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Non aver paura! Vinci le tue paure! Le persone coraggiose non hanno paura. E se, al contrario, dovessimo imparare ad accettare la paura come un'emozione naturale, a riconoscerla nei segni che lascia sul nostro corpo, e poi usare queste informazioni per intraprendere un'azione consapevole? Invece di etichettare la paura come qualcosa di negativo? E ancora più importante: non sarebbe fantastico se potessimo insegnare ai nostri bambini a mantenere il loro legame istintivo con le sensazioni, e aiutarli a usare la loro naturale curiosità per accogliere (e poi superare) la paura ?

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Ecco Emilie e la sua famiglia 🙂 foto per gentile concessione di Emilie Hoffman

Un'intervista per capire come aiutare i bambini ad accettare la paura

Sono felice e onorata di ospitare un'intervista (qui la versione da me tradotta dall'inglese) con Emilie Hoffman, coach americana, istruttrice di pilates e creatrice del metodo di coaching mente/corpo "The science meets soul" (La scienza incontra l'anima).

Adoro il suo approccio. Consiste nel creare una connessione più profonda con il nostro corpo e le nostre sensazioni, per farci capire più profondamente il nostro io interiore - i nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri valori.

La convinzione di fondo è che, una volta che siamo in grado di stabilire un rapporto positivo con noi stessi, siamo poi capaci di costruire relazioni sane anche con il mondo esterno.

In una delle sue recenti newsletter, Emilie ha scritto qualcosa sulla paura che mi ha colpito profondamente: come facciamo a capire quando la paura ci blocca dall'intraprendere qualcosa che in realtà ci migliorerebbe la vita? E quando invece è un segnale reale di qualcosa che davvero è pericoloso per noi?

Spesso tendiamo a pensare alla paura come a un'emozione negativa, proprio come facciamo con la rabbia. Sono invece emozioni naturali e molto importanti: ci inviano informazioni utili che non dobbiamo ignorare, ma imparare a interpretare, per guidare le nostre azioni in un modo che ci sia utile e ci faccia bene.

Mentre leggevo, non ho potuto fare a meno di pensare al modo in cui insegniamo ai nostri figli ad affrontare queste emozioni. Ho capito che, molto spesso, esso si basa sulla nostra esperienza da bambini più che su un approccio riflettuto e consapevole.

E in quel momento ho avuto l'idea di questa intervista! Sono grata che Emilie abbia accettato di contribuire a questo argomento e di aiutare noi genitori a capire meglio come guidare i nostri bambini ad avere un miglior rapporto con la paura.

Le 2 domande che dovremmo farci per accettare la paura dei bambini

I bambini sono tutti diversi, lo sappiamo bene; e la loro paura può avere una causa e un'intensità diverse.

A volte è difficile per noi genitori trovare il giusto equilibrio tra:

  • il bisogno di incoraggiamento - quando sappiamo che potrebbero osare spingersi oltre i loro limiti e imparare dall'esperienza;

  • e una paura "utile" - quando la situazione è al di là delle possibilità per il bambino.

Per non parlare di quando entrano in gioco le nostre paure. A volte mi sorprendo a impedire ai miei bambini di fare qualcosa perché sono io ad avere paura, mentre loro sono fiduciosi e sicuri di quello che fanno. E tipicamente poi riescono benissimo sotto il mio sguardo terrorizzato.

Emilie, quale ragionamento suggerisci? Come dovremmo guidare i nostri pensieri in questi casi, quando non abbiamo soltanto da capire noi stessi, ma anche i sentimenti e le possibilità dei nostri figli?

Clio, più che un ragionamento, ti propongo di partire da due domande.

Domanda #1. Qual è l'intenzione dietro le nostre azioni?

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Lascia che i bambini seguano la loro naturale curiosità! Foto di Joseph Rosales su Unsplash

Sai Clio, nella mia esperienza di genitore, trovo che le volte in cui mi accorgo di controllare di più mio figlio avvengono quando mi sono già creata in testa la mia versione di quello che lui sta per fare e perché, senza verificarla prima con lui.

Se in quel momento non sono aperta e curiosa, mi perdo probabilmente qualcosa di quello che sta succedendo dentro entrambi.

Mio figlio non ha ancora due anni, quindi a volte è piuttosto difficile cogliere la sua versione della faccenda, ma è importante provare!

Quali sono le intenzioni di tuo figlio dietro le azioni che sta per intraprendere?

Ci sono un sacco di modi diversi per eseguire la stessa intenzione, ed è davvero utile seguire i nostri bambini passo passo e capire la loro versione di come si aspettano che una situazione si svolga.

Che tu sia un bambino o un adulto, spesso ottieni quello che ti aspetti.

E poi vengo alla seconda domanda.

Domanda #2. Quali sensazioni provi fisicamente?

Scopri come si sente il tuo bambino fisicamente, per verificare che si senta ancora al sicuro:

  • Un po' di farfalle allo stomaco, ma ancora capace di pensare lucidamente, fare domande giocose, e fare respiri profondi sono probabilmente indice di un livello di paura "avventuroso".

  • Ma se tuo figlio si sente davvero teso; non riesce a respirare profondamente, e comincia a perdere il contatto con il suo ambiente, è il momento di tirarsi indietro e ritrovare un senso di sicurezza.

Un senso di sicurezza interiore ci aiuta a superare i nostri limiti in un modo che ci porta ad imparare.

Al contrario, senza sicurezza interiore, spingerci oltre i nostri limiti ci fa chiudere al mondo. Ci impedisce di essere curiosi o aperti verso qualsiasi cosa.

I bambini sono esempi sorprendenti di come può essere l'apprendimento: è creativo, stimolante, fantasioso e integrato nella mente e nel corpo.

Quando possiamo ancora attingere alla nostra curiosità, le situazioni nuove ci sembrano eccitanti e divertenti, anche se siamo nervosi!

Ma quando la paura è eccessiva, non proviamo quell'eccitazione, e non sentiamo nessuna curiosità.

Ci sentiamo sopraffatti dalla tensione e dalla voglia di essere sulla difensiva, di scappare o di richiuderci in noi stessi.

Se non si fosse già capito, io apprezzo molto la curiosità. Una delle mie priorità principali come genitore è aiutare mio figlio a soddisfare la sua curiosità e sentirsi al sicuro allo stesso tempo, alterando l'ambiente o guidandolo fisicamente per aiutarlo a mitigare i rischi che sono troppo grandi.

Se arriva al punto in cui è terrorizzato piuttosto che curioso, io sono lì per fornire un punto di riferimento stabile e sicuro cui lui possa tornare e su cui contare per aiutarlo a cambiare la sua situazione.

Dovremmo spingere i bambini a ignorare la paura o ad accettarla?

Capisco cosa vuoi dire, Emilie. Eppure, mi vengono in mente diverse situazioni in cui non ho saputo come fare a placare le paure dei miei bambini. Qualche mese fa, ad esempio, li ho portati a sciare. 

Avevo programmato di scendere tenendo mio figlio di 3 anni tra le gambe, e di lasciare che la maggiore, 5 anni e mezzo, andasse da sola vicino a me - ovviamente ho scelto una pista per bambini principianti, di quelle col tappeto automatico per risalire.

Con mio grande stupore, mio figlio si è lanciato giù senza nemmeno aspettarmi (mettendosi in pericolo) mentre mia figlia era bloccata dalla paura.

Non sapevo cosa fare, perché lei mi afferrava le gambe e piangeva, mentre io volevo seguire suo fratello (che ovviamente non mi aspettava e stava sciando pericolosamente da solo) prima che si schiantasse da qualche parte.

Allora ho detto a mia figlia : "So che hai paura, è normale avere paura; stai facendo qualcosa di nuovo e non sai come si fa. La paura è come un campanello d'allarme. Ma io sono qui con te, e l'unico modo per imparare è buttarti anche se hai paura, e io resterò con te."

Questo è solo un esempio di molte situazioni che potremmo affrontare come genitori, in cui vorremmo che i nostri bambini superassero la paura perché sentiamo che se solo ci provassero, acquisterebbero fiducia e capirebbero che possono farcela.

Dopo aver letto il tuo articolo, comincio a pensare che forse non era la cosa giusta da dire.

Quali parole possiamo usare quando i nostri figli vanno nel panico, per insegnar loro quando e come possono fidarsi di se stessi, del loro corpo, del loro istinto; e quando possono invece lasciarsi andare e provare?

Ci sono sempre più opzioni tra cui scegliere

Beh Clio, vorrei farti una domanda. Dov'era focalizzata la tua attenzione in questa situazione? Nel piccolo racconto che condividi qui, sembra che tu ti stessi concentrando sul fatto che tua figlia dovesse sciare; ma in realtà forse il tuo obiettivo principale era che tu avevi bisogno di stare con suo fratello.

È possibile che parte del suo disagio derivasse dal suo percepire la discrepanza tra ciò che le stavi dicendo e ciò che invece stavi esprimendo nelle tue azioni e nella tua energia personale?

Vorrei anche sfidare tutti noi (me inclusa!) a fermarci davvero un attimo quando affermiamo che c'è solo "un modo" o "una verità" o "una possibilità"; perché il più delle volte, ci sono un sacco di opzioni a nostra disposizione! Abbiamo molta più scelta di quanto pensiamo.

Renderci conto che abbiamo delle scelte e che ci è permesso scegliere alle nostre condizioni è molto responsabilizzante!

A volte questa convinzione da sola può alleviare una paura che sembra travolgente.

Il potere della scelta

Chiudi gli occhi e immagina i seguenti scenari:

Nota cosa fa il tuo corpo quando qualcuno di cui ti fidi e che rispetti ti dice: "DEVI fare COSÌ!".

Poi, nota cosa succede al tuo corpo quando la stessa persona dice: "Possiamo trovare insieme alcune opzioni per come andare avanti e a te decidere l'approccio da seguire."

Quale scenario pensi che sarebbe più utile per permettere a tua figlia di calmare la sua paura e imparare qualcosa di nuovo con fiducia ed entusiasmo?

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Stiamo davvero considerando tutte le opzioni possibili per ottenere quel senso di sicurezza? Foto di Cristina Gottardi su Unsplash

Oltre che con i nostri figli, è davvero importante che seguiamo questo approccio anche per noi stessi.

Quando senti pressione e paura allo stesso tempo, vedi se riesci a sentirti maggiormente in controllo quando ti crei diverse opzioni e ti lasci lo spazio necessario per prendere le tue decisioni personali.

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Accettare la paura dei bambini (e la nostra) in 5 step

Sulla stessa nota: cosa possiamo fare per sostenere i nostri bambini e insegnar loro che la paura non è negativa, e per riuscire a interpretare ciò che ci dice? Puoi anche darci alcuni esempi pratici, Emilie?

#1. Non c'è niente di male nella paura: datti il permesso di sentirti al sicuro

Nella mia vita, e la vita di molte persone cui sono vicina, ho visto come il fatto di autorizzarci a cercare sicurezza e protezione sia fondamentale per fidarci di noi stessi ed essere resilienti. Gli umani non sono robot e noi non siamo invincibili!

