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Basta con questo telefono! I bambini e i social : 6 consigli preziosi per navigare bene

E chi lo sa cosa voglia dire crescere e poi invecchiare con internet?! Mentre aspettiamo che ci arrivino le prime generazioni, c’è chi lo trova fantastico, chi lo vieta. Sperimentiamo i possibili equilibri perché resti uno strumento prezioso, e cerchiamo di schivare i pericoli insidiosi. Come fare allora per accompagnare al meglio i nostri bambini e ragazzi all’uso dei social? E come facciamo a dare l’esempio, quando la nostra attenzione ne viene costantemente risucchiata?

E i bambini ti dicono “Via dai social!” 

“Ti sto parlando mammaa!!! Basta con questo telefono!”

Il grido di mio figlio mi scuote e riemergo come se fossi entrata in un universo parallelo.

Piano piano, riprendo coscienza di dove sono, con chi, e cosa stavo facendo.

No, non stavo dormendo e non sono caduta battendo la testa.

Ero semplicemente immersa nel magico mondo dei social, catturata dalle luci e da un’illusione di potente immanenza, e dimentica dei miei bambini.

Mi riprometto per l’ennesima volta di cambiare.

Basta con questi social, che esempio vuoi dare ai tuoi bambini? Un attimo e saranno adolescenti, e saranno loro a nascondersi dietro uno schermo.

Già mi vedo a urlare: “Metti via il telefono quando siamo a tavola!” “Ti sto parlando!“.

Perché ci è così difficile resistere a internet, telefono e compagnia? E come fare a guidare i bambini a un corretto uso dei social?

L’impatto di internet e social nella vita dei bambini

Qualche mese fa sono incappata sull’articolo di un’associazione americana che promuove presso genitori e insegnanti un uso consapevole dei social media.

Non sono più riuscita a ritrovare i riferimenti, ma ricordo distintamente la storia che veniva raccontata per illustrare il loro proposito:

Quando i social non esistevano

Prendiamo la giornata-tipo di un ragazzino delle medie 20 o 30 anni fa.

Il bulletto della scuola mette per terra qualcosa di scivoloso a mensa.

Il nostro protagonista, chiamiamolo Marco, casca per terra rovesciandosi addosso la minestra che aveva nel vassoio.

Per fortuna in quel momento nessuno lo vede.. Mortificato, corre in bagno e usa i pantaloncini e la maglietta da ginnastica per cambiarsi.

Si sente umiliato ad andare in giro per la scuola vestito così..

Lungo il tragitto di ritorno da scuola si confida con le sorelle e una volta a casa, una bella chiacchierata a tavola con mamma e papà lo fanno sentire molto meglio. Il giorno dopo, tutto è dimenticato.

Oggi. Stessa giornata, stessi bambini,  e i social

Il bulletto ha il telefono pronto a scattare foto. Appena Marco cade, immortala la scena e la posta online taggandolo.

Nel giro di poche ore, mezza scuola ha messo un like alla foto e qualche commento derisorio.

A ogni like, la mortificazione di Marco aumenta esponenzialmente insieme all’autostima del bullo.

I due ragazzi non possono fare a meno di continuare a guardare il telefono, incatenati da una forza misteriosa..

Tornando a casa, Marco non trova le parole per confidarsi. Tanto le sorelle hanno già visto foto e commenti.

Durante la cena i genitori devono finire di mandare delle mail importanti e sono troppo presi da una conversazione su whatsapp per accorgersi che qualcosa non va.

Chiuso in una disperazione crescente, Marco passa la notte a vedere i like che aumentano.

La sua foto è diventata virale, viene preso in giro da migliaia di persone mentre la popolarità del compagno che ha postato la foto è alle stelle.

Impossibile prendere sonno.

Come farà domani a fare il compito in classe? Ma che importa, ora che è lo zimbello di tutti?

I rischi dei social

Ci sono due elementi di questa storia che mi avevano colpito, e mi toccano tutt’ora.

Da un lato, l’indisponibilità dei genitori, talmente presi dal loro mondo virtuale da non rendersi minimamente conto di quello che succede al figlio.

Dall’altro, il potenziale enorme effetto distruttivo del cyberbullismo su delle personalità fragili e ancora in costruzione come quelle dei preadolescenti o degli adolescenti.

Mi hanno segnato perché fino a quel momento avevo sempre scartato la preoccupazione.

