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5 motivi per cui i complimenti non aumentano l’autostima dei tuoi bambini

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"Ma che bravo!", "Come sei gentile.." o anche "Eh, si vede che non sei portato.." Quante volte usiamo queste frasi per incoraggiare (o tirar su di morale) i nostri bambini? L'intento è certamente dei migliori; eppure, ci sono parole ed espressioni che favoriscono una sana autostima nei nostri bambini.. E altre che, al contrario, fanno più male che bene, senza che ne siamo consapevoli. Esagerato? Forse. Però, le ultime ricerche lo confermano: per crescere bambini con una bella autostima, bisogna stare attenti alle lodi.. O rischiamo di ottenere l'effetto opposto.

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Foto di Nicole Wilcox su Unsplash

Le insidie dei complimenti..

È l'ultima settimana di scuola. Mentre stavo riflettendo su quanto sia incredibile che mia figlia entri alle elementari a settembre, una delle maestre ha interrotto il mio momento nostalgia lanciandomi soddisfatta il sacco dei lavoretti.

Devo averla guardata con un misto di stupore e orrore negli occhi. In un nano-secondo, mi sono vista caricare come un mulo prima di una traversata in montagna..

Perché dai, ammettiamolo, i lavoretti dei nostri bambini ci riempiono di orgoglio, ma dopo un'ora che siamo immobilizzati sul divano perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione come hanno scritto il loro nome con la maiuscola in corsivo, la tentazione di chiudere tutto con un "Bellissimo! Bravo!" è molto forte.

Comunque, una volta giunti a casa, sono stata ammirata nel vedere la qualità delle attività proposte. C'era perfino un libro-teatrino per le marionette, interamente confezionato e dipinto in classe, con i fondali e i personaggi per 4 storie diverse, una per stagione.

Eppure, alle terza storia bofonchiata tra sé e sé da mia figlia alle 9 di sera,i miei buoni propositi di dare giusta soddisfazione e incoraggiamento sono scemati.

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Mammaaaa! mi ascolti ?!

"Ti ascolto eh?, guardo il messaggio sul telefono ma ti sto ascoltando!"

intervallato da sorrisetti nascosti e roteamento degli occhi tra me e mio marito, e qualche sbadiglio.

La scenetta mi ha portato ad interrogarmi: come fare a usare questi momenti per rinforzare l'autostima dei bambini? Come appoggiarsi sui loro punti di forza per incoraggiarli, senza cadere nell'eccesso di lodi?

L'autostima dei bambini: la differenza tra una lode e un incoraggiamento

Lo studio sugli effetti delle parole che usiamo mi affascina molto. Perché la scelta delle parole che usiamo è sottile, passa spesso inosservata! Lo sapevi che lodare e incoraggiare non sono per niente sinonimi, ad esempio?

Poniamo il caso di un bambino che, dopo mesi di insistenze da parte dei genitori a dare una mano in casa, aiuti ad apparecchiare.

Complimento o lode : "Come sei gentile! Che bravo bambino"

Incoraggiamento: "Oh grazie per il tuo aiuto!"

Oppure, di fronte a un bel voto.

Complimento o lode : "Bravissimo, sono fiero di te"

Incoraggiamento: "Questo voto riflette il tuo impegno, devi essere fiero di te!"

Vedi la differenza sottile?

La lode è un giudizio positivo, un'approvazione esterna legata a una percezione "statica" di come siamo, al risultato.

L'incoraggiamento invece si concentra sul miglioramento, sull'impegno, sul processo; spinge a un'auto-valutazione interna - cioè ad allenare un'autostima "sana", non dipendente dall'approvazione altrui.

Potrebbe interessarti anche: l'autostima dei genitori influisce su quella dei figli..

Le ricerche sull'intelligenza e l'autostima dei bambini

I primi a elaborare un metodo educativo basato sull'incoraggiamento sono stati Alfred Adler e in seguito Rudolf Dreikurs, nella prima metà del '900.

È sulla base del loro lavoro che è stata sviluppata la disciplina positiva ad esempio.

Gli esperimenti e le ricerche pubblicate dalla psicologa americana Carol Dweck hanno dimostrato la loro teoria. Il suo lavoro si basa sulla distinzione tra un approccio mentale "fisso" e uno "flessibile", o improntato alla crescita (in inglese: fixed mindset vs growth mindset).

Cosa vuol dire?

