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Allattamento. Gioie, dolori..e società

Forse siete in dolce attesa e vi ponete delle domande sull'allattamento. Forse avete una collega o una collaboratrice in maternità e vi chiedete se l'allattamento influirà sul suo ritorno al lavoro..avete un ruolo importante anche voi. Leggete qui! Una riflessione su quanto la nostra società e l'allattamento siano legati; e quanto un allattamento sereno abbia un ruolo sul futuro dei nostri figli.

Allattamento sembra facile
Allattamento, sembra facile?

Sono incinta.. devo preoccuparmi dell'allattamento?

I miei figli sono nati in Francia. Ho avvertito le prime avvisaglie di una differenza culturale con l'Italia quando il mio capo, mentre ero incinta, mi ha chiesto se pensavo di allattare. Sono rimasta alquanto perplessa dalla domanda : perché, non era ovvio che avrei provato ad allattare? Era un modo per cercare di capire se sarei rimasta a casa in maternità più a lungo del previsto?

In seguito molte altre persone mi hanno rivolto la stessa domanda, e ho capito che era posta senza malizia. In Francia le donne rivendicano la maggiore indipendenza acquisita quando il biberon è stato sdoganato dai sensi di colpa da madre inadeguata e hanno potuto scegliere se allattare o meno.

Il passaggio al latte artificiale permette di dividere più facilmente i compiti legati alle poppate col compagno, di tornare prima al lavoro, e non dipendere per un lungo periodo dai bisogni del loro bebè (sto semplificando ovviamente).

Io però trovavo assolutamente naturale voler occuparmi della mia creatura anche tramite l'allattamento. Inoltre, ho sempre sentito dire che il latte materno è più salutare, trasmette gli anticorpi, contiene tutti i nutrienti di cui ha bisogno.. Insomma, razionalmente ed emotivamente sentivo di voler allattare.

Peccato che nessuno mi avesse avvisato che .. non è per niente facile allattare.. !

Mamme in attesa (ma perché no, anche mariti e capi-ufficio) : le cinque cose da sapere sull'allattamento

  1. E' doloroso. Solo i primi giorni, ma sappiatelo. Meglio munirsi di pazienza - è solo per poco tempo. E di una bella crema protettiva per i capezzoli (sotto consiglio dell'ostetrica io ho usato la Purelan della Medela; non avendone usate altre non posso confrontare, ma certamente funziona bene.)

  2. Meglio bere come cammelli prima di una gita nel deserto. Bevete! Tantissima acqua, ma proprio litri e litri. Che sembrerà una cosa ovvia forse...be' per me non lo era, vi racconto più sotto com'è andata

  3. Il tiralatte elettrico a doppia pompa vi salverà. Vi farà sentire una mucca da latte, ma diventerà un alleato prezioso. Fatevi consigliare, affittatelo, preparate psicologicamente voi e il vostro compagno, ma non tralasciatelo!

  4. A meno di non volervi chiudere in casa, siate pronte ad allattare in pubblico. Non dappertutto sarà ben visto..Trovate le soluzioni più appropriate al caso, ma fregatevene degli sguardi indiscreti.

  5. Se pensate di riprendere il lavoro e continuare con l'allattamento, preparatevi a stanchezza e potenziale senso di colpa.. Perché improvvisamente vivrete su due fronti- ma in effetti, questo va al di là della vostra scelta sull'allattamento!

Vogliamo entrare più nel dettaglio? Inizio col raccontarvi com'è andata per me.

I primi giorni

Si attaccherà, ciuccerà? Arriverà il latte? Gli infermieri e gli ostetrici, le dottoresse, un via vai di movimenti che non capivo. Tra le mie braccia impacciate, un frugoletto ancora raggrinzito. Come si mette? Come devo porgerle il seno? A ogni passaggio di un camice, lanciavo uno sguardo disperatamente interrogativo. Allora, è arrivato il latte? Mi chiedevano durante le visite. Non lo so.. Come si fa a capire?

Il bebè perde peso.. sembra una corsa contro il tempo. Ce la farò? Sto facendo giusto? Sono già una cattiva madre?

