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Capricci ! Le 5 lezioni che ho imparato

Capricci è una parola ricorrente nel vostro vocabolario? Avete l'impressione di passare buona parte del vostro tempo a urlare "Smettila di fare i capricci?!". Salvo vedere che poi non funziona?! Non siete i soli! Vediamo un po' se possiamo introdurre qualche stratagemma per migliorare le cose...

Capricci dei bambini
Mia figlia fa i capricci?

Cosa sono i capricci?

Personalmente, io uso la parola "capricci" quando, dopo aver loro detto no a una loro richiesta, i miei figli esternano la loro rabbia e frustrazione, spesso con reazioni esagerate dato il contesto. O con comportamenti che noi adulti consideriamo inappropriati e quindi indesiderati. Tipo urlare e battere i piedi per terra facendosi sentire da tutto il vicinato, ecco.

Dopo diverse letture e piccole ricerche, specialmente alcuni libri di Isabelle Filliozat, ho capito e interiorizzato il fatto che fino ai 5 anni circa, la parte del cervello in grado di controllare le emozioni (lobo prefrontale) non è abbastanza matura per poter reagire come facciamo (o come desidereremmo) noi adulti.

Senza contare che perfino io da adulta, talvolta non riesco a controllare la mia frustrazione (per esempio quando i miei figli non mi ascoltano!)

Uno dei piccoli test che potete fare per verificare lo stadio dello sviluppo cognitivo del vostro bambino è chiedergli di infilare diverse forme geometriche nel buco corrispondente, come si fa con i cubi gioco (tipo questo per intenderci).

Se il bimbo è capace di infilare le forme nel buco giusto al primo tentativo, allora è arrivato allo stadio di sviluppo in cui il lobo prefrontale è sufficientemente sviluppato per capire i nostri no senza dare eccessivamente in escandescenze. Altrimenti, non aspettiamoci che lo faccia! Non ne ha ancora le capacità neuronali.

L'approccio della genitorialità positiva ai capricci

Vi invito a leggere qualche estratto sulla genitorialità positiva, che presenta ottimi spunti di riflessione : ad esempio qui , qui e qui, per citarne solo alcuni.
(Se vi interessa, dedicherò prossimamente un articolo solo a quest'argomento).

Secondo questo approccio, i capricci propriamente detti non esistono.. Lo so lo so, è una questione di vocabolario, ma vale la pena soffermarcisi.

Ritorniamo allo sviluppo cerebrale del bambino : abbiamo visto che fino ai 5 anni, il lobo prefrontale non è ancora maturo. Il che implica anche che il bambino non ha ancora la capacità di manipolare intenzionalmente il prossimo - è sul concetto di manipolazione che si gioca la differenza!

Invece, la parte predominante nel cervello di un bimbo di quell'età è quella legata alle emozioni. Più facile dunque pensare che quelli che noi chiamiamo capricci  siano l'espressione di un bisogno che non abbiamo captato o cui non abbiamo risposto.. Generando uno scoppio emotivo, di rabbia o tristezza.

Sempre seguendo questo principio, scopriamo anche che arrabbiarci a nostra volta non fa che peggiorare le cose.. Perché le emozioni sono molto contagiose (neuroni a specchio!! aiuto!) e perché noi genitori costituiamo un modello comportamentale importante per i nostri figli..

Non ultimo, perché arrabbiandoci non ascoltiamo il bisogno inespresso, di cui lo scoppio d'ira / di pianto costituisce l'espressione.

Esempi concreti?!

Ma. Nella mia vita di tutti i giorni, quante volte avevo in mente tutti questi principi, ma non ho saputo come applicarli correttamente, o gestire io per prima la situazione ?!

Mia figlia in particolare, che ha 5 anni e quindi dovrebbe iniziare ad avere tutte le connessioni neurali per ascoltarmi, ha ancora difficoltà ad accettare che non possiamo sempre fare come lei desidera.

Dov'è l'errore?

Alcuni esempi per chiarire cosa intendo :

Siamo in aeroporto, pronti a tornare a casa con un volo di poco più di un'ora, dopo un fine settimana molto stancante. Tutto porta a presagire il peggio : è sera, siamo stanchi, pensiamo solo a rientrare in fretta a casa e riposarci.. Mio marito si sbaglia e compra una bottiglia di acqua frizzante anziché naturale.

Catastrofe.