Siamo animali sociali sensibili che hanno bisogno di un senso di sicurezza per prosperare.

Quindi, la prima cosa che possiamo fare per i nostri bambini è far loro sapere che la paura è normale, e perfino utile! Non significa che sei "debole". Significa che sei sensibile!

Non siamo fatti per buttarci a capofitto in qualsiasi situazione che incontriamo. A volte ci fa bene dire di no.

#2. Impara a riconoscere i segnali del tuo corpo

Il nostro cervello, corpo e sistema nervoso sono così intelligenti nella loro capacità di percepire cosa siamo in grado di affrontare, e cosa no.

Quando sentiamo le sensazioni fisiche che accompagnano la paura, è un po' come se ricevessimo un messaggio automatico: "Non hai ancora le abilità di cui hai bisogno!" .

Ecco un esempio che mi riguarda. Mi accorgo di quando il mio respiro diventa superficiale. Mi prendo una pausa per riavvolgere i miei pensieri e vedere ciò che mi è passato per la mente proprio prima di sentire quella stretta al petto.

So che questo è un momento in cui ho una grande opportunità di:

  • praticare nuove competenze che sto ancora imparando,

  • o identificare una mancanza, in modo da poter ottenere aiuto per imparare quelle competenze che potrebbero aiutarmi in questo caso.

#3. Dalle competenze all'abitudine - va bene chiedere aiuto

In questo periodo, nella mia vita la paura spunta più frequentemente in due ambiti: faccende economiche legate alla mia attività, e il mio matrimonio.

Ho acquisito così tante capacità legate alle relazioni umane negli ultimi anni. Ora so davvero molto!

Ma non sono ancora riuscita a integrare tutte queste competenze nelle mie abitudini.

Quando capisco che il mio corpo va da uno stato di calma, presenza, e calore a uno rigido, teso, vigile e iper-concentrato in uno di questi due ambiti, tiro fuori i miei appunti su quello che già so e probabilmente ho ancora bisogno di praticare.

Se davvero non so cosa fare e mi rendo conto di voler evitare il problema, è un segno che ho bisogno di aiuto!

Quando ricevo aiuto, la mia curiosità torna e ricomincio a sentirmi capace e forte.

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Quando si sentono al sicuro, i bambini possono seguire la propria strada Foto di Emma Frances su Unsplash

#4. Lascia che i bambini seguano la loro naturale curiosità naturale per superare la paura

Nel caso di mio figlio, ho lasciato che fosse la sua curiosità a guidarlo. È troppo piccolo per parlarmi di emozioni o sensazioni; ma fa capire molto chiaramente cosa gli piace e cosa no, e i suoi desideri.

Abbiamo l'aria condizionata in casa e c'è una ventola sul lato, nel retro del cortile. Mio figlio ne è un po' diffidente.

Ogni volta che giochiamo in quella parte del cortile, ascolta sempre il ventilatore e mi dice: "ventilatore spento!" o "ventilatore acceso".

Non è ancora del tutto a suo agio; ma ogni volta che lo vedo controllare la ventola, gli chiedo se vuole avvicinarsi.

A volte dice di sì, e a volte non lo fa. Se dice di no, gli chiedo se vuole che lo prenda in braccio; e lo porto in un posto dove può vedere il ventilatore, ma senza che sia troppo vicino.

C'è una fioriera (mio figlio la chiama la scatola di terra) sul lato opposto della ventola. Se la ventola era accesa, era solito rifiutare quando gli proponevo di giocare nella "scatola di terra". Era troppo spaventato perfino per passarci davanti.

Ora, se ci sono anch'io, ci passa davanti per arrivare alla fioriera; e ha iniziato a parlare più liberamente della ventola.

"La ventola gira!"

La sua curiosità lo sta aiutando a trovare il suo senso di sicurezza rispetto alla ventola dell'aria condizionata.

È un processo serio e importante per lui, anche se è "solo una ventola" per noi adulti.

#5. Proteggi il senso di sicurezza dei tuoi bambini

Questo è lo stesso approccio che uso per tutte le situazioni in cui sento mio figlio timoroso.

Non c'è bisogno di avere fretta e spingerlo in situazioni che minerebbero il suo senso di sicurezza; perché a lungo termine, non farebbe altro che rendere la paura una sensazione ancora più spiacevole per lui da sperimentare.

Voglio che sappia che può lavorare con la sua paura, che non deve essere sopraffatto dalla paura.

Lascia che i tuoi bambini abbiano paura

Un'ultima domanda, Emilie. Noi adulti siamo cresciuti in un modo che ci ha portato a disconnetterci da noi stessi e dal nostro corpo. Tra l'altro, è per questo che hai creato la tua attività, giusto? Ricostruire questa fiducia e questo allineamento dentro di noi non è un lavoro facile. Cosa possiamo fare, mentre siamo ancora in cammino verso una migliore comprensione di noi stessi, per aiutare i nostri figli a crescere in modo più "connesso"? (E ovviamente non sto pensando a internet ;))

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Trova la connessione dentro di noi. Foto di Will O su Unsplash

Riconnetterci alle nostre sensazioni in 3 domande

Ah ah ah... molto intelligente, Clio!

Per me funziona sforzarmi di rispondere alle seguenti domande in modo consapevole nel corso della giornata:

  1. Come si sente il tuo corpo?
  2. Cosa pensi che ti dica quella sensazione?
  3. Come puoi rispondere in modo gentile e rapido al messaggio?

La maggior parte di noi adulti ha perso il contatto con quello che proviamo! E poiché abbiamo perso il contatto con quello che sentiamo, non possiamo nemmeno rispondere alle altre domande.

Molti adulti finiscono per sapere molto poco di se stessi. Provano un sacco di dubbi perché non si rendono conto dei messaggi brillanti che il loro corpo sta loro inviando; e non si danno la possibilità di rispondervi.

Mi pare importante insegnare ai nostri bambini che le loro sensazioni fisiche sono preziose; perché i nostri pensieri, sensazioni e comportamenti sono tutti intrecciati insieme.

Le sensazioni dei nostri figli saranno la radice del loro benessere, della loro esperienza emotiva e della loro intuizione.

Più diamo l'esempio ponendoci queste domande e cercando di darvi una risposta, più i nostri figli potranno avere fiducia in noi e fiducia in se stessi. "Come si sente il tuo corpo? Cosa pensi che ti dica quella sensazione? Come puoi rispondere gentilmente e rapidamente al messaggio?"

Fonti, riferimenti, approfondimenti

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La vita è fatta di continui cambiamenti, lo sappiamo; alcuni voluti, altri meno; alcuni importanti, altri impercettibili. Iniziare la scuola elementare, cambiare paese o città, accogliere un nuovo membro della famiglia.. Sono solo alcuni tra i cambiamenti che i nostri bambini possono dover affrontare.. Spesso, a causa delle nostre scelte. Come guidarli attraverso il cambiamento? Con sicurezza e fiducia, anche quando ci siamo attanagliati dai dubbi?

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Foto di Cel Lisboa su Unsplash

Preambolo per genitori sensibili: gestire i cambiamenti a partire dal senso di colpa

Qualche mese fa, ho deciso di entrare a far parte di un'associazione locale che promuove l'allattamento al seno.

Avendo allattato entrambi i miei figli, e attraversato fasi più o meno complicate, pensavo di essere sufficientemente preparata.

Mentre leggevo un po' del materiale della formazione, un pensiero mi ha attraversato con forza. Uno di quei pensieri malefici che a volte si insinua dentro di noi.

"Hai sbagliato tutto."

Sai quei momenti in cui il senso di inadeguatezza ti assale? Quando pensi di essere un pessimo genitore e di aver rovinato per sempre i tuoi figli perché non sei stato perfetto, e all'altezza?

Lo sappiamo tutti, a parole, che la perfezione non esiste, che facciamo del nostro meglio eccetera. Ma poi ci sono quelle rivelazioni profonde che ci fanno ribaltare dalla sedia.

Il mestiere del genitore è così difficile perché non c'è un libretto di istruzioni o una ricetta magica. Non sappiamo se quello che facciamo è giusto, e quando lo scopriamo, è comunque spesso troppo tardi.

E trovo che una delle situazioni che lascia adito al maggior numero di dubbi e di lambiccamenti cerebrali sia la gestione dei cambiamenti.

Le scelte dei genitori e i cambiamenti per i bambini

Avremo fatto bene a fargli cambiare scuola? E se poi non riesce ad ambientarsi e rimane da solo tutta l'adolescenza?

Come la prenderà ora che lavoro a tempo pieno?

Secondo te avremmo dovuto aspettare ancora prima di cambiare casa?

E se non accetta la sorellina e tenta di ucciderla dalla gelosia?

Infine, visto che siamo in tema: e quando va dal nido alla materna? O alle elementari?

Per non parlare di quei cambiamenti dolorosi non solo per i bambini, ma per noi adulti, come un lutto o una separazione.

Abbiamo appena visto come le routine siano fondamentali per l'equilibrio mentale dei bambini, ma allora come fare ad accompagnarli attraverso il cambiamento? Come guidarli con sicurezza, senza lasciarci (troppo) invadere da tempeste ormonali e sensi di colpa?

Cambiamento subìto o cambiamento scelto?

Il cambiamento, sia che lo vediamo come una novità entusiasmante o come un'incombenza spaventosa, richiede molta energia.

Parte del processo di adattamento dei nostri figli a una situazione nuova consiste proprio nell'infonder loro un po' della nostra energia. Ecco perché, per noi, è così faticoso.

È come quando decidi di lanciarti in una nuova sfida: l'eccitazione ti sostiene, nonostante l'apprensione.

Il motivo che ti ha spinto a scegliere ti sostiene.

Più difficile, invece, quando il cambiamento viene imposto. Per i bambini, quasi qualunque cambiamento è imposto; siamo noi, nella maggior parte dei casi, a scegliere per loro, ed è normale che sia così.

aiutare-bambini-cambiamenti-inizioIn qualche modo dobbiamo essere grado di trasferire ai nostri bambini quell'energia che a noi viene dalle ragioni che hanno motivato la nostra scelta, per accompagnarli attraverso le diverse fasi del cambiamento.

Le fasi della nostra reazione al cambiamento

La prima volta che ho sentito parlare della "curva del cambiamento" stavo seguendo un corso di formazione, e stavamo per trasferirci in Germania.

Sembrava un concetto misterioso, ma in realtà altro non è che la teorizzazione di quegli alti e bassi cui tutti andiamo incontro quando qualcosa di significativo nella nostra vita cambia.

La teoria è stata elaborata dalla psichiatra Elisabeth Kübler Ross in seguito al suo lavoro con pazienti che avevano subito un lutto o un grosso cambiamento imprevisto.

Si tratta di meccanismi di difesa che mettiamo in atto per superare uno stravolgimento nella nostra vita, e quindi si presta per analizzare anche le reazioni di fronte al cambiamento in qualsiasi altra situazione - Poiché qualsiasi cambiamento implica, in piccolo o in grande, rinunciare a qualcosa e quindi elaborare una sorta di lutto.

