Perché mio figlio urla? Riflessioni per urlare di meno, riportare la calma e vivere meglio

Ti stupisci mai davanti alla reazione spropositata dei tuoi bambini? Tu spieghi loro le motivazioni razionali calma, e le cose non fanno che peggiorare. Come può una cosa così minima aver guastato umore e atmosfera? Perché mio figlio urla? E perché finiamo per rovinare il (poco) tempo a disposizione? Probabilmente non è il brutto carattere della tua creatura (in ogni caso, meglio non pensarla così!). Ma un’incomprensione, una questione di punti di vista. 

capire-perche-mio-figlio-urla
ahhhh, cosa fare quando urli bimba mia?

Perché mio figlio urla.. ? L’esempio

È pomeriggio, sono andata a prendere a scuola figlio #2, e mi avvio con lui verso la scuola di figlia #1. C’è il sole, pedaliamo tranquilli, ce la cantiamo, insomma : fin qui tutto perfetto.

Anzi, mi sono mancati i bambini oggi, sono contenta di abbracciarli fortissimo.

Ho anche, ingenuamente, pensato : Visto che dobbiamo ahimè ancora fare la spesa, perché non fermarci al panificio proprio di fronte e scegliere qualcosa insieme? Una brioscina o un dolcetto? Sarà una bella sorpresa!

Intravedo da lontano mia figlia nel cortile, mi corre incontro tutta contenta, mi abbraccia. “Mamma mamma! Mi hai portato la merenda?

Ecco, qui, in questo momento, la scena cessa di assomigliare a una pubblicità della Mulino Bianco, e ritorniamo a essere la famiglia perfettamente imperfetta. Per un attimo ci avevo sperato eh? Scattano le urla.

Io voglio la merenda nella mia scatola! Quella che mi dai sempre! Io voglio mangiare quello che voglio! Voglio decidere io!

Sbalordimento mio iniziale tra urla pianti e strepiti mentre io cerco di respirare profondissimo per mantenere la calma.

Perché mio figlio urla? Spesso non è come sembra

Poi no, è troppo, ci sediamo su una panca e le dico che le parlerò solo una volta che si sarà calmata, che non si deve permettere eccetera.

Dopo circa venti minuti, riusciamo a riguadagnare uno stato di calma (dopo che la psicologa della scuola si è fermata per chiedermi se va tutto bene.. Certo, una meraviglia, sto già pregustando le crisi e urla adolescenziali grazie, se ha dei coupon sconto per prenotare fin d’ora delle sedute di terapia gliele compro eh?)

E cosa viene fuori dalla bocca della mia adorata primogenita? Mamma, tu vuoi farci mangiare solo cose sane, io voglio decidere da sola cosa mangiare e non voglio le verdure! Questo perché ho proposto di comprare una brioche..!

Da dove le è venuta questa? Perché proprio adesso ? Come fare per  insegnarle a gestire questi flussi di ira senza che scoppino in urla disperate o .. peggio ?

Perché questo è uno dei tanti episodi eh..

Potrebbe interessarti anche: Farsi rispettare senza punizioni

Perché mio figlio urla.. un altro esempio per iniziare a capirci qualcosa

Altro giorno, altra scenata. Torniamo a casa da scuola in bici, mia figlia davanti a me. Arrivati in prossimità di un semaforo al quale dobbiamo girare a destra, la chiamo perché anticipi la svolta per evitare il rosso e salgo sul marciapiede (punto consentito poiché le bici sono ammesse in questo tratto ).

Risposta (sono urla naturalmente) : Mamma! Perché hai girato qui?!

Provo a spiegare, ma la mia risposta è vana, le urla la coprono : Non fai mai come voglio io! Io volevo andare avanti per poi girare dopo! Non mi ascolti mai! e via discorrendo.

Ora, la mia reazione istintiva a questo punto è di ignorarla  = sorta di punizione per un comportamento indesiderato; le darò attenzione quando si calmerà e potremo parlarci, premiando così il comportamento positivo (ho letto qualche tempo fa il libro di Debora Conti “Il linguaggio emotivo dei bambini” che presenta alcune di queste strategie, e questa me la ricordo facile..).