Allattamento e le prime difficoltà

Ripensandoci, ho incontrato tante difficoltà con l'allattamento di mia figlia. Oltre ad avere molte coliche, con i conseguenti pianti da mal di pancia (così almeno abbiamo interpretato noi genitori), verso i due mesi ha iniziato a cercare il seno, poi rifiutarlo piangendo disperata.

Probabilmente non avevo abbastanza latte; e me ne sono accorta solo quando, in previsione della mia ripresa lavorativa, ho iniziato a tirare il latte e farla bere dal biberon.

Non solo dopo che stavo seduta al tiralatte per delle mezzore spremevo al massimo 10 ml, ma mia figlia non ne ha più voluto sapere del mio seno. Molto più facile e veloce col biberon.. Ho provato le tisane per l'allattamento, insistito tirato e tirato al tiralatte, ma niente.

Devo ammettere che è stato molto difficile da accettare per me, l'ho vissuto come un rifiuto da parte di mia figlia, non ero pronta a rinunciare all'allattamento. Ho continuato col tiralatte fino ai suoi 7 mesi, tenendo solo la poppata del mattino quando il latte era abbondante, e dovendo comunque integrare con il latte artificiale perché il mio non bastava.

Vi dicevo poco sopra che il legame tra liquidi introdotti e produzione di latte non mi era del tutto chiaro.. Prima della mia seconda gravidanza ho sempre bevuto poco. Semplicemente non avevo sete; bere acqua mi infastidiva, e quando aumentavo i bicchieri giornalieri poi dovevo avere a disposizione un bagno ogni ora.

Con il secondo figlio volevo "fare meglio". Avevo iniziato a bere di più durante la gravidanza, e mi sono abituata. Sono arrivata a bere 4 litri di acqua al giorno. E il latte era finalmente sufficiente, sono riuscita a dare esclusivamente il mio latte fino agli 8 mesi.

Facile come bere un bicchier d'acqua.. ma mi ci sono voluti innumerevoli tentativi e anche qualche pianto per capirlo!

Allattamento, le gioie del tiralatte e via discorrendo

Vogliamo poi parlare del tiralatte?!Merita certamente un paragrafo a parte.

Io iniziai con quello manuale, singolo, sempre della Medela. In pratica una pompetta, prima un seno e poi l'altro. Mi sentii una mucca, fu umiliante. Poi naturalmente mi abituai e la presi sul ridere...

In ufficio non avevamo una saletta adeguata, e mi chiudevo in bagno per tirare il latte.. Speravo che nessuno entrasse e sentisse quel rumore di aria aspirata, come se stessi gonfiando la ruota della bicicletta nel wc!

Parentesi per me stessa : come se mi dovessi vergognare mentre non rinunciavo a voler nutrire mia figlia pur essendo tornata al lavoro! avrei dovuto esserne fiera!

Seconda gravidanza. Non ripetiamo gli stessi errori! Mi sono dotata di un modernissimo e pesantissimo tiralatte elettrico a doppia pompa! Una marea di tempo risparmiato. Mi ha salvato in molte occasioni.

(A cosa serve il tiralatte ?)

Già, uno ingenuamente si chiede, a cosa serve il tiralatte se vuoi allattare? Anche io la pensavo così. Prevedevo di procurarmene uno solo per poter continuare l'allattamento una volta ripreso il lavoro, per dare i biberon alla nounou*.

*Nounou è un termine francese che designa la tata che lavora a casa propria tenendo da 2 a 6 bambini. Una sorta di micro asilo in casa che viene riconosciuto e sovvenzionato dallo Stato; probabilmente la modalità più frequente quando i genitori lavorano.

Un giorno mia figlia ha dormito più del solito e mangiato meno. Fino al giorno prima, però, mi sollecitava ogni ora per mangiare.. Ahh le curve di crescita! Nell'arco di una giornata, avevo 38 di febbre e dolori al seno.

Chiamo subito l'ostetrica : inizio di mastite, infiammazione al seno. Se tua figlia non mangia come al solito, tirati regolarmente il latte per svuotare il seno il più possibile.