Le fasi alle quali si va incontro rappresentano le emozioni tipiche che ci attraversano, e che possono durare più o meno a lungo a seconda del nostro carattere e del cambiamento che affrontiamo:

  1. Sorpresa
  2. Rifiuto
  3. Rabbia
  4. Depressione
  5. Apertura a nuove esperienze
  6. Accettazione

Conoscere il cambiamento per affrontarlo

Ho trovato interessante osservare le mie proprie reazioni durante entrambi i nostri traslochi, e notare come in effetti io abbia attraversato, con durata e modalità diverse, tutte le fasi. Per esempio, una volta rientrata nella mia vecchia casa, nonostante conoscessi bene l'ambiente, ho comunque avuto dei momenti di stizza per delle piccole cose che mi mancavano.

Come non trovare il tipo di cereali cui mi ero abituata in Germania. E dei momenti di tristezza.

Conoscere la teoria non ha cambiato le mie sensazioni, ma mi ha permesso di esserne consapevole e dar loro un senso - solo quando riusciamo ad attraversare e uscire dalle fasi "negative" possiamo integrare il cambiamento come qualcosa di positivo.. E aiutare i bambini a fare lo stesso.

Si dice che i bambini si abituino molto più in fretta, e in parte trovo che sia vero: crescono e cambiano così rapidamente, e sono così ancorati al loro presente.

Passano comunque anche loro attraverso queste fasi e hanno bisogno più di noi di punti di riferimento (le famose routine) proprio per la loro maggior difficoltà di astrazione e di proiettarsi nel futuro.

Come fare per guidare i nostri bambini attraverso i cambiamenti?

Subito dopo il nostro trasferimento, mio figlio ha avuto un periodo in cui era profondamente arrabbiato con noi genitori.

È stato difficile anche per noi da affrontare, perché naturalmente le sue esplosioni di rabbia erano slegate dal contesto.

Non si arrabbiava cioè per dirmi che non gli piaceva la nuova scuola, ad esempio; ma perché gli imponevo di lavarsi le mani.

Riconoscere le sue emozioni e allo stesso tempo porre dei limiti alle sue reazioni incontrollate è stata una bella sfida!

Ecco le lezioni che ne ho tratto e che spero mi aiuteranno adesso che mia figlia maggiore inizia una nuova scuola.

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Capire e accogliere le emozioni dei bambini non è cosa facile.. Foto di Pan Xiaozhen su Unsplash

#1. Bambini e cambiamenti: Accogliere i loro sentimenti

Emozioni e sentimenti sono impulsi inevitabili, naturali e vitali. È l'azione che scegliamo in reazione alla loro manifestazione che può essere catalogata come "buona" o "cattiva".

Questo è il mantra che ripeto ai miei bimbi durante le loro "crisi".

Per i bambini è importante che li guidiamo a riconoscere queste emozioni, perché loro sentono solo una grossa tensione interna che non sanno reprimere o controllare. In questi mesi, mia figlia ha alternato tutte le possibili emozioni:

  • eccitazione e curiosità, anche orgoglio per il fatto di esser diventata una bambina grande che va a scuola e avrà i compiti

  • rabbia, per il fatto di dover accettare anche delle cose che non le piacciono - ad esempio, il fatto che non sarà più insieme a suo fratello

  • paura, di fronte a un nuovo ambiente che ancora non conosce

  • tristezza, di dover lasciare il suo vecchio piccolo mondo in cui aveva trovato il suo posto.

"Hai paura, lo capisco, sarà tutto nuovo. Anche io avevo paura quando ho cominciato la scuola. Ma ricordi quando siamo tornati qui e hai cambiato scuola? Anche allora era tutto nuovo, eppure in pochi giorni ti sei trovata bene. Come ti eri sentita allora?"

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#2. Bambini e cambiamenti: Spiegare cosa succede, ma non troppo

Ricordo con stupore alcune amiche che mi dicevano che non volevano sapere nulla in anticipo del parto, perché metteva loro molta ansia; mentre io avevo voluto sapere il più possibile per sapere cosa aspettarmi, e non arrivare impreparata.

Ognuno di noi ha un approccio diverso rispetto al futuro, che oscilla tra la curiosità e la paura; tra il bisogno di controllo e quello di vivere "ogni giorno la sua pena".

Coi bambini è un po' lo stesso. Quando stavamo per traslocare dalla Germania, avevo spiegato talmente nei dettagli cosa avrebbero dovuto aspettarsi i miei figli dalla nuova scuola in Francia, che nonostante i miei toni volutamente entusiasti, li avevo terrorizzati.

I bambini, soprattutto prima dei 7-8 anni, fanno fatica a proiettarsi nel futuro - per non dire che proprio non sanno cosa sia.

Dar loro un quadro di riferimento, una sequenza di eventi perché sappiano cosa aspettarsi li aiuta a non perdersi; esagerare con dettagli che non riescono ad immaginarsi non fa che alimentare le loro paure. Meglio lasciar perdere.

#3. Bambini e cambiamenti: Mantenere il più possibile la routine

Quando tutto cambia, sottolineare quello che resta invariato aiuterà i bambini a sentirsi sicuri e in controllo della situazione.

Può essere un rituale familiare che avete instaurato, le abitudini di mattina e sera che avete costruito insieme. Pensa a metterci un po' di più l'accento per qualche tempo.

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#4. Bambini e cambiamenti: Ricominciare e ripetere finché necessario

Non faremo mai tutto giusto come genitori, e anche se lo sappiamo, renderci conto di aver sbagliato coi nostri figli può far molto male.

Non c'è una ricetta miracolosa né una bacchetta magica; ma la costruzione di una relazione tra esseri umani imperfetti ma che si vogliono bene.

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Autorizzarci a sbagliare ci permette di accettare il rischio e andare avant con coraggioi..
Foto di Jessica Podraza su Unsplash

Penso che più di ogni altra cosa, i bambini hanno bisogno della nostra presenza affettuosa, della nostra sicurezza in un mondo in cui ancora non sanno muoversi da soli.

Non c'è altra risposta giusta se non il fatto di essere sempre là per loro, con le modalità che sono proprie a ciascuno di noi.

E questo è, credo, il modo migliore per guidare i nostri bambini attraverso i cambiamenti che si troveranno, inevitabilmente, ad affrontare.

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Vedremo insieme se e come posso aiutarti in modo più approfondito e personalizzato.

Corri sempre, ti stressi. Ti piacerebbe fare molto di più con i tuoi figli; attività divertenti per far imparar loro cose nuove. Ma ci vuole tempo per organizzare, e molte energie. Il poco tempo che hai per le attività coi bambini ti pesa.. E se per trovarlo, il tempo, un nuovo punto di vista potesse aiutare?

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Lasciarsi ispirare senza farsi stressare... Foto di Nicola Fioravanti su Unsplash

Un'intervista con Méline DUTRIEVOZ-BOYER, direttrice d'asilo, educatrice, formatrice, consulente per genitori e mamma di 3 bimbi

La frustrazione di quando vuoi fare troppo.

A volte i miei bambini tornano a casa con i loro piccoli progetti scolastici. Sembra che in poco tempo, i bambini riescano a fare delle attività così carine, e ne sono così orgogliosi!

Mi piaceva tanto fare questo tipo di attività quando ero bambina io, ma ora chi ha il tempo?

Ecco, è quando parto con questi pensieri che sento inevitabilmente arrivare l'ondata inutile di frustrazione.

Come mai non riesco a trovarlo, il tempo, anche se poco, per fare queste benedette attività con i bambini?

Internet poi è terribile. Pletore di articoli del tipo: "Come creare da zero la cameretta dei bambini con materiali di recupero in 5 semplici step. Per le più belle attività creative e artistiche con i bambini, in poco tempo e senza una grande organizzazione!"

Sogno, e poi vado a prendere tutto l'occorrente.

Ma non so come mai, a casa nostra non funziona.

In primo luogo, perché non ho mai quello che serve per l'attività in questione, ed ecco che devo organizzarmi per andare a cercarle in almeno 3 negozi diversi.

E poi, quando finalmente arriviamo a ritagliarci una mezz'ora tutta per noi, i miei figli non ne vogliono sapere di seguire le mie istruzioni e fare la bella casa di cartone della foto..

Giù discussioni, loro se ne vanno a fare altro, la pittura si rovescia per terra e passo il resto del tempo a pulire. Scoramento totale.

Succede anche a te?

Una nuova visione delle attività con i bambini. Anche se in poco tempo.

È a pochi mesi da queste riflessioni ricorrenti che incontro Méline DUTRIEVOZ- BOYER.

Méline è la direttrice di un asilo di Grenoble, formatrice e consulente per genitori, e fondatrice del concetto di "pedagogia lenta" (Slow Pédagogie).

Il sorriso caldo, le idee chiare; chiacchierare con lei mi dà una spinta energetica e una visione molto più precisa di ciò che può voler dire una filosofia educativa positiva, aperta e concreta che riunisca lo sviluppo del bambino con la semplicità per il genitore.

"La pedagogia lenta consiste nel permettere al bambino di assaporare le sue scoperte in modo che si integrino in lui come belle esperienze."

Attività coi bambini in poco tempo e l'approccio della pedagogia lenta

Méline, il tuo approccio di "pedagogia slow" mi ricorda un po' la pedagogia Montessori, dove i genitori e i professionisti della prima infanzia sono incoraggiati a lasciare che il bambino impari, esplori e si sviluppi al proprio ritmo e in autonomia. Ci sono altri elementi di contatto tra le due pedagogie, e quali sono invece le differenze?

La pedagogia Montessori incita a organizzare le attività del bambino sotto forma di atelier o laboratorio, a cui il bambino è libero di partecipare, ma che sono comunque inquadrati, con materiali specifici, un tempo dedicato e così via.

L'approccio che ho chiamato "Lento" è piuttosto una filosofia in cui le attività con i bambini non sono pre-costruite, ma si inseriscono come parte integrante della vita quotidiana.

Si tratta di praticare la vita, insieme.

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Se accettiamo di lasciare che il bambino cresca con noi..

Recuperare il piacere nelle attività con i bambini anche se il tempo è poco

Capita proprio a fagiolo! Io parto dalla constatazione che i genitori spesso hanno poco tempo per gestire tutto; e talvolta covano la frustrazione di non poter dedicare abbastanza tempo di qualità ai propri figli.

Allo stesso tempo, così abituati a correre sempre, a volte non riusciamo a lasciare che il bambino faccia da solo, ad aspettare i suoi tempi, seguire i suoi ritmi; abbiamo la tendenza a voler organizzare tutto. Quali sono i passi che possiamo seguire per integrare questi concetti e riscoprire un tempo da passare piacevolmente con i bambini?

