eseguire un compito, lasciando che decidano autonomamente come svolgerlo.

bambini-e-routine-tempo
Troppo disordine. CTR+ALT+CANC
Foto di Ray Rui su Unsplash

#5. Routine o flessibilità?

E dov'è lo spazio per la creatività, l'improvvisazione, il divertimento in tutto questo?

Possibile far convivere il bisogno di routine dei bambini con la nostra esigenza di "libertà"?

Instaurare delle routine non significa chiudersi rigidamente in uno schema immutabile.

Anzi: coi bambini, ho scoperto, la flessibilità è sempre vincente.

Le routine, per me, sono come la cornice di un quadro. Mettono in risalto, ma non definiscono quello che c'è dentro.

Se siamo attenti a seguire e sottolineare la sequenza di certi passaggi chiave, il bambino si sentirà sufficientemente sicuro per lasciare che introduciamo altri cambiamenti nella sua vita senza sentirsi in pericolo.

Quando abbiamo cambiato casa, il fatto che abbiamo continuato a seguire gli stessi rituali della buona notte, del cenare insieme eccetera hanno fatto sì che ci sentissimo "a casa", anche se in un contesto diverso.

È invece quando non c'è nessun ordine che scoppia il caos: difficile addormentarsi, obbedire a una regola, stare tranquilli se non c'è nulla di sicuro nelle nostre giornate.

Insomma, non c'è bisogno di rinunciare alle vacanze perché abbiamo dei bimbi piccoli; ma ricordarsi di rispettare certe sequenze fondamentali farà sì che ce le godiamo, anziché farle diventare un incubo.

Adesso sappiamo anche perché 😉


Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

Il 30 luglio 2018 ho pubblicato i miei primi articoli e iniziato un'esperienza di condivisione che mi ha cambiato. Prendere del tempo per guardare quello che mi era successo è stata, in primis, un'attività quasi terapeutica. A cosa serve riflettere all'essere genitore? In che modo la creatività può aiutarti a costruire il rapporto coi tuoi figli? Magari anche quando non ti consideri per niente una persona creativa.. Vedrai, è divertente!

riflettere-essere-genitori-creativi
Creativo, io? Foto di Alice Achterhof su Unsplash

Essere genitore prima di scrivere sul blog

A me capitava spesso di rientrare a casa dall'ufficio di corsa. Ci sdraiavamo per terra per giocare, i bambini pieni di quel bisogno entusiastico che hanno di vederci, sentirci vicini.

A volte mi arrabbiavo.

A volte non sapevo come reagire per farmi ascoltare.

Ma ho dimenticato la maggior parte dei dettagli. È come se ci fossero tante scene un po' sfocate sullo sfondo, e qualche dettaglio più luminoso. Come nelle foto che ti vengono male, e che poi ti dispiace perché sai che il momento è perso.

Mi ricordo, ad esempio, il conforto che provavo nell'abbracciare mia figlia, quando avevo passato una brutta giornata in ufficio.

Ricordo anche quando ho cambiato lavoro, l'eccitazione e la gioia di una nuova avventura: quando mi hanno telefonato per annunciarmelo, mi ero chiusa in cucina, e mia figlia piangeva dall'altra parte della porta, perché voleva raggiungermi. Era in braccio a papà che mi sorrideva quando sono uscita per dare la notizia.

C'erano ondate di gioia, entusiasmo, frustrazione, incomprensione, rifiuto, rigidità..

La mia terapia era la bici. Sempre, mentre andavo o tornavo dal lavoro, mentre pedalavo rimuginavo sulle frasi dette, sul carattere di mia figlia, sul mio voler stare con lei, su come fare a capirla, a capirmi.

Tutto un riflettere sul mio essere genitore, il peso del ruolo, il come assolverlo, come conciliare questo nuovo aspetto con il resto della mia vita.

Potrebbe interessarti anche: Le 4 lezioni che ho imparato lungo la strada verso una maternità più serena

Perché scrivere aiuta a prendere la distanza che serve per riflettere sull'essere genitore

riflettere-essere-genitori-blogging
Foto di Tim Gouw su Unsplash

Vedevo, naturalmente, altri genitori destreggiarsi con gli stessi problemi.

Il bello del mal comune mezzo gaudio, è che il problema diventa normale. Solo che questa normalità fa un po' da anestetizzante, e uno smette di lottare per trovare la soluzione.

Non voglio ripercorrere i motivi che mi hanno portato a iniziare il blog; quelli li trovate nella pagina corrispondente.

Scrivere mi ha aiutato a smettere di far girare i miei pensieri in spirali senza capo né coda, e a dare un senso alle mie osservazioni.

E se questo è un elemento mio personale, forse c'è qualcosa che può aiutare anche te a ritrovare leggerezza e la giusta distanza ai piccoli e grandi problemi che ti prendono in contropiede.

Cosa mi ha insegnato un anno di blog sull'essere un genitore

  1. Per ogni problema c'è una soluzione, che spesso è semplice ed evidente ma necessita di cambiare punto di vista;

  2. quando riesci a mettere da parte i pregiudizi, scopri che da chiunque hai qualcosa da imparare;

  3. il tempo è sempre relativo: saper rallentare a volte ci fa guadagnare più tempo di quello che pensavamo aver perso;

  4. per ricordare bisogna ascoltare; e per ascoltare davvero bisogna interrompere la voce nella nostra testa che tende ad anticipare quello che l'altro sta per dire;

  5. rabbia, frustrazione, inquietudine.. se pensiamo e ripensiamo all'episodio che le ha generate, non facciamo che attizzarle come il fuoco. Posarle da qualche parte per poi tornarci su quando ci siamo calmati permette di andare più in profondità;

  6. dietro la rabbia per qualcosa che i nostri figli hanno fatto, si nasconde spesso un'emozione primaria che non vogliamo vedere: paura? tristezza? Per scoprirlo, bisogna accettare che arrabbiarsi è una scelta non obbligata che dipende da noi, non dai bambini;

  7. mettere le cose sul ridere di solito aiuta.

Quali vantaggi a usare la creatività per migliorare la relazione coi tuoi figli?

riflettere-essere-genitori-benefici
La libertà della creatività
Foto di Alexander Dummer su Unsplash

Più osservo i bambini, e più mi accorgo che tutti noi abbiamo una parte creativa. In alcuni è più evidente, naturalmente. Ma tutti abbiamo un qualcosa che ci fa vibrare di entusiasmo, un'immagine che ci mette in movimento, che non è guidata da una logica o un pensiero puramente razionale.

Il vantaggio dell'attingere a questa parte creativa è che è piacevole. Dà energia e una gran soddisfazione, indipendentemente dal risultato.

Inoltre, proprio perché spontanea, va a pescare nel nostro incosciente e permette di portare a galla aspetti nascosti, che poi ci permettono di vedere in una luce diversa l'accaduto anche quando usiamo le lenti della razionalità.

È un esercizio, un allenamento. Ma ho riscontrato che la sua regolarità alleggerisce i problemi; ci rende, in parole povere e molto concrete, più sereni. Vuoi provare?