“I miei bambini sono ancora piccoli, c’è tempo. E poi noi faremo diversamente, sapremo essere più attenti, non ci capiterà mai.”

Insomma, un atteggiamento classico: non vuoi vedere come le tue apparentemente innocue abitudini di oggi possano diventare pericolose un domani, perché cambiare è troppo faticoso quando non ne vedi un beneficio immediato.

“E poi io non sono troppo sui social, saprò essere presente per i miei bambini”.

“Mamma sei sempre con questo telefono!” il rimprovero di mia figlia fa doppiamente male, perché un giorno non si prenderà più la pena di dirmelo, di cercare la mia attenzione e perdonarmi qualsiasi distrazione pur di stare con me.

Qual è, allora, l’effetto dei social sul cervello di bambini e adulti? Dobbiamo davvero preoccuparci, o c’è un modo di avere un approccio sano alle nuove tecnologie?

Perché a noi e ai bambini piace stare sui social?

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Come insegnare ai bambini a usare correttamente i social quando anche noi abbiamo difficoltà a separarcene?

Mentre facevo ricerca per scrivere questo articolo, ho trovato un dato interessante: apparentemente, resistere al mandare un tweet è molto più difficile che smettere di fumare o di bere.

Perché? È l’effetto della dopamina. Postare contenuti personali e ricevere “like” fa attivare le stesse aree del cervello che la cocaina: mette in circolo la dopamina, un neurotrasmettitore che in pratica dice al cervello “Qualunque sia l’esperienza che stai vivendo ora, vale la pena riprodurla!”.

Funge, quindi, da rinforzo positivo a quello che facciamo.

Da dove ci arriva tutta questa positività quando navighiamo su internet?

3 fattori principali:

  1. l’incertezza

  2. la continua novità

  3. il poter parlare di sé

La continua novità

Da un lato, sui social ci sono cose nuove di continuo, e il nostro cervello è naturalmente attratto dalle novità.

Abbiamo paura di perderci qualcosa di importante, un po’ come quando a scuola tutti parlavano di una festa a cui non eravamo stati invitati e ci sentivamo rodere dal senso di abbandono.

Gli americani hanno addirittura coniato un termine: FOMO, Fear of Missing Out.

E quindi continuiamo a cliccare, sai mai che ci perdiamo qualcosa..

L’incertezza

Senza contare il brivido leggero del pubblicare qualcosa di nostro, esponendoci al rischio del potenziale rifiuto sociale – è un po’ come fare gioco d’azzardo insomma.

L’incertezza del non sapere quanti like avrai ti tiene sulle spine e ti spinge a continuare a guardare.

Parlare di sé

Un’altra cosa che non avevo considerato: a noi piace parlare di noi stessi. Tanto.

Solo che nei contesti sociali offline, non osiamo farlo più che il 30-40% del tempo. Farlo di più sarebbe mal visto.

Online, invece, è tutta un’altra storia: di fatto, ci sentiamo “liberi” di far cadere i freni inibitori del nostro egocentrismo- ed ecco che in media, si parla di sé online per l’80% del tempo.

I problemi dell’iper connessione sui social per noi e per i bambini

Questi fattori messi insieme fanno sì che restiamo sui social, in media, più di 2 ore al giorno (135 minuti per essere esatti).

Perché preoccuparsi? In fondo, usare i social ci fa sentire più vicini, permette di restare in contatto con persone lontane da noi, ci apre le porte su punti di vista e culture diversi. Se in più il nostro cervello è inondato di sostanze chimiche naturali che ci fanno stare bene, dov’è il problema?

Problema #1: la dipendenza

Il primo problema è che proprio a causa del rinforzo positivo della dopamina, l’uso dei social crea dipendenza.

(Io certamente non mi rendo conto di stare sui social due ore al giorno, per poi lamentarmi di non aver abbastanza tempo per fare niente!)

Problema #2: la concentrazione

Il secondo, è che le continue sollecitazioni ci rendono sempre più difficile restare concentrati.

Con conseguente difficoltà a restare produttivi ed efficaci sul lavoro, e anche nelle relazioni interpersonali.

(Mai avuto l’impulso di controllare i messaggi mentre l’amica ti sta raccontando le sue pene?)

Problema #3: il confronto negativo

Terzo, il continuo confronto con modelli virtuali, alla lunga, danneggia la nostra autostima mica da ridere.