Penso che prima di poter parlare di "passi da seguire", per comprendere e integrare questo approccio dobbiamo pensare al modo in cui guardiamo sia alla definizione di sviluppo del bambino, sia al nostro ruolo di educatori; dobbiamo cioè:

  1. Cambiare la nostra prospettiva su ciò che è momento "speciale"

  2. Accettare che la nostra visione del gioco sia diversa da quella del bambino

  3. Prendere in considerazione le inclinazioni e gli interessi naturali del bambino in base all'età.

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Fase #1: Allora come cambiare la nostra visione su ciò che è speciale, Méline?

Chiedendoci : "Qual è il miglior ricordo che hai della tua infanzia?"

Capita raramente che qualcuno risponda parlando di giocattoli ricevuti o di qualcosa di eclatante.

Il più delle volte si tratta di bei momenti trascorsi insieme, in famiglia: la pasta fatta in casa al pranzo di domenica con la mamma, storie lette e rilette in un angolino insieme ai nonni, o di quella volta che il papà ha insegnato ad andare in bicicletta.

Siamo noi genitori che, da adulti, perdiamo la connessione con questi ricordi e ci creiamo invece delle aspettative enormi su cosa fare insieme.. Forse per compensare il poco tempo che abbiamo per le attività "normali" coi bambini.

Ai nostri occhi, perché un'attività sia piacevole, deve anche essere speciale, straordinaria. E produrre, nel caso delle attività artistiche o creative, un oggetto esteticamente perfetto.

Solo che per un bambino sono straordinari, ad esempio:

  • trasformare lenzuola e tavolo della cucina in una capanna mentre fuori piove;

  • raccogliere sassi, pezzi di corteccia, bastoncini e foglie durante una passeggiata al parco, per trasformare il contenitore di plastica nascosto sotto il letto in una foresta magica;

  • O fare una battaglia di solletico sul divano. Con i genitori.

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Anche ciottoli e conchiglie possono diventare un gioco che fa scoprire il mondo

 

Ecco perché la pedagogia lenta è un approccio, non un metodo.

È soprattutto un modo di vedere le cose; e per poterlo applicare, il genitore sceglie di cambiare le lenti attraverso cui guarda il mondo, e trovare il lato divertente, interessante e speciale anche nelle attività e negli oggetti più normali della sua vita quotidiana.

Fase #2: Come fare per accettare che la nostra visione del gioco sia diversa?

Quando tuo figlio ti chiede attenzione, non ti è mai capitato di dire:

"Aspetta che finisco di fare.. (la cena, i piatti, ecc.) e poi vengo a giocare con te"?

Nella nostra concezione del mondo, e nella nostra cultura più in generale, il gioco è un'attività inferiore, meno importante delle attività reali dell'adulto, per non dire una perdita di tempo.

Quando guardiamo un bambino che gioca, non sempre vediamo che sta affinando le sue capacità motorie, sviluppando nuovi pensieri, costruendo le strutture verbali e la visione del suo mondo interiore.

Nel suo cervello, è un'esplosione di connessioni, eppure vediamo solo "un gioco da bambini".

Abbiamo anche tendenza ad equiparare il "gioco" con il "giocattolo".

Ma per il bambino, giocare è semplicemente imparare e praticare la vita.

Non hai mai visto un bimbo tutto felice di passare lo straccio, o di mescolare uovo e farina?

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Quando le cose sono sistemate in modo ordinato e organizzato, c'è più spazio all'immaginazione.

Non è un dovere o un lavoro, ma un modo per sentire l'appartenenza alla sua famiglia attraverso l'imitazione, per capire il suo mondo; e lo fa per puro piacere: gioca, vive.

Naturalmente, questo modo di "giocare" è, da un lato, molto più semplice perché è integrato nella nostra vita quotidiana, inscritto tra le cose che già facciamo.

.. e come includerla nella nostra routine?

D'altra parte, implica che il genitore accetti di includere il bambino nelle sue attività adulte, prendendo il rischio che ci vorrà molto più tempo e attenzione da parte sua.

Questo richiede un altro sguardo alla nozione di tempo: si tratta di investire molto più tempo oggi, in modo da guadagnarne domani; quando i nostri bambini, praticando la vita con noi ogni giorno, avranno imparato a fare molte cose, da soli.

Mio figlio che ha 4 anni, ad esempio, ha sempre seguito suo papà durante i lavoretti di bricolage. Certo, c'è voluta molta pazienza perché bisognava adattare gli strumenti e le cose che poteva fare senza farsi male, ma adesso se gli chiedo di svitare una vite col cacciavite ne è capace. E mi può aiutare concretamente in casa.

Mi viene spesso in mente l'esempio dell'imparare a mettere le scarpe, perché siamo sempre di corsa la mattina e la tentazione di farlo noi al posto loro è forte.

Ma alla lunga, se continuiamo a fare noi, ci ritroviamo con bambini di 6, 7 anni che non sono ancora capaci di mettersi le scarpe da soli.. Un investimento di tempo all'inizio, nella fase in cui i bimbi hanno sete di indipendenza e far da soli, ci fa "guadagnare" tempo più tardi.

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Le pulizie sono un bel gioco agli occhi dei bambini!

Fase #3: Cosa vuol dire prendere in considerazione le naturali inclinazioni dei bambini?

Se i bambini di 4, 5 anni e oltre si lanciano molto volentieri in giochi di ruolo, dove "fanno finta di..", ai più piccoli piace essere nella realtà di ciò che li circonda.

Vogliono aiutare, contribuire e fare come facciamo noi, in modo molto naturale.

Perché allontanarlo invece di approfittarne? Una volta che poniamo le condizioni per cui il bambino sia in sicurezza, possiamo costruire l'attività da fare insieme semplicemente facendogli fare la stessa cosa che facciamo noi, adattandola alla sua fase di sviluppo.

Un bambino di 18 mesi può benissimo versare farina, pasta o semola da una ciotola all'altra, mentre a 3 anni può tagliare una zucchina o sbucciare una carota con gli strumenti adatti.

Per non parlare dell'aspirapolvere e della scopa, che sono generalmente molto popolari tra i bambini dai 2 ai 4 anni.

Lasciate che si entusiasmino, senza distorcere quella visione con l'immagine che ne abbiamo noi adulti.

E se tuo figlio fosse più grande e tu stessi scoprendo questo approccio solo ora?

Parte da quello che gli piace fare. Cerca la sua collaborazione là dove si trovano i suoi interessi. In seguito, riuscirà a trasporre queste abilità collaborative in qualcos'altro.

Ad esempio, se il tuo bambino ha 5-6 anni e non vuole più aiutarti con le pulizie di casa, ma sta imparando a scrivere e gli piace moltissimo. Puoi chiedere il suo aiuto per fare la lista della spesa, preparare le etichette della dispensa o dell'armadio, scrivere i biglietti di auguri, e così via.

Una volta capito che aiutare i suoi genitori gli piace, sarà più facile chiedere la sua cooperazione su altre cose.

Attività con bambini di età diverse

Quindi, come facciamo quando abbiamo figli di età molto diverse? In che modo questo approccio pedagogico ci permette di trascorrere del tempo di qualità con 2 (o 3 o più) figli allo stesso tempo?

Faccio ancora una volta una riflessione a monte.

Quando adottiamo questo approccio, che mira a sviluppare l'apprendimento del bambino attraverso il gioco, nella nostra vita quotidiana, vedremo che qualsiasi oggetto di uso comune può diventare un giocattolo:

  • i rotoli di cartone possono diventare piste per le macchinine,

  • tubi idraulici assumono un sacco di nuove forme,

  • per non parlare di tappi e bottiglie.

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Materiali al posto dei giocattoli. ma belli ordinati

Mentre quando si investe in giocattoli "tradizionali" che hanno un solo uso, ci si limita a una fascia di età abbastanza specifica, quando invece qualsiasi materiale diventa un giocattolo, ci si apre a un'evoluzione del suo uso.

Il bambino di 6 anni userà il cartone in un modo molto diverso da un bambino di 2 o 3 anni, eppure è sempre lo stesso oggetto.

Quasi qualsiasi attività può essere fatta insieme, ognuna secondo le proprie possibilità, dando solo delle sfumature diverse;

Inoltre, in questo modo, anche i litigi tra fratelli riguardo al possesso di un giocattolo sono limitati.

Naturalmente, non sto dicendo di vietare qualsiasi forma di giocattolo classico; ma di scegliere in base al numero di usi possibili: cubi di legno, figurine, biglie.. possono essere usati ogni volta in un modo diverso, e a seconda della fantasia del bambino.

Un pupazzo che salta fuori dal cubo, invece non farà altro che saltare fuori dal cubo.

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Attività con i bambini: con o senza giocattoli?

Infine, una domanda volutamente provocatoria: perché preferire questo approccio per il tempo trascorso insieme rispetto ai giocattoli "classici" prefabbricati?

Penso che non ci sia una soluzione giusta o una sbagliata, ma che stia a ogni genitore scoprire la differenza!

Dipende dal punto di partenza della riflessione.

Il genitore soddisfatto del tempo trascorso col figlio, non ha bisogno di rimetterlo in discussione.

Ma se sentiamo questa frustrazione che ci spinge a cercare soluzioni diverse, è là che questo approccio può risultare pertinente.

Spesso, questo tipo di giochi semplici, questo modo di condividere la vita quotidiana con i nostri figli ci ricorda la nostra infanzia, e i momenti di piacere di cui abbiamo conservato la memoria.

Se ti senti frustrato per il poco tempo trascorso coi bambini, e soprattutto il modo in cui lo trascorri, ho un consiglio: segui il tuo istinto, le tue sensazioni di piacere, i tuoi ricordi più belli.

Lascia stare quello che vedi sulle riviste o sulle pagine dei social.

Si tratta di cambiare la nostra visione su ciò che è ordinario e quotidiano, con solo un pizzico di semplicità.

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Foto di su Unsplash

Risorse utili

Cosa serve per provare ad adottare questa filosofia anche a casa? Vuoi andare oltre con questo approccio? Ecco alcune risorse che possono essere utili!

L'elenco dei materiali consigliati da conservare a casa

Attenzione: per evitare che tuo figlio sparga una marea di oggetti dappertutto, limita le quantità che metti a sua disposizione. Porta sempre con te una scatola o un barattolo: terrà il tuo bambino occupato durante la passeggiata e a casa!

  • Cartoni
  • Rotoli di cartone
  • Bottiglie di tutti i tipi
  • Cubi di legno
  • Pupazzetti (ad es. di animali o personaggi)
  • Tappi
  • Spago
  • Tubi di gomma (tipo quelli da idraulico)
  • Tutto ciò che suscita la curiosità del vostro bambino durante le vostre passeggiate!

Siti web da visitare

Libri

Un paio di libri per riutilizzare il materiale che abbiamo in casa insieme ai bambini (link affiliati):

Il 30 luglio 2018 ho pubblicato i miei primi articoli e iniziato un'esperienza di condivisione che mi ha cambiato. Prendere del tempo per guardare quello che mi era successo è stata, in primis, un'attività quasi terapeutica. A cosa serve riflettere all'essere genitore? In che modo la creatività può aiutarti a costruire il rapporto coi tuoi figli? Magari anche quando non ti consideri per niente una persona creativa.. Vedrai, è divertente!