Le 3 attività creative che ti aiuteranno a riflettere sul tuo essere genitore

Ho scoperto che riflettere alle sfide dell'essere genitore è soprattutto un ripensare se stessi, che spesso e volentieri non è per niente facile.

L'ideale, secondo lo psichiatra infantile Daniel J. Siegel, è cercare delle attività che attingano a entrambi gli emisferi del nostro cervello..

In altre parole: l'ideale è provare tutte e 3 le attività, e mescolarle andando a cercare quello che ti piace di più.

#1: Scrivere e tenere un diario

riflettere-essere-genitori-scrivere
Scrivere, scrivere, scrivere ancora
Foto di Thom Holmes su Unsplash

La scrittura quotidiana ha virtù terapeutiche, sono in tanti ormai a sostenerlo.

Serve a imbrigliare i pensieri negativi su di sé per dirigerli in maniera più sana; a sentirsi più felici e soddisfatti, quando ci si concentra "sulle cose belle".

Martin Seligman, il papà della psicologia positiva, ha guidato diverse ricerche che hanno portato alla stessa conclusione: scrivere fa bene, in alcuni casi fa pure meglio!

Potrebbe interessarti anche: la gratitudine per ritrovare la tua energia positiva

#2: Fare foto che raccontino una storia visiva

riflettere-essere-genitori-foto
L'aspetto inatteso delle foto

Da quando scrivo, ho iniziato a scattare un sacco di foto; a guardare ai dettagli, alle sfumature, alle sensazioni dei colori.

A che serve, mi dirai tu?

Intanto, le immagini servono a "completare" le parole scritte perché richiamano il modo di processare le informazioni tipico dell'emisfero destro; laddove la scrittura si richiama fortemente all'emisfero sinistro.

C'è di più. Non cercare le foto "di posa", quelle in cui siete tutti in posizione ufficiale col sorriso.

Nel fare la tua storia visiva, cerca di scattare delle foto naturali, quelle in cui un bambino corre con il ghigno di chi sa di averla combinata grossa mentre il papà alza il dito con la fronte corrugata.

Vederti in una situazione "normale" coi bambini ti aiuterà a individuare certe posture, certi gesti; a notare il tuo linguaggio del corpo. Questo può darti delle indicazioni utili su come ti poni involontariamente davanti ai tuoi figli.

In Inghilterra usano addirittura il video per delle sequenze di terapia genitori-figli.

Mentre il genitore e il bambino giocano, il terapeuta li filma. Poi prende fotogramma per fotogramma, e mostra al genitore certe espressioni significative.

E apparentemente è molto utile, soprattutto per instaurare un rapporto i primi mesi di vita, quando il genitore ha difficoltà a interpretare correttamente i segnali non verbali del neonato e a rispondervi adeguatamente..

Non c'è bisogno di andare così sul tecnico eh?!

Ma prova a creare un album di foto che racconti il vostro quotidiano. Non c'è una ricetta precisa da seguire, se non quella di seguire l'istinto e divertirti!

#3: Il collage di immagini e parole per visualizzare

riflettere-essere-genitori-collage
Foto di Nicole Honeywill su Unsplash

Quest'ultima attività riassume le prime due, e si applica alla perfezione se non ti piace l'idea di lavorare con le vostre vere foto, o se non ami scrivere.

Prima di buttare via le riviste una volta che le hai lette, pensa a un episodio recente e passato significativo.

Cerca immagini e singole parole che lo descrivano, e fai il tuo collage, che sia sotto forma di poster, di libro, di disegno.. poco importa.

Se riesci a dare una regolarità all'esercizio, può diventare un libro di famiglia da condividere coi bambini; oppure può essere l'equivalente di un diario segreto.

O, ancora, puoi anche decidere di buttar via ogni volta la tua realizzazione.

Quello che ti servirà è il ricercare le sensazioni e le emozioni attraverso la carta; l'esercizio terapeutico sta tutto là.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Qual è la tua attività creativa che ti aiuta a riflettere di più e a vederci chiaro? Puoi raccontarlo nei commenti!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

  • Se riflettere sulla tua interiorità e quello che ti accade fa parte del tuo essere genitore nel quotidiano, ti consiglio caldamente questo libro di Daniel J. Siegel: approfondisce il ruolo delle nostre prime relazioni nel forgiare le nostre reazioni automatiche, e guida a come dar loro un senso e  invertire la rotta.

  • Il padre della psicologia positiva si considera un pessimista.. è il colmo ma la sua auto-ironia rende la lettura dei suoi libri un vero piacere, se vuoi approfondire il tema di come la creatività (tra le altre cose) ci rendono migliore la vita.

  • Qual è il valore terapeutico della creatività? Ce lo spiega l'arte-terapeuta Alexandra Karlsdorf

Dai, ma che titolo è mai questo?! Tutti sanno come riposarsi! Il difficile è saper lavorare, essere efficaci, produttivi in meno tempo.. Che bisogno c'è di spiegare ai genitori l'importanza del riposo e come metterlo in pratica? Perché riposo non vuol dire andare in ferie. Perché molti genitori, trovare il tempo e il modo di identificare i loro bisogni è talvolta un'utopia. Infine, perché il rischio, a non sapersi fermare, è troppo alto per essere ignorato. Allora, prendi i tuoi occhiali da sole, trovati un posto comodo e tranquillo, e continua a leggere!

guida-riposo-genitori
Siamo sicuri di saperci riposare?
Foto di Drew Coffman su Unsplash

Genitori, conosciamo il valore del riposo, ma non siamo capaci di riposare. Perché?

"Fantastico! Ho un giornata di ferie che mi avanza! Potrei approfittarne per tenere i bambini a casa, fare il cambio degli armadi, fare la spesa all'ipermercato e magari se mi avanza tempo, anche portare il gatto dal veterinario!"

"Sì, sono un po' stanca, stamattina i bimbi mi hanno tirato giù dal letto alle 5.. Allora cosa vuoi, loro si sono riaddormentati; noi ne abbiamo approfittato per riverniciare casa.."

"Ero proprio sfinita, sai, ma i miei amici ci tenevano davvero a fare quel giro in bici da 140 km.. Allora li ho accompagnati."

"Evviva il lunedì! Son state belle le vacanze eh? Ma dopo due settimane zaino in spalla, coi bambini che facevano i capricci perché non ne potevano più, io con le verruche ai piedi.. Meno male che ci sono solo una volta l'anno! Però i musei della guida li abbiamo visti tutti!"

Chi non si riconosce, almeno un po', in una di queste frasi?!

Io, a tratti, un po' in tutte!

Per qualche motivo, noi genitori abbiamo talvolta una buffa idea di cosa sia il riposo.

È un po' come se lo considerassimo un modo per recuperare quel modo di vivere che avevamo prima di avere figli..

Ignorando volutamente che, nel frattempo, tutto è cambiato: non solo le nostre energie e il tempo a disposizione, ma anche e soprattutto, bisogni e priorità.

Perché non siamo più capaci di riposare davvero?

Faccio, quindi valgo

Quando, per seguire mio marito in una missione all'estero, ho smesso di lavorare per un periodo, ho fatto una gran fatica.

Assurdo, no? Finalmente posso tirare il fiato e stare di più coi bambini!

