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“Mamma, mi rendi la vita troppo dura”. Ecco come fare i compiti coi tuoi figli può farti diventare un genitore migliore.


Il momento in cui ci sediamo fianco a fianco per vedere insieme le lezioni del giorno mandate dalla maestra potrebbe essere il più complice e affettuoso della giornata. Potrebbe. Le tensioni che invece ne scaturiscono mettono in luce tutti i miei limiti.. e ho deciso di provare a imparare la lezione. Ecco quello che fare i compiti insieme ai nostri figli può insegnarci su di noi.. quando riuscamo a fare un passo indietro e guardare.

Quando fare i compiti diventa fonte di tensione

“Non lo so mamma! Non lo so!”

mi dice mia figlia quasi in lacrime.

“Amore. Facciamo con calma. Sono qui. Facciamo finta che io sono la tua compagna di classe. Cosa le diresti di queste settimane a casa?”

L’esercizio proposto dalla maestra consisteva nel raccontare le prime settimane di quarantena, racconti che lei mette insieme e ci spedisce via mail in modo da avere una sorta di diario collettivo di classe. Bellissima idea, sulla carta.

Nel gioco degli incastri delle occupazioni di una famiglia confinata con figli piccoli, presenta il suo grado di difficoltà.

“Non le direi niente mamma. Non ho niente da raccontare.”

Respiro. E commetto il primo errore: ignoro la stretta al petto, che poi sale fino alla gola. Dopo, saprò ricostruire il messaggio esplicito che quelle sensazioni mi stavano mandando. Frustrazione.

Lo sai che il nostro cervello produce circa 1500 pensieri al secondo? O così ho letto. Come diamine abbiano fatto a calcolarlo, non lo so. Quindi dato che non mi ricordo la fonte né il metodo di ricerca, questo numero potrebbe essere completamente falso. Ma fa il suo effetto no?

Il succo è: di questa intensa attività cerebrale, spesso mi rimane solo il mal di testa, ma poca  consapevolezza. Tra quei pensieri volati via, ce n’è stato sicuramente qualcuno che mi sussurrava:

“tic-tac. La lancetta gira. Quasi ora di pranzo e non hai ancora lavorato. E qui stiamo sprecando tempo..”

Difficile restare pazienti e convinti sostenitori delle capacità dei tuoi figli quando ti lasci convincere da questi pensieri.

La frustrazione del genitore davanti alle proteste dei figli

“Mamma, mi rendi la vita troppo dura!”

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Sono passati sì e no 10 minuti dall’inizio degli esercizi di scuola (Si tratta di scuola a casa, ma per mia figlia restano pur sempre dei compiti).

Dieci minuti e ho già un’impellente voglia di urlare: “ma non possiamo sbrigarci a fare l’esercizio così poi possiamo passare a una cosa più piacevole???!!”

10 minuti sono sufficienti a far volare via le mie migliori intenzioni, la dolcezza materna, e tutto quello che ho imparato sui bambini.

Fare i compiti insieme, lezione n°2

Le metto fretta. Anche ora che siamo a casa, che il massimo dell’eccitazione nell’arco della giornata è salutare i vicini dalla finestra, sono in modalità efficienza. Se non lavoro almeno un certo numero di ore al giorno e non raggiungo gli obiettivi raggiunti, mi sento in colpa.

Soprattutto ora che tutto è incerto, tutto è mescolato, i confini tra lavoro e famiglia sono scomparsi, e anziché accettarlo e provare a tirarne fuori il meglio (cioè, quando sono coi bambini ne approfitto e mi rilasso), sono in tensione tutto il tempo.

“Voglio fare i compiti con papà!”

Questo è alto tradimento. Perché tra i due, quella paziente sono io. Quella da cui vanno per consolarsi.

Tranne adesso. Quando siamo sedute fianco a fianco per fare i compiti insieme.

“Sai qual è la cosa incredibile?” mi aveva confidato il suddetto consorte in uno degli ormai rarissimi momenti child-free.

“Che quando la aiuti a fare i compiti, ti dimentichi completamente della tua empatia. Non ti metti nei suoi panni, non ti ricordi quanto potesse essere dura sederti a lungo per fare un esercizio quando ci sono mille altre cose più divertenti da fare.”

Touchée.

Ci provo. A essere la mamma che vorrei.

La osservo nella sua difficoltà e le dico: “è dura eh?, amore. Lo so. Preferiresti fare altro? Possiamo scriverlo alla maestra.”

Cerco di suonare convincente nella mia comprensione. Mi guarda di sottecchi.

“Cosa scegli, amore? Proviamo insieme o vuoi lasciar perdere?”

con mio grande stupore, funziona. Un lungo abbraccio. Funziona.

Circa due ore dopo, mia figlia corre entusiasta dal papà per fargli leggere il suo “tema”. Fiera come qualcuno che ha superato una grande prova.

Io mi sento sfinita, e un filo sconfitta.

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Fare i compiti insieme, lezione n°3

Confronto i miei figli con le mie aspettative su di loro.