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Creativo, io? Foto di Alice Achterhof su Unsplash

Essere genitore prima di scrivere sul blog

A me capitava spesso di rientrare a casa dall'ufficio di corsa. Ci sdraiavamo per terra per giocare, i bambini pieni di quel bisogno entusiastico che hanno di vederci, sentirci vicini.

A volte mi arrabbiavo.

A volte non sapevo come reagire per farmi ascoltare.

Ma ho dimenticato la maggior parte dei dettagli. È come se ci fossero tante scene un po' sfocate sullo sfondo, e qualche dettaglio più luminoso. Come nelle foto che ti vengono male, e che poi ti dispiace perché sai che il momento è perso.

Mi ricordo, ad esempio, il conforto che provavo nell'abbracciare mia figlia, quando avevo passato una brutta giornata in ufficio.

Ricordo anche quando ho cambiato lavoro, l'eccitazione e la gioia di una nuova avventura: quando mi hanno telefonato per annunciarmelo, mi ero chiusa in cucina, e mia figlia piangeva dall'altra parte della porta, perché voleva raggiungermi. Era in braccio a papà che mi sorrideva quando sono uscita per dare la notizia.

C'erano ondate di gioia, entusiasmo, frustrazione, incomprensione, rifiuto, rigidità..

La mia terapia era la bici. Sempre, mentre andavo o tornavo dal lavoro, mentre pedalavo rimuginavo sulle frasi dette, sul carattere di mia figlia, sul mio voler stare con lei, su come fare a capirla, a capirmi.

Tutto un riflettere sul mio essere genitore, il peso del ruolo, il come assolverlo, come conciliare questo nuovo aspetto con il resto della mia vita.

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Perché scrivere aiuta a prendere la distanza che serve per riflettere sull'essere genitore

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Foto di Tim Gouw su Unsplash

Vedevo, naturalmente, altri genitori destreggiarsi con gli stessi problemi.

Il bello del mal comune mezzo gaudio, è che il problema diventa normale. Solo che questa normalità fa un po' da anestetizzante, e uno smette di lottare per trovare la soluzione.

Non voglio ripercorrere i motivi che mi hanno portato a iniziare il blog; quelli li trovate nella pagina corrispondente.

Scrivere mi ha aiutato a smettere di far girare i miei pensieri in spirali senza capo né coda, e a dare un senso alle mie osservazioni.

E se questo è un elemento mio personale, forse c'è qualcosa che può aiutare anche te a ritrovare leggerezza e la giusta distanza ai piccoli e grandi problemi che ti prendono in contropiede.

Cosa mi ha insegnato un anno di blog sull'essere un genitore

  1. Per ogni problema c'è una soluzione, che spesso è semplice ed evidente ma necessita di cambiare punto di vista;

  2. quando riesci a mettere da parte i pregiudizi, scopri che da chiunque hai qualcosa da imparare;

  3. il tempo è sempre relativo: saper rallentare a volte ci fa guadagnare più tempo di quello che pensavamo aver perso;

  4. per ricordare bisogna ascoltare; e per ascoltare davvero bisogna interrompere la voce nella nostra testa che tende ad anticipare quello che l'altro sta per dire;

  5. rabbia, frustrazione, inquietudine.. se pensiamo e ripensiamo all'episodio che le ha generate, non facciamo che attizzarle come il fuoco. Posarle da qualche parte per poi tornarci su quando ci siamo calmati permette di andare più in profondità;

  6. dietro la rabbia per qualcosa che i nostri figli hanno fatto, si nasconde spesso un'emozione primaria che non vogliamo vedere: paura? tristezza? Per scoprirlo, bisogna accettare che arrabbiarsi è una scelta non obbligata che dipende da noi, non dai bambini;

  7. mettere le cose sul ridere di solito aiuta.

Quali vantaggi a usare la creatività per migliorare la relazione coi tuoi figli?

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La libertà della creatività
Foto di Alexander Dummer su Unsplash

Più osservo i bambini, e più mi accorgo che tutti noi abbiamo una parte creativa. In alcuni è più evidente, naturalmente. Ma tutti abbiamo un qualcosa che ci fa vibrare di entusiasmo, un'immagine che ci mette in movimento, che non è guidata da una logica o un pensiero puramente razionale.

Il vantaggio dell'attingere a questa parte creativa è che è piacevole. Dà energia e una gran soddisfazione, indipendentemente dal risultato.

Inoltre, proprio perché spontanea, va a pescare nel nostro incosciente e permette di portare a galla aspetti nascosti, che poi ci permettono di vedere in una luce diversa l'accaduto anche quando usiamo le lenti della razionalità.

È un esercizio, un allenamento. Ma ho riscontrato che la sua regolarità alleggerisce i problemi; ci rende, in parole povere e molto concrete, più sereni. Vuoi provare?

Le 3 attività creative che ti aiuteranno a riflettere sul tuo essere genitore

Ho scoperto che riflettere alle sfide dell'essere genitore è soprattutto un ripensare se stessi, che spesso e volentieri non è per niente facile.

L'ideale, secondo lo psichiatra infantile Daniel J. Siegel, è cercare delle attività che attingano a entrambi gli emisferi del nostro cervello..

In altre parole: l'ideale è provare tutte e 3 le attività, e mescolarle andando a cercare quello che ti piace di più.

#1: Scrivere e tenere un diario

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Scrivere, scrivere, scrivere ancora
Foto di Thom Holmes su Unsplash

La scrittura quotidiana ha virtù terapeutiche, sono in tanti ormai a sostenerlo.

Serve a imbrigliare i pensieri negativi su di sé per dirigerli in maniera più sana; a sentirsi più felici e soddisfatti, quando ci si concentra "sulle cose belle".

Martin Seligman, il papà della psicologia positiva, ha guidato diverse ricerche che hanno portato alla stessa conclusione: scrivere fa bene, in alcuni casi fa pure meglio!

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#2: Fare foto che raccontino una storia visiva

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L'aspetto inatteso delle foto

Da quando scrivo, ho iniziato a scattare un sacco di foto; a guardare ai dettagli, alle sfumature, alle sensazioni dei colori.

A che serve, mi dirai tu?

Intanto, le immagini servono a "completare" le parole scritte perché richiamano il modo di processare le informazioni tipico dell'emisfero destro; laddove la scrittura si richiama fortemente all'emisfero sinistro.

C'è di più. Non cercare le foto "di posa", quelle in cui siete tutti in posizione ufficiale col sorriso.

Nel fare la tua storia visiva, cerca di scattare delle foto naturali, quelle in cui un bambino corre con il ghigno di chi sa di averla combinata grossa mentre il papà alza il dito con la fronte corrugata.

Vederti in una situazione "normale" coi bambini ti aiuterà a individuare certe posture, certi gesti; a notare il tuo linguaggio del corpo. Questo può darti delle indicazioni utili su come ti poni involontariamente davanti ai tuoi figli.

In Inghilterra usano addirittura il video per delle sequenze di terapia genitori-figli.

Mentre il genitore e il bambino giocano, il terapeuta li filma. Poi prende fotogramma per fotogramma, e mostra al genitore certe espressioni significative.

E apparentemente è molto utile, soprattutto per instaurare un rapporto i primi mesi di vita, quando il genitore ha difficoltà a interpretare correttamente i segnali non verbali del neonato e a rispondervi adeguatamente..

Non c'è bisogno di andare così sul tecnico eh?!

Ma prova a creare un album di foto che racconti il vostro quotidiano. Non c'è una ricetta precisa da seguire, se non quella di seguire l'istinto e divertirti!

#3: Il collage di immagini e parole per visualizzare

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Foto di Nicole Honeywill su Unsplash

Quest'ultima attività riassume le prime due, e si applica alla perfezione se non ti piace l'idea di lavorare con le vostre vere foto, o se non ami scrivere.

Prima di buttare via le riviste una volta che le hai lette, pensa a un episodio recente e passato significativo.

Cerca immagini e singole parole che lo descrivano, e fai il tuo collage, che sia sotto forma di poster, di libro, di disegno.. poco importa.

Se riesci a dare una regolarità all'esercizio, può diventare un libro di famiglia da condividere coi bambini; oppure può essere l'equivalente di un diario segreto.

O, ancora, puoi anche decidere di buttar via ogni volta la tua realizzazione.

Quello che ti servirà è il ricercare le sensazioni e le emozioni attraverso la carta; l'esercizio terapeutico sta tutto là.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Qual è la tua attività creativa che ti aiuta a riflettere di più e a vederci chiaro? Puoi raccontarlo nei commenti!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

  • Se riflettere sulla tua interiorità e quello che ti accade fa parte del tuo essere genitore nel quotidiano, ti consiglio caldamente questo libro di Daniel J. Siegel: approfondisce il ruolo delle nostre prime relazioni nel forgiare le nostre reazioni automatiche, e guida a come dar loro un senso e  invertire la rotta.

  • Il padre della psicologia positiva si considera un pessimista.. è il colmo ma la sua auto-ironia rende la lettura dei suoi libri un vero piacere, se vuoi approfondire il tema di come la creatività (tra le altre cose) ci rendono migliore la vita.

  • Qual è il valore terapeutico della creatività? Ce lo spiega l'arte-terapeuta Alexandra Karlsdorf

Dai, ma che titolo è mai questo?! Tutti sanno come riposarsi! Il difficile è saper lavorare, essere efficaci, produttivi in meno tempo.. Che bisogno c'è di spiegare ai genitori l'importanza del riposo e come metterlo in pratica? Perché riposo non vuol dire andare in ferie. Perché molti genitori, trovare il tempo e il modo di identificare i loro bisogni è talvolta un'utopia. Infine, perché il rischio, a non sapersi fermare, è troppo alto per essere ignorato. Allora, prendi i tuoi occhiali da sole, trovati un posto comodo e tranquillo, e continua a leggere!

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Siamo sicuri di saperci riposare?
Foto di Drew Coffman su Unsplash

Genitori, conosciamo il valore del riposo, ma non siamo capaci di riposare. Perché?

"Fantastico! Ho un giornata di ferie che mi avanza! Potrei approfittarne per tenere i bambini a casa, fare il cambio degli armadi, fare la spesa all'ipermercato e magari se mi avanza tempo, anche portare il gatto dal veterinario!"

"Sì, sono un po' stanca, stamattina i bimbi mi hanno tirato giù dal letto alle 5.. Allora cosa vuoi, loro si sono riaddormentati; noi ne abbiamo approfittato per riverniciare casa.."

"Ero proprio sfinita, sai, ma i miei amici ci tenevano davvero a fare quel giro in bici da 140 km.. Allora li ho accompagnati."

"Evviva il lunedì! Son state belle le vacanze eh? Ma dopo due settimane zaino in spalla, coi bambini che facevano i capricci perché non ne potevano più, io con le verruche ai piedi.. Meno male che ci sono solo una volta l'anno! Però i musei della guida li abbiamo visti tutti!"

Chi non si riconosce, almeno un po', in una di queste frasi?!

Io, a tratti, un po' in tutte!