Ma per così tanto tempo avevo associato il senso del mio valore al numero di cose che facevo.

Il fatto di aver un lavoro a tempo pieno, di fare sport, di vedere gli amici, di crescere due figli..e di essere ancora viva, in qualche modo mi faceva sentire più forte.

Il riposo era un premio meritato alla fine della giornata, e per me equivaleva a buttarmi sul letto e addormentarmi istantaneamente.

Come definirci allora, una volta che non facciamo?

C'è davvero bisogno di distruggerci per poter meritare il riposo?

Potrebbe interessarti anche: 5 frasi che devi smettere di ripeterti per stressarti di meno

Tutto è una priorità, niente lo è

riposo-genitori-priorita
Hai detto riposo? Non ho tempo. Foto di Phil Desforges su Unsplash

I nodi venivano al pettine quando dovevo scegliere; quando un'attività escludeva l'altra.

Era la paralisi assoluta! Prendo ferie per accompagnare mia figlia alla gita di classe o partecipo alla riunione?

Vado a pranzo con le colleghe o faccio il corso di kick-boxing in palestra?

Accetto l'invito a cena degli amici, o tengo la serata libera per stare con mio marito?

Dubbi amletici che mi toglievano il sonno.

Arrivavo a cercare di destreggiarmi tra soluzioni improbabili, come andare alla gita mezza giornata per poi correre alla seconda metà della riunione e nel mentre passare dalla palestra dopo aver afferrato un panino al bar in cui le colleghe avevano pranzato.

Nessuno era soddisfatto, ma la mia ansia era tenuta a bada.

"Non ho tempo! Non ho tempo!" mi piaceva ripetere. "Tutto è importante per me!"

Stai attenta. Se tutto diventa importante, vuol dire che niente lo è davvero.

La paura di deludere

Ma io non potevo scegliere di dire di no. E se l'altra persona ci rimane male?

Se gli amici non mi invitano più? E se le colleghe avanzano col progetto senza di me?

Quindi, a volte lasciavo per ultime le persone a me più vicine, perché ero sicura che invece loro avrebbero capito.

Non riuscivo a collegare tutto questo con quel senso di tristezza profonda e frustrazione che a volte mi prendeva, la sera, quando ero troppo stanca per giocare coi bambini.

O quando mi costringevo a fare qualcosa contro voglia, solo per far piacere; a scapito di un momento di tranquillità. Sempre più stanca, ma sempre più di corsa.

Quali sono i rischi a sottovalutare il riposo, genitori?

"Perché non ti siedi un po' sul divano?" mi chiedeva mio marito.

"A fare cosa?" rispondevo io.

"Niente. A stare qui con me. A goderci un po' di riposo."

Aveva ragione, naturalmente. Ma mi ci sono voluti anni per accorgermi che non era noia, quella che mi faceva saltare su come una molla.

riposo-genitori-noia
Noia? Non la conosco. Foto di Vincent Van Zalinge su Unsplash

Era l'inquietudine, il senso di inadeguatezza che derivava dal non essermi mai presa il tempo per capire cosa fosse davvero importante per me.

Corrono dei rischi, sai, quei genitori che ignorano il bisogno di riposo.

#1: Peggiora la qualità delle relazioni

Faccio un piccolo esempio.

La mamma si affanna in giro per casa. Un bimbo in braccio, un altro nel bagnetto. La cena in forno, con la mano libera si affanna a svuotare i sacchi della spesa.

Dall'altra parte della stanza, il papà è seduto sul divano, con gli occhi chiusi.

"Ma non vedi che c'è da fare? Perché non vieni a darmi una mano! Sono sempre io che devo fare tutto, non ne posso più!"

"Tesoro, ho bisogno di dieci minuti per ricaricarmi. La giornata è stata molto difficile. Se lasci tutto così com'è, dopo cena metto io via tutto."

riposo-genitori-compiti
Quei doveri che mettiamo sempre prima del riposo.. Foto di Jennifer Burk su Unsplash

Tu cosa vedi?!

Io vedo una persona che ha imparato a identificare i suoi bisogni e a saper dar loro importanza; e una persona che invece arriva a sfinirsi.

Qual è il rischio a non sapersi fermare quando ce n'è bisogno? Risentimento. Incapacità a esprimersi in modo costruttivo e rispettoso.

#2: Fatica ed esaurimento

È il circolo vizioso che si installa: corsa perenne, tensione immanente.

  • Più corriamo, meno siamo in grado di ascoltare i nostri bisogni e quelli di chi ci sta intorno;

  • più ci distacchiamo dai nostri bisogni, più ci sentiamo frustrati e insoddisfatti;

  • e più ci sentiamo insoddisfatti, più cerchiamo di riempire le giornate con altro.

La fatica aumenta, la ruota gira.

Non sempre è così drammatico, sia chiaro! Ma il vecchio detto "Prevenire è meglio che curare" ha ancora una sua validità.

#3: Si perde di vista cosa è importante

Perché per capire a cosa teniamo davvero, c'è bisogno di spazio. Di silenzio, di nulla.

riposo-genitori-spazio-e-silenzio
Riposo, spazio e silenzio Foto di Greg Rakozy su Unsplash

Non ti ho ancora convinto che i genitori hanno bisogno di riposo?

La guida al riposo dei genitori

Allora, genitori in vacanza, cos'è il riposo?

Posto che non è semplicemente non andare a lavorare, o stare sdraiati in spiaggia.

Riposo è svuotare la mente e riconnetterci a chi siamo, oggi, adesso.

È essere pronti a osservare quello che i nostri occhi vedono, senza partire per la tangente.

Riposo è soltanto esserci, prendersi il lusso di fare attenzione alle sensazioni del corpo, alle curve dei nostri pensieri; e anche alla fronte corrucciata di nostro figlio mentre fa le costruzioni, o ai muscoli tesi sul collo del nostro compagno quando ride.

Potrebbe interessarti anche: 8 segreti per far felici i bambini

#1. Hai il diritto di non fare niente

Spesso associamo il riposo a piccoli piaceri come leggere un libro, o fare sport, o prendere un aperitivo con gli amici.

Tutte attività nobilissime e riposanti, ne convengo.

C'è solo un limite: continuiamo a tenere la mente occupata da un'attività all'altra.

Ma per renderci conto di come stiamo, di che pensieri abbiamo su noi stessi.. c'è bisogno di fermarci.

Solo allora, nel non fare niente, possiamo ascoltarci.

L'autore del libro che sto leggendo, uno psichiatra francese, rivela che questo è addirittura il primo passo per migliorare la propria autostima.

Solo nel silenzio riusciamo a fare attenzione ai nostri pensieri, e solo così, a captare quei discorsi automatici un po' negativi che talvolta ci portiamo dietro..

Potrebbe interessarti anche: per migliorare l'autostima dei tuoi figli, prova prima a lavorare sulla tua

#2. Ascolta i segnali del tuo corpo

Se guardi bene, quel mal di gola che non ti passa; la tensione al collo e alle spalle che ti prende in certi momenti; i mal di testa di fine giornata..

Sono forse puramente casuali. O forse no.

