Perché trovare il tuo stile educativo conta più di quanto credi

Si sveglia la notte piangendo, accorro o aspetto che si calmi da solo? Mi risponde male, lo mando in camera sua o faccio finta di niente? Si rifiuta di salutare, lo sgrido e lo costringo? E se gli altri pensano che sono un cattivo genitore? Ci sono talmente tante teorie educative che corriamo il rischio di passare da una all’altra e perdere fiducia. Per aiutarci ad accompagnare serenamente i nostri figli nel migliore dei modi, è utile invece porsi le domande giuste e fare delle scelte consapevoli e convinte. Non sei il tuo stile educativo; e probabilmente non ti comporti sempre seguendo solo uno stile. Per avere una visione più chiara di cosa siano gli stili genitoriali e come possono guidarci nelle nostre scelte educative quotidiane, ecco un’utile griglia. Per ogni stile educativo, pro, contro e corrispondenti convinzioni inconsce che ti fanno agire spesso senza pensarci.

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Questo stile educativo non mi si confà..

Mia nonna aveva un balcone con una magnifica vista sul mare. Noi spesso arrivavamo al tramonto. La vedo ancora, la luce arancione sull’acqua, mentre mia nonna mi dice “Più grinta! Ti ci vuole più grinta ricordati! Sei troppo buona”

E quei primi anni da mamma, la frase mi risuonava ogni volta che mia figlia mi urlava “NO!” e io non sapevo che pesci pigliare.

Perché uno diventa genitore pensando che come “ce l’hanno fatta gli altri, ce la farò anche io.” Nessuno ti dice che c’è molto da imparare, prima.

La tua bimba di un anno e mezzo non fa che dire No a qualsiasi cosa tu le dica, e ti senti sfiduciato e sconfitto ancora prima di cominciare.

“Come farai quando sarà adolescente se non le imponi le regole adesso?”

I commenti, le teorie sui libri, gli sguardi altrui, combattevano una battaglia interiore contro il mio istinto materno.

Mi muovevo a tentoni, seguendo prima uno, poi l’altro, un po’ a caso.

Allora, non avevo mai pensato veramente a cosa volessi per mia figlia. Insomma, si dà un po’ per scontato che i bambini debbano obbedirci perché.. è così che si è sempre fatto no?

  • Perché risponderle in un modo anziché in un altro?

  • Perché voglio che mi obbedisca?

  • Mi arrabbio perché ho paura che si metta in pericolo o perché mi fa sentire impotente e senza controllo?

Ci è voluto tempo per capire.. che senza una riflessione sull’obiettivo educativo, siamo come un pilota che fa decollare l’aereo senza una rotta.

Adesso ne faccio quasi un punto di partenza; nel programma Tempo per Crescere propongo a più riprese una riflessione sull’obiettivo e sullo stile educativo.

Perché come fai ad arrivare a destinazione, se non decidi prima qual è?

I rischi di quando non decidiamo un obiettivo

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Come facevo io all’inizio del mio percorso, cosa facciamo quando ci troviamo nel bel mezzo di un progetto senza un piano?

Man mano che incontriamo dilemmi e difficoltà, cerchiamo di volta in volta la soluzione.

Io passavo da una teoria a un consiglio all’altro come un’ape che produce il miele millefiori.

Niente di drammatico, ma c’è qualche rischio (io sono incappata in entrambi, quindi te ne parlo):

  1. la perdita di fiducia in se stessi;

  2. il passare da uno stile educativo all’altro sulla base dei nostri pensieri ed emozioni sottostanti, con conseguente confusione per il bambino.

Quando non abbiamo ben chiaro cosa sia importante per noi, quali valori fondamentali ci guidino.. a ogni consiglio, lettura e intervento che proviamo a mettere in pratica perdiamo un po’ di fiducia nelle nostre capacità e nel nostro istinto.

Non c’è un unico modo giusto di fare le cose; c’è una relazione. Unica. Tra noi e il bambino, noi e il partner, noi e i nostri genitori.

E quando non abbiamo una bussola interna, è facile alternare rigidità e severità a permissivismo in base alle circostanze.

Ad esempio: sai quando siamo stanchi e “cediamo” più facilmente alle insistenti richieste del nostro bimbo; e lui alla ricerca di un limite che lo rassicuri, va sempre un po’ oltre coi suoi comportamenti.