Perché lo sappiamo, razionalmente, che quello che si vede online è patinato, rifatto, selezionato.

Ma inconsciamente, ci lascia comunque l’amaro in bocca, la sensazione di non essere mai abbastanza.

Questo è un effetto naturale, si chiama “social comparison bias” – ovvero, distorsione da confronto sociale.

In una ricerca, hanno dimostrato come mostrando a uomini eterosessuali foto di donne particolarmente belle (e ritoccate) e viceversa, a donne etero foto di uomini molto attraenti, immediatamente dopo la loro valutazione di persone “normali” fino a poco prima considerate attraenti precipitasse.

Insomma, siamo naturalmente portati a modificare la nostra valutazione in base a ciò con cui ci confrontiamo.

Vedere di continuo mamme sorridenti in forma smagliante fare il giro del mondo con l’aria di non avere un problema al mondo, mentre noi coi nostri due o tre chili di troppo siamo in coda in auto mentre corriamo a prendere i figli e fuori piove, ci fa sentire involontariamente inadeguate.

Problema #4: l’incapacità a connetterci agli altri

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L’importanza sottovalutata delle relazioni faccia a faccia

Infine. Quei 135 minuti al giorno sui social sono 135 minuti di occasioni mancate per stare con persone vere. E questo, soprattutto per i bambini ma anche per noi, ha i suoi rischi.

Il gruppo di ricerca della Dott.sa Barbara L. Fredrickson∗ ha effettuato diversi studi sull’importanza delle relazioni sociali.

In uno, ad esempio, ai partecipanti veniva richiesto, per un periodo di 6 settimane, di effettuare un tipo particolare di meditazione. Si tratta di una meditazione di origine buddista in cui si porta un’attenzione empatica e amorevole verso altre persone.

In un altro studio, l’esercizio consisteva nel segnare ogni giorno 3 interazioni sociali e dare un punteggio per valutare quanto i partecipanti si erano sentiti connessi e vicini all’interlocutore in questione.

Queste attività hanno un effetto sul tono vagale, che invece prima era considerato stabile.

Il nervo vago collega cervello a cuore, e più alto il tono vagale meglio è: significa che il corpo è meglio in grado di regolare i suoi sistemi interni come il sistema cardiovascolare, la risposta immunitaria eccetera. Siamo più in salute.

Il tono vagale ha però anche un’influenza sulla nostra capacità a riconoscere e adattarci alle diverse espressioni facciali e di voce dei nostri interlocutori, per cui più alto il tono vagale, più siamo capaci di creare delle connessioni con gli altri e di provare empatia.

C’è, insomma, un legame tra la nostra salute e la nostra capacità a creare legami sociali.

E questa capacità è come un muscolo: più la usi, più si rinforza; meno la usi, e più si atrofizza.

I partecipanti alla ricerca, dopo 6 settimane di meditazione, hanno mostrato un aumento del loro tono vagale, solo per il fatto di essersi concentrate sulle loro connessioni con altre persone.

I bambini e i social, cosa dobbiamo considerare?

Tutti questi effetti sono amplificati in bambini e adolescenti che hanno un cervello ancora in formazione.

Ancor più se il tempo passato online è del tempo che si toglie alle interazioni “reali” o allo sport e al movimento, perché i ragazzini vengono privati di occasioni importanti di apprendimento.

E non sono nemmeno entrata nell’argomento cyberbullismo o comportamenti a rischio come il pubblicare foto o commenti “osé”, a sfondo sessuale, violenti e chi peggio ne ha peggio ne metta.

Detto ciò, rimane la domanda: come fare perché i social rimangano uno strumento di cui i nostri bambini, futuri adulti, sappiano fare buon uso?

I consigli più validi ruotano intorno a due elementi: esempio e dialogo.

Ma perché un dialogo sia possibile, c’è bisogno di essere disponibili ad ascoltare..E quindi di imparare a mettere via il telefono quando siamo insieme.

Torniamo alla casella del via: come dare il buon esempio, quando noi stessi siamo attirati al telefono come piccole api al miele?

Consiglio #1: Togliere le notifiche dal telefono

Mi ci è voluto tempo e coraggio per decidermi a togliere almeno le notifiche delle mail, ma ne sono entusiasta.

Troppo difficile altrimenti resistere alla tentazione di guardare se compare l’iconcina..