Siamo però in strada, fa fatica a seguirmi e mi infastidisce lasciarla strepitare ad alta voce.

Se la tua reazione è di urlare a tua volta

Come si permette di parlarmi così? Faccio salire i toni e la minaccio di smetterla.

Perché non mi piace ? Non faccio che aumentare la sua frustrazione e la sua rabbia.

Per esperienza ho visto che non le insegnerà a comportarsi meglio la prossima volta (leggi : a chiedermi con calma il perché del mio svoltare prima del previsto e ad accettare la mia risposta anziché prenderla come un affronto personale).

Non solo, ma di fronte alle mie minacce di solito la sua risposta diventa ancora più violenta nei toni, il che porta a un’escalation di urla che finiscono con il rovinarci buona parte del pomeriggio.

Il comportamento inappropriato è un bisogno nascosto. Respira.

Per una volta, riesco a concentrarmi su mia figlia e a chiedermi il perché di questa sua risposta. Perché l’ha fatta così arrabbiare lo svoltare un metro prima di dove voleva lei?

Ho da poco letto il libro di Thomas d’Ansembourg, “Smettila di essere gentile. Se non sei autentico“.

L’autore suggerisce di imparare a guardare dentro di noi per riconoscere i nostri bisogni fondamentali non soddisfatti, e così facendo imparare a riconoscerli negli altri.

La soppressione dei nostri bisogni comporta farci violenza, e presto o tardi, a esternare questa violenza; quando guardiamo l’altro con la lente dei suoi bisogni, ne riconosciamo i punti che ci accomunano, anziché i punti che ci rendono diversi ponendoci in conflitto.

Davanti a una persona con cui entriamo in una relazione conflittuale, l’autore invita a porci la domanda :

Quale bisogno non soddisfatto lo porta a reagire in questo modo?

Naturalmente, non possiamo fare questo lavoro sugli altri se non cominciamo a farlo su noi stessi..

perche-mio-figlio-urla-bisogno-inascoltato
Quando dietro i comportamenti si nasconde un bisogno da interpretare

Cambiamo il nostro punto di vista per capire perché nostro figlio urla

Questo punto di vista mi ha fatto riflettere, perché permette con un semplice stravolgimento di prospettiva di pacificare una divergenza.

Torniamo al litigio in strada con mia figlia. Anziché far partire le mie reazioni istintive, mi sono chiesta di cosa avesse bisogno mia figlia. E là, ho capito.

Voleva dimostrare la sua indipendenza. Voleva essere lei a condurre, a fare strada, a decidere. Con il mio “Gira qui, così evitiamo il semaforo!” le ho tolto questa possibilità, riportandola al “è mamma che comanda, tu sei troppo piccola” che le sta stretto. Una sorta di sfida al comando.

E io che volevo solo guadagnare qualche secondo!

Chiedendole : è questo che ti fa arrabbiare? i toni sono subito scesi. Mi ha risposto un sì metà offeso metà triste, le ho chiesto scusa per non averla capita e poi le ho spiegato da cosa fosse stata dettata la mia decisione (non una sfida a lei, ma semplicemente un facciamo prima, senza pensarci).

Per una volta, anziché arrivare alle urla reciproche, ci siamo riappacificate in pochi minuti.

Perché mio figlio urla? Ci vuole collaborazione!

In quell’istante ho capito cosa volesse dire il principio su cui si basa la disciplina positiva per il quale si cerca di instaurare una relazione di cooperazione anziché di forza.

Sebbene fossi d’accordo sul principio, non ero mai riuscita a metterlo in pratica : nonostante io mi sforzassi di entrare in sintonia con le emozioni dei miei figli, di mettermi nei loro panni con tutta la mia empatia, non appena le loro reazioni andavano ad attaccare la mia autorità, qualcosa dentro di me scattava mettendomi in allerta.

“Non puoi farti trattare così! Non puoi farti rispondere in questo modo, sei la loro madre”.

E ripristinavo il rapporto di forza prima di capire quale bisogno avesse dettato il loro comportamento.

Cioè in pratica passavo da un estremo all’altro : dal permissivismo all’autoritario, senza riuscire a trovare un equilibro di fermezza amorevole per così dire.

Alcune delle mie convinzioni profonde erano ancora contrarie all’instaurare un rapporto di collaborazione.