Per qualche motivo, noi genitori abbiamo talvolta una buffa idea di cosa sia il riposo.

È un po' come se lo considerassimo un modo per recuperare quel modo di vivere che avevamo prima di avere figli..

Ignorando volutamente che, nel frattempo, tutto è cambiato: non solo le nostre energie e il tempo a disposizione, ma anche e soprattutto, bisogni e priorità.

Perché non siamo più capaci di riposare davvero?

Faccio, quindi valgo

Quando, per seguire mio marito in una missione all'estero, ho smesso di lavorare per un periodo, ho fatto una gran fatica.

Assurdo, no? Finalmente posso tirare il fiato e stare di più coi bambini!

Ma per così tanto tempo avevo associato il senso del mio valore al numero di cose che facevo.

Il fatto di aver un lavoro a tempo pieno, di fare sport, di vedere gli amici, di crescere due figli..e di essere ancora viva, in qualche modo mi faceva sentire più forte.

Il riposo era un premio meritato alla fine della giornata, e per me equivaleva a buttarmi sul letto e addormentarmi istantaneamente.

Come definirci allora, una volta che non facciamo?

C'è davvero bisogno di distruggerci per poter meritare il riposo?

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Tutto è una priorità, niente lo è

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Hai detto riposo? Non ho tempo. Foto di Phil Desforges su Unsplash

I nodi venivano al pettine quando dovevo scegliere; quando un'attività escludeva l'altra.

Era la paralisi assoluta! Prendo ferie per accompagnare mia figlia alla gita di classe o partecipo alla riunione?

Vado a pranzo con le colleghe o faccio il corso di kick-boxing in palestra?

Accetto l'invito a cena degli amici, o tengo la serata libera per stare con mio marito?

Dubbi amletici che mi toglievano il sonno.

Arrivavo a cercare di destreggiarmi tra soluzioni improbabili, come andare alla gita mezza giornata per poi correre alla seconda metà della riunione e nel mentre passare dalla palestra dopo aver afferrato un panino al bar in cui le colleghe avevano pranzato.

Nessuno era soddisfatto, ma la mia ansia era tenuta a bada.

"Non ho tempo! Non ho tempo!" mi piaceva ripetere. "Tutto è importante per me!"

Stai attenta. Se tutto diventa importante, vuol dire che niente lo è davvero.

La paura di deludere

Ma io non potevo scegliere di dire di no. E se l'altra persona ci rimane male?

Se gli amici non mi invitano più? E se le colleghe avanzano col progetto senza di me?

Quindi, a volte lasciavo per ultime le persone a me più vicine, perché ero sicura che invece loro avrebbero capito.

Non riuscivo a collegare tutto questo con quel senso di tristezza profonda e frustrazione che a volte mi prendeva, la sera, quando ero troppo stanca per giocare coi bambini.

O quando mi costringevo a fare qualcosa contro voglia, solo per far piacere; a scapito di un momento di tranquillità. Sempre più stanca, ma sempre più di corsa.

Quali sono i rischi a sottovalutare il riposo, genitori?

"Perché non ti siedi un po' sul divano?" mi chiedeva mio marito.

"A fare cosa?" rispondevo io.

"Niente. A stare qui con me. A goderci un po' di riposo."

Aveva ragione, naturalmente. Ma mi ci sono voluti anni per accorgermi che non era noia, quella che mi faceva saltare su come una molla.

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Noia? Non la conosco. Foto di Vincent Van Zalinge su Unsplash

Era l'inquietudine, il senso di inadeguatezza che derivava dal non essermi mai presa il tempo per capire cosa fosse davvero importante per me.

Corrono dei rischi, sai, quei genitori che ignorano il bisogno di riposo.

#1: Peggiora la qualità delle relazioni

Faccio un piccolo esempio.

La mamma si affanna in giro per casa. Un bimbo in braccio, un altro nel bagnetto. La cena in forno, con la mano libera si affanna a svuotare i sacchi della spesa.

Dall'altra parte della stanza, il papà è seduto sul divano, con gli occhi chiusi.

"Ma non vedi che c'è da fare? Perché non vieni a darmi una mano! Sono sempre io che devo fare tutto, non ne posso più!"

"Tesoro, ho bisogno di dieci minuti per ricaricarmi. La giornata è stata molto difficile. Se lasci tutto così com'è, dopo cena metto io via tutto."

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Quei doveri che mettiamo sempre prima del riposo.. Foto di Jennifer Burk su Unsplash

Tu cosa vedi?!

Io vedo una persona che ha imparato a identificare i suoi bisogni e a saper dar loro importanza; e una persona che invece arriva a sfinirsi.

Qual è il rischio a non sapersi fermare quando ce n'è bisogno? Risentimento. Incapacità a esprimersi in modo costruttivo e rispettoso.

#2: Fatica ed esaurimento

È il circolo vizioso che si installa: corsa perenne, tensione immanente.

  • Più corriamo, meno siamo in grado di ascoltare i nostri bisogni e quelli di chi ci sta intorno;

  • più ci distacchiamo dai nostri bisogni, più ci sentiamo frustrati e insoddisfatti;

  • e più ci sentiamo insoddisfatti, più cerchiamo di riempire le giornate con altro.

La fatica aumenta, la ruota gira.

Non sempre è così drammatico, sia chiaro! Ma il vecchio detto "Prevenire è meglio che curare" ha ancora una sua validità.

#3: Si perde di vista cosa è importante

Perché per capire a cosa teniamo davvero, c'è bisogno di spazio. Di silenzio, di nulla.

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Riposo, spazio e silenzio Foto di Greg Rakozy su Unsplash

Non ti ho ancora convinto che i genitori hanno bisogno di riposo?

La guida al riposo dei genitori

Allora, genitori in vacanza, cos'è il riposo?

Posto che non è semplicemente non andare a lavorare, o stare sdraiati in spiaggia.

Riposo è svuotare la mente e riconnetterci a chi siamo, oggi, adesso.

È essere pronti a osservare quello che i nostri occhi vedono, senza partire per la tangente.

Riposo è soltanto esserci, prendersi il lusso di fare attenzione alle sensazioni del corpo, alle curve dei nostri pensieri; e anche alla fronte corrucciata di nostro figlio mentre fa le costruzioni, o ai muscoli tesi sul collo del nostro compagno quando ride.

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#1. Hai il diritto di non fare niente

Spesso associamo il riposo a piccoli piaceri come leggere un libro, o fare sport, o prendere un aperitivo con gli amici.

Tutte attività nobilissime e riposanti, ne convengo.

C'è solo un limite: continuiamo a tenere la mente occupata da un'attività all'altra.

Ma per renderci conto di come stiamo, di che pensieri abbiamo su noi stessi.. c'è bisogno di fermarci.

Solo allora, nel non fare niente, possiamo ascoltarci.

L'autore del libro che sto leggendo, uno psichiatra francese, rivela che questo è addirittura il primo passo per migliorare la propria autostima.

Solo nel silenzio riusciamo a fare attenzione ai nostri pensieri, e solo così, a captare quei discorsi automatici un po' negativi che talvolta ci portiamo dietro..

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#2. Ascolta i segnali del tuo corpo

Se guardi bene, quel mal di gola che non ti passa; la tensione al collo e alle spalle che ti prende in certi momenti; i mal di testa di fine giornata..

Sono forse puramente casuali. O forse no.

Resta vero che prestarvi attenzione può darci delle indicazioni preziose su cosa sia davvero in linea con quello che è importante per noi, e cosa invece no; e anche se stiamo tirando troppo la corda..

E a guardar bene, forse anche i "mali di pancino" di tua figlia hanno qualcosa da dire.

#3. Connettiti alla natura anziché a internet

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Foto di Timothy Eberly su Unsplash

Ho iniziato a vederne i benefici grazie ai bambini.

"Guarda mamma! Una coccinella!" esclama mio figlio estatico. Ed è capace di restare a fissarla, a seguirne i movimenti per un sacco di tempo, mentre io inizio a innervosirmi "dai amore, andiamo?!"

Ma poi ho iniziato a guardare. A fargli notare io stessa quando c'è la luna. O a osservare i colori brillanti dei fiori.

E tra parentesi, tutto ciò è molto pratico durante i lunghi viaggi in macchina, quando siamo stufi di ascoltare per la ventesima volta di fila "Il pulcino Pio".

"Guarda che belli i campi di lavanda!"

E mentre mi sforzo di trovare delle cose belle su cui possano focalizzare l'attenzione, vedo dettagli che prima mi sfuggivano.

È sciocco sorridere davanti a un prato pieno di papaveri?

O entusiasmarsi per un buffo uccello posato sul dorso di un cavallo bianco?

Forse. Intanto, però, il sorriso mi ha fatto bene. E spero che insegnerà ai bambini a considerare la natura con amore, come parte di sé.

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#4. Ai tuoi figli basta la tua presenza

Non c'è bisogno di diventar matti per far fare loro l'ultimo progetto creativo che hai trovato su Pinterest.

Né di riempire tutte le giornate di uscite a scopo pedagogico, e programmare ogni minuto.

Mi sono ritrovata così tante volte a correre per un'ora in giro per casa per trovare gli accessori necessari; per poi impegnare i miei bambini per 5 minuti e mezzo e aver di nuovo su di me il loro sguardo interrogativo:

"Mamma, possiamo fare qualcosa insieme?"

A volte basta stare seduti vicini e osservarli mentre giocano o disegnano. La nostra attenzione nei loro confronti vale più di mille parole di incoraggiamento.

E ha, secondo me, gli stessi vantaggi di una seduta di meditazione.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Come fai tu a riposare? Qual è il tuo modo preferito per ricaricarti? Lascia un commento e racconta!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

La biblioteca di riferimento

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  • Sto leggendo ora questo libro del francese Christophe André; se il tema principale, l'autostima, sembra a primo sguardo molto lontano dal tema del riposo, ti posso invece garantire che è da questa lettura che è nata l'idea. Solo quando impariamo a non fare niente, infatti, iniziamo a osservare i nostri pensieri, e a notare che sfumature prendano...

  • Devo leggere assolutamente "Quando il corpo dice no" di Gabor Maté: il prezzo che si paga a non voler ascoltare il proprio corpo e i segnali che ci manda..

  • I sintomi che ci suggeriscono che abbiamo bisogno di fare una pausa.. Questi valgono anche per i non genitori!

  • Cos'è il vero relax? Un test scientifico ce lo spiega.

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"Certo che se lo fai ancora dormire con te!" "Ma come, non lo allatti?" "Alla sua età, lo allatti ancora?" "Ai miei tempi si dava un bello scappellotto e vedevi come rigava dritto! Adesso sono tutti viziati" Non c'è scelta che un genitore si trovi ad affrontare che non sia sottoposta a critiche e giudizi altrui. Dall'allattamento all'iscrizione a scuola, passando per il ciuccio e la data del rientro al lavoro della mamma. Semplici commenti detti a fin di bene? Forse, negli intenti. Tutti ci passiamo, come un vaccino obbligatorio, da carnefice a vittima; e molti, dopo averlo subìto, decidono di astenersene in futuro... Perché le critiche ai genitori possono far male più di quanto si pensi.