Questo vale per il nostro telefono quanto per quello dei nostri bambini, se ne hanno uno con accesso a internet e social.

Il Corriere ha pubblicato un elenco di 10 app per “disintossicarsi” dallo smartphone, possono essere utili.

Consiglio #2: Niente suono

Possiamo impostare il telefono in modo che si metta automaticamente in modalità silenziosa a certi orari. A noi poi lasciarlo in un’altra stanza quando siamo insieme, per esempio a cena.

Altrimenti, basta un bip! ed eccoci a buttare giusto uno sguardo per vedere chi è..

Consiglio #3: Occhio al riposo

Telefono spento e in un’altra stanza quando si dorme.

Ho sentito che apparentemente una buona percentuale delle persone si sveglia di notte e controlla il telefono (che in termini di qualità del riposo non è il massimo).

Lo stesso dicasi dell’abitudine di guardare il telefono come prima cosa appena svegli o subito prima di andare a dormire.

Consiglio #4: Social e internet e bambini, mai da soli

Sono forse cose ovvie, ma vale la pena ricordarcene.

Meglio che quando i bambini usano i social e internet, siamo al loro fianco per poterli guidare a un uso appropriato, nonché ai pericoli.

Sia google che youtube hanno un sistema di parental control, oltre alle app atte allo scopo (Tiscali ha pubblicato una lista delle migliori app per il parental control).

Consiglio #5: Parliamone

Parliamo ai bambini fin da piccoli dei rischi dei social.

Quando i miei figli mi riprendono perché sono al telefono e non li ascolto, o quando finiamo con l’essere in ritardo perché ero presa dai messaggini e quindi non disponibile.. lo ammetto.

Dico: “Vedi, avrei dovuto mettere via il telefono perché siamo insieme e non ci sono riuscita”; oppure “mi ero ripromessa di stare solo con voi senza distrazioni e invece guarda, quando inizio a stare dietro ai messaggi poi perdo la concentrazione. Meglio lasciare il telefono nell’altra stanza!”

Allo stesso tempo, mi è capitato di dir loro che ci sono anche persone male intenzionate su internet, che bisogna stare attenti, chiedere a mamma e papà.

Senza ancora entrare nei dettagli perché sono piccoli.

Ma man mano che crescono possiamo aggiungere particolari e alimentare continuamente la discussione.

Consiglio #6: Condividiamo le regole

Possiamo decidere insieme le regole da rispettare. Noi abbiamo stabilito insieme che a tavola non ci sono telefoni né TV o che non si guarda niente su schermi prima di andare a dormire quando il giorno dopo c’è scuola.. e siccome per il momento siamo solo noi genitori ad avere il telefono, va da sé che sono i bambini a controllare noi!

Ma penso sia più facile che le regole vengano rispettate quando sono discusse e decise insieme, e non subite completamente.

Cosa ne pensi? Quali cambiamenti ti sentiresti di mettere in atto? Puoi dare un consiglio nello spazio dedicato ai commenti!

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Ecco un elenco di siti, libri e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata!

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15 commenti su “Basta con questo telefono! I bambini e i social : 6 consigli preziosi per navigare bene”

  1. Un bellissimo articolo, che farei leggere a molti genitori, che permettono un uso incontrollato dei social, più che del telefono, ai social possono accedervi ormai da ogni dove, basta anche avere una smart tv, e bum hai a disposizione Youtube, twich ecc, l’importante è sempre la giusta misura, la tecnologia è meravigliosa a ricordiamo anche che può essere pericolosa, sia per gli adulti ma anche per i più giovani, un uso consapevole forgia futuri cittadini consapevoli, questo è un articolo che dovrebbero leggere anche alcuni membri del settore scolastico.

  2. Non ho figli, ma ho trovato il tuo articolo molto interessante, e utile. Ero a cena con alcune coppie di amici, una della coppie aveva la bambina con se. La piccola ha scatenato il finimondo gettando praticamente ogni cosa a cui riusciva ad arrivare con le mani per terra. I genitori non si stavo accorgendo di niente nonostante facesse un rumore assurdo perché erano entrambi ai rispettivi telefoni. Solo quando una coppia gli ha detto: “guarda che se rompe tutti i piatti, poi li dovete pagare”. Si sono decisi a vedere cosa stava succedendo.