Inconsciamente la mia autostima circa la mia capacità di essere une buona madre si sentiva minata “Non sei capace nemmeno a farti rispettare“, senza capire che invece era un modo per chiedere di essere capiti, e di aiutarli a capire le loro emozioni.

E anche un modo di chiedermi di essere più chiara nel porre i limiti probabilmente.

Perché mio figlio urla e piange? Cosa devo fare???

Per essere terra-terra ma non troppo, se torno e ripenso alle situazioni sopra, mi chiedo concretamente: come reagire?

Al di là del capire il bisogno, come fare per insegnare a mia figlia che questa reazione è eccessiva? La domanda chiave per me è questa : quando è ok far piangere un bambino, e quando non lo è?

Mi spiego meglio. Avendo letto diverse e svariate teorie e opinioni in merito, ero (e sono tuttora) combattuta tra:

  • il desiderio di mostrare il mio amore e la mia vicinanza ai miei figli (messaggio : “Mamma sarà sempre al tuo fianco anche quando farai delle scelte che io disapprovo“)

  • e la consapevolezza di dover imporre delle regole (messaggio : “Mamma ti ama e perciò ti deve dire che questa cosa qui che hai fatto porterà a delle conseguenze negative“)

E quindi : se mio figlio mi urla di tutto e piange e  batte i piedi a terra perché gli ho detto che non può guardare i cartoni animati, cosa devo fare?

Perché anche se intuisco il suo bisogno (per esempio di controllo, di autonomia nel decidere da solo cosa fare), finché è in piena crisi non posso certo mettermi a chiedergli se piange perché ha bisogno di autonomia.

perché-mio-figlio-urla-interpretare-bisogno
Come leggere dietro alle tue urla bimbo mio?

Le mie opzioni

Opzione 1 = lo lascio stare finché non si calma. Ma così, gli lancio il messaggio che quando si comporta male lo amo meno?

Opzione 2 = lo sgrido per la reazione spropositata. Non passo il segnale che esprimere la propria rabbia è sbagliato? Inoltre, ho letto che fino a circa 5 anni, i bambini non riescono a gestire da soli la rabbia, il loro cervello non è abbastanza maturo.. (vedi anche questo articolo).

Opzione 3 = gli sto vicina e lo abbraccio. Ma così non premio in qualche modo con la mia vicinanza il suo comportamento negativo, incitandolo a ripeterlo?

Credetemi, sono piuttosto istintiva, ma visto che il problema persiste, ho pensato che cambiare approccio potesse essere utile, ed eccomi qui a pormi queste domande esistenziali.

Bisogno .. o desiderio irrefrenabile?

Se ripenso a quanto ho letto sul cervello del bebè, so che i bebè non riescono a regolarsi da soli, e hanno bisogno di un adulto che insegni loro a calmarsi quando un bisogno insoddisfatto si presenta. Fino ai 12 mesi circa, cioè, quando il bebè piange, è (quasi) sicuramente un bisogno primario insoddisfatto.

Cosa sono i bisogni primari? Riprendendo la teoria di Maslow, ci riferiamo soprattutto alla base della piramide : sete, fame, stanchezza, pannolino da cambiare, paura, bisogno di tenerezza e coccole.

Rispondere a questi bisogni è essenziale intanto per la sopravvivenza, ma anche per lo sviluppo ottimale del cervello.

Poi però, man mano che il cervello dei nostri angioletti matura, spuntano.. i desideri. Voglio mangiare solo cioccolato oggi! Io la giacca non la voglio! Voglio correre in mezzo alla strada!

E noi sappiamo che per la loro sicurezza dobbiamo dire dei no, anche a costo di farli piangere.

Fin qui, è bianco o nero. Se accettiamo di affrontare gli sguardi dei passanti su di noi, basta lasciar disperare i nostri figli una o due volte perché non gli abbiam comprato le caramelle perché imparino che non serve. La terza volta, non piangeranno più.

(Provato e riprovato. Il trucco è restare tranquilli, calmi e impassibili. Anche quando la signora tedesca ti guarda come se stessi commettendo un reato. Tutto il supermercato ci ha seguito, perché il pianto è iniziato al banco frutta per finire alle casse. Ma ora andare a fare la spesa è (quasi) divertente!)