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Foto di Caleb Woods su Unsplash

Semplici consigli o critiche ai genitori?

Decidiamo di andare al mare insieme ad amici. Un'altra famiglia con due figli della stessa età dei nostri, cosa c'è di meglio per stressare divertire un genitore?

...continua a leggere "Basta coi consigli non richiesti! L’impatto nascosto (e pericoloso) delle critiche ai genitori"

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"Sei tanto arrabbiata, o poco arrabbiata?" mi chiede con apprensione malcelata mio figlio. Tu cosa fai quando ti capita di perdere la pazienza coi bambini? Quando nonostante le tue buone intenzioni, le promesse ripromesse, ti girano i 5 minuti e ti ritrovi per l'ennesima volta a urlare? Anche questa può essere una grande lezione di vita per i tuoi figli, a patto di.. 

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sì, è vero, ho perso la pazienza e allora?! - Foto di Erik Jan Leusink su Unsplash

Perdere la pazienza coi bambini.. e poi sentirsi in colpa

"Ma non sei arrabbiata con me, vero?"

Sembra essere la sua preoccupazione tanto posa piano la sua voce; non sa se osare un sorriso, allora mi scruta di sottecchi per studiare la mia reazione.

E la verità è che naturalmente mi fa sentire ancora più in colpa.

E questo senso di colpa non fa che rinvigorire la mia frustrazione : non solo mi fate arrabbiare, mi mettete alla prova, mi fate perdere la pazienza nonostante tutte le mie buone intenzioni.

Dopo mi tocca anche sentirmi in colpa perché certo, sono io il genitore, sono io l'adulto! A un adulto non è concesso perdere il controllo, urlare, "scendere in basso dove ci sono i ragni" come dice mia figlia riferendosi al poster.

O sì?

...continua a leggere "La cosa migliore che puoi fare quando perdi la pazienza coi bambini"

La settimana scorsa mi hai sentito raccontare il mio percorso verso un rifiuto abbastanza categorico di qualsiasi forma di violenza. Eppure, qualche tempo fa scrivevo anche dell'importanza di insegnare le regole; del perché la disciplina sia un concetto ancora molto attuale, se non addirittura un bisogno per i bambini. Sono forse impazzita completamente? Trovi che ci sia un'incompatibilità tra dare delle regole e evitare l'uso di minacce, punizioni, sberle eccetera? E poi, diciamoci tutta la verità, se anche sul piano teorico possiamo dirci d'accordo con queste belle parole.. Sul lato pratico, quando tuo figlio ti guarda e ti dice un bel "No!" dopo che tu gli hai chiesto per l'ennesima volta, con calma e con estrema gentilezza, di mettersi le scarpe perché è ora di uscire... come fare per farsi rispettare senza punizioni o altre forme di violenza?

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Foto di Anna Kolosyuksu Unsplash

Farsi rispettare senza punizioni? La situazione tipo

È una domenica inizio pomeriggio come tante. Siamo solo noi 4, e stiamo finendo di pranzare in salotto.

Mio figlio più piccolo non vuole più mangiare, e ci chiede il permesso di alzarsi. Sappiamo che un bimbo di 3 anni non è ancora in grado di restare fermo seduto a lungo, quindi non gli diciamo mai di no quando lo chiede; però, in quell'occasione, ci permettiamo di insistere perché si pulisca la bocca.. che era bella piena di sugo.

Avrei potuto più facilmente chiedergli di risolvere un'equazione differenziale.

Si alza con aria di sfida, senza nemmeno rispondere.

Allora le provo tutte : conto fino a 3, gli chiedo di scegliere "ti pulisco io o ti pulisci tu", ma niente.

Poiché però avevamo appena fatto ridipingere i muri di bianco (che idea folle, lo so!) e temevo che la reazione di mio marito di fronte a un'eventuale macchia sarebbe stata di gran lunga la soluzione peggiore, mi sono alzata e gli ho pulito io la bocca.

Allora, se mi avessero detto che in quell'istante un essere si era impossessato del corpo di mio figlio, gli avrei probabilmente creduto.

Il mio topolino, il mio bimbo tranquillo e dolcissimo che mi manda sempre i bacini, là era una furia scatenata.

Davanti ai nostri occhi attoniti, mentre urlava e piangeva pieno di una rabbia mai vista fino ad allora, è tornato in cucina, ha preso il piatto che aveva posato sul lavello pochi minuti prima, e si è rovesciato il sugo rimasto sulla maglietta e sulla faccia, fino ad esserne ricoperto. Per poi tornare, sempre piangente e urlante, davanti a noi.

La domanda implicita era : "E adesso che mi fate?"

...continua a leggere "Farsi rispettare senza punizioni: quel giorno in cui mio figlio mi ha travolto col pomodoro (e ho capito che punire non serve)"

Che sarà mai, una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno. Bisogna ben insegnarle le regole a questi bambini! Noi siamo cresciuti così, e non ci è mica successo niente! O forse dovremmo dire.. Nonostante noi siamo cresciuti così, non ci è successo niente? Non perdere la pazienza a volte è proprio difficile; insegnare, guidare nel rispetto di tutti quando siamo stanchi e di corsa sembra impossibile, senza urla, punizioni, minacce, e magari qualche sculacciata.. Ma attenzione: trovare altri sistemi non solo si può, sarebbe anche meglio. Niente sensi di colpa qui. Ma sempre più ricerche ci dimostrano che le sculacciate hanno effetti di lungo periodo non proprio positivi per i nostri bambini. Forse sarebbe il caso di parlarne.

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Siamo sicuri che le sculacciate non abbiano effetti negativi?

Quanto è faticoso tirare su un figlio..

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all'altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino"

Quando non conosciamo gli effetti delle sculacciate..

Mia figlia ha sempre avuto un carattere "forte" : che è una cosa positiva. Glielo invidio: sa cosa vuole, e va fino in fondo per ottenerlo.

Quando però hai di fronte un pargoletto di 2-3 anni che ti guarda con occhi di sfida perché non vuole assolutamente lavarsi i denti, mettersi il pigiama, aiutarti a mettere a posto i giocattoli appena sparsi sul pavimento, e tu sei giusto sfinito, fatichi un pochino a vederlo, questo lato positivo.

Eppure mi reputo una persona affettuosa, buona. Mi arrabbio difficilmente, e prima di aver figli, pensavo di avere un forte auto-controllo.

Proprio perché son cresciuta con un'etichetta da "sei troppo buona", ero particolarmente sensibile a tutti quei commenti tipo :

"se non dai delle regole chiare, pensa cosa sarà tua figlia da adolescente!"

"Sei troppo molle"

"Non vedi come fai fatica a farti obbedire?"

E diciamolo: chi non ha mai dubitato di sé come genitore?

.. e la società ci dice che "è così che si fa"

C'era sicuramente la parte di me che voleva "agire per il bene di sua figlia"; ma c'era anche, più nascosta, la parte che voleva mostrarsi come una brava madre, competente, sicura di sé, che sa come "gestire" i propri figli.

E allora oscillavo tra la mia naturale predisposizione alla dolcezza e gli input esterni di forza, sollecitati dalle risposte sfrontate del mio angioletto.

Eccola, mia figlia, che si rifiuta di acconsentire alla mia richiesta. Ho dimenticato quale fosse l'oggetto della disputa.

Ricordo gli occhi che mi fissavano con sfida, come a dire "voglio proprio vedere come pensi di impormelo, mamma!";

effetti-delle-sculacciate-sguardi
Be' mamma? Cosa pensi di farmi?

e le mille voci nella mia testa "non sai neanche farti obbedire adesso che ha 2 anni, cosa farai quando ne avrà 15?"

Ed è stato allora che ho ceduto. Le ho dato uno schiaffo.

Perché non doveva permettersi.

Non era la prima volta; era successo un'altra volta, di fronte ai nonni.

Oggi so che volevo dimostrare loro che "sapevo gestire la situazione", alla loro maniera.

Ma quella volta, il senso di colpa, forse perfino la vergogna mi ha sommerso come un'onda gelida. Perché gli occhi hanno continuato a fissarmi, traditi.

Ed è stato allora che qualcosa dentro di me mi ha detto che doveva esserci un altro modo per farsi ascoltare.

Quali effetti delle sculacciate su mia figlia?

Non sapevo ancora, all'epoca, che anche quelle piccole sculacciate potevano avere degli effetti:

  • sul cervello di mia figlia (poiché la maggior parte delle connessioni cerebrali si creano tra 0 e 5 anni)

  • sull'immagine che lei si stava creando di sé

  • sull'immagine che lei si stava creando del nostro rapporto.

  • sulle sue relazioni future con gli altri

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Come costruire una sana immagine di se stessi?

Lo so cosa probabilmente stai pensando. Lo capisco, l'ho pensato anche io tante volte.

Me lo sento ripetere ancora da amici e familiari:

  • Una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno

  • Devi insegnare ai bambini che esistono delle regole e dei limiti, e se non lo capiscono con le buone, bisogna usare le maniere forti

  • Mio padre (o mia madre) ce le dava e non per questo siamo cresciuti male

Il mio intento non è giudicare, porre una separazione tra "io ho ragione e voi avete torto" o simili.

Qualche sculacciata sì, e la violenza ?

Sono arrivata, col tempo, con tante letture e scambi, a credere fermamente che un'altra strada sia possibile, che porti a far crescere dei futuri adulti meno inclini a usare la violenza in generale, verbale o fisica che sia; più in equilibrio con loro stessi.

E se una sberla forse non ha mai fatto male a nessuno, non possiamo non dire che la società di oggi avrebbe bisogno di un po' meno violenza qua e là.

Solo per riportare qualche cifra (presa dal sito dell'istat):

"In Italia, il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; Nel 2014 sono il 26,4% le donne che hanno subito violenza psicologica od economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di un ex partner."

Mi dirai, che c'entra questo con il dare una sculacciata ogni tanto a un bambino?

Cosa si intende con Violenza Educativa Ordinaria

Vediamo allora cosa succede quando usiamo una qualche forma di violenza con un bambino. E con questo intendo:

  • sberle e sculacciate

  • grida e minacce

  • punizioni

  • commenti sarcastici (tra l'altro, i bambini piccoli non sono ancora in grado di capire l'ironia..)

Perché i bambini "se le cercano"

Partiamo da questo. Sai quando tuo figlio si impunta e ti fa una sceneggiata, magari corredata da calci e urla in pubblico?

Molti dei comportamenti che noi definiamo come "inappropriati" (in realtà perfettamente normale all'età del bambino) dipendono in realtà da un accumulo di tensioni che il cervello del bambino non ha le capacità di gestire.

Questo accumulo di tensione può essere dovuto a

  • stanchezza

  • fame/sete

  • bisogno di contatto fisico amorevole / di attenzioni dalla parte del genitore

  • bisogno di movimento (se per esempio i bambini sono stati costretti a restare seduti o fermi)

  • ricerca di stimoli

Gli effetti delle sculacciate sul cervello

Se, in risposta a questa tempesta emotiva, noi urliamo a nostra volta o picchiamo, il cervello del bambino viene sovraccaricato ancor più dallo stress (ne abbiamo parlato le scorse settimane).

