Relazione genitori figli: 7 abitudini da non trascurare se vuoi un rapporto straordinario

Periodo di tensioni e paure, e quindi di riflessione. In cui tendiamo naturalmente a stringerci (anche letteralmente) intorno alla famiglia e passare insieme più tempo.. Cosa vuol dire costruire una bella relazione positiva tra genitori e figli? Cosa implica? Quali modi di pensare, di correggere e di accompagnare? E quando torniamo vivere a 1000 all’ora, combattiamo la distrazione, la fretta e lo stress per essere pienamente disponibili. Vuoi insegnare le regole, evitando di urlare, minacciare e punire perché vuoi instaurare un rapporto basato sul rispetto reciproco. Cosa puoi fare, concretamente, ogni giorno, senza sentirti in colpa né rivoluzionare la routine di tutti, per coltivare una sana relazione genitori-figli?

Domanda esistenziale sul rapporto genitori e figli

Ci risiamo. Lui le tira i capelli, lei risponde a calci e morsi. Sai che entro pochi minuti, almeno uno dei due verrà da te piangendo dal dolore.

“Bambini, stop. Vi fate male. Basta. Venite che ne parliamo”.

Ma niente, perfino il gatto scappa a nascondersi.

Combatti contro quella fastidiosa sensazione di impotenza, perdita di controllo, inutilità.

Come faccio a fargli capire? Perché non mi ascoltano?

Con tutti i libri e le teorie e le conferenze che hai accumulato, se non riesci a tenerli a bada vuol dire che o sono le strategie che non funzionano, e hanno ragione quelli che invocano le maniere forti; oppure sei tu che non sei capace.

Cerco di combattere anche contro questa vocina.

Cosa vuol dire concretamente essere genitori che instaurano una relazione positiva coi figli? Quali scelte, quali emozioni, quali abitudini?

Ecco 7 cose semplici che possiamo fare ogni giorno per accompagnare i nostri figli insegnando le regole nel rispetto reciproco.

#1. Tempo per te

Alzi la mano chi non si sente in colpa a prendersi del tempo per sé, per ricaricarsi.

Io ero una di quelle persone incapaci di stare ferme senza sentirsi inutili.. Piuttosto, ignoravo tutti i messaggi disperati che il mio corpo cercava di mandarmi, invano.

La verità, però, è che essere emotivamente disponibili e presenti per connetterci ai bisogni dei nostri figli, senza dimenticare i nostri né quelli del partner, richiede una certa energia.

Come possiamo mai trasmettere energia positiva, se siamo sfiniti?

Prendi l’analogia che preferisci: batteria, sorgente, fiamma. Se sei svuotato, scarico o spento, come puoi trovare la forza di dare agli altri?

Ci dimentichiamo spesso che le emozioni sono contagiose.

Tuo figlio ha una crisi di rabbia? Dovrai combattere contro i tuoi neuroni specchio che ti “spingeranno” ad arrabbiarti a tua volta.

E la tua rabbia rinforzerà quella di tuo figlio, in un simpatico circolo vizioso.

Quando noi siamo tesi, stanchi, demoralizzati, non hai mai notato quanto anche i bambini cambino atteggiamento?

Per coltivare un ambiente domestico allegro, dobbiamo partire da noi e dalle nostre emozioni.

Sorridiamo, e gli altri tenderanno a sorridere. Ridiamo, e sarà una festa.

Ed ecco che ritagliarci un momento tutto nostro serve per fare il punto su come ci sentiamo, riposarci, e ritrovare l’entusiasmo.

So perfettamente che sulla carta, sembra evidente. Ma che poi, nella vita frenetica di ogni giorno, può essere davvero difficile ritagliarsi un momento, soprattutto quando i bambini sono molto piccoli.

Come fare a ritagliarsi un momento per ricaricare le energie e migliorare la relazione genitori – figli?

  • Osservati. Quali attività ti ricaricano? Leggere, passeggiare, ascoltare una canzone, meditare, chiudere gli occhi e respirare, tenere un diario, colorare o disegnare. Quando ti accorgi di sentirti bene, prendi nota di cosa stavi facendo subito prima.

  • Inizia con solo due minuti. A volte, per ricaricarsi basta volgere lo sguardo su un’immagine che ci trasmette qualcosa emotivamente, e fare un paio di respiri profondi. Prendere del tempo per sé può essere particolarmente difficile se sono anni che ci mettiamo in fondo alla lista. Partire da una giornata alla spa potrebbe non essere sostenibile sul lungo periodo; meglio trovare un piccolo gesto che puoi fare ogni giorno, anche in solo due minuti.

  • Aggiungi l’attività in questione a una sequenza precisa di azioni che già compi. Ad esempio: sai che quando esci dal lavoro sei stravolto, e che i bambini reclameranno la tua attenzione. Lungo la strada tra il lavoro e i bambini, inserisci la famosa attività. Può essere stare seduto in macchina due minuti con gli occhi chiusi, sorridendo. Fare due passi lungo la via. Ascoltare un audio-libro o una canzone mentre guidi o sei in tram. Fallo dandoti proprio l’intenzione di ricaricarti per essere più disponibile per i tuoi bambini.