In buona sostanza, nel primo caso, siamo convinti che i nostri talenti, la nostra intelligenza sia innata e immutabile. Per cui, se prendi brutti voti in matematica vuol dire che non sei intelligente, e non riuscirai mai.

Nel secondo caso, invece, che si basa sulle recenti scoperte sulla plasticità del cervello, tutto si può migliorare e imparare, con il dovuto sforzo, metodo e esercizio.

Chi pensa che sia immutabile ha tendenza a

  • svalutare lo sforzo fatto (perché se ti devi impegnare molto per raggiungere un risultato, vuol dire che non sei intelligente)

  • preoccuparsi molto di quanto intelligenti siano considerati dagli altri

  • evitare nuove sfide di apprendimento

  • aver paura di fare errori

  • nascondere i propri errori anziché provare a correggerli

  • non reagire bene agli insuccessi

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Non sono bravo mamma. Fai tu per me?

Invece, chi considera l'intelligenza come acquisibile ha tendenza a

  • investirsi molto nel processo di apprendimento

  • riprovare nonostante i fallimenti

  • cercare nuovi metodi e strategie di apprendimento

  • considerare l'impegno come qualcosa di positivo, non come un segno di una loro mancanza

Il legame tra l'autostima dei bambini e i complimenti

La Dweck argomenta che il tipo di supporto verbale che diamo ai bambini è strettamente collegato a come loro vedano l'intelligenza: cioè, se la considerano come qualcosa di immutabile o di acquisibile.

5 motivi per cui lodi e complimenti che premiano l'intelligenza non aumentano l'autostima :

  1. i bambini sono portati ad associare l'approvazione altrui al successo delle sue azioni, quindi temono l'errore, e non hanno voglia di provare a sperimentare;

  2. non sono spinti a riprovare e a cercare nuove strategie;

  3. abbandonano facilmente in caso di insuccesso;

  4. hanno meno fiducia nelle loro possibilità di riuscire;

  5. in conclusione, questi bambini tendono ad avere minore autostima.

Invece, premiare l'impegno (e quindi sottolineare il processo e non il risultato) ha come effetto di

  • incoraggiare la motivazione intrinseca

  • spingere a cogliere nuove sfide

  • concentrarsi non tanto sulle loro abilità, ma sul come arrivare ad imparare.

Quali parole per incoraggiare l'autostima dei bambini?

Siamo talmente abituati alle lodi legate al risultato.. Trovo, personalmente, difficile a volte riformulare le mie frasi in modo più efficace.

Perché cambiare necessita di uno sforzo cosciente, spesso in momenti della giornata in cui non siamo completamente disponibili. Come sempre, stanchezza, stress e mancanza di tempo non aiutano!

Il primo esercizio che mi ha aiutato in questo senso è stato sforzarmi di descrivere le azioni dei miei figli, soprattutto mentre facciamo un'attività insieme. Là, mi cerco di intervenire il meno possibile, e di lasciar liberi i bambini di sperimentare.. Cosa non facile per chi, come me, tende a voler "controllare" tutto!

Ad esempio:

"Certo che ti sei concentrata molto a lungo su come imparare a scrivere questa frase!"

"Hai riprovato a fare il disegno tante volte, guarda quanto sei migliorata"

"Eri stanco, ma ti sei fermato e mi hai chiesto per favore senza urlare, grazie!"

Il secondo passo che ho introdotto è stato passare da un apprezzamento mio personale verso di loro a incoraggiare una loro valutazione su di sé.

Quindi anziché dire "Sono fiera di te", adesso mi sforzo di sostituirlo con:

"Non sei fiera di te?" o "Dovresti esser soddisfatta di te per come ti sei impegnata!"

Insomma, seguendo il principio di quanto sosteneva Dreikurs :

incoraggia l'azione o lo sforzo, non chi l'ha compiuta.

autostima-bambini-aiuta-a-crescereGli effetti dell'incoraggiamento sui visi dei bambini

La mattina dopo la scena col teatrino e i lavori scolastici, stavo salutando mio figlio alla porta della sua classe quando mia figlia mi ha tirato per la manica:

"Mamma, posso andare a portare il cappellino alla mia compagna? Lo ha perso e sono sicura che sarà felice!"

Lì per lì non ho capito cosa volesse dire. Mio figlio piagnucolava che non voleva andare a scuola, c'era rumore, eravamo in ritardo come al solito.

