Lettera a mia nonna titolo

Perché i ricordi del tuo passato sono il regalo più prezioso. Lettera a mia nonna

Ciao Nonna.

Una Lettera a mia nonna.. Faccio fatica a iniziare, sembra infantile rivangare il passato; lasciare che altri leggano di te ciò che tu non sentirai più. Eppure l’idea non è germogliata per caso; sarà un messaggio nella bottiglia, lasciato alle onde virtuali.

Sono ancora arrabbiata che te ne sei andata. Quando cerco di riportare allo stato cosciente tue figure nitide, il dolore si fa sentire così forte che le scaccio via..

Lettera alla nonna - io tra le nonne
Preadolescenza tra le mie due nonne

Nonna, in questi giorni avresti compiuto 90 anni. I miei bambini non sanno chi sei. Ho provato a trovare validi motivi per non scriverti. Ma in fondo a me ho sentito che avevo ancora qualcosa da dire prima di poterti lasciare andare.

Perché adesso, dopo più di dieci anni? Non lo so nonna. Ho probabilmente scoperto il messaggio che spero arriverà al cuore di altri, se non al tuo.

Lettera a mia nonna : una persona Buona

Nonna Ivana. Già il tuo nome racconta una storia. Perché battezzarti proprio Giovanna, e poi chiamarti Ivana? Quale nome avresti voluto, TU?

Parlavi sempre dei desideri degli altri, e raramente di ciò che piaceva a te, di quello che volevi tu.. Crescendo, eri sul mio piedistallo delle persone buone, quelle veramente cristiane.

Il Sacrificio di sé… l’ideale, pensavo io, a cui dover tendere. Finché al vederti senza più le forze per aprire gli occhi, ho capito che nell’occuparti dei bisogni di tutti, ti eri dimenticata di ascoltare i tuoi; al punto che non avevo avuto abbastanza tempo per scoprirti davvero.

Sai nonna, quando penso a te, non pesco dalle scene degli ultimi anni, quando pure vivevamo insieme. C’erano altri attriti allora.. No, ritorno bambina.

Lettera a mia nonna
Mia nonna mi tiene in braccio, quando avevo 9 mesi

Sento l’odore del pane nel forno quando torniamo a casa da scuola, quelle settimane in cui venivi a trovarci a Genova. Vedo la tazzina azzurra col manico che usavi per sciogliere il lievito di birra, senza conoscere le dosi. “Faccio a occhio!”

Ricordo le formine a orsetto in cui ci lasciavi modellare i panini, che poi una volta cotte non si riconoscevano più, ma noi bambine ogni volta riprovavamo..

Lettera a mia nonna : origini variopinte

Sento la tua voce festosa stringermi a sé e esclamare “Lepi moj”, bella mia, quelle poche parole di croato o di dialetto fiumano che raccontassero il tuo passato. Il nonno era l’unica persona che facesse da collante al tuo mondo di prima, quella Fiume* che non esisteva più. Non hai condiviso la tua ricchezza linguistica, solo poche parole, e il tuo cognome, tradivano le tue origini.

Muchela!“, smettila.  Brisnaja s tobom (Non si scrive così, ho cercato inutilmente; ma mi dicevi che volesse dire “Povera me con voi”)

Raccontami di quando eri bambina, nonna. Di tuo papà Franz, di origini ungheresi, il miglior calzolaio della città, ricordavi come avesse imposto a tua mamma la regola di preparare sempre un piatto di minestra in più; in modo che se qualcuno, affamato, avesse bussato alla vostra porta, ci fosse sempre qualcosa da mangiare da offrire.

La tua mamma protestava, ma Franz diceva “Non importa chi siano le persone che vengono a chiedere aiuto; loro sono libere di fare come desiderano della loro vita. Ma io darò sempre loro da mangiare, perché quella è la mia coscienza, la mia responsabilità”.

Anche i tuoi ricordi su di lui erano lontani, il mio Io bambina che cerca di far riaffiorare i racconti del tuo Io bambina.. Ricordi fermi ai tuoi 9 anni.

Lettera a mia nonna : La guerra da bambina

Poi, c’erano le storie del dopo la sua morte, e della guerra. Quando andavi a piedi a prendere l’acqua, dovevi fare qualche chilometro con il secchio. Ho un’immagine chiara di come ti raffiguravo mentre camminavi su una strada polverosa..

Compare la tua “zia tedesca”, quella che aveva un ristorante; se la memoria non mi inganna, andaste a vivere da lei dopo che una bomba in piena notte vi distrusse la casa.

“Ero così stanca che non avevo sentito l’allarme, e ho continuato a dormire. Per fortuna mia sorella mi ha trascinato via appena in tempo. Dopo, la casa non c’era più”. Me lo raccontavi in tono normale, pacato; delle giornate e soprattutto, le nottate passate in rifugio. Io mi immaginavo una specie di grotta buia in cui eravate seduti con le coperte sulle spalle e un fuoco a rischiarare..

Aspettavo con ansia la parte seguente, quella in cui tua sorella, fidanzata con un capitano di marina di cui era innamoratissima, rompe il fidanzamento per la vergogna di esser diventata povera e senza dote né corredo.

