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Guida pratica per le mamme che vogliono liberarsi del perfezionismo e iniziare a godersi il loro ruolo

Ovvero: come smettere di correre dietro a tutto e iniziare a goderti la vita con quello che hai, giorno per giorno. Perché il perfezionismo a ogni costo è insidioso e noi mamme abbiamo una certa abilità nel caderne vittima!

Storia personale di perfezionismo

Sono passati anni prima che io provassi il divano nuovo per più di 5 minuti. Sospetto anche che ci fosse una punta di orgoglio in me quando lo dicevo.

Alcuni di noi hanno imparato che ci sia del valore nel sacrificarsi. Portano come una spilla d’onore il fatto di rinunciare a dettagli insignificanti come

  • dormire
  • riposare
  • mangiare
  • fare attenzione a movimento e postura

La verità è che quando rallentavo mi sentivo in colpa, come se non stessi “producendo” abbastanza.

Non si può cedere, né chiedere aiuto!

C’è una cosa curiosa in tutto questo. Ci sono due approcci: quello dell’efficacità, che ci vuole sempre pronti a scattare, a fare, a inserire cose nella nostra to-do-list; e quello del semplificare, rallentare, minimalizzare.

Ovunque ti giri, un’ingiunzione che ti fa sentire fuori posto perché non perfettamente corrispondente a un modello. Moltiplichiamo gli sforzi per seguire il flusso del “dovrei far meglio..”

E quando si diventa genitori, a queste ingiunzioni si aggiungono le linee-guida del buon genitore, che ti portano a essere sul chi va là dell’errore irreparabile nella vita delle tue creature. La sindrome dell’alunno modello.

Quando ero tornata in ufficio dopo il mio secondo congedo maternità, le colleghe commentavano il mio passo urgente e poco felpato.

Agli evidenti segni di stanchezza mi chiedevano: “ma devi proprio fare tutto? Devi darti delle priorità!”

Mi veniva da ridere. Mi sembrava di aver già ridotto all’osso.

Ci saranno anche dei lati positivi eh, nel puntare a dare sempre il meglio di sé.. Ma se ci disconnettiamo dai nostri bisogni, il rischio di tirare troppo la corda è grande.

Cosa vuol dire concretamente tendere al perfezionismo? Come fare a trovare un equilibrio più sano che ci permetta di goderci di più il nostro ruolo di genitori e in generale, la vita?

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Definizione di perfezionismo

La Treccani ci dà due definizioni:

  1. In psichiatria, tendenza nevrotica (generalmente di tipo ossessivo) che impedisce sovente all’individuo di attuare cose relativamente semplici perché il suo narcisismo e la sua autocritica, unitamente a uno scarso senso della realtà, spostano costantemente tale attuazione verso obiettivi ideali irraggiungibili
  2. Con sign. più generico, aspirazione a raggiungere, nel proprio lavoro o nella propria attività, una perfezione ideale non facilmente attuabile

Senza entrare nel patologico, nel nostro quotidiano di genitori indaffarati il perfezionismo si manifesta principalmente in due modi diversi:

  1. Quando non osiamo lanciarci, ufficializzare i nostri progetti, o semplicemente cominciare un’attività che ci sta a cuore perché non è ancora pronta/perfetta come ce la immaginiamo;

  2. quando facciamo di tutto e di più per corrispondere alle aspettative nostre o altrui, talvolta senza neanche verificarle. Abbiamo un’ideale cui aspiriamo, ci immaginiamo quello che gli altri si aspettano da noi e vogliamo conformarci per non deluderli, per sentirci accettati e amati.

I rischi sul lungo periodo per la mamma perfezionista

Il primo problema è che in questo tentativo volto al fallimento di corrispondere a uno standard, ci perdiamo.

Immagina di rientrare a casa dopo una giornata di lavoro.

Tuo figlio reclama la tua attenzione, vuole giocare. Magari ti fa sentire in colpa il fatto di non avergli dedicato più tempo nella giornata.

Magari hai lasciato qualcosa di incompiuto sul lavoro, perché dovevi andarlo a prendere a scuola. E, probabilmente, hai in mente una lista di compiti casalinghi tra la cena, il bucato, il bagno da lavare eccetera.