Resta vero che prestarvi attenzione può darci delle indicazioni preziose su cosa sia davvero in linea con quello che è importante per noi, e cosa invece no; e anche se stiamo tirando troppo la corda..

E a guardar bene, forse anche i "mali di pancino" di tua figlia hanno qualcosa da dire.

#3. Connettiti alla natura anziché a internet

riposo-genitori-connessione
Foto di Timothy Eberly su Unsplash

Ho iniziato a vederne i benefici grazie ai bambini.

"Guarda mamma! Una coccinella!" esclama mio figlio estatico. Ed è capace di restare a fissarla, a seguirne i movimenti per un sacco di tempo, mentre io inizio a innervosirmi "dai amore, andiamo?!"

Ma poi ho iniziato a guardare. A fargli notare io stessa quando c'è la luna. O a osservare i colori brillanti dei fiori.

E tra parentesi, tutto ciò è molto pratico durante i lunghi viaggi in macchina, quando siamo stufi di ascoltare per la ventesima volta di fila "Il pulcino Pio".

"Guarda che belli i campi di lavanda!"

E mentre mi sforzo di trovare delle cose belle su cui possano focalizzare l'attenzione, vedo dettagli che prima mi sfuggivano.

È sciocco sorridere davanti a un prato pieno di papaveri?

O entusiasmarsi per un buffo uccello posato sul dorso di un cavallo bianco?

Forse. Intanto, però, il sorriso mi ha fatto bene. E spero che insegnerà ai bambini a considerare la natura con amore, come parte di sé.

Potrebbe interessarti anche: 5 semplici gesti per ritrovare l'energia positiva

#4. Ai tuoi figli basta la tua presenza

Non c'è bisogno di diventar matti per far fare loro l'ultimo progetto creativo che hai trovato su Pinterest.

Né di riempire tutte le giornate di uscite a scopo pedagogico, e programmare ogni minuto.

Mi sono ritrovata così tante volte a correre per un'ora in giro per casa per trovare gli accessori necessari; per poi impegnare i miei bambini per 5 minuti e mezzo e aver di nuovo su di me il loro sguardo interrogativo:

"Mamma, possiamo fare qualcosa insieme?"

A volte basta stare seduti vicini e osservarli mentre giocano o disegnano. La nostra attenzione nei loro confronti vale più di mille parole di incoraggiamento.

E ha, secondo me, gli stessi vantaggi di una seduta di meditazione.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Come fai tu a riposare? Qual è il tuo modo preferito per ricaricarti? Lascia un commento e racconta!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

  • Sto leggendo ora questo libro del francese Christophe André; se il tema principale, l'autostima, sembra a primo sguardo molto lontano dal tema del riposo, ti posso invece garantire che è da questa lettura che è nata l'idea. Solo quando impariamo a non fare niente, infatti, iniziamo a osservare i nostri pensieri, e a notare che sfumature prendano...

  • Devo leggere assolutamente "Quando il corpo dice no" di Gabor Maté: il prezzo che si paga a non voler ascoltare il proprio corpo e i segnali che ci manda..

  • I sintomi che ci suggeriscono che abbiamo bisogno di fare una pausa.. Questi valgono anche per i non genitori!

  • Cos'è il vero relax? Un test scientifico ce lo spiega.

2

Sai quando fai di tutto per arrivare presto a prendere i tuoi figli a scuola, pregustando il momento in cui ti correranno incontro per abbracciarti contenti? E pochi minuti dopo invece perdono le staffe per una minima cosa, e iniziano ad attaccarti e ad arrabbiarsi con te? Ma perché mai un figlio che ti risponde male? E come fare se non ti tratta come vorresti?

mio-figlio-risponde-male-che-fare
Aaahhhhh che nervosoooo!
Foto di Aaron Blanco su Unsplash.com

Mio figlio mi risponde male: la situazione tipica

Mi corre incontro appena mi vede, e mi salta in braccio con un gran sorriso.

"Mamma mamma! Guarda che bel disegno! L'ho fatto per te!"

Vorrei che quell'istante durasse ore; ma tutto gira veloce.

In quei primi momenti, nutro sempre l'illusione che il resto della giornata sarà magnifico, che tutto filerà in armonia e serenità.

Poi, basta un'inezia, un piccolo no a quale strada prendere tornando in bici, a quale merenda possiamo fare o a quale attività.

E inizia ad aggredirmi. A rispondermi male. Con un tono e un atteggiamento che potrebbero essere quelli di un'adolescente in piena crisi ormonale. E invece mia figlia ha appena compiuto 6 anni..

Adesso va meglio rispetto a due anni fa. C'è stato un periodo in cui non vi erano solo risposte taglienti, un po' sbruffone; ma vere e proprie crisi di una rabbia che non sapevo da dove uscisse.

E se l'istinto mi diceva di capire, accogliere, restare comprensiva.. le voci intorno a me accusavano un'eccessivo lassismo. Difficile posizionarsi, fare spazio a una comprensione obiettiva, quando siete tu e i tuoi figli la parte in causa.

Come fare per accettare questa rabbia e queste emozioni senza reprimerle, ma allo stesso tempo porre dei limiti su come i bambini possono trattarci? Come reagire se nostro figlio ci risponde male?

E soprattutto.. perché lo fa? Visto che educatori, insegnanti, nonni, ci assicurano che "fino a 5 minuti fa era tranquillissimo!"?

Tuo figlio risponde male, una sfida? Dipende dall'interpretazione

Una prima risposta mi è arrivata grazie a un'interpretazione della teoria dell'attaccamento proposta dalla psicologa francese Isabelle Filliozat.

Secondo quanto scrive, i mammiferi hanno tutti bisogno di una figura di attaccamento che permette loro, tra le altre cose, di imparare a gestire le tensioni nervose causate dalla repressione delle emozioni.

Il principio è questo: il bambino, come noi adulti del resto, per potersi inserire in un contesto sociale inquadrato come quello scolastico deve per forza di cose "adeguarsi" e reprimere un po' l'espressione delle sue emozioni. Questo gli richiede un gran dispendio di energia e provoca una certa dose di stress.

Potrebbe interessarti anche: la mini-serie dedicata allo stress

mio-figlio-risponde-male-stress-accumulato
Dopo una giornata stressante...
Foto di Mauro Mora su Unsplash.com

Alla prima piccola frustrazione che noi, anche senza volere, gli infliggiamo, questa tensione accumulata lo fa esplodere.. Contro di noi.

Contro di noi che siamo la sua figura di attaccamento e che abbiamo la funzione di accogliere queste emozioni e di aiutare nostro figlio a calmarsi.

Potrebbe interessarti anche: 10 strategie per ritrovare la calma

Lo schema della nostra reazione

Ormai ho riconosciuto lo schema abituale:

  1. Inizio idilliaco

  2. Evento dall'apparente insignificanza che fa scatenare mia figlia (o mio figlio, o tutti e due se proprio non vogliamo farci mancare nulla)

  3. Cerco di mantenere la calma, affermando il mio bisogno a essere trattata con calma ed educazione ("Sono sempre pronta ad ascoltarti, quando mi parli con gentilezza e un tono di voce normale" è diventato il mio secondo mantra dopo "Respira, andrà tutto bene")

  4. Mia figlia aumenta il tiro, con risposte sempre più taglienti e fuori luogo

  5. Dopo un po', non resisto più e perdo la calma e la minaccio di smettere

  6. I toni salgono ancora, in un circolo vizioso in cui ci "infiammiamo" a vicenda.

Diciamo che fino a metà percorso sono riuscita a mettere in pratica tutti i miei buoni propositi, ma poi qualcosa si rompe!

mio-figlio-risponde-male-schemi
La situazione stagna..