Lettera a mia nonna : La Storia nelle tue storie

Erano le nostre storie, non vi era differenza tra Cappuccetto Rosso e La Tua Infanzia. Vedi? non ci avevo davvero riflettuto. Eri Tu, e basta : per i bambini esiste solo il presente come unica verità; e la tua assenza di emozioni forti non mi destava nessuno stupore.

Tutte le immagini che nella mia mente costituiscono la tua storia potrebbero venire da un film, o da un libro, ma forse in questo caso le avrei dimenticate. Provengono invece dalla tua voce che infinite volte si è insinuata nei miei circuiti, e così si è registrata.

Ci sono ancora, gli episodi brutti nonna. Quando sostenevi di aver paura dei comunisti di Tito, “perché io ho visto quello che facevano alla gente”. I corpi gettati nelle foibe. E anche quando assistesti al salvataggio da un gruppo di ebrei da parte di non so più se un medico o un imprenditore tedesco, che li nascose da qualche parte e forse fece loro addirittura avere dei documenti. Storie che ridisegnano i contorni della Storia.

Lettera a mia nonna
Mia nonna a 17 anni

Lettera a mia nonna : Una donna al lavoro

Solo in un’occasione non hai lesinato il trasparire il tuo orgoglio, la tua fierezza. Era quando mi parlavi del tuo lavoro. Mi sforzo di ricordare, di ricollegare le date.

Doveva essere alla fine della guerra, avevi 17 anni nel ’45; quando trovasti un’occupazione come responsabile delle buste paga di una fabbrica. Eri contenta quando potevi aiutare un operaio, e anche di contribuire al sostentamento della tua famiglia, ora che gli uomini se n’erano andati.

Perché non hai lavorato anche quando sei partita in esilio in Italia col nonno? Vedevo che ti si illuminavano gli occhi. Uno dei tanti annullamenti di te, nonna, ai voleri altrui ? Hai iniziato così a dimenticarti?

Eppure dovevate essere così giovani, tu e il nonno.. Mi ripetevate tante volte che siete rimasti lontani 6 anni da fidanzati, tra prima e soprattutto dopo la guerra, quando il nonno era già in Italia e tu ancora a Fiume, i confini nel frattempo non erano più gli stessi.

lettera a mia nonna tu da giovane

Ecco, vedi nonna? Ho tante domande ancora, le domande che vengono quando anche tu vivi le cose e il tuo livello di comprensione assume nuovi spazi, i colori si infittiscono. E non le ho mai scritte prima le tue storie, non posso più che chiederle al vento, ideare una fantastica risposta che è vera perché nessuno può più affermare il contrario. Cerco di tirare le ultime fila, sai come quando lo spago dell’aquilone è l’unica forza sottile che gli impedisce di scappare e ripiombare al suolo poco oltre.

Lettera a mia nonna : i tuoi infiniti viaggi

Ti chiedevo sempre dei vostri viaggi. “Raccontami di quando hai visto il leone nella savana! Ma non avevi paura? Raccontami di quando hai fatto il giro in groppa al cammello! E dov’eri quando hai visto i pinguini? Sognavo di partire a esplorare il mondo, come l’avevate fatto voi. Il nonno diceva sempre “Sono pochi i paesi in cui non siamo stati, si contano sulle dita di una mano!”

Ma adesso, sai?, mi sembrano più le volte in cui ascoltavi che non quelle in cui mi parlavi tu. Chi eri nonna? Come faccio adesso che di te rimane un caleidoscopio di pixel interconnessi nella mia testa? Cosa succede se si mescolano? Se ciò che vedo non corrisponde più a te?

lettera a mia nonna sei tu

Lettera a mia nonna : la confessione

C’è un’ombra nonna, è la mia rabbia lo so. Rabbia per cosa? Non è stata certo una tragedia la tua malattia. Un dolore profondo, sì, ma mica tutti arrivano ai 20 anni con la nonna. Tanti non la incontrano mai. Alcuni perdono addirittura i genitori o i fratelli. Perdere i nonni è lo scorrere dell’acqua fino al mare; come arrabbiarsi perché piove o c’è il sole ?

Forse, nonna, ho sentito che non hai combattuto. Come non ti sei ribellata mai a nessuno. Le tue scelte, nonna, erano cancellare i tuoi desideri per assecondare quelli altrui; finché non diventavano i tuoi.

La malattia un fungo che ha prosperato nel bosco dei tuoi bisogni inascoltati.

Ti piaceva davvero fare il pane? Cucinare per noi? Cucire i vestiti alle bambole? Giocare alla scuola? Farci dormire nel divano-letto con te? Venire a passare la settimana con noi quando la mamma te lo chiedeva? O era tutto un sacrificio per noi? Come faccio a saperlo adesso? Cosa racconterò di te ai miei figli?