In questo marasma di pensieri poco allegri, sei tutto fuorché davvero presente per tuo figlio.

Di solito i bambini lo notano subito, e mettono in atto tutta una serie di comportamenti che spesso ci fanno sentire ancora più inadeguati.

Il secondo problema è che per risolvere quel sentimento di inadeguatezza, spesso finiamo con il raddoppiare gli sforzi, per lavorare meglio, dormire meno, fare di più.

Quante volte ho anticipato la sveglia “così ne approfitto per..”?!

Razionalmente, conosciamo i rischi:

  • Burn-out
  • Insoddisfazione permanente
  • Perdita di fiducia in se stessi
  • Trasmettere ai bambini il messaggio che si è meritevoli di attenzione, amore, eccetera solo se si raggiungono certi obiettivi, certi standard..Questo sfocia in un sentimento di inadeguatezza nei figli, che anziché imparare ad ascoltare e poi seguire le proprie inclinazioni cercano di conformarsi o ribellarsi.

Diciamoci la verità, parlare di rischi è noioso, fastidioso.

Come quando leggiamo la parola “dieta”, l’associazione immediata è Argggh! Domani oggi non mi riguarda!

Insomma, non ci piace affrontare l’argomento finché non ne abbiamo bisogno perché ci siamo dentro fino al collo.. Mi sbaglio?

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Sia che inizio, sia che finisco, è il caos.

 

Guida pratica per le mamme perfezioniste

Come fare se ci si sente intrappolate dentro questo circolo vizioso? Perché sinceramente, tra il dire “ok, accetto di essere imperfetta” e l’esserne profondamente convinti c’è di mezzo un mare di automatismi di cui a volte non siamo neanche consapevoli.

Sono convinta che riuscire a godersi un po’ di più la vita e il ruolo di genitore, e togliersi un po’ di pressione dalle spalle sia possibile – e che la chiave stia nei piccoli gesti di ogni giorno.

5 azioni concrete da intraprendere da oggi stesso per uscire dalla trappola del perfezionismo:

  1. Inizia un’attività che ti appassiona o ti attira
  2. trova un centro di interesse personale
  3. Di’ di no
  4. Stop ai paragoni
  5. Datti delle priorità

Liberarsi dal perfezionismo, fase 1. Inizia un’attività che ti appassiona

Due categorie di persone:

  • quelle che adorano cominciare ma fanno fatica a finire;

  • quelle che non iniziano se non sanno già perfettamente come e quando riusciranno a finire.

Una chiave per rompere il circolo vizioso del perfezionismo è esercitarsi a uscire dalla zona di confort: provare a finire qualcosa anche se non è perfetto, oppure accettare di iniziare una anche se non sai se e quando finirai.

Perché?

Un atteggiamento molto comune è quello di opporsi a seguire un istinto, per paura di non essere all’altezza.

  • Evitiamo di invitare gli amici a casa perché “non è in ordine”;

  • Non rispondiamo a un annuncio di lavoro che ci interessa perché non abbiamo tutti i requisiti;

  • Ci tratteniamo dal cantare di gioia se siamo in pubblico perché “chissà cosa pensa la gente”;

  • Evitiamo di dire la nostra opinione durante una discussione perché non è abbastanza interessante;

Siamo condizionati ad agire in base al risultato, e quando sospettiamo che il risultato non corrisponda alle nostre aspettative, lasciamo perdere.

Il problema è che così facendo perdiamo delle opportunità, di apprendimento (perché è soltanto facendo e sbagliando che impariamo e miglioriamo); e poi di allargare le nostre prospettive.

Magari le nostre esclamazioni di gioia strappano un sorriso a un passante; il nostro cv interessa l’azienda per un’altra posizione non ancora aperta; la nostra opinione apre un dibattito costruttivo.. Non sappiamo quanta influenza possiamo avere finché non agiamo, al di là del risultato.

E poi, rinunciamo al piacere dell’azione in sé. Se adori cantare, in fondo non importa se otterrai il disco d’oro; quello che conta è il piacere che provi mentre canti, e quanto questo ti riempia di emozioni ed energia positive che puoi “trasmettere” nelle tue relazioni con gli altri.