Gli ormoni dello stress inondano il corpo, e il cervello ordina il rilascio della tensione in questo modo :

  • facendolo urlare o piangere ancora più forte

  • facendolo muoversi in modo "incontrollato": con calci, buttandosi per terra, ecc.

  • restando bloccato dalla paura

È l'attivazione ripetuta dell'allerta cerebrale scatenata dalla paura che può provocare, nel tempo, danni come i disturbi d'ansia

Gli effetti delle sculacciate: 8 ragioni per lasciar perdere

Leggendo, ho iniziato a dubitare, che non potesse essere quella la strada per insegnare ai miei bimbi il rispetto delle regole..

Ma oscillavo tra il vecchio e il nuovo, le mie sensazioni e la mia insicurezza (se lo fanno tutti..!)

Sai quando il tuo istinto ti sussurra qualcosa, ma non sai ancora razionalizzarla? E quindi lasci spazio alle vocine che ti dicono "ma che vuoi saperne tu; queste sono cose da alternativi; non funzionerà mai e poi ti ritroverai con un'adolescente ribelle, e come farai a gestirla allora?"

Solo che adesso ci sono i dati, le ricerche, le voci "ufficiali" che lo dimostrano. Ci sono perfino le leggi che lo vietano: niente sculacciate ai bambini.

Ecco qualche motivo in più che mi ha fatto cambiare idea..

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I bambini vedono, e imitano

1) I bambini ci imitano

Noi siamo il modello, l'esempio per i nostri figli; picchiare, urlare, minacciare, eccetera, insegna loro che è così che si risolve un conflitto.

2) Sculacciate e altre forme di violenza non insegnano

Se le sculacciate funzionano sul momento, non sono un sistema efficace sul lungo periodo.

Il comportamento inappropriato risponde a un bisogno più o meno nascosto del bambino, e soltanto se interveniamo su questo bisogno risolveremo il problema.

Se l'aggressività del bambino è una reazione a una tensione accumulata nel corso della giornata, aggredirlo a nostra volta non farà che peggiorare le cose.

3) Sculacciate per amore?

Il messaggio implicito, sottinteso e incosciente, è che ci siano dei buoni motivi per meritare botte o sgridate/insulti.

Che sia quindi lecito "essere picchiati per amore". Questo tipo di messaggio resta codificato nel cervello anche se in modo latente e non cosciente, e può ritornare più tardi, da adulti, quando l'individuo dovesse trovarsi in una situazione in cui si sente "minacciato", a rischio di perdere quell'amore di cui a bisogno. Non ti ricorda il profilo di chi commette violenza sulle donne?

4) Dare sculacciate è inutile e.. ingiusto

Oltre che inutile a lungo termine, come sistema è pure un filino ingiusto.. poiché non tiene conto del bisogno che ha scatenato il comportamento, né l'inoffensività del bambino.

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Non è giusto!

5) Le sculacciate non incoraggiano a far meglio

Anche le ultime ricerche scientifiche sugli adulti hanno dimostrato che per motivarci a fare meglio, un incoraggiamento basato sulle nostre reali capacità funziona infinitamente meglio di una sgridata o una presa in giro.

Prova a immaginarti a commettere una mancanza sul lavoro. Ora, prova a immedesimarti : in un caso, il tuo responsabile dice davanti a tutti :

"Ma non ti vergogni, con l'anzianità che hai, commettere una dimenticanza da pivellino? Non meriti neanche che io ti parli!"

In un altro caso:

"Forse dobbiamo rivedere il carico di lavoro e l'organizzazione dell'équipe, per fare in modo che tutti abbiate le condizioni ottimali per dare il meglio. Sono sicuro che troveremo insieme il modo per rimediare e fare sempre meglio"

In quale situazione ti sentirai confortato e motivato a dare il massimo per la tua azienda?

Con un bambino, non è molto diverso. Come possiamo aspettarci che chiunque abbia voglia di migliorarsi e dare il meglio di sé, quando è sottoposto a paura o vergogna, o peggio, quando sente che a causa del suo comportamento, non è più desiderato o amato?

Una sana autostima dipende anche e soprattutto da quanto siamo stati accettati e amati incondizionatamente, cioè anche quando non ci siamo comportati "bene".

Solo così non associamo più il nostro valore al risultato delle nostre azioni, ma siamo consapevoli di meritare amore e stima a prescindere.

6) Queste piccole o grandi forme di violenza creano confusione nella mente dei più piccoli.

Le persone che hanno il compito di proteggerci e amarci, sono anche capaci di farci male.

Questa associazione "amore/dolore" può essere pericolosa più tardi. La memoria per immagini funziona molto prima di quella verbale, e questo fa sì che il nostro inconscio registri delle informazioni "non razionalizzate" dall'uso della parola. Che però, restano, e possono (o no) emergere più tardi sotto forma di reazioni automatiche a certe situazioni..

Diventa normale, insomma, concepire che in una relazione d'amore ci sia della sottomissione e l'uso della forza sul più debole; che vada bene picchiare per correggere, picchiare per amore.

7) Le sculacciate distolgono l'attenzione dal rimedio al comportamento negativo

I sentimenti generati nei bambini, come la vergogna, l'incomprensione, il sentimento di ingiustizia subita e il conseguente desiderio di vendetta.. in realtà distolgono il bambino dal capire cosa c'è di male in quello che ha fatto.

Anziché cercare di rimediare, l'impulso sarà o di vendicarsi, o di nascondersi la volta successiva, o di sentirsi inadeguato.

8) Le violenze anche occasionali influiscono sul cervello

Lo sviluppo emotivo e sociale del cervello subisce un intoppo. Più o meno importante secondo la ripetitività dell'uso della violenza, ma pur sempre un intoppo.

Non perdere il poster per insegnare a tuo figlio a gestire un litigio!

Visti gli effetti, perché continuiamo a dare le sculacciate?

Ci sono diversi motivi. Intanto, perché ci sentiamo "minacciati" dalle tempeste emotive dei bambini.

Ci disturbano, perché non le capiamo, perché non corrispondono ai nostri codici di comportamento.

Perché ci obbligano a interrompere quello che stiamo facendo, e a cercare di capire, di andare a fondo.

Le sculacciate o le punizioni, invece, ci danno l'impressione di poter "gestire facilmente e immediatamente" la situazione, di avere "il controllo". Sono io che comando, e tu mi devi obbedire, con le buone o con le cattive.

Anziché "Ti mostro come fare, ti sostengo e ti sono da guida perché tu possa crescere bene".

effetti-delle-sculacciate-genitori-guidaE poi, perché siamo tutti stati cresciuti così.

Storicamente, i diritti dei bambini hanno cominciato ad emergere solo negli ultimi decenni.

Siamo cresciuti così e quindi cresciamo nello stesso modo i nostri figli, in parte perché questi meccanismi involontari sono rimasti registrati nel nostro cervello, in parte perché la società lo considera ancora normale o quantomeno accettabile.

Possono esistere violenza e soprusi "a fin di bene"?

Il dibattito è aperto.

Nel frattempo, resta dimostrato che violenza genera violenza. Senza se e senza ma.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Questo articolo è il frutto di diversi anni di letture, ripensamenti, discussioni. Non tutte le fonti e i libri che mi hanno aiutato sono in italiano. Ti elenco quindi una serie di opere disponibili in lingua italiana di autori che mi hanno ispirato lungo il percorso. Non sono tutti l'esatta traduzioni di quelli che ho letto io, ma sono sicura che saranno tutti un utile approfondimento.

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata, questa volta lasciando anche quelli in inglese o francese.

Il movimento contro le cosiddette "Violenze Educative Ordinarie" è molto forte in Francia, tanto da aver spinto il Parlamento a votare una prima proposta di legge che le vieta (30 novembre 2018).

Il Consiglio d'Europa sostiene e lavora attivamente per far in modo che i suoi 47 stati membri mantengano l'impegno preso nell'Agenda del 2030 per lo sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare l'Articolo 16.2 sulla fine di TUTTE le forme di violenza contro i bambini.

Vicino a noi, le forme di violenza educativa ordinaria sono legali oltre che in Italia, anche in Regno Unito, Repubblica Ceca e Svizzera; dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, 32 su 47 le proibiscono ufficialmente (fonte); nel mondo, 54 Stati le hanno proibite ufficialmente, incluso in casa (fonte).

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Gli articoli sul web

In italiano:

In inglese:

In francese:

Mamme non si nasce, si diventa.. Ma come costruire questo ruolo, mantenendo integre le nostre molteplici identità? Donna in carriera, amante, amica, figlia, sorella, sportiva, volontaria; possibile trovare un equilibrio? E come mai questo è un problema che si pone molto meno per gli uomini? Donna, se esiste un equilibrio, come trovarlo? Analisi di una contraddizione forse solo apparente...

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Ruoli in sovrapposizione

"Non puoi avere tutto"

Crescendo, ci scopriamo tutti addosso nuovi ruoli; a volte li cambiamo come i serpenti; altre volte li cumuliamo come gli strati di una cipolla.

"Non puoi avere tutto", mi ripetevano. "Devi scegliere". E io, caparbia, insistevo, mi incaponivo anche un po' per spirito di contraddizione.

Ricordo distintamente quando sono andata in ufficio a far vedere i miei bimbi appena nati. Vedevo un'aurea dorata intorno a me, come se gli astri si fossero improvvisamente allineati.

E poi, col ritorno al lavoro, con il sommarsi dei ruoli, ecco arrivare le prime vere sfide.

Quali di questi momenti sono stati più difficili nell'assumere il tuo nuovo ruolo di genitore?

  • discutere gli orari di lavoro;

  • trovare gli incastri con asili e baby sitter;

  • armeggiare soluzioni improbabili per coprire la chiusura estiva, gli scioperi, le malattie..

  • telefonare mesi prima per l'appuntamento dei vaccini per avere l'unico buco dopo le 5 del pomeriggio;

  • contare i giorni di ferie per vedere se puoi andare alla festa dell'asilo, perché l'anno prima sei arrivata quando stavano riordinando;

  • l'eterno non esserci mai abbastanza, per nessuno;

  • vestirsi davanti allo stenditoio, ché l'armadio è vuoto e il tuo guardaroba accumulato nella cesta dei panni da stirare..

"Non puoi avere tutto". E io a cercare esempi, possibilità, controprove: perché non mi piace scegliere, faccio fatica quando al ristorante ci sono più di due piatti.

E quando nessuno mi vede, accarezzare il dubbio: a cosa dovrei rinunciare?

È davvero inevitabile che se sono donna, e mamma, non posso anche essere le mille altre identità che mi sento addosso? Perché io mi sento più cipolla che serpente.

...continua a leggere "I molteplici ruoli della donna : 4 domande per trovare l’equilibrio (o è un’utopia?)"

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