Fino a che, o perché qualcuno ci fa un commento, o perché non siamo esasperati, esplodiamo in una versione materna di Dr Jekyll e Mr Hyde.

Poi ci sentiamo in colpa e riprendiamo il nostro lato dolce, e avanti così..

Stile educativo.. e ancora un’altra etichetta

Pur argomentando l’importanza di sedersi 5 minuti e “decidere” cosa vogliamo per il bene dei nostri figli e come ci sembra più adatto raggiungerlo, detesto che si diano delle etichette.

Lui è autoritario; ecco, guarda quel genitore permissivo!, eccetera.

Perché il dare etichette crea giudizio e separazione, mentre io trovo più utile l’empatia e la condivisione.

Perché abbiamo tendenza a categorizzare così tanto tutto quello che vediamo?

È un’esigenza del cervello quella di voler semplificare e categorizzare, per avere così dei punti di riferimento.

Allora, prima di addentrarmi nel descrivere gli stili educativi, sottolineo:

L’intento è quello di fare un passo indietro e porsi le domande giuste.

Non di pensare: “ecco, come fa Tizio è giusto e io sbaglio tutto” (o viceversa).

Ma prendersi il tempo per riflettere al nostro approccio e sceglierne uno che sia in accordo con i nostri valori e con gli obiettivi relazionali che vogliamo raggiungere.

Perché tanto la risposta alla domanda: quale sarà l’atteggiamento giusto con mio figlio? Arriverà solo tra molti anni. Se mai arriverà.

Ma se avremo una rotta da seguire, almeno potremo motivare in coscienza il perché delle nostre scelte.

Stile genitoriale.. l’ultima diavoleria moderna

Piccolo excursus storico: fino a qualche decennio fa, tutta la nostra società era impostata sull’obbedienza assoluta a un’autorità.

I sudditi al re, i dipendenti al capo, la moglie al marito, e i figli ai genitori.

Man mano che questo collante sociale si è sciolto e trasformato, siamo passati anche a uno stile educativo diverso, più dolce e permissivo.

Si è creata una sorta di separazione tra i pro “maniere forti” e chi vi è contrario, con l’introduzione graduale di una terza via: quella del genitore autorevole.

A molti orecchi però questa via suona strana perché non ci sono minacce o punizioni ( e come fai allora a far rispettare le regole se non usi un po’ di maniere forti, seppure con parsimonia e al momento giusto?)

Vediamo di approfondire.

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Le due variabili sull’asse

Per guidarti nella tua riflessione, ti propongo di schematizzare i possibili stili utilizzando due variabili:

  1. l’empatia del genitore verso il bambino e

  2. l’attenzione al rispetto delle regole.

Se disponiamo queste due variabili lungo due assi, otteniamo 4 quadranti corrispondenti a 4 stili differenti:

  • Bassa empatia e alta attenzione alle regole: stile autoritario

  • Alta empatia e bassa attenzione alle regole: stile permissivo

  • Bassa empatia e bassa attenzione alle regole: stile incurante

  • Alta empatia e alta attenzione alle regole: stile autorevole

Lo stile educativo autoritario

Nello stile autoritario, il genitore si pone come gerarchicamente superiore al bambino.

Il bambino ci deve obbedienza e rispetto, perché solo noi sappiamo cosa è per il suo bene e cosa no; perché il bambino deve imparare a rispettare un’autorità.

Tipicamente, quando il bambino non rispetta l’autorità del genitore, subisce una punizione.

Quali sono le convinzioni di un genitore autoritario?

  • “Solo io so quello che è giusto per mio figlio”

  • “Le regole non vanno discusse. Si da così perché lo dico io”

  • “L’unico modo per far rispettare le regole è mettendo paura per le possibili conseguenze: delle sgridate in cui dimostro quanto il bambino non sa o ha sbagliato o a punizioni sempre più severe”

  • “Gli errori vanno evitati.”

  • “Da un figlio mi aspetto che…” senza verificare che le aspettative siano coerenti rispetto alle reali competenze e possibilità del bambino.

  • “Si comporta male per farmi arrabbiare o per provocarmi. Gli faccio vedere io chi comanda!”

  • “Non mi faccio mettere i piedi in testa da un bambino”

Le conseguenze possibili dello stile autoritario sul bambino

Questo stile presenta alcuni aspetti positivi innegabili: i bambini crescono con dei limiti chiari e ben definiti, che danno loro sicurezza.