  3. Ho una figlia adolescente che ha da poco un cellulare personale (ebbene sì, io ero contraria ma, come succede spesso fra genitori separati, uno dei due fa di testa propria).
    Su una cosa però io e suo papà ci siamo trovati d’accordo, parlarle di tutti i rischi che internet comporta.
    Fortunatamente non siamo ancora nella fase “telefono dipendente” anche perché sa che se dovesse giungere quel momento, il telefono verrebbe immediatamente requisito!
    Purtroppo è una triste realtà quella che racconti e molto più vicina di quanto pensiamo.
    Può succedere a tutti, basta pensare a donne che si ritrovano con proprie foto di nudo che navigano sul web, ai ragazzini bullizzati prima nella vita reale e poi su Internet, senza contare i casi più tragici come la diffusione della Blue Whale di qualche tempo fa…

  4. credo che i social abbiano cambiato molto e in negativo la vita di tutti. Siamo ormai sempre con i cell in mano e non si dialoga più, i bambini a tutte le età hanno i dispositivi in mano e non socializzano più con gli altri della loro età. Ci dovrebbe essere un ridimensionamento su tutto e molta più educazione

    1. Ciao Lucia, grazie per il tuo commento! Sono d’accordo che i cell impediscono di “mettersi alla prova” nelle relazioni faccia a faccia, di socializzare.. e penso anche che come ogni strumento, c’è un buon uso e un cattivo uso e che stia a noi insegnare l’educazione e un uso corretto. Il problema è quando noi stessi non riusciamo a dare il buon esempio!

  5. I bambini sono davvero dipendenti dai telefono e purtroppo questo è colpa di molti genitori….. Pensa che vedo delle nonne spesso danno il telefonino a dei bambini che non hanno più di quattro anni e sono ancora nel passeggino. Occorre seguirli perchè internet in mano loro è una vera arma…..

  6. Ciao condivido appieno il tuo articolo sui rischi del cellulare x noi adulti e per i bambini. Per quanto mi riguarda ho tolto ogni sorta di notifica a ogni social e solo quando ho tempo vado a controllare. A i bambini si dovrebbe vietarne l’uso o solo moderarlo

  7. Sono sempre in imbarazzo a leggere questa tipologia di articoli, ma sono contenta che non ci siano solo adulti che demonizzano tutto e tutti, lo trovo molto intelligente a parte tua, consiglierò questo blog a chi ha bisogno di questo tipo di consigli, grazie per averlo condiviso.

  8. È un’interessante sguardo sul mondo virtuale dei social, sempre più influenti nella vita delle persone, e un buon vademecum per stabilire un rapporto equilibrato con le piattaforme sociali del web. Ho capito che i social non sono negativi in quanto ci rendono competivi nella vita, ma è giusto non esserne schiavi.

  9. Questo è sempre un argomento scottante. Complimenti per l’articolo e per i consigli molto utili. Io ammetto di essere parecchio hitleriana soprattutto in casa, quindi dosato al millesimo di secondo con ogni possibile account a nome mio in modo che possa entrargli ovunque, comunque e quando voglio oltre che ad avergli bloccato tipo mezzo mondo di dove potrebbe finire “spippolando”. (Ha ancora 8 anni quindi riesco a rigirarlo sul fatto che devo fare tutto io per lui, tra qualche anno mi sa che il commento sarà un pò diverso. ;P)
    Però quando siamo fuori e comincia ad essere “pesantino” cedo inesorabilmente e si contorna di ogni tecnologia possibile inimmaginabile purché stia fermo, buono e non brontoli. E’ un bel casino insomma. Spero di riuscire a fargli capire bene come gestirla e come stare attento.
    Buona serata
    Luna
    https://www.fashionsnobber.com

  10. Bellissimo articolo, hai ragione. In una famiglia con questi telefoni non vi è più dialogo e inoltre vedere famiglie al ristorante ognuno poi perso nel suo telefono è davvero orribile

    1. Ho due figlie una ormai di 19 una di sette anni. Io sono sempre online ma per lavoro e poco per divertimento e la piccola di casa non ha il permesso di accedere ai socials ecc perché sono contraria che i bambini si avvicino a questo mondo assurdo e spegni neuroni

  11. Un articolo veramente ben scritto, che parla di un argomento estremamente attuale. I social stanno diventando sempre di più un elemento di uso quotidiano ed imparare a gestirli é estremamente importante.

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