Ma papà! Sai che non ci piace! Perché hai sbagliato?! Mia figlia attacca la sua protesta con un tono di voce sempre più esacerbato, fino a superare il tollerabile (dal nostro punto di vista, ovvio).

Cerchiamo di sgasare un po' l'acqua, ma lei si rifiuta di bere e insiste con la sua lamentela. A questo punto, mi oppongo all'idea di comprare una nuova bottiglia, semplicemente perché voglio che impari a chiederci le cose con gentilezza, senza urlare immediatamente contro di noi. Niente capricci!

Forse tutto si riduce a un "gioco di potere" anche in questo caso?

Sull'aereo, dico di no alla hostess che vuole venderci qualcosa da bere, e questo scatena l'ira della mia giovane creatura. Ho intravisto degli uccelli in migrazione cambiare rotta sentendo le urla.

Papà se la prende in braccio e riesce a calmarla e ascoltarla, e mia figlia gli confessa che alla fine, non aveva nemmeno sete, voleva solo che io facessi ciò che voleva lei. Cosa rispondere ?

Finché siamo in due genitori, riusciamo a spalleggiarci un po', ma quando entriamo in un "duello" genitore-figlia, lo ammetto, spesso finisco per usare il rapporto di forza.

Altra scena:

Usciamo da scuola in bici, e al cancello mi fermo a parlare un paio di minuti con un altro genitore, mentre mia figlia non mi aspetta e attraversa la strada da sola.

L'ho vista con la coda dell'occhio e so che posso fidarmi di lei; lo stesso le chiedo, per la prossima volta, di aspettarmi, non per dirle quando e come passare, ma solo per poterla guardare, vedere se controlla bene prima di lanciarsi, e intervenire se necessario.

20 minuti di sfogo e proteste. Mamma, non capisci, sono grande, ho quasi 5 anni, non sono più un bebè, posso farcela da sola !! Tu non mi ascolti! siamo entrate in un loop, io spiegavo, lei ripeteva la sua risposta.

Sì, forse ho scelto male le mie parole, avrei dovuto sottolineare di più che mi fido di lei - cosa che le ho comunque detto. Forse non sono riuscita a mostrarmi sufficientemente empatica verso il bisogno che cercava di esprimere : indipendenza.

Alla fine, è riuscita a calmarsi proprio quando ho alzato la voce, spiegandole che era sotto la mia responsabilità, e non potevo permettere che le accadesse qualcosa perché l'amavo e  che la strada è pericolosa ..

Suggerimenti??!

Prime risoluzioni - quando la crisi si risolve

Confrontarmi con altri genitori e altri bambini mi aiuta a fare un passo indietro per vedere le interazioni "genitore-figlio" da un'altra angolatura, quindi ve lo consiglio laddove vi sia possibile.

Qualche giorno fa ho assistito alla crisi di un figlio di amici, di 2 anni, che era molto arrabbiato perché voleva subito fare il bagnetto e non voleva ascoltare sua madre che cercava di fagli capire che l'avrebbe fatto più tardi. La rabbia del bimbo era troppa e non riusciva a calmarsi, respingeva la mamma sia verbalmente che fisicamente.

Mi sono permessa di intervenire, nonostante il suo iniziale rifiuto.. Mi sono inginocchiata per poter essere alla sua altezza e guardarlo negli occhi e gli ho chiesto: "Cosa ti piace di più nel bagnetto? La schiuma? Le paperelle? Gli schizzi d'acqua?"

Ho visto che anche se non mi rispondeva, stava iniziando a calmarsi un po '. Così ho continuato a parlargli del bagno dei miei figli, e quello che a loro piace di più; poi siamo passati agli animali.

Nel frattempo eravamo a terra, lui aveva smesso di piangere, giocavamo a imitare rane e leoni e sono perfino riuscita a farlo stare per qualche secondo nella posizione yoga del bambino (apparentemente ha un effetto calmante). Dopo 5 minuti, si era dimenticato del bagno.

La madre-amica in questione mi ha restituito il favore poco dopo.

Abbiamo fatto colazione insieme. Mio figlio (2 anni e mezzo) ha messo un po' di cereali nella tazza, e gli è stato versato del latte, come al solito.

Improvvisamente, ha iniziato a piangere e a dire che non vuole il latte.

Ok, non lo bere. Cosa vuoi allora? Ma continuava a piagnucolare che non voleva il suo latte.