Le situazioni grigie

So che mio figlio urla per i cartoni perché è stanco e non riesce a controllarsi. Ciononostante, non voglio farglieli vedere..

E qui, una riflessione filosofica fondamentale per capire in che direzione agire. Cos’è un bisogno? Cos’è un desiderio?

Io prendevo spesso il comportamento dei miei figli come una sfida, dimenticandomi che spesso le ragioni profonde delle loro reazioni sono ancora poco chiare a loro stessi, e che sono io a dovergliele spiegare.

Crescendo, i bisogni da identificare si fanno sempre più sofisticati : gelosia, rabbia, bisogno di indipendenza, ricerca di identità, desiderio di essere accettati dal gruppo di amici a scuola, e avanti così.

Le sensazioni restano ancora difficili da identificare, da associare al bisogno sottostante e alla soluzione per soddisfarlo. Siamo noi adulti ad avere il compito di guidarli verso l’indipendenza emotiva, compito che trovo particolarmente difficile visto che io stessa ho ancora difficoltà a capire i miei di bisogni..

Sono davvero tutti bisogni?

perche-mio-figlio-urla-soluzioni

Con questa distinzione essenziale in mente, quando la reazione sfocia in un comportamento indesiderato ho iniziato a reagire con questa guida :

  • provo a descrivere quello che vedo, a mettere delle parole dietro l’emozione espressa;

  • resto vicina se possibile, con un abbraccio

  • chiedo al figlio in questione se ha bisogno di aiuto per calmarsi, e lo invito a cercarsi un posto tranquillo per farlo

  • In situazioni in cui le urla sono problematiche, esprimo anche sia il suo diritto a provare l’emozione in causa – rabbia, frustrazione eccetera, sia per`la necessità che venga espressa in altro modo

  • Cerco di restare calma e amorevole, di non alzare mai la voce.

Situazione tipo : mia figlia si arrabbia perché deve fare a turni con suo fratello per la scelta dei cartoni; discutono, e poi lei lo picchia. Prima di poterle spiegare, prima di poter indagare sul suo bisogno profondo, voglio insegnarle che deve sapersi controllare.

Anche allontanandosi dagli altri quando sente che sta per scattarle una rabbia o un’emozione fortissima; prima di far del male a sé o agli altri, o di fare qualcosa di cui potrebbe pentirsi in seguito. (Inoltre lei ha già 5 anni, posso aspettarmi da lei un po’ più di auto-controllo..)

Anche se devo ammettere che ora che usiamo il poster, le cose vanno meglio.

Interrogarmi sul bisogno e prevenire la reazione

Proprio l’altra sera, prima della situazione tipo di cui sopra, ho visto subito che mia figlia era stanca. Iniziava a dare risposte brusche e scortesi, piccoli gesti di insofferenza.. Le ho proposto più volte di andare a riposarsi qualche minuto a letto. Non ha voluto.

Poi, la scenata con suo fratello per via dei cartoni. Ecco, quando poi si è calmata e ci ha raggiunto per la cena, dopo averla abbracciata, le ho ricordato che non aveva voluto riposarsi, e che forse la stanchezza le aveva giocato brutti scherzi..

Spero di poterglielo ricordare la prossima volta, e che questo le permetta di imparare da sola a identificare bisogno e soluzione prima di entrare nella fase fuori controllo..!

Vi racconterò come evolve la riflessione, sono ancora in fase test 🙂

La sottile linea dell’equilibrio (tra urla e silenzio)

Alcune di queste riflessioni mi sono state suggerite durante il corso per genitori a scuola (vedi post precedente). Trovo particolarmente interessante ragionare su questa distinzione tra bisogno e desiderio, proprio perché credo intervenga in una fase temporale diversa.

Abbiamo sempre dei bisogni, è la natura umana giusto? Se non ci fossero, non agiremmo mai. Talvolta però, agiamo senza avere coscienza del bisogno che ci spinge.. e spesso, ci sono dei bisogni profondi che ci caratterizzano, che contraddistinguono il nostro percorso di vita.