  • Segna questo momento in agenda. Sì, anche se sono solo due minuti. Diverse ricerche hanno dimostrato l’efficacia dello scrivere nel mantenere un impegno preso con se stessi.

  • Pianificate, tu e il partner, un tempo più lungo una volta ogni tanto, in modo che entrambi abbiate modo di sostenervi a vicenda: un corso una volta alla settimana, un’uscita una volta al mese. Anche in questo caso, quello che conta è l’intenzione. Non si tratta di aggiungere un impegno in più, ma di darvi modo di ricaricarvi le energie.

#2. Scelte (ma limitate)

A nessuno di noi piace sentirsi dare degli ordini.

Siamo così abituati a rivolgerci ai bambini dando loro degli ordini, che raramente ci mettiamo nei loro panni. Eppure, quello della libertà è un bisogno di ogni essere umano.

Prova a immaginare il tuo partner che ti dice:

“Vatti a vestire! Lavati i denti! Mettiti la giacca! Ah no, fa freddo, niente storie. Non correre! Sbrigati che siamo in ritardo!”

Sento già la tensione che mi stringe alla gola.

Per i bambini è la stessa cosa.

Inoltre, ricevere un ordine non solo non fa attivare la corteccia prefrontale, la parte del cervello che ci aiuta a ragionare e agire; ma attiva la reazione dello stress. Insomma, siamo più propensi a restare bloccati dalla tensione o a ribattere indignati, che non a fare quanto ci viene chiesto.

Come fare allora?

Due suggerimenti.

    1. Quando vuoi ricordare ai bambini di eseguire una sequenza di azioni, come vestirsi o mettere a posto, anziché ripetere “fai qui fai lì” possiamo evocare soltanto l’oggetto. Anziché dire “metti a posto le scarpe per favore”, diciamo “scarpe!”; anziché chiedere “hai lavato i denti?”, basta solo “denti?”
      Il bambino dovrà ricostruire mentalmente il senso della nostra frase, e non sarà portato ad opporsi come con un ordine. Perché in linea di principio, i bambini vogliono farci contenti.

    2. Offriamo una scelta non appena possibile. “Metti la maglietta!” diventa “scegli la maglietta gialla o quella nera?”; “fai i compiti!” “scegli di fare i compiti prima o dopo la merenda?” “preferisci lavarti i denti prima o dopo aver messo il pigiama?” e così via.

Enfatizziamo il fatto che i bambini hanno una scelta, e si sentiranno più in controllo e propensi a collaborare.

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#3. Conseguenze e Responsabilità

È faticosissimo decidere come reagire a una regola infranta quando siamo stravolti e vorremmo solo essere lasciati in pace.

A me succede così. Hai presente come nelle scenette comiche? Guadagno faticosamente la sedia o il divano in punta di piedi e bam! I miei figli ne combinano una.

La tentazione di lasciar correre e placarli con un cartone animato per poter stare tranquilli è come il pacchetto di biscotti rimasto aperto sul tavolo quando sei a dieta.

Eppure, è il principio stesso del limite: se non succede nulla quando lo oltrepassi, allora che senso ha rispettarlo la volta seguente?

È in questi momenti che siamo più tentati di dare minacce o punizioni.

Non vogliamo lasciar correre, ma non ci viene in mente una conseguenza rispettosa e appropriata.

Quando si può, penso sia sempre utile lasciare che i bambini imparino il senso di responsabilità facendo esperienza delle conseguenze.

Non hai voluto mettere la giacca? Sopporti il freddo. Ti sei dimenticato la merenda? Pazienterai fino a cena.

Per certe situazioni è più complicato. I giocattoli di casa nostra possono restare tranquillamente sul pavimento per giorni e anche mesi.

L’ideale allora è decidere in anticipo cosa faremo noi se i bambini non rispetteranno la regola:

“Lavo solo i vestiti che sono nel cestino della biancheria.

“Decido io cosa fare dei giochi che trovo per terra la sera.”

“Va bene mamma, butta pure via”Devi prepararti anche a risposte inattese. E a vantaggi impensati, come quello di liberarti di oggetti superflui..

Quando mi ritrovo in una situazione imprevista, ho imparato a prendere tempo.

Dico: “Quello che hai fatto non va bene. Dovrò pensare a una conseguenza”.

Incredibile ma vero, funziona ancora meglio quando la conseguenza la troviamo insieme, una volta placate le ire, in una ricerca congiunta di soluzioni.

#4. Attenzione esclusiva

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Ci sono momenti in cui i miei figli sono talmente insofferenti l’uno verso l’altro, che l’aria si riempie di scariche elettriche.

Si combattono anche solo briciole della nostra attenzione, con frasi sprezzanti, dispetti; oppure ignorandosi volutamente.