Ahhhh! Passato in poche ore. Quando il problema si è ripresentato col secondo figlio, conoscevo i sintomi e avevo il tiralatte a disposizione 😉

Piccola parentesi pratica e al femminile

Ci sono anche altre domande che affliggono le neo-mamme. Tipo, offro entrambi i seni a ogni poppata, iniziando una volta dal destro e una volta dal sinistro; o uno solo? Diverse le filosofie di pensiero anche per questo..

Poiché il primo latte è quello più leggero, e poi viene quello più grasso o nutriente, alcuni consigliano di far svuotare completamente uno dei due seni, perché il bebè riceva un apporto nutritivo equilibrato.

Allo stesso tempo però, il bebè non mangia la stessa quantità di latte a ogni poppata, né mangia a intervalli sempre regolari; quindi seguendo questa "tecnica" si corre il rischio di lasciare uno dei due seni pieno per più tempo del previsto.

Leggi : rischio infiammazione di cui sopra, se come me ne siete potenzialmente soggette; o di lasciare spiacevoli tracce di latte sulle magliette, se siete del tipo cui il latte cola.

(Lo immagino che sia spiacevole, ma avete la mia invidia.. A me non è mai successo, e mi sono spesso sentita "sbagliata" per non avere simile abbondanza. Ma ognuno è come è).

Gli sguardi del mondo sulla mamma che allatta

Vogliamo poi parlare del fatto che in molti posti pubblici è problematico allattare? Che una donna che allatta non è sempre vista di buon occhio? Come a non voler proprio considerare quale prezioso investimento non sia, con la dovuta proporzione, per il futuro della nostra società.

Una madre che nutre suo figlio, in qualunque modo lo nutra naturalmente, dovrebbe essere guardata per quello che è : sta accompagnando un nuovo venuto nel suo diventare, un giorno, un adulto responsabile. Parte della sua salute e del suo equilibrio psico-fisico dipende da come i suoi genitori hanno saputo occuparsi di lui fin dalla nascita.

Non dovremmo forse porci il problema di dare ai genitori di oggi le migliori condizioni possibili per tirare su al meglio gli adulti che condurranno il nostro mondo di domani? Non dovrebbe interessare tutti noi?

Allattamento affare di tutti
Allattamento affare di tutti

A sostegno dei genitori

Il motivo principale per cui credo che sia un dovere di tutta la nostra società sostenere i neo-genitori è questo. Un genitore sereno riesce meglio a entrare in sintonia col suo bebè, e quindi non solo a capirne meglio e prima i suoi bisogni, ma anche a trasmettergli la sua serenità. E a sua volta, questa serenità fa sì che le connessioni neuronali si formino correttamente, permettendo lo sviluppo ottimale del cervello.

In sintesi : genitore sereno = bebè sereno = cervello ben formato = futuro adulto emotivamente equilibrato.
E se vi pare roba da poco...

(Il soggetto è vasto e ne scriverò ancora in futuro. Se vi interessa, nel frattempo vi consiglio questo libro .)

Ma quando parlo di dare sostegno ai genitori, non intendo solo tramite un sistema legislativo adeguato. Non è solo il compito di un'entità terza formale e lontana da noi. Abbiamo tutti un ruolo da svolgere..

Penso agli sguardi riprovatori. Alle ingerenze. Al disinteresse. Ai commenti non richiesti e giudicanti.. Tutto ciò che contribuisce a far sentire un neo-genitore solo, fragile, sotto pressione. Non ci riguarda?

I benefici dell'allattamento

Ora, torniamo al tema principale dell'allattamento. Perché allattare ? Quali sono i benefici, visto che finora abbiamo solo parlato di difficoltà? Allora, iniziamo coi benefici per la donna.

  • Risparmio economico. Secondo la direzione generale della sanità americana, il risparmio annuo stimato è di circa 1350$.
  • Praticità. Il latte materno è subito pronto, come e dove vuoi, a temperatura.
  • Subito dopo il parto, aiuta l'utero a contrarsi e a riprendere le sue dimensioni originali.
  • Protezione contro numerose malattie : diabete di tipo II, tumori a seno, utero e ovaie, ictus e malattie cardiache.
  • Ritorno più rapido al peso pre - gravidanza.