Ma come pretendere che mia figlia "si calmi" se glielo chiedo urlando a mia volta? Questa è spesso l'ironia della sorte genitoriale.

Il ribaltamento: se mio figlio risponde male, è perché ha bisogno di me

I ribaltamenti di prospettiva proposti dalla Filliozat che mi hanno fatto vedere le cose in una luce nuova sono stati questi:

  1. Il comportamento inadeguato del bambino non è un problema, ma la reazione a un problema.

  2. L'amore è il carburante e non la ricompensa.

Secondo la teoria dell'attaccamento, tutti i nostri comportamenti sono motivati da un bisogno.

Le risposte violente di mia figlia diventano non una sfida alla mia autorità, ma il segnale di una situazione che lei non riesce (ancora) ad affrontare o un sovraccarico emotivo.

Fisicamente, nel suo corpo, questo accumulo di tensioni si riversa in azioni violente o aggressive, quando il bambino arriva al limite e non riesce più a controllarsi.

E, sempre fisicamente, sono il contatto con noi e la nostra attenzione che fanno rilasciare quelle sostanze (ossitocina, serotonina e dopamina) che permettono di ricaricarsi.

Potrebbe interessarti anche: le coccole come terapia per ritrovare la calma!

Ed è qui l'aspetto sorprendente:

di fronte a mia figlia che mi urla contro, la migliore cura sarebbe.. di stringerla forte a me.

mio-figlio-risponde-male-bisogno-di-coccole
Ok. Adesso ci calmiamo insieme.

Contro-intuitivo no?

Come cambiare il punto di vista, concretamente

Siamo abituati a pensare che se abbracciamo i nostri bambini quando si comportano male, è un po' come premiare un'azione negativa (il famoso rinforzo positivo).

E in parte è forse anche vero.. Solo noi abbiamo, credo, le chiavi per osservare bene i nostri bambini e arrivare a capire di cosa abbia bisogno, se di una ridefinizione chiara dei limiti, o di una ricarica affettiva.

Se ci penso bene, ad esempio, so che le "sbruffonate" fatte dai bambini la domenica mattina, quando per un'ora io e il papà abbiamo fatto le pulizie in casa lasciandoli da soli, non sono uguali al grido di rabbia del lunedì sera prima di cena quando insisto perché mettano via le scarpe.

In ogni caso, resta vero che durante una crisi emotiva il bambino non è in grado di recepire il nostro messaggio razionalizzante "non è così che devi fare!"

In quel momento, il suo cervello è in pieno allarme rosso: inutile fargli la ramanzina.

Potrebbe interessarti anche: Bambini testardi, capricciosi e volitivi? Da problema a fonte di gioia

Quando insegnare le regole seguendo la teoria dell'attaccamento?

L'idea del serbatoio affettivo e del carburante aiuta a riconoscere il bisogno di mio figlio di ricaricarsi grazie alle mie dimostrazioni di affetto; e solo una volta riempito il serbatoio e ristabilita la relazione, posso intervenire sulla ridefinizione delle regole.

mio-figlio-risponde-male-ritorno-quiete
A volte, per ritrovare la calma, basta soffermare lo sguardo su qualcosa di piacevole.
Foto di Aviv Rachmadian su Unsplash.com

E a questo punto la discussione può vertere su:

  • trovare modi diversi di affrontare la stanchezza;
  • come riconoscerla per tempo prima di "esplodere".
  • come chiederci aiuto quando sentono la crisi arrivare

Mio figlio è diventato bravo in questo: adesso, appena entra nella fase "pianto-disperato-da-rabbia-che-non-so-gestire-da-solo", mi chiede tra le lacrime:

"Coccole! Mamma coccole!" (e a quel punto sfido chiunque a non sciogliersi).

Insomma, se non altro, pensare con orgoglio che mia figlia mi riempie di male parole perché si fida di me più di ogni altra persona al mondo, è comunque meglio che credere che mi voglia sfidare.

Potrebbe interessarti anche: 5 trucchi che devi provare al posto di ripetere "Smettila di fare i capricci!"

Quali azioni concrete per reagire a un figlio che mi risponde male?

  • Cerco di notare se succede spesso o se è una cosa eccezionale, e osservo le circostanze in cui capita;

  • Mi ricordo di riempirlo di attenzione e contatto fisico il più possibile;

  • Provo a capire se ci sia qualche elemento di disagio nella vita del bambino, a casa o a scuola;

  • Gioco con lui il più possibile! I bambini si esprimono molto durante il gioco perché sono più liberi da inibizioni e paure;

  • Do l'esempio: imparo anche io a esprimere i miei bisogni senza perdere la calma; ("Ho bisogno che mi parli con gentilezza; ho bisogno di finire questo lavoro prima di poter giocare con te") e a riconoscere i momenti in cui perdo il controllo. ("Sono arrabbiata, mi calmo e poi torno da te");

  • Se mio figlio si chiude in camera, provo a seguirlo e a riprendere io per prima il contatto.

Mi piace questo ribaltamento di punto di vista perché richiede di agire sul lungo periodo, anziché nell'immediato.

Mi offre, inoltre, un'immagine mentale molto chiara: quando torniamo a casa, posso quasi vedere dentro ad ognuno di noi un serbatoio più o meno vuoto!

Il che mi aiuta a de-colpevolizzarmi se prendo 5 minuti per me o se "oso" abbracciare i miei bimbi; quando la norma vorrebbe che li mettessi in castigo.

Sto riempiendo il serbatoio. Non si ragiona a stomaco vuoto.


La scena che ho descritto è un evento ricorrente in casa tua?

Hai bisogno di una mano a capire i bisogni di tuo figlio e a provare a mettere in pratica i consigli suggeriti?

Prenota un incontro conoscitivo gratuito con me a questo link!

Vedremo insieme se e come posso aiutarti in modo più approfondito e personalizzato.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

"Mamma vinci sempre tu! Allora io non gioco. Non è per niente divertente!" Mai sentita questa frase? Mai beccato tuo figlio che bara ostentatamente per poter vincere? Non ti capita di dover separare i tuoi figli che si picchiano per chi deve stare davanti o per chi ha vinto il gioco o la gara? Se il bisogno di vincere a una certa età è naturale, più difficile per noi adulti capire quando e quanto farli vincere e come insegnare ai nostri bambini a perdere.. Senza troppi pianti e soprattutto, preservando la loro autostima. Un ribaltamento di prospettiva può aiutare..

insegnare-a-perdere-se-vinci-tu-non-mi-diverto
Uffa mamma non è giusto. Io non gioco più, tanto vinci sempre tu!

L'importante è vincere perdere

Mia figlia sbuffa.