Le ho chiesto un po' bruscamente di aspettare. Una volta salutato il suo fratellino, sono finalmente riuscita a capire che aveva visto tra gli oggetti smarriti all'ingresso della scuola il cappellino di una sua compagna, e lei voleva prenderlo per portarglielo in classe.

È stato un attimo: mentre mettevamo via il suo zainetto mi ha assalito di nuovo la consapevolezza di un periodo importante della sua vita che sta per finire; ho rivisto il suo orgoglio nel mostrarci il suo quaderno..

Allora mi sono voltata verso di lei e le ho detto:

"Sai, sono rimasta proprio colpita dai lavori che hai fatto a scuola. Devi esserne proprio fiera! E guarda come hai osservato attentamente: hai trovato il cappello della tua compagna e hai voluto portarglielo!"

Il suo viso brillava di una soddisfazione così profonda, come di chi si rende conto di quanta strada ha compiuto.. sarebbe stato lo stesso se l'avessi liquidata con un "Brava!"? Forse. O forse no.

Fonti, riferimenti, approfondimenti

Se ti interessa usare il poster gratuito per la risoluzione dei conflitti, dai pure un'occhiata!

Più in basso, troverai invece un elenco di siti e articoli consigliati o da cui mi sono ispirata.

Tu quali frasi usi più spesso per complimentare o incoraggiare i tuoi bambini? Lascia un commento!

La biblioteca di riferimento

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8 pensieri su “5 motivi per cui i complimenti non aumentano l’autostima dei tuoi bambini

  1. federica

    Ciao Clio,
    porto la mia esperienza personale: da bambina, prima di 3 sorelle, venivo additata da parenti odiosi come quella intelligente ma, ovviamente, non bella.
    Più in carne e con gli occhiali, ho sofferto moltissimo fino a quando, alla soglia dei 40 anni non mi sono resa conto che, non solo ho enormi potenzialità lavorative ma sono pure una bella donna con un magnifico sorriso e carisma.
    Poca autostima personale... pochissima... poi è cresciuta, piano piano...
    Ora sono irrefrenabilmente positiva nonostante ogni giorno abbia la sua pena.

    E i miei bambini?
    Il secondo ha molta coscienza di sè e una buona autostima: eccelle in tante cose e, soprattutto, se ha dei timori, me ne parla.
    Rassicurandolo e spronandolo, vedo che dimentica i timori e va incontro alle sue sfide.

    Il mio primogenito, invece, non crede in sè ed è sempre in affanno.
    Qui gioca un ruolo essenziale mio marito che non gli dà mai tregua: supercritico con tutti, non riesce a capire che questo atteggiamento taglia le gambe a chi non è strutturato.
    Giorno per giorno io continuo a "seminare" anche grazie ai tuoi preziosi consigli e spero tanto che questa piantina così apparentemente fragile, si trasformi in un meraviglioso albero rigoglioso.

    Grazie sempre!

    Rispondi
    1. clio

      Che bella la tua storia! Dimostra che l'autostima è come un muscolo: si può allenare! Anche io ero in carne e con gli occhiali e additata proprio come te.. capisco cosa vuoi dire! Ed è bello che tu ti sia resa conto di tutta la tua forza col tempo. Sono convinta che crescerai due piante meravigliose.
      Un abbraccio!

      Rispondi
    1. clio

      Grazie mille Laura! sono due belle età quelle dei tuoi bambini, con dei bisogni molto diversi tra loro, non dev'essere sempre facile trovare il modo di essere disponibile per entrambi! fammi sapere come va 🙂

      Rispondi
  2. Annalisa

    Ho trovato veramente interessante la diversificazione fatta fra la lode all'intelligenza e quella all'impegno, sicuramente la prossima volta, con i miei figli, ci farò più attenzione.

    Rispondi
    1. clio

      Grazie Annalisa! Anche io ho trovato soprendente (ma in fondo, anche logico tutto sommato) il diverso effetto che può fare una parola anziché un'altra. Poi, non è sempre facile da mettere in pratica, ma anche io adesso cerco di soffermarmi un po' di più su quello che dico.

      Rispondi
    1. clio

      Ciao Maria Cristina, grazie. Penso che sapere che si può migliorare cambiando metodo e insistendo può essere di grande aiuto giustamente per quelle persone che hanno poca autostima.. Perché anche quella si coltiva e non è immutabile 🙂

      Rispondi

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