Liberarsi dal perfezionismo, fase 2. Trova un centro di interesse personale

Molto spesso la nostra vita si riduce a una lunga lista di “devo”. Devo andare al lavoro, portare a scuola i bambini, lavare i pavimenti, telefonare all’amica che non sta bene, devo devo devo.

In mezzo a tutti questi obblighi, ci sentiamo vittime del sistema, prigioniere dei diversi ruoli che ricopriamo.

Il perfezionismo si manifesta allora in questa rigidità al non voler rinunciare a nulla.

Non posso chiedere aiuto, delegare, rimandare; perché altrimenti non corrisponderei all’immagine della donna mamma perfetta che voglio essere.

Trovare tempo per noi, per quello che ci fa sentire vive, quello che ci appassiona, diventa l’ultima delle priorità.. anzi, a volte ci fa sentire proprio in colpa. Come se fosse una debolezza. “Non ho saputo cedere alla tentazione e mi sono concessa mezz’ora rubata”.

Invece, trovare un centro di interesse personale non legato a nessuno degli altri ruoli che ricopriamo è essenziale per rigenerarci ed essere più disponibili per gli altri.

Ci permette di ricucire la relazione con noi stesse (in fondo, è con noi che vivremo il resto delle vita) e piano piano fa aumentare la nostra autostima.

Attenzione: si parla di un interesse, una passione; non di un altro impegno da aggiungere alla lista dei doveri.

Non appena diventa un “devo” anziché un “ho voglia”, fermiamoci: vuol dire che stiamo ricominciando con il nostro circolo vizioso della mamma perfezionista.

Liberarsi dal perfezionismo, fase 3. Di’ di no

Uno dei motivi per cui ci sovraccarichiamo di compiti, impegni e doveri è perché non vogliamo deludere. Vogliamo corrispondere all’immagine di una persona disponibile, organizzata, disposta a dare una mano quando se ne presenta l’occasione.

A qualsiasi richiesta rispondiamo automaticamente “sì, certo!”.

Ci convinciamo che non ci siano altre opzioni, che non abbiamo altra scelta se non dire di sì, “perché sennò come fa? cosa penserà? ci rimarrà male..”. Il problema con questo modo di pensare è che ci rende responsabili delle emozioni altrui.

Mi spiego meglio. Siamo abituati a pensare che le emozioni siano qualcosa di inevitabile.

Desideriamo raggiungere certi risultati, trovarci in certe situazioni perché immaginiamo che solo così potremo sentirci.. felici, realizzati, sereni, eccetera.

In realtà, le emozioni dipendono dai pensieri che ci formiamo rispetto a un evento. Se propongo a un’amica di fare un’attività insieme e lei rifiuta, sono libera di pensare che “non le interesso più, non è una vera amica, smetterò di proporle di vederci, se vuole mi scrive lei”; o “deve essere molto impegnata in questo periodo, sarà stanchissima, mi segno di scriverle più spesso per farle sentire che le sono vicino”.

L’amica può motivare in mille modi il motivo del suo rifiuto; ma cosa succede se invece accetta di uscire con noi perché teme che altrimenti noi reagiamo male? Come ci farebbe sentire renderci conto che il suo sì è sincero solo a metà?

Per riprendere la responsabilità delle nostre reazioni anziché concentrarci su quelle altrui, e ritrovare il piacere di tessere delle relazioni sincere, dobbiamo a noi stessi di imparare a porre dei limiti. Dire no quando sentiamo che l’impegno aggiuntivo richiesto ribalta troppo il nostro equilibrio personale e familiare.

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Liberarsi dal perfezionismo, fase 4. Stop ai paragoni

Siamo esseri strani, noi umani. Da un lato, abbiamo bisogno di appartenere a un gruppo sociale. Se vuoi far soffrire qualcuno, escludilo e fa’ che si isoli.

Però, allo stesso tempo, ci piace sentirci unici e insostituibili. E siamo perennemente alla ricerca di un equilibrio tra questi due estremi: unico ma come gli altri.

Presi da questa dicotomia, ci è inevitabile sottoporci a continui e costanti paragoni.

Basta incontrare sul nostro percorso qualcuno che ci somiglia ma che ha qualche qualità o successo che a noi manca, per farci precipitare nell’autocommiserazione. Perdita di autostima completa.