Il desiderio, invece, è momentaneo, fuggevole, estrinseco .. se posso riportarlo ai bambini, direi che capire il bisogno previene la crisi, anche di fronte a un desiderio non realizzato.

E tu, che bisogno sei?

Pensavo a questo perché ultimamente, quando mi infastidisco per qualche piccolezza (tipo mio figlio che mette dieci quintali di dentifricio sullo spazzolino; o trascina la sedia sul parquet), mio figlio mi sorride e chiede : “Sei poco arrabbiata o tanto arrabbiata? Non sei tanto arrabbiata con me vero?

Il che ovviamente è una strategia vincente perché mi sciolgo e sorrido e non sono più arrabbiata.

Ma mi pongo questi interrogativi : come fa mio figlio a capire inconsciamente come prendermi, mentre mia figlia ottiene spesso l’effetto opposto, di farmi partire per la tangente in tempo zero? Sono solo i loro caratteri diversi? Sono io? Cosa c’è dietro le mie e le loro diverse reazioni?

Potrebbe interessarti anche: come farsi ascoltare dai bambini

Le sperimentazioni e conclusioni pratiche

E ho pensato. Mio figlio ha bisogno di armonia, di sentirsi amato. È molto empatico, cerca di far stare bene le persone intorno a sé. Come me. Entrambi, non sopportiamo i conflitti, che qualcuno possa essere arrabbiato con noi. Il nostro motore è sentirci accettati, amati. Riesco a capirlo bene, perché è come me.

Mia figlia, invece, ha bisogno di potere decisionale. Di indipendenza. Se qualcuno calpesta il suo volere, lo esprime forte e chiaro.

Poco a poco, leggendo qui pensando là, un’idea ha fatto capolino. Mi sono venute in mente alcune strategie proposte da Jane Nelsen (trovi il suo libro sulla disciplina positiva qui, link affiliato) in base al bisogno nascosto del bambino.. e ho collegato il tutto.

Mio figlio vuole partecipare, aiutare; chiedendogli di fare delle cose per me, dandogli un compito da svolgere, si rasserena.

Mia figlia ha bisogno di scegliere.. Il tema della scelta è interessante, lo approfondirò di nuovo in seguito; comunque proporle due alternative (entrambe accettabili per me naturalmente) anziché imporle io qualcosa sta migliorando la nostra relazione.

La bombardo di scelte, sottolineando : Ti faccio scegliere: X o Y? oppure Scegli tu!. Dopo l’episodio della bici, prima di partire le chiedo : Che strada scegliamo, a destra o a sinistra? Che merenda vi porto oggi pomeriggio, questa o quest’altra?

Potrebbe interessarti anche il mini corso gratuito: come far collaborare i bambini

Il bisogno.. da me a loro

E come per magia, aver capito il bisogno profondo dei miei figli mi sta aiutando. Prima di arrivare alle urla (che naturalmente ci sono sempre eh?, solo per cose diverse.. stiamo tutti ancora imparando!!)

bisogni e voleri lunga la strada senza più urla
Bisogni e voleri lunga la strada

Ecco, è essenziale questa analisi su di me, per cercare di recuperare questo legame profondo con le mie sensazioni e con quello che vogliono dire; perché una volta interiorizzato il mio funzionamento, capisco meglio anche quelli degli altri.

Vorrei poter equipaggiare i miei figli con questa capacità di ascolto di sé, per evitar loro parte della mia fatica una volta diventati adulti

E comunque nel frattempo vorrei evitare di scatenare l’attenzione degli psicologi del quartiere .. e insegnare invece ai miei figli due o tre tecniche per gestire le ondate emotive prima di arrivare alla pubertà ecco.. ;)p

Potrebbe interessarti anche: 5 segreti per far collaborare i bambini

Se hai anche tu degli episodi da raccontare, scrivi!

La biblioteca di riferimento

Nota : i link verso Amazon.it o www.ilgiardinodeilibri.it sono affiliati: significa che se clicchi e decidi di effettuare un acquisto, io percepisco una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te.

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.

Alcuni contenuti o funzionalità qui non sono disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/il contenuto contrassegnato come “%SERVICE_NAME%” utilizza i cookie che hai scelto di mantenere disabilitati. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, abilitare i cookie: click here to open your cookie preferences.