Già non è male. Vediamo anche lato bebè:

  • Migliore sviluppo del sistema digestivo e immunitario.
  • Riduzione a lungo termine del rischio di obesità.
  • Riduzione del rischio di contrarre allergie.
  • Migliore sviluppo cerebrale.
  • Migliore vista e sviluppo psicomotorio

Potete leggere un ricco approfondimento sul percorso di allattamento, sulle virtù del latte, consigli sul sito Medela; nonché sul sito del Ministero della Salute (entrambe sono le mie fonti per questo paragrafo).

Benefici allattamento
I benefici dell' allattamento

Allattamento, vita lavorativa ...

Quando è arrivato il mio secondo figlio, mi sono sentita "arrivata"; quasi padrona del tema allattamento. Me lo sono goduta molto di più! Tanto da continuarlo nonostante la ripresa lavorativa, con non pochi sacrifici.

Mi alzavo mezz'ora prima per l'appuntamento col tiralatte da dare alla nounou (in più oltre alla poppata del mattino). Mi portavo biberon vuoto, tiralatte e compagnia in ufficio, dove nelle dovute pause mi infilavo il più nascostamente possibile nella saletta dell'infermeria e cercavo in soli dieci minuti di spremermi ancora.

In pausa pranzo correvo a casa e facevo lo stesso (almeno ero più comoda e non dovevo nascondermi).

Finché il mio bimbo non imparò a tenersi da solo il biberon, e iniziò in effetti a preferirlo rispetto al seno; e inoltre aveva già integrato quasi tutti i cibi, e prendeva il latte ormai solo mattina e sera. Il che non bastava a "mantenere abbondante la mia produzione di latte". Aveva 8 mesi.

Volendo fare Wonder Woman

Sono stata fortunata in molti modi : non mi è stata mai messa nessuna pressione. L'unica pressione, me la mettevo io. Lavoravo part-time, ma con gli stessi compiti di sempre, e volevo dimostrare di farcela, quindi mi mettevo da sola in ansia. Correvo sempre.

Nessuno mi ha costretta : ho scelto io di tornare al lavoro, perché non era da molto che avevo iniziato a lavorare per l'azienda e non volevo che si pensasse male di me. Volevo dimostrare il mio investimento. Ho scelto io di continuare l'allattamento. Ho scelto io di chiedere un part-time per qualche mese.

Il perché di queste scelte spesso è dipeso dallo sguardo degli altri che io sentivo su di me, senza che osassi farne parte apertamente per verificare l'esattezza della mia interpretazione. Volevo tutto : essere una mamma presente, essere una persona impegnata sul lavoro. Una pretesa assurda?

E' stato estremamente stressante e faticoso, perché pur mettendo il 200% delle mie forze, non riuscivo a essere efficace come avrei voluto. Al lavoro, rimuginavo spesso al fatto che avrei voluto stare di più coi miei bimbi; a casa, stanca, non riuscivo a essere completamente serena e disponibile.

Non ho elencato bene le mie priorità, tutto finiva con l'essere prioritario.. non poteva funzionare, e mi sentivo in colpa. Vi suona vagamente familiare?

...e poi ci viene il senso di colpa

Ora mi chiedo : possibile che ancora oggi nel 2018, noi donne dobbiamo sentirci divise e lacerate in due dai sensi di colpa qualunque scelta facciamo? Com'è possibile che ancora esista un'inconciliabilità, parziale o totale, tra maternità e vita professionale? Un'inconciliabilità tra il nostro essere madri, e anche l'essere mille altre cose?

Donne in carriera, amiche, amanti, infermiere, donne di casa, viaggiatrici, volontarie, e chi più ne ha più ne metta. Perché ancora accettiamo questa lacerazione tra i nostri molteplici ruoli, che ci toglie dei diritti, e rinnega un pezzo di noi?