Inoltre, il genitore riesce più facilmente a soddisfare i suoi bisogni (di ordine, controllo, rispetto eccetera).

Tra gli aspetti negativi:

    • i bambini seguono le regole per paura delle conseguenze;

    • l’uso della “forza” incita il bambino a cercare di nascondere le cose o a vendicarsi quando pensa di essere trattato ingiustamente;

    • il grosso rischio che il bambino perda la sua fiducia nell’adulto e la stima in se stesso;

    • i bambini possono sviluppare un sentimento di incapacità.

In generale, la conseguenza principale è che i bambini crescano senza imparare a interiorizzare ed elaborare un pensiero autonomo, l’auto-disciplina, e che abbiano bisogno di un’entità esterna che dica loro cosa si può fare e cosa no.

Lo stile educativo permissivo

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Vede un genitore molto paziente, desideroso di far felice il figlio. È un genitore tipicamente molto affettuoso, incline a cedere alle richieste, che cerca di accontentare ed evitare i conflitti.

In questa dinamica, spesso i bisogni dei bambini vengono messi sempre al primo posto.

Le convinzioni del genitore:

  • “Non ce la fa da solo, ha bisogno di me”

  • “Poverino, non può sopportare questa delusione”

  • “Che male può fare se cedo solo per questa volta..”

Le conseguenze possibili dello stile permissivo sul bambino

Gli aspetti positivi?

    • una grande attenzione viene rivolta all’ascolto del bambino e dei suoi bisogni;

si trasmettono molto amore e affetto.

Quelli negativi invece:

  • i bambini non imparano a rispettare le regole: non hanno dei limiti chiari e questo comporta una mancanza di autodisciplina, di auto-motivazione;

  • alla lunga, questo causa incapacità a darsi degli obiettivi e a integrarsi bene in società;

  • non ultimo, può far sviluppare un sentimento di insicurezza.

Inoltre, per il genitore, il sacrificio continuo dei suoi bisogni alla lunga genera frustrazione – col conseguente rischio di esplodere!

Lo stile educativo autorevole

Vuole mantenere un quadro fermo e stabile di regole ma contemporaneamente far sentire il bambino capito.

Incita alla collaborazione facendolo sentire parte attiva delle dinamiche relazionali; sviluppando il dialogo e la ricerca di soluzioni.

Le convinzioni del genitore:

  • “Gli errori sono incredibili opportunità di apprendimento”;

  • “Il miglior modo per imparare è fare esperienza diretta, divertendosi”;

  • Se il bambino chiede di provare a fare qualcosa di nuovo, è perché è pronto per farlo;

  • Il mio ruolo è quello di rendere mio figlio autonomo e fiducioso nelle sue risorse e capacità

Le conseguenze dello stile autorevole sul bambino

Il vantaggio è che questo stile prende gli aspetti positivi di quelli autoritario e permissivo, senza gli svantaggi (che sulla carta, non è male!)

È sicuramente molto impegnativo per il genitore, perché richiede una certa dose di lavoro su di sé per riconoscere i propri limiti.

D’altro canto, si equipaggiano i bambini con una buona dose di sicurezza interiore e di autocontrollo, che sono un ottimo investimento per il loro futuro.

Lo stile genitoriale incurante o negligente

Si tratta di un genitore che ha bisogno di aiuto.

Non lo descrivo più nel dettaglio perché do per scontato che non riguardi nessuno di noi.

A ciascuno il suo stile

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Dopo questa lettura, potresti esserti riconosciuto in uno degli stili ma averne trovato uno che ti sembra più adatto.

Magari ti senti autoritario o permissivo e vorresti tendere a uno stile autorevole.

L’importanza di una riflessione su questo tema è proprio questa:

Eliminare il giudizio ma tenere gli occhi aperti per essere pronti a rimettere in discussione le nostre convinzioni e restare fermi nei nostri valori fondamentali.

Se vuoi saperne di più su come trovare i propri valori-bussola e mettere in pratica i principi del genitore autorevole con l’educazione positiva, dai un’occhiata al programma Tempo per Crescere! Puoi farlo a questa pagina o iscrivendoti prima al webinar.


Fonti, riferimenti, approfondimenti

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