Mi sono innervosita, e ho ripetuto che non doveva bere il latte se non voleva, ma doveva stare in silenzio oppure uscire dalla stanza.

Mi rendo conto ora che non l'ho ascoltato davvero, volevo solo prendere il caffè tranquilla. Comunque.

La mia amica gli ha chiesto: Forse vuoi del caffè nella tazzina, come mamma e papà? Silenzio.

Il pianto si è arrestato. Mi fai vedere? Lei gli ha mostrato la tazzina da caffè, vuota. Vuoi questo, vuoi un caffè? Ha scosso la tasta in dissenso con un sorriso.

Preferisci il latte? Segno di sì con la testa, un grande sorriso. Voglio il mio latte! Fine della lagna.

Piccoli consigli pratici

Da questi episodi e queste letture, ecco le 5 lezioni che ho imparato :

  1. iniziamo a considerare che il bambino non lo fa apposta. NON sono capricci. Sente un'emozione più forte di lui, che non sa interpretare né gestire. Sta male anche lui, e non lo fa per farvi imbestialire. Ricordarselo, aiuta a ritrovare la nostra empatia nei suoi confronti. (Oppure possiamo tenere una foto tessera di lui bebè nel taschino e tirarla fuori al momento giusto per riprovare la tenerezza che ci suscitava il suo visino angelico..)

  2. non arrabbiamoci con un bambino sotto i 4 anni. Non capisce, non può farci niente.. La nostra rabbia ha l'effetto di stressarlo ancora di più. Piuttosto allontaniamoci un attimo, e respiriamo a fondo per calmarci.

  3. pieghiamoci al livello dei suoi occhi. Aiuta a entrare in contatto con lui, ad attivare la nostra empatia nei suoi confronti.

  4. rapidamente, cerchiamo di capire cosa prova il bambino in quel momento. Quale sia il suo bisogno inespresso.  Spieghiamoglielo a parole perché capisca:  spesso il bambino non sa identificare da solo le sue emozioni. Ha bisogno che noi adulti mettiamo le parole giuste su quello che gli succede.
    Possiamo chiedergli : piangi perché ... , è così ? Ti senti come se ... , è questo? Molto spesso, ho notato, lui dirà di sì, e inizierà a calmarsi.

  5. stringiamolo a noi, essere fisicamente in contatto con lui lo rassicura. Meglio evitare di unirsi alle sue grida e alla sua rabbia. Restiamo invece calmi e tranquilli in modo che l'ambiente stesso lo aiuti a placarsi.

Cosa fare quando non ci riusciamo? Quando finiamo per urlare, minacciare o punire?

Possiamo provare, una volta che tutto si è calmato, a parlare nuovamente con il bambino e spiegargli cosa è successo. . Perché si è arrabbiato, perché siamo arrabbiati noi. Come abbiamo perso il controllo e come possiamo fare meglio insieme la prossima volta.

Ultimamente ero sotto stress, ero a casa da sola con i bambini. Avevo ripetuto più volte a mia figlia di andare a mettere il pigiama, inutilmente.

Avevo bisogno che lei lo facesse da sola in modo da finire di mettere in ordine la cucina... Così avremmo potuto passare più tempo a leggere le storie della buonanotte. Ma lei non ne voleva sapere, e fece finta di non sentirmi.

Col senno di poi, riconosco di esser stata di cattivo umore tutta la sera, distratta dei miei pensieri, nervosa. Sicuramente non le avevo dato il sufficiente supporto emotivo, la sufficiente attenzione.. non siamo perfetti ahimè!

Mi sono talmente imbufalita da non riuscire a contenermi. L'ho chiusa nella sua stanza e ho sbattuto la porta così forte che il quadro appeso al muro è caduto a terra in mille pezzi..

Che vergogna!

Ci siamo seduti a terra e ne abbiamo parlato. Ho spiegato che cerco di insegnare loro a controllare le loro reazioni ed emozioni.. Anche se nemmeno io ci riesco sempre. Ho mostrato loro le conseguenze : ecco cosa può succedere quando si perde il controllo! E tutti abbiamo imparato una piccola lezione.

Se conoscete altri trucchi, scrivete! Avete bisogno di un consiglio, o avete vissuto situazioni simili on vostri figli e i loro capricci? Condividetele con noi 🙂

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