Io rivendico chiaro e forte che voglio avere il diritto di passare del tempo con i miei figli, che non sia solo il tempo risicato dopo le 18 (e ancora sono fortunata) tra bagnetto, cena e letto, tra un capriccio e l'altro; e rivendico anche che voglio avere un'attività professionale che mi consenta una (vaga) indipendenza economica e anche, perché no, che mi dia delle possibilità di crescita.

Non trovo giusto che molte donne debbano pensare : "se non torno in tempo al lavoro dopo la maternità forse non avrò una promozione"; "se non rimango in ufficio fino a tardi mi etichetteranno subito come la neo-mamma che ormai ha messo il lavoro in secondo piano"; "mi hanno rifiutato il part-time e non so come fare perché l'asilo chiude presto e non posso permettermi una baby-sitter fissa, forse dovrò licenziarmi" eccetera.

E ditemi se sbaglio, nella maggior parte dei casi, a pensare simili frasi, sono le madri e meno spesso i padri. Parità?

Allattamento e società

Ho letto questo articolo di qualche anno fa su Repubblica.it che riporta le statistiche sull'allattamento in Europa. Al di là del fatto che prendendo fonti diverse, le percentuali cambiano (provate a leggere anche questo sul portale allattamento  o questo sul portale dell'epidemiologia della salute pubblica), la maggior parte di noi allatta in media per i primi 4 mesi, ma in pochi arrivano all'allattamento esclusivo a 6 mesi.

Riporto qui qualche riga tratta dalla relazione dell'Unicef, Oms e del Global Brestfeeding Collective sull'allattamento  (la traduzione dall'inglese è mia) :

Soltanto 23 Paesi hanno attualmente raggiunto l'obiettivo globale per il 2030 di un allattamento esclusivo fino ai 6 mesi.

Questo dovrebbe spingere i politici di tutto il mondo ad una azione urgente. Molti capiscono l'importanza dell'allattamento, ma troppo spesso la responsabilità è posta esclusivamente sulle madri, senza nessun'altra considerazione sui fattori politici, sociali e ambientali che influenzano l'allattamento.

Cionondimeno tali fattori possono agevolare o contrastare le scelte individuali. Centinaia di migliaia di vite potrebbero essere salvate se i Paesi si impegnassero a cambiare le loro politiche garantendo maggiori fondi per il sostegno dell'allattamento.

L'allattamento è uno degli investimenti più intelligenti per costruire il futuro e la prosperità dei bambini. La mancanza di sostegno politico e di fondi è un problema mondiale, che deve essere affrontato tempestivamente.

Mai giudicare una mamma

Sottoscrivo. Sottolineando : non si tratta di giudicare la scelta di una donna che desidera o meno allattare. Si tratta di porre le migliori condizioni possibili affinché questa scelta possa essere presa serenamente.

E se siete neo-mamme e avete dubbi e questioni riguardanti l'allattamento o la scelta su come nutrire vostro figlio, date un'occhiata al sito della Leche League, associazione che promuove l'allattamento e sostiene le mamme che desiderano informarsi.

Avete allattato? Come avete vissuto la vostra esperienza? E se non l'avete fatto, perché? Scrivete cosa ne pensate nei commenti!

2 pensieri su “Allattamento. Gioie, dolori..e società

  1. ROBERTO

    Rieccomi da papà e nonno a commentare questo bellissimo articolo. Purtroppo l'allattamento e sempre visto come qualcosa di alieno. Mia figlia si e ostinata ad allattare ma tutti, persino le nonne bisnonne, le hanno dato contro. Ovviamente non noi genitori. E devo dire che è una delle cose migliori che una mamma possa fare per il proprio figlio. E poi nn e vero che e solo un problema da mamma... Io come papà e ora come nonno passavo del tempo a vedere quel piccolino che con tutte le forze beveva a poi non posso. Il miracolo della vita nella sua forma migliore. Alle prossime

    Rispondi
    1. clio

      Grazie per questa testimonianza che scalda il cuore Roberto! Credo che per tua figlia, il tuo sostegno incondizionato sia stato prezioso. Che tutte le donne possano avere accanto il supporto di cui hanno bisogno in un momento così delicato, e così importante per i nostri bambini 🙂

      Rispondi

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