Sarebbe bello se entrambi fossero entusiasti di sedersi al tavolo per fare le attività che le maestre ci mandano.

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Ancora meglio se insistessero per farle da soli, chiedendoci solo di guardare il loro operato alla fine. Sicuramente ci sono dei bambini così, forse sono i tuoi.

Ma la verità è che i miei sono diversi.

La verità è che queste circostanze non sono quelle che avevamo immaginato o sperato. Che la continua incertezza ci consuma.

E che siccome rispetto a molti altri noi siamo molto fortunati, in qualche modo mi fa sentire in colpa ammettere che ogni tanto è difficile anche per me. Che ho bisogno di ancora un po’ di tempo e di tentativi per abituarmi e ricostruire un nuovo equilibrio che mi si addica.

Infine, che probabilmente anche io non sono sempre all’altezza delle mie aspettative su me stessa.

Le proteste di mia figlia davanti agli esercizi mi riflettono le mie – dolorose – mancanze.

Fare i compiti insieme, lezione n°4

Valore all’essere sempre impegnati. So che mi basterebbe una buona notte di sonno e un’ora di pianificazione per guardare con occhio onesto alle ore realmente disponibili e darmi delle priorità sensate rispetto alle circostanze.

Insomma, ne ho fatto interi capitoli del mio programma online! (La dimostrazione del fatto che siamo sempre in cammino e in apprendimento.)

Invece, l’insicurezza che nascondo sotto il tappeto mi spinge a distrarmi, riempirmi di attività meno necessarie, correre dietro a bambini, compiti, lavoro e casa.

Perché nella perenne occupazione nutriamo l’illusione di mantenere un certo controllo.

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Come possiamo applicare le lezioni apprese

E con questi 4 errori ben installati, si crea un circolo vizioso coi fiocchi. Mi spiego meglio:

Non ti è mai successo, mentre eri in vacanza, magari mentre giocavi ad affossare i piedi nella sabbia, o quando raccoglievi fili d’erba sul ciglio del sentiero di montagna, di avere un’idea brillante?

Non ti si è mai accesa una lampadina risolutiva a un problema che ti affliggeva da mesi, proprio in un momento in cui ti sentivi sicuro, sereno e rilassato come un neonato dopo la poppata?

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Normale. Quando ci riposiamo, ci divertiamo, ci rilassiamo.. e là che il nostro cervello riesce a riorganizzare meglio le informazioni e che siamo “connessi” a tutto il nostro essere.

Quando siamo in modalità sopravvivenza, quando corriamo dietro alle cose, quando mettiamo il pilota automatico, in realtà siamo sotto stress e non abbiamo accesso a tutta le nostra capacità cerebrali.  E siccome siamo stressati, cerchiamo di compensare facendo di più. Mettiamo più energia; e ci stanchiamo.

Siamo così stanchi che non riusciamo ad organizzarci a sufficienza per prenderci il riposo che ci servirebbe.

Mi dirai, visti i tempi, può essere davvero complicato – quando non impossibile -trovare del tempo “ricarica” tutto nostro. Forse la chiave sta proprio nel lasciare il controllo.

  • Lasciare il controllo sui compiti (come ho fatto io chiedendo a mia figlia cosa lei volesse fare. Lasciando che si assumesse lei le conseguenze della sua scelta)

  • Sul voler sapere cosa sarà domani, e concentrarsi sul presente.

  • Anche sul tempo per sé: cercando delle attività che ci ricarichino mentre siamo insieme ai bambini

  • Accettando che non dobbiamo sempre intrattenere i bambini o fornir loro le soluzioni pronte. E che causerà loro un certo sconforto, una sensazione spiacevole.

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Come ci può aiutare lo spirito Montessoriano

Un articolo sull’educazione Montessori mi ha illuminato in questo senso.

Nella classe dell’autrice, i bambini sono invitati a prendere un tappetino che designa il loro spazio di lavoro.

Sono responsabili di disporvi il materiale di cui hanno bisogno, e poi di mettere tutto a posto quando hanno finito.

Sono liberi di scegliere l’attività e il tempo cui vogliono dedicarvi, in un ciclo ben definito da questo rituale legato al tappetino.

Perché tutto funzioni, il ciclo è ripetuto infinite volte. Con calma. Un passo alla volta. Un errore alla volta. Ma si continua a proporlo.

Domani ci siederemo nuovamente per stilare insieme un nuovo piano per la settimana.

PS. per aiutarti nell’organizzazione settimanale, ho pensato di condividere con te la base che mi è servita per organizzarmi coi bambini; una piccola guida con degli esempi di attività divise per categoria.


Posso proporre di lavorare nella stessa stanza insieme ai bambini; di disporre un tappetino per delimitare gli spazi.

Ricordarmi di mantenere la calma e la fermezza nel fare rispettare anche i miei spazi. Stasera andrò a letto presto.

Un passo alla volta, da qui all’estate la quarantena potrebbe averci fatto avvicinare un po’ di più al genitore che vorremmo essere. (E magari, domani faccio fare i compiti anche al papà. A ognuno le sue lezioni.)

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Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

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