Ecco, se io non ce l’ho fatta vuol dire che non sono abbastanza.. bella brava intelligente simpatica dinamica motivata – la lista è lunga quanto la vorrai.

L’esposizione costante ai finti modelli proposti dai social non fa che accentuare questa sensazione di costante inadeguatezza.

Basta.

Ognuno di noi ha una sua storia, una serie di caratteristiche uniche; dal confronto con gli altri impariamo a chiederci “Cosa posso imparare?” anziché “in cosa ho sbagliato?”. L’autostima ringrazia.

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Liberarsi dal perfezionismo, fase 5. Datti delle priorità.

Uh, questa è difficile.

Quando siamo prese nel vortice delle mille cose da fare, ci sembra che tutto sia importante. Nel mio periodo peggiore, continuavo a chiedermi “ma come faccio a darmi delle priorità se tutto è importante?”

Per risolvere l’enigma, bisogna fare un passo indietro.

Iniziamo col mettere in evidenza tutto ciò che è vitale:

  • sonno e riposo (eh sì, l’ho messo per primo nella lista!)
  • movimento
  • bisogni dei bambini in cui siamo indispensabili (e ribadisco indispensabili)
  • incomprimibili sul lavoro
  • bisogno della coppia

Poi, nello spazio che resta, elenchiamo tutto quello che avanza.

Per forza di cose, a un certo punto ci sarà un conflitto di interessi.

Avremo sempre più cose da fare che tempo per farle.

Dobbiamo fare una scelta.

Come ?

Dipende da cosa è più importante per te, e dagli equilibri che vuoi raggiungere.

Ad esempio, potresti avere sulla tua lista: “stirare le camicie” e “assistere all’allenamento di mio figlio”.

Sai di non avere tempo per farle entrambe, quindi togliti la tentazione di dormire un’ora in meno per incastrare tutto.

Il ragionamento può invece vertere intorno a due domande:

    1. posso delegare a qualcun altro o devo per forza esserci io?

    2. posso posporre l’attività a un altro momento?

    3. Ok 3. Di cosa ho bisogno IO?

Magari il giorno dopo hai un incontro importantissimo ed è essenziale che tu abbia le camicie stirate, e sei già stata all’allenamento la settimana prima.

Magari invece sono mesi che prometti a tuo figlio di andare e poi per un motivo o per un altro continui a rimandare.

Sono settimane che pensi di far stirare le camicie da qualcuno, ma continui a rimandare perché.. perché in qualche modo ti fa piacere essere quella che nonostante i suoi mille impegni continua a fare tutto da sola.

L’ingiunzione ad accettarci

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Il perfezionismo o la ricerca illusoria della felicità

Anche nel rincorrere un perfezionismo illusorio, in fondo, sta la nostra imperfezione.

Allora un ultimo monito: non voglio aggiungermi alla lista di chi ti dice come dovresti fare o come dovresti essere. Un’ennesima conferma del distacco tra ideale e dura nuda cruda realtà.

Quello che voglio dire, in fondo, è che siamo tutti perfettamente imperfetti. Quindi, almeno, cerchiamo di approfittarne.

E se hai una storia da raccontare sui tuoi tentativi di (im)perfezione, lasciala nei commenti.


Fonti, riferimenti, approfondimenti

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7 commenti su “Guida pratica per le mamme che vogliono liberarsi del perfezionismo e iniziare a godersi il loro ruolo”

  1. La cosa del sentimento di inadeguatezza nei figli la avverto ogni giorno su me stessa. diciamo che di fronte agli occhi dei miei genitori, non vado bene per niente. all’inizio ho cercato di essere come volevano loro perché pensavo di essere sbagliata, poi ho cominciato a ribellarmi. adesso ovviamente sono la pecora nera della famiglia. Grazie per aver espresso in modo chiaro questi problemi e per aver cercato di dare delle possibili soluzioni. chissà che questo non aiuti i genitori a non far sentire i figli sbagliati e inadeguati e che aiuti anche i genitori ad essere meno frustrati

  2. Un articolo davvero molto interessante e piacevole da leggere. Lo faccio leggere anche a mia sorella che è proprio il tipo di mamma perfezionista e fa male

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