Fare lo strudel ai semi di papavero ti piaceva, quello sì. E la pinza dolce. Ti piaceva anche guardare i film in bianco e nero con le storie d’amore in costume, ne abbiamo fatti fuori una valanga insieme! Il nonno andava via dalla stanza, soprattutto alla milionesima volta in cui mettevamo “Tutti insieme appassionatamente”, registrato in cassetta e quasi consumato. Tu restavi con noi bambine e cantavamo insieme.

Rimangono, della tua passione, i tanti, infiniti quadri a punto croce; sono ancora appesi al loro posto in casa del nonno. L’ultimo rimasto incompiuto.

lettera a mia nonna lavori

lettera a mia nonna il tuo punto croce
Alcuni dei tuoi lavori

Lettera a mia nonna : Torna a farmi ricordare

Ho scritto troppo. Riscoprire la mia espressione in parole ha fatto rigurgitare righe. Volevo dirti.. che avrei tanto bisogno che mi abbracciassi ancora. Quella sete di protezione fisica non mi ha mai lasciato. Vorrei tanto sentire il profumo dei tuoi maglioni. Chiederti da capo tutto. L’unica eredità che conta.

Non puoi saperlo nonna. Che mentre aspettavamo insieme a te che il tuo corpo ti lasciasse volare via, in quel pomeriggio di luglio.. Non ricordo neanche se facesse caldo, ma immagino di sì, l’estate milanese è sempre un po’ soffocante.

Alternavo sguardi a te, a noi intorno, e al giardino fuori dalla finestra della clinica.

Edith Piaf cantava nella mia testa. “Emportés par la foule qui nous traîne, nous entraîne, nous éloigne l’un de l’autre / Je lutte et je me débats, Mais le son de sa voix/ S’étouffe dans les rires des autres /Et je crie de douleur, de fureur et de rage / Et je pleure” **..

Ecco, mi basta sentire le note di apertura e sento le lacrime coprirmi il viso. Quella canzone mi ha accompagnato tutto il giorno, chissà perché.. non l’abbiamo mai sentita insieme. Ma adesso, nonna, questa canzone è la tua.

Devo andare a svegliare i bimbi ora. Vienimi a trovare di nuovo in sogno.. Non sono ancora pronta a lasciarti andare.

Ecco, aspetta! Nonna, e tutti voi che mi leggerete :

non smettete mai di raccontare le vostre storie. Di parlare le vostre lingue. Non nascondete chi siete, da dove venite. Siamo noi, oggi, un pezzetto di voi.. Siamo perché voi eravate. Saremo domani solo se impareremo qualcosa dalle vostre vite. Non fatevi dimenticare.

Note

*Fiume è una città sul mar Adriatico, dalla storia piuttosto rocambolesca. Ha fatto parte del Regno d’Ungheria (e quindi dell’Impero austro-ungarico) dal 1779 al 1919; costituì poi lo Stato libero di Fiume dal 1920 al 1924; fu parte del Regno d’Italia dal 1924 al 1945, durante l’infanzia dei miei nonni. Passò alla Jugoslavia nel 1947 e quindi dal 1991 alla Croazia. (Fonte : Wikipedia)

**La foule, di Edith Piaf : Portati via dalla folla che ci trascina, ci porta, ci allontaniamo l’un l’altro / combatto e mi dibatto, ma il suono della sua voce / si soffoca tra le risate degli altri / E grido di dolore, di furore e rabbia / E piango ”

Per leggere altre storie di migrazioni, amore materno e moltitudini culturali e linguistiche:

Per approfondimenti sulla storia di Fiume, l’esodo dei fiumani e le foibe (link affiliati) :

E tu ti ricordi chi erano i tuoi nonni? Cosa dicono di te le tue origini? Trasmetti il messaggio a tutti i nonni che conosci!

3 commenti su “Perché i ricordi del tuo passato sono il regalo più prezioso. Lettera a mia nonna”

  1. Una nonna che lascia alle sue nipoti dei ricordi così profondi e durevoli nell’ animo non può che essere stata una persona speciale, permeata di generosità e di amore da diffonderlo all’ intorno senza risparmiarsi.
    Anche le mie figlie, dotate di una sensibilità acuta e non comune, sono delle persone speciali per aver goduto e apprezzato la sua presenza, troppo presto toltaci. Sono grata per le loro parole, per i loro sentimenti e per tutta la ricchezza interiore che traspare. Non sempre sono stata pienamente consapevole di tutti i doni ricevuti e me ne rammarico davvero.

  2. Cara nonna mi manchi tanto, quanto avrei bisogno anche io di un tuo abbraccio.. Perdonami se non ti sono stata vicina abbastanza, ero immersa nei miei demoni interiori che mi stavano lentamente uccidendo. Mi piace pensare che da lassù in qualche modo mi hai salvata, e oggi, anche grazie a questa lettera che la mia splendida sorella ha scritto per te, rivivi in me, in un insieme di dolore e gioia. Grazie di tutto❤️

I commenti sono chiusi.

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.

Alcuni contenuti o funzionalità qui non sono disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/il contenuto contrassegnato come “%SERVICE_NAME%” utilizza i cookie che hai scelto di mantenere disabilitati. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, abilitare i cookie: click here to open your cookie preferences.