"Mamma. Perché devi lavorare? Io voglio che giochi con me!"

Alla terza volta, allontano il computer e acconsento.

Prendiamo un pezzo di carta, disegno due linee verticali e due orizzontali, e iniziamo a riempirle di crocette e cerchi.

"Non è giusto mamma! Vinci sempre tu!"

Esclama lei, vicino alle lacrime, con una rabbia faticosamente repressa.

E lì, l'insidioso dilemma: cosa è meglio fare? Farla vincere, o giocare normalmente perché impari anche a perdere?

Tu cosa fai di solito?

Il mio primo pensiero è:

"Deve bene imparare a perdere. L'importante è divertirsi e stare insieme, non chi vince."

E lei se ne va, "è inutile! Tanto vinci sempre tu! Che gusto c'è a giocare?"

Considero per un attimo l'ipotesi di approfittare di questo momento per tornare a lavorare..

Ma non è così che voglio lasciarla.

Insegnare a perdere, a non imbrogliare..cause perse?

Qualche giorno prima, era successo con suo fratello. Stavamo giocando a memory, un gioco in cui entrambi sono piuttosto forti.. E mentre sono un attimo girata, vedo con la coda dell'occhio che gira di nascosto un paio di carte.

"Eh no! Così a me non va di giocare! O rispetti le regole, oppure io non gioco!"

Un po' mi vergogno di ammettere che non era mia figlia questa, ero io.. con voce e tono un filino infantile.

E lì per lì pensavo di far bene. Di svolgere appieno la mia funzione educativa..

Sai come a volte ti dimentichi di certe cose che hai letto e imparato, e queste ti ricompaiono magicamente quando meno te le aspetti ma quando più ne hai bisogno? A me è successo proprio così.

Pochi giorni dopo aver costretto mio figlio a non barare e fatto piangere mia figlia per poter vincere a tris, ho ritrovato un libretto assai prezioso alla giusta pagina..

Perché i bambini hanno bisogno di vincere per imparare a perdere

I bambini attraversano una fase in cui hanno bisogno di vincere, per riequilibrare le forze nei nostri confronti e sentirsi in controllo.

Il gioco è l'universo principale di espressione per un bambino; tanto che, in caso sospettiamo lui stia vivendo una difficoltà particolare, permettergli di "giocare" la scena spesso fa tirar fuori più o meno inconsciamente quello che lo angoscia, facendo magari parlare bambole e pupazzi.

Più è piccolo il bambino, più spesso gli capiterà di venire sopraffatto dal volere altrui: dai fratelli più grandi che si impongono, ai compagni di gioco magari più corpulenti, fino agli adulti che si occupano di lui e fanno (giustamente) le regole.

Anche se i limiti imposti sono a fin di bene, quello che il bimbo sente in quel momento è una forte costrizione, una frustrazione della sua volontà.. Ed ecco che il gioco è un momento perfetto per ribaltare la situazione è sentirsi, finalmente, "potente".

Mai notato come i bambini, soprattutto intorno ai 5-6 anni, abbiano quasi un bisogno vitale di sentirsi "bravissimi" nelle cose che fanno?

La psicologa dello sviluppo Susan Harter ha fatto diverse ricerche sui bambini di questa età scoprendo quanto sia importante per loro primeggiare e vantarsi delle loro incredibili abilità, anche quando non corrispondono esattamente alla verità. Nelle sue interviste, la metà dei bambini sosteneva di essere il più veloce del gruppo..

insegnare-a-perdere-guarda-mamma-vinco-io
Sono velocissima mamma guarda!!

Come faccio allora a insegnargli a perdere? Perché questo, prima o poi, capiterà, ed è una competenza fondamentale.

Quando la voglia di vincere causa litigi tra fratelli a non finire

È a questo punto che ho ripensato in un'ottica tutta nuova la scena seguente.

Stiamo tornando a casa da scuola. Siamo tutti in bici: i bambini sul marciapiede, e io seguo al passo in strada, sulla pista ciclabile.

All'inizio provo sempre una grande tenerezza quando guardo i caschetti colorati e le gambotte ancora tenere da agnellino che pedalano ormai senza rotelle; anzi, forse è proprio orgoglio.

Poi, proprio dopo la prima curva difficile, si innesca la crisi.

Mia figlia supera suo fratello che ha ancora qualche difficoltà in questo passaggio.

Tutto si ferma. Perché è dura essere ultimi. Mio figlio a quel punto piange disperato, si blocca e non va più avanti..

Mentre sua sorella si allontana, e io devo scegliere a quale Santo votarmi.

Perché è inutile chiedere a lei di rallentare o di fermarsi: mio figlio ne approfitterebbe per superarla.. e nessuno vuole essere l'ultimo.

La strategia di lungo periodo per insegnare ai bambini a perdere

Solo adesso che scrivo, capisco che non c'era nulla che avrei potuto dire per confortare i bambini; nessun bla bla sull'importanza di partecipare sarebbe stato efficace sul momento. Avrei dovuto, invece, almeno ogni tanto, lasciarli vincere e permettergli di imbrogliare.. per quanto contro-intuitivo possa sembrare.

Vedi, il fatto è questo: c'è bisogno di una certa dose di sicurezza in sé per poter perdere con grazia. Senza sentirsi sviliti.

C'è bisogno di sentirsi amati indipendentemente dagli errori commessi, dalle partite vinte o perse.

È (anche) vincendo contro di noi che il bambino acquisisce questo senso della sua forza interiore, delle sue competenze, delle sue possibilità.

Questa solidità che gli permette poi di sopportare di perdere, soprattutto quando è con i suoi amichetti o fratelli.. senza che si buttino uno sull'altro per la frustrazione.

Come non pensare alla luce che illumina il volto dei miei figli quando vincono contro di noi genitori a memory?

Non c'è bisogno di farlo vincere sempre; il rischio sarebbe, a quel punto, di non vederci più come l'adulto giusto e capace che fa le regole e lo protegge.

E poi, non si apprezza veramente la vittoria se non si conosce la sconfitta!

insegnare-ai-bambini-a-perdere-oggi-tocca-a-me
Oggi sono io che faccio volare l'aquilone per primo, domani tocca a te

 

Come fare allora?

  1. notiamo le situazioni in cui per nostro figlio è particolarmente importante vincere - magari in seguito a una giornata di scuola.

  2. diamo tutto il nostro supporto per affrontare quei sentimenti che accompagnano il fallimento: scoramento, frustrazione, rabbia.

  3. ricordiamoci che anche per imparare a perdere ci vuole tempo, e pratica: evitiamo di arrabbiarci perché nostro figlio non sa perdere! E soprattutto, evitiamo di sgridarlo quando sbaglia.

  4. diamo l'esempio.. giocando tanto, con entusiasmo, a giochi adatti all'età del bambino; non esageriamo la vittoria e ogni tanto perdiamo, anche ostentatamente.

  5. inventiamo delle piccole gare affettuose: chi dà più baci, chi resiste di più all'abbraccio, chi riesce a far sorridere per primo l'altro..

  6. prima di un gioco tra fratelli o compagni, o prima di una gara, possiamo usare il "gioco del fare finta" per inscenare entrambe le situazioni: come ci si comporta quando si vince? e quando si perde?

