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SOS Pianti e Capricci: La verità che non ti aspetti

SOS Pianti e Capricci – come fare quando il tuo bimbo scoppia in una crisi galattica, per di più in pubblico?
Sei in un negozio e il tuo bimbo comincia a battere i piedi per terra e a urlare.
È sera, e cerca ogni pretesto pur di provocarti e scatenare un mega pianto per ogni minima contrarietà.

Come puoi reagire?

Scoprirai:
– perché la visione comune che abbiamo dei capricci non solo è un falso mito, ma è anche pericolosa
– LA cosa da fare per accompagnare i nostri bambini a sviluppare sicurezza e intelligenza emotiva.

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“Io volevo un’altra storia, ora non c’è più tempo! Non volevo questo peluche, mi avevi promesso un altro, non la voglio la coperta!”
Ai tuoi occhi sembrano inezie, e non sai come rispondere.

SOS Pianti e Capricci: e se non fossero un problema?

Inizio sfatando un grande mito: il pianto, o la crisi, non sono un problema.

Non sono un “cattivo comportamento”, o l’indice che il bambino non è bravo e quindi stai sbagliando qualcosa.

Lo so, a noi adulti non fa piacere avere vicino un bambino che piange urlando e sbattendo i piedi.

E questo per diversi motivi:

  • da un lato, lo vediamo soffrire o star male, e ci dispiace;
  • dall’altro, siamo calibrati biologicamente per trovare il pianto di un bambino difficile da sopportare, in modo da spingerci a intervenire per aiutare il bambino a ritrovare il suo equilibrio.
  • siamo stanchi e non vogliamo sentire il rumore del pianto.

A meno che non siano accompagnati da gesti aggressivi che quindi possiamo fermare con dolcezza, per i bambini pianto e crisi non sono un problema ma.. La soluzione.

SOS Pianti e Capricci: Nella mente di un bambino

Ora che mi state tutti guardando con occhi scettici, proviamo a immedesimarci un istante nella mente di un bambino, diciamo di 2-3 anni.

Sono in un ambiente pieno di stimoli, come può esserlo un negozio o un ristorante.

O magari è sera e sono stanco, ho vissuto tante cose durante la giornata, ho una tensione dentro che ho bisogno di tirar fuori per potermi tranquillizzare e addormentare.

A un certo punto, il mio cervello non riesce più a gestire tutti questi stimoli, e non può sfogare le tensioni col movimento perché magari sono nel carrello o sul seggiolone del ristorante; focalizza l’attenzione sulla prima cosa che riconosce: il pupazzo uguale a quello che ho casa, il parco giochi che ho visto fuori dal ristorante prima di entrare, e “lo voglio”.

In altre parole, ho bisogno di dirigere l’attenzione verso qualcosa che conosco e per sfogare la tensione accumulata da eccesso di stimoli e inattività.

Papà o mamma mi dicono:

“no! Non puoi avere il pupazzo! Non puoi correre! Adesso basta, ora devi dormire!”
È la goccia che fa traboccare il vaso.

Tutta la tensione può uscire, con un bel pianto.

Certo, io bambino non sto pensando:

“meno male che piango, così poi tutta la tensione esce, esprimo le mie emozioni e mi sento meglio!”

Per il bambino quel momento è emotivamente difficile, il suo cervello non riesce a contenere l’emozione, a gestirla, a controllarsi.
In altre parole: non può fare altrimenti.
Ve lo ripeto, per sottolineare l’importanza:

il bambino non lo fa apposta per darci fastidio, ma non ha le capacità cerebrali per fare diversamente.

Come cambiare il nostro approccio rispetto a pianti e capricci

Vi invito a pensare per un attimo all’ultima volta in cui vi è capitato di sentirvi fortemente sotto tensione. Magari una preoccupazione grande, un’angoscia, un’emozione forte.
Ce l’avete?
Ok, tenete ben stretto il ricordo e l’emozione.
“E basta con questa storia, ma ti sembra un motivo per starci male! Su smettila che adesso è ora di dormire. E non si parla di queste cose, di preoccupazioni o che in pubblico, via! Ma ti sembra il caso?”
Come vi fa sentire se qualcuno vi parla così?

È inutile che mi diciate:

“eh, ma nel mio caso era un problema grosso, era serio!”

per i bambini, quella tensione, quel no, quel non avere le risorse per gestire le emozioni… è un problema serio tanto quanto il vostro.

Quello che conta è l’emozione che sta vivendo.

Come intervenire

Di cosa abbiamo bisogno quando ci sentiamo così? Di conforto, di comprensione; sentirci comunque accettati nonostante la nostra vulnerabilità.
Ecco di cosa hanno bisogno i nostri bambini:

  • Che stiamo là;
  • che diciamo loro che vediamo che sono in difficoltà;
  •  impediamo loro fisicamente di fare cose che non vanno bene come colpire qualcuno o qualcosa,
  • li portiamo in un luogo tranquillo e lontano da sguardi giudicanti in cui aiutarlo a calmarsi;
  • che non li giudichiamo per la loro emozione, né che ce ne facciamo spaventare.

Siamo là per ascoltarlo e sostenerlo e aiutarlo ad attraversare la tempesta emotiva in modo sicuro.

So che è contro-intuitivo. Potreste dirmi che “non si può fare una sceneggiata” e che se non li sgridiamo, incentiviamo questi comportamenti. – Perché questo è stato il pensiero comune della nostra società per anni, prima che si scoprisse che in realtà, dal punto di vista del nostro cervello e di come si sviluppa, i bambini non possono gestire le emozioni e più si sentono sostenuti e accettati in modo incondizionato anche nelle loro tempeste emotive, e più sviluppano sicurezza interiore, e meglio poi, più tardi, sapranno imparare l’intelligenza emotiva.

Non vuol dire che li portiamo necessariamente al parco giochi, li lasciamo correre in mezzo al ristorante o compriamo loro il giochino.

Vuol dire però che capiamo perché si comportano così, anticipiamo il più possibile il loro bisogno, li ascoltiamo con empatia mentre ci esprimono la loro difficoltà.

Note e risorse

Se ti interessa l’argomento, puoi leggere:

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Capricci e scenate? 6 trucchi per gestire le crisi di rabbia dei bambini (senza urlare)
Smettila di fare i capricci! 5 trucchi che devi provare (al posto di ripetere questa frase)
Le urla dei bambini al supermercato non sono capricci
La repressione delle emozioni “scomode”, un articolo di Generazione Positiva

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