Oppure ancora, uno dei due arriva piagnucolando e si aggrappa come un koala all’eucalipto, rendendomi volutamente difficile continuare qualsiasi cosa io stia facendo.

Di solito, sono segnali evidenti: mamma, abbiamo bisogno di te.

Il nostro modo operativo è spesso quello di finire prima le incombenze, e solo poi dedicarci a un momento piacevole insieme.

(“Prima il dovere, e poi il piacere” non è un mantra con cui molti di noi sono cresciuti?)

Coi bambini non funziona.

Per loro, creature del momento presente, la priorità è stare con noi. Adesso.

Che noi possiamo dedicarci a qualsiasi altra cosa è a volte interpretato come “non sono abbastanza importante”- il che scatena ogni sorta di dispetti e comportamenti da noi tipicamente poco apprezzati.

Inserire dieci minuti di nostra attenzione esclusiva può salvarci la serata!

Provare per credere.

#5. Esempi di gentilezza

Dovevo essere particolarmente pensierosa. Non ricordo cosa stessi facendo né a cosa stessi pensando.

So solo che a un certo punto, inaspettatamente, mio figlio mi ha fatto una carezza. Poi è andato a giocare.

Una carezza di un istante non è nulla nella sua semplicità; mi ha riempito di affetto e orgoglio per la sua spontaneità.

Non doveva chiedermi niente, non era uno dei momenti “standard” per le coccole come la sera prima di dormire.

Da allora, cerco di ricordarmi tutti i giorni di offrire un gesto semplice di affetto.

Uno sguardo di approvazione, un biscottino in più nella merenda; la tazzina da caffè preferita già sul tavolo della colazione.

Piccole attenzioni che cambiano il colore della giornata.

#6. Giudizio altrui

Eravamo al parco, e i miei figli giocavano nella sabbiera. Seduta proprio lì vicino un’altra mamma, che allattava mentre le figlie più grandi giocavano.

È scoppiata una disputa tra mia figlia e un’altra bimba a proposito dell’uso di una paletta, scene di ordinaria amministrazione tra bambini di 4-5 anni.

Senonché, nella disputa volano dei granelli di sabbia sulla mamma in questione. Non dimenticherò mai:

  1. lo sguardo che io ho interpretato come di stizza che la mamma ci ha lanciato

  2. come l’improvviso senso di inadeguatezza che mi ha invaso mi abbia fatto andare su tutte le furie con mia figlia.

Ce ne siamo andati immediatamente, tra le urla e i pianti dei miei bambini.

Solo a distanza di tempo riesco a guardare con obiettività alla scena e a vedere con lucidità quanto la paura del giudizio altrui mi abbia fatto reagire, anziché riflettere con calma al modo migliore per insegnare a mia figlia come gestire il piccolo litigio.

Credo che tante volte, facciamo passare inconsapevolmente la nostra relazione genitori – figli in secondo piano perché sentiamo il bisogno di dimostrare agli altri adulti che siamo in controllo. Sgridiamo in pubblico, siamo volutamente più severi non perché convinti dell’efficacia del nostro intervento, ma perché ci sentiamo giudicati.

Difficilmente i bambini sono disponibili a imparare e recettivi se li prendiamo di petto davanti agli amichetti e ad altri genitori.. (come non lo saremmo noi se il nostro capo ci redarguisse davanti ai colleghi).

La soluzione?

    • Smettere di giudicare gli altri genitori, in primis.

    • Un respiro profondo per chiederci: obiettivo principale? Educativo o sociale?

(Personalmente, trovo che questo approccio aiuti a portare quella punta di humor che sdrammatizza subito tutto..)

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Foto di John Mark Smith su Unsplash

 

#7. Perfettamente Imperfetti

Nel nostro volere il meglio per i nostri figli, ci dimentichiamo talvolta la bellezza e la leggerezza dell’imperfezione.
La nostra, come genitori: quando non ci rendiamo conto che “l’ansia da prestazione genitoriale” ci impedisce di goderci il momento e di costruire attimo dopo attimo quella relazione profonda tra genitori e figli;
Quella dei nostri bambini, quando ci poniamo delle aspettative che non corrispondono alle loro possibilità. I bambini sono esprimono forte le loro emozioni senza freni, corrono, sono pieni di energia (il picco corrisponde di solito a quando noi siamo pronti per il divano), sono evoluzione e continuo movimento in un mondo che spesso non è fatto per loro.

Una buona relazione genitori – figli si costruisce giorno dopo giorno apprezzando i balzi in avanti, gli slanci e anche le cadute.. sbaglia solo chi prova, e diventa grande solo chi guarda alla caduta come un trampolino.

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Fonti, riferimenti, approfondimenti

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  • Per alleggerire la pressione che spesso ci mettiamo e abbracciare davvero l’idea che “sbagliando si impara”, sia in quanto genitori che in quanto figli, e come applicare questo principio nel quotidiano, “Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo” della ricercatrice Carol S. Dweck è una lettura da non perdere.

  • Gli articoli cui ho fatto riferimento, in inglese:

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