  7. nel caso di bambini particolarmente volitivi, il desiderio di vincere può essere una richiesta di attenzione- non fa mai male dedicarci per almeno dieci minuti a loro senza distrazioni per rinforzare il loro senso di essere importanti ai nostri occhi.

E poi sorridiamo, vedendo una nuova sicurezza crescere in nostro figlio.

Potrebbe interessarti anche: complimenti e autostima: istruzioni per l'uso

Per insegnare a perdere, ci vogliono..

Se ti stai chiedendo come ho fatto a risolvere il dilemma dei nostri tragitti in bicicletta, posso risponderti solo a metà.

Ho sperimentato che chiedere alla più grande di "cedere" e lasciare il posto al piccolo non soddisfa nessuno: lei lo trova ingiusto, e suo fratello sa di non aver vinto un bel niente.

La stanchezza dopo la scuola faceva sì che mio figlio non riuscisse a controllarsi né ad ascoltarmi.. Ma io dovevo comunque fare in modo che nessuno si mettesse in pericolo in strada.

Pensa che ti ripensa, ho atteso che fossimo tornati a casa.

Solo una volta che tutti eravamo seduti al tavolo della cucina a fare merenda, ho parlato.

Allora bambini. Io ho un problema. Capisco che vogliate stare davanti, ma vedete bene che non è possibile essere primi contemporaneamente.

Io però ho bisogno di potervi vedere, e che possiamo andare insieme a casa da scuola senza rischiare che vi mettiate in pericolo perché chi è rimasto indietro si ferma e piange e l'altro corre avanti.

Come possiamo fare? Avete in mente delle soluzioni?

...partecipazione ed equilibrio

Ho preso questo rischio di coinvolgerli. Aveva funzionato quando i miei figli litigavano per chi dovesse essere accompagnato per primo in classe, e alla fine avevamo deciso insieme di attribuire un colore a ogni bambino e segnare a giorni alterni quando avrei portato prima uno e quando l'altro.

insegnare-ai-bambini-a-perdere-collaborando
Allora, che soluzione possiamo trovare?

E incredibilmente, aveva funzionato: bastava guardare il calendario prima di uscire. E non c'erano più le accuse di preferire l'uno o l'altro.

Anche in quella situazione, dopo un paio di proposte poco realizzabili, l'idea è arrivata da mia figlia:

Possiamo fare a turno mamma! Segniamo sul calendario che giorno va prima lui, e che giorno io!

E sai qual è il bello di questo sistema? Che siccome è una loro proposta, sono molto più inclini a permetterti di metterla in pratica.

Non posso ancora dire che abbia funzionato, però: nel frattempo la scuola è finita. La risposta a settembre..

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Quando i miei bambini litigano su chi deve vincere, tiro fuori il famoso poster. Se ancora non l'hai scaricato, lo trovi qui!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

Lascia un commento per raccontare come fai quando i tuoi figli rifiutano di perdere!

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

  • Non tutti gli psicologi sono concordi nel dire se sia giusto o meno far vincere i propri figli e in che misura. La psicologa francese cui ho fatto riferimento è Isabelle Filliozat, che ammiro molto. Purtroppo il libro da cui ho tratto ispirazione non è stato tradotto in italiano, ma trovi di molto validi: "Le ho provate tutte!" e "Le emozioni dei bambini" (anche su Il giardino dei libri)

  • Non ho ancora letto "Amarli senza se e senza ma. Dalla logica dei premi e delle punizioni a quella dell'amore e della ragione" dell'educatore americano Alfie Kohn, ma solo qualche estratto, e il suo approccio mi trova completamente d'accordo. Analizza il modo di vedere più comune e lo ribalta per interrogarsi non su come fare a far sì che i bambini facciano quello che vogliamo noi, ma come capire i bisogni reciproci e fare in modo che entrambi vengano ascoltati empaticamente. (Lo trovi anche qui)

  • Molto interessante l'approccio di Anna Oliverio Ferraris, intervistata qui da Nostrofiglio.it: insegniamo ai bambini a perdere anche attraverso il nostro atteggiamento verso gli errori e l'apprendimento. Quando forziamo troppo i bambini a "bruciare le tappe" e li sommergiamo di stimoli, ad esempio; o quando li sgridiamo di fronte a un errore o uno sbaglio.

  • Molto tenera e divertente al tempo stesso la riflessione di Serena sullo stesso tema!

8

"Ma che bravo!", "Come sei gentile.." o anche "Eh, si vede che non sei portato.." Quante volte usiamo queste frasi per incoraggiare (o tirar su di morale) i nostri bambini? L'intento è certamente dei migliori; eppure, ci sono parole ed espressioni che favoriscono una sana autostima nei nostri bambini.. E altre che, al contrario, fanno più male che bene, senza che ne siamo consapevoli. Esagerato? Forse. Però, le ultime ricerche lo confermano: per crescere bambini con una bella autostima, bisogna stare attenti alle lodi.. O rischiamo di ottenere l'effetto opposto.

autostima-bambini-e-complimenti
Foto di Nicole Wilcox su Unsplash

Le insidie dei complimenti..

È l'ultima settimana di scuola. Mentre stavo riflettendo su quanto sia incredibile che mia figlia entri alle elementari a settembre, una delle maestre ha interrotto il mio momento nostalgia lanciandomi soddisfatta il sacco dei lavoretti.

Devo averla guardata con un misto di stupore e orrore negli occhi. In un nano-secondo, mi sono vista caricare come un mulo prima di una traversata in montagna..

Perché dai, ammettiamolo, i lavoretti dei nostri bambini ci riempiono di orgoglio, ma dopo un'ora che siamo immobilizzati sul divano perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione come hanno scritto il loro nome con la maiuscola in corsivo, la tentazione di chiudere tutto con un "Bellissimo! Bravo!" è molto forte.

Comunque, una volta giunti a casa, sono stata ammirata nel vedere la qualità delle attività proposte. C'era perfino un libro-teatrino per le marionette, interamente confezionato e dipinto in classe, con i fondali e i personaggi per 4 storie diverse, una per stagione.

Eppure, alle terza storia bofonchiata tra sé e sé da mia figlia alle 9 di sera,i miei buoni propositi di dare giusta soddisfazione e incoraggiamento sono scemati.

autostima-bambini-lavoretti
Mammaaaa! mi ascolti ?!

"Ti ascolto eh?, guardo il messaggio sul telefono ma ti sto ascoltando!"

intervallato da sorrisetti nascosti e roteamento degli occhi tra me e mio marito, e qualche sbadiglio.

La scenetta mi ha portato ad interrogarmi: come fare a usare questi momenti per rinforzare l'autostima dei bambini? Come appoggiarsi sui loro punti di forza per incoraggiarli, senza cadere nell'eccesso di lodi?

L'autostima dei bambini: la differenza tra una lode e un incoraggiamento

Lo studio sugli effetti delle parole che usiamo mi affascina molto. Perché la scelta delle parole che usiamo è sottile, passa spesso inosservata! Lo sapevi che lodare e incoraggiare non sono per niente sinonimi, ad esempio?

Poniamo il caso di un bambino che, dopo mesi di insistenze da parte dei genitori a dare una mano in casa, aiuti ad apparecchiare.

Complimento o lode : "Come sei gentile! Che bravo bambino"

Incoraggiamento: "Oh grazie per il tuo aiuto!"

Oppure, di fronte a un bel voto.

Complimento o lode : "Bravissimo, sono fiero di te"

Incoraggiamento: "Questo voto riflette il tuo impegno, devi essere fiero di te!"

Vedi la differenza sottile?

La lode è un giudizio positivo, un'approvazione esterna legata a una percezione "statica" di come siamo, al risultato.

L'incoraggiamento invece si concentra sul miglioramento, sull'impegno, sul processo; spinge a un'auto-valutazione interna - cioè ad allenare un'autostima "sana", non dipendente dall'approvazione altrui.

Potrebbe interessarti anche: l'autostima dei genitori influisce su quella dei figli..

Le ricerche sull'intelligenza e l'autostima dei bambini

I primi a elaborare un metodo educativo basato sull'incoraggiamento sono stati Alfred Adler e in seguito Rudolf Dreikurs, nella prima metà del '900.

È sulla base del loro lavoro che è stata sviluppata la disciplina positiva ad esempio.

Gli esperimenti e le ricerche pubblicate dalla psicologa americana Carol Dweck hanno dimostrato la loro teoria. Il suo lavoro si basa sulla distinzione tra un approccio mentale "fisso" e uno "flessibile", o improntato alla crescita (in inglese: fixed mindset vs growth mindset).

Cosa vuol dire?

In buona sostanza, nel primo caso, siamo convinti che i nostri talenti, la nostra intelligenza sia innata e immutabile. Per cui, se prendi brutti voti in matematica vuol dire che non sei intelligente, e non riuscirai mai.

Nel secondo caso, invece, che si basa sulle recenti scoperte sulla plasticità del cervello, tutto si può migliorare e imparare, con il dovuto sforzo, metodo e esercizio.

Chi pensa che sia immutabile ha tendenza a

  • svalutare lo sforzo fatto (perché se ti devi impegnare molto per raggiungere un risultato, vuol dire che non sei intelligente)

  • preoccuparsi molto di quanto intelligenti siano considerati dagli altri

  • evitare nuove sfide di apprendimento

  • aver paura di fare errori

  • nascondere i propri errori anziché provare a correggerli

  • non reagire bene agli insuccessi

autostima-bambini-esterna-o-interna
Non sono bravo mamma. Fai tu per me?

Invece, chi considera l'intelligenza come acquisibile ha tendenza a

  • investirsi molto nel processo di apprendimento

  • riprovare nonostante i fallimenti

  • cercare nuovi metodi e strategie di apprendimento

  • considerare l'impegno come qualcosa di positivo, non come un segno di una loro mancanza

Il legame tra l'autostima dei bambini e i complimenti

La Dweck argomenta che il tipo di supporto verbale che diamo ai bambini è strettamente collegato a come loro vedano l'intelligenza: cioè, se la considerano come qualcosa di immutabile o di acquisibile.

5 motivi per cui lodi e complimenti che premiano l'intelligenza non aumentano l'autostima :

  1. i bambini sono portati ad associare l'approvazione altrui al successo delle sue azioni, quindi temono l'errore, e non hanno voglia di provare a sperimentare;

  2. non sono spinti a riprovare e a cercare nuove strategie;

  3. abbandonano facilmente in caso di insuccesso;

  4. hanno meno fiducia nelle loro possibilità di riuscire;

  5. in conclusione, questi bambini tendono ad avere minore autostima.

Invece, premiare l'impegno (e quindi sottolineare il processo e non il risultato) ha come effetto di

  • incoraggiare la motivazione intrinseca

  • spingere a cogliere nuove sfide

  • concentrarsi non tanto sulle loro abilità, ma sul come arrivare ad imparare.

Quali parole per incoraggiare l'autostima dei bambini?

Siamo talmente abituati alle lodi legate al risultato.. Trovo, personalmente, difficile a volte riformulare le mie frasi in modo più efficace.

Perché cambiare necessita di uno sforzo cosciente, spesso in momenti della giornata in cui non siamo completamente disponibili. Come sempre, stanchezza, stress e mancanza di tempo non aiutano!

Il primo esercizio che mi ha aiutato in questo senso è stato sforzarmi di descrivere le azioni dei miei figli, soprattutto mentre facciamo un'attività insieme. Là, mi cerco di intervenire il meno possibile, e di lasciar liberi i bambini di sperimentare.. Cosa non facile per chi, come me, tende a voler "controllare" tutto!

Ad esempio:

"Certo che ti sei concentrata molto a lungo su come imparare a scrivere questa frase!"

"Hai riprovato a fare il disegno tante volte, guarda quanto sei migliorata"

"Eri stanco, ma ti sei fermato e mi hai chiesto per favore senza urlare, grazie!"

Il secondo passo che ho introdotto è stato passare da un apprezzamento mio personale verso di loro a incoraggiare una loro valutazione su di sé.

Quindi anziché dire "Sono fiera di te", adesso mi sforzo di sostituirlo con:

"Non sei fiera di te?" o "Dovresti esser soddisfatta di te per come ti sei impegnata!"

Insomma, seguendo il principio di quanto sosteneva Dreikurs :

incoraggia l'azione o lo sforzo, non chi l'ha compiuta.

autostima-bambini-aiuta-a-crescereGli effetti dell'incoraggiamento sui visi dei bambini

La mattina dopo la scena col teatrino e i lavori scolastici, stavo salutando mio figlio alla porta della sua classe quando mia figlia mi ha tirato per la manica:

"Mamma, posso andare a portare il cappellino alla mia compagna? Lo ha perso e sono sicura che sarà felice!"

Lì per lì non ho capito cosa volesse dire. Mio figlio piagnucolava che non voleva andare a scuola, c'era rumore, eravamo in ritardo come al solito.

Le ho chiesto un po' bruscamente di aspettare. Una volta salutato il suo fratellino, sono finalmente riuscita a capire che aveva visto tra gli oggetti smarriti all'ingresso della scuola il cappellino di una sua compagna, e lei voleva prenderlo per portarglielo in classe.

È stato un attimo: mentre mettevamo via il suo zainetto mi ha assalito di nuovo la consapevolezza di un periodo importante della sua vita che sta per finire; ho rivisto il suo orgoglio nel mostrarci il suo quaderno..

Allora mi sono voltata verso di lei e le ho detto:

"Sai, sono rimasta proprio colpita dai lavori che hai fatto a scuola. Devi esserne proprio fiera! E guarda come hai osservato attentamente: hai trovato il cappello della tua compagna e hai voluto portarglielo!"

Il suo viso brillava di una soddisfazione così profonda, come di chi si rende conto di quanta strada ha compiuto.. sarebbe stato lo stesso se l'avessi liquidata con un "Brava!"? Forse. O forse no.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Se ti interessa usare il poster gratuito per la risoluzione dei conflitti, dai pure un'occhiata!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

Tu quali frasi usi più spesso per complimentare o incoraggiare i tuoi bambini